giovedì 28 luglio 2011

Effetti dei social games nei social network

Francesco,Angela ed Anna, dopo un paio di giorni accettano la mia amicizia.

Nel frattempo, il software di facebook inizia a suggerirmi nuove amicizie...

Ehi piano, prima di aggiungere altre persone vediamo cosa succede!

Strano però di Bartolomeo nessuna notizia..

Sinceramente sono delusa ed esterno questa delusione anche a Loris.

Bartolomeo sarà iscritto su facebook perchè magari lo hanno inserito i figli per gioco. Dubito che sappia usare un pc, mi dice.

Mentre pulisco l'acquario, un messaggio in chat: Melania.

"Paola è su facebook, chiedile amicizia"!

Ah ma allora è un vizio fingere scetticismo e poi iscriversi, penso mentre procedo con la richiesta di amicizia.

Risposta quasi simultanea di accettazione amicizia: visito la sua home page....ehh sorpresa... gioca all'acquario!!! Diceva che era una cosa troppo complicata per lei, poi invece eccola li con una miriade di post!

Noto che tra gli amici c'è anche la figlia e un amico della figlia che giocano all'acquario. Chiedo amicizia anche a loro !

Bello ! adesso ho 7 amici e posso giocare meglio!

Mentre gioco, pop up di notifica: apro, una nuova richiesta di amicizia.

Corro subito a vedere chi è. La mia amica del sabato sera, Carla.

Accetto immediatamente ed entro nel suo mondo facebook.

Post di musica classica, musica contemporanea foto o video che commenta con i suoi amici.

La invito a giocare all'acquario ma mi risponde picche!

Comincio la partita quotidiana (ora con sette amici è più movimentata) trainizzo i pesci per guadagnare più punti. Voglio salire di livello!!

In effetti ai primi livelli si cresce abbastanza in fretta e il raggiungimento di un nuovo livello ti sprona ad arrivare al successivo!

Ci sono anche traguardi da raggiungere: si guadagnano punti xp attraverso il conseguimento di una coccarda legata al numero di pesci acquistati, venduti, trainati e/o accoppiati.

Questo gioco è un continuo clic del mouse e....dopo un paio di giorni mi becco una bella tendinite al braccio!!!!

Mi stupisco di me stessa. Una tendinite per un video gioco? No, non ci posso credere....

ma monostante ciò, appena posso accendo il computer e controllo se posso guadagnare coin e punti xp .

mercoledì 20 luglio 2011

ABBIAMO QUALCOSA DA SALVARE - PONTELUCE!!

Nella bacheca di Paola M. mi soffermo sulla locandina che ha pubblicato nei giorni scorsi: I DUE SINDACI DI CASUMARO incontrano i cittadini. E’ un’occasione per confrontarsi sui progetti che le due amministrazioni hanno sulla frazione di Casumaro.

Sotto il commento di Paola che riassume la frustrazione di un Paese di confine:

“Ci sono le strade da sistemare. Per andare a Buonacompra sembra di passare per il bronx, ci han tolto l’ufficio anagrafe. Se vuoi un certificato, devi andare a Cento perche il comune non ha un impiegato da metterci per una mattina a settimana. Se devi fare benzina niente distributore, o vai a Buonacompra, a Finale, a Cento o a Bondeno cosi consumi carburante solo per andarci. Abbiamo la discarica di Molino Boschetti che non si è ancora capito cosa stanno facendo, non abbiamo piu il porkys beer perche allo stadio comunale comanda solo il calcio e la lumaca. Senza parlare dei casini della partecipanza agraria che non vuole vendere la terra ai non capisti, o di chi ha costruito le case che stanno affondando perche sotto hanno versato dei rifiuti tossici .. Io mi chiedo ma in che cavolo di paese abitiamo??? TRE COMUNI: CENTO FINALE EMILIA E BONDENO SITEMATE LE COSE A CASUMARO O NO?”


Chi non conosce questa realtà potrebbe pensare che lo sfogo di Paola è esagerato; purtroppo non è così. Tutto quello che ha denunciato in quelle poche righe, è assolutamente vero.


Data la particolarità del Paese diviso da tre amministrazioni comunali, Casumaro dovrebbe poter usufruire di tre bilanci di spesa. Trattandosi di un paesino di circa tremila anime, gli stanziamenti per ogni Comune dovrebbero essere anche ridotti.


Ahimè purtroppo non è così. Anziché gareggiare su chi amministra meglio, le tre amministrazioni comunali danno l’impressione di trattare Casumaro come la terra di nessuno che c’è tra una frontiera e l’altra.


Addolorata per la decadenza che il mio Paese natale sta subendo, mi unisco alla protesta di Paola incitandola a stampare i post che ho pubblicato nel blog sull’argomento.


Tuttavia, vorrei mettere in evidenza lo stato di abbandono in cui versa un posto a me molto caro.


Lo scorso anno per puro caso m’imbattei in un album fotografico contenente le foto di Campodoso e la sua chiesetta.


Nei miei ricordi per accedere alla chiesetta c’era un vialetto lungo circa trenta metri, delimitato da una siepe che ne tracciava anche il giardino tutt’intorno. Anche trent’anni fa la chiesa era in stato di abbandono; il patio e i suoi gradini scalfiti, la porta scardinata, le finestre rotte, l’affresco della madonna in cima all’altare rovinato.


Tuttavia, osservando le foto provai  rammarico nel notare che la Chiesa non aveva più il suo giardino; era stato sostituito erbacce infestanti altissime.


L’amarezza per tanto degrado suscitò il desiderio di rivisitare quel luogo. Ci provai a Settembre scorso. Ero in compagnia della mia nipotina e la strada impervia per raggiungere la meta mi fece desistere.


