Recentemente ho partecipato a un corso aziendale sulla comunicazione.
Scopo dell’incontro: sensibilizzare i partecipanti sull’argomento e dare indicazioni sullo strumento più idoneo in funzione di ciò che si vuole comunicare.
La cattiva comunicazione procura perdita di tempo, attriti e inefficienza sul lavoro.
Solitamente, quando sono invitata a questi eventi, cerco di cogliere opportunità utili non solo per le attività professionali ma anche spunti volti a migliorare la mia sfera privata.
Dopo una serie di esempi finalizzati a comprendere la differenza tra la “buona "e la “cattiva comunicazione” le principali linee guida date sono state:
• Quando si scrive: attenersi ai fatti, evitare commenti o conclusioni non richiesti; potrebbero essere male interpretati. Evitare di citare persone non comprese nella lista d’inoltro della missiva.
• Ricordare che tutto ciò che si scrive, mail, messaggi nei social networks, chat etc., nel web lascia traccia.
Il suggerimento dato dall’esperto è stato: prima di scrivere in rete è necessario soffermarsi e ricordare che i concetti esposti in una mail, in un forum o social network non sono privati, hanno un potere divulgativo superiore a un giornale…..possono capitare tra le mani di chiunque e scatenare conseguenze inattese e indesiderate.
In poche parole: usare il vecchio e caro “Buon senso”.
L’esito di questo corso, ammetto, mi ha procurato un certo sconcerto.
Il buon senso, l’educazione, l’etica morale e il rispetto per gli altri a me li hanno insegnati i miei genitori. Il tutto senza dispense o presentazioni power point, semplicemente dando il buon esempio.
Tuttavia, con rammarico ammetto che, nonostante la tecnologia abbia raggiunto livelli d’immediatezza che solo trent’anni fa non immaginavamo, se paragono l’impatto comunicativo di qualche decennio fa con quello di oggi noto un forte imbarbarimento a livello di contenuti, educazione, etica e rispetto verso il prossimo.
Verrebbe quasi da pensare che l’interattività e connettività della miriade di strumenti a disposizione, che ci collegano a cose e persone in tempo reale, anziché migliorare i rapporti interpersonali li degradi.
Oggi tutti noi siamo raggiungibili attraverso un “click” sul tasto invio di un PC o telefono, ma costantemente a rischio che tutto ciò che riceviamo, scriviamo possa essere inefficace o addirittura auto lesivo..
Ho la sensazione che questo modo veloce di comunicare che ci siamo inventati sia la causa di questo imbarbarimento.
Ci siamo abituati ai telefoni cellulari sempre in tasca, riceviamo decine di chiamate al giorno, rispondiamo in modo frettoloso, molto spesso senza ascoltare l’interlocutore.
Quante volte succede che mentre si sta parlando con una persona questo risponda si….si …. Va bene ma in realtà non ha ascoltato una parola“?”
Ogni giorno la nostra casella di posta elettronica riceve almeno cinquanta messaggi. Nella foga di rispondere, spesso non riusciamo nemmeno ad assimilare il testo della missiva e rispondiamo fischi per fiaschi.
Può sembrare assurdo ma mi è capitato spesso di inviare una mail contenente una domanda specifica tipo: “Mi puoi dare il numero ti telefono del Sig. X?” e vedermi rispondere …”ok grazie”…
Che cosa significa O.K. grazie???
La stranezza nei contenuti la noto nella comunicazione attraverso i social network.
Mi succede di leggere le discussioni pubblicate dai gruppi cui appartengo e noto che sovente l’argomento iniziale è pressoché eluso dai partecipanti alla discussione.
Un esempio di dialogo pubblicato su una delle tante pagine di Facebook:
Gianluca :
Vogliamo organizzare a Milano eventi di lettura per promuovere gli scrittori emergenti.
Eventi gratuiti per gli scrittori e per gli invitati (ingresso gratuito).
Tutti gli interessati sono invitati a scrivere qui.
Alba Maria
Ma tutte queste occasioni sono valide? Boh! Mi sembrano iniziative encomiabilissime, ma perchè portano date così trascorse? Possibile che non siano state prese in considerazione nei mesi precedenti?
Gianluca
Ho anche trovato un bel posto per questo genere di eventi. Forse conviene aspettare che il gruppo abbia più iscritti...
Alba Maria
Sì,Sì, va