Ci riprovai ad Aprile. In quell’occasione ero sola ma purtroppo la memoria mi tradì. Sulla via di Campodoso, anziché attraversare il ponte del canale Bonifica, seguii la strada sterrata, così sbucai di fianco alla Chiesa di Reno Modenese senza aver visto la Chiesetta di Campodoso e la splendida villa “Il Casino dei Vecchi”.


Provai una delusione quasi esagerata. Non mi capacitavo di non essere riuscita a trovare quella chiesetta. Rattristata ne parlai con Melania che capì subito il mio errore indicandomi la via giusta.


Così, una domenica pomeriggio di Luglio, il desiderio di compiere questo viaggio della memoria riaffiora.


Prendo le chiavi della macchina e parto. Arrivo a Campodoso e seguo le istruzioni di Melania.


Attraverso il ponte di Burana, svolto a sinistra e proseguo per una strada asfaltata.Una nota positiva, penso.
Quando ero ragazza, questa strada era sterrata. Ecco perché per due volte – con la mia nipotina e da sola – ho sbagliato direzione. A tradirmi è stato il ricordo del sentiero non lastricato.


Percorro circa un chilometro poi, in lontananza, in mezzo ad un campo di granoturco scorgo le guglie. Eccola, finalmente! Non vedo l’ora di arrivare davanti al vialetto per visitarla da vicino.


Oltrepassata una semicurva, mi trovo davanti alla Chiesetta e incredula scopro che il viale non c’è più, è stato sostituito da piante di mais.


Ed ora? Sono venuta fin qui guidata da un ricordo, non posso desistere per la terza volta, tornare a casa senza aver soddisfatto questo desiderio. Anche a costo di graffiarmi con le piante di mais devo arrivare a quella chiesa.


Compio il primo passo e mi accorgo di un fosso. E’ stretto mi dico, lo posso saltare. Errore! Il fosso non era stretto, era solo coperto dall’erba alta. Così metto il piede nel vuoto, perdo l’equilibrio, cado rovinosamente a terra, slogandomi un polso.


L’autoironia che spesso mi coglie in questi momenti mi fa pensare: “O.K. punizione divina, ora posso proseguire”.


Avanzo tra le piante di mais più alte di me pensando che se mai mi dovesse succedere di star male in quel luogo mi troverebbero solo a Settembre, durante la mietitura. Nonostante ciò tutto questo non m’inquieta, mi fa sorridere e sentire un’Indiana Jones dilettante.


Con emozione finalmente arrivo alla chiesa.


I gradini e il patio sono più scalfiti di un tempo, anche se le colonne e le arcate sono ancora solide.


Le colonne! Inizio a ispezionarle e scatto alcune foto. Sto cercando un cuore disegnato tanto tempo fa. Ne trovo tantissimi e probabilmente quello che cerco io è stato sovrapposto da tanti altri disegnati negli anni.


Stranamente la porta è ancora scardinata come un tempo, anche l’altare è rimasto come lo ricordavo. L’affresco della Madonna invece si percepisce appena…


Esco e mi dirigo sul patio. Lo sconforto di vedere questo luogo sepolto dal mais e dalle erbacce si trasforma in rabbia.


Sono arrabbiata con il proprietario terriero; per forse un centinaio di piante in più ha distrutto il viale e il giardino della chiesetta e sono anche arrabbiata con i miei compaesani e il mio comune, Finale Emilia, per non avere la sensibilità di salvare questo pezzetto di storia armonioso e bello.


Tornata a casa ne parlo con Loris, gli mostro le foto, s’incuriosisce e mi propone di rifare il giro con lo scooter.


Loris però sceglie un percorso alternativo al mio, passando per Scortichino e Santa Bianca.


Appena usciti da Santa Bianca, in direzione Casumaro, passiamo davanti ad un altro piccolo oratorio, questo, però, completamente ristrutturato. Ci fermiamo per osservarlo da vicino. E’ molto grazioso ma nessun confronto con la Chiesetta di Campodoso, con le sue colonne e guglie.


Imboccando via Campodoso, gli indico la strada – anche lui non la ricorda più – arriviamo davanti alla chiesetta, ci fermiamo e all’unisono formuliamo lo stesso pensiero: “Lodevole la ristrutturazione di Santa Bianca tanto quanto è deplorevole l’incuria e la mancanza di rispetto per questo luogo. Non solo nessuno pensa a ristrutturarla, hanno addirittura permesso che il giardino e il viale fossero arati per cosa??? Un centinaio di piante di mais in più da raccogliere.


A fine di giornata oltre alla bella sensazione di aver compiuto una sorta di missione che una vocina interiore mi spronava a svolgere, mi ha gratificato e appagato condividere questo viaggio della memoria con mio marito.


Ora però un nuovo cruccio mi assale. Cosa e come fare per riportare in vita quella Chiesa?


Le strade, gli uffici anagrafe, i distributori di benzina sono sicuramente prioritari. Tuttavia, mi sento di dire che anche la storia del nostro territorio è importante e dovrebbe essere salvaguardata.


Campodoso , nell' XI secolo formava una Corte in potere dei Conti Berengario ed Ugo, nipoti del conte di Parma. In seguito fu un comune che amministrava Casumaro e Reno. Perché relegarlo a una località di sola terra agricola? Perché permettere che la sua chiesa sia sepolta dal mais?

Perché non accogliere l’insegnamento di Aristotele: Il terzo stadio di felicità. Il coinvolgimento nel lavoro con i propri amici per costruire una grande città. Gli esseri umani sono più felici, quando si dedicano, assieme agli altri, alla missione di rendere la vita migliore per sé e i propri compagni.


Sono convinta che vedere quella chiesetta restaurata renderebbe molti di noi più orgogliosi di quanto non siamo oggi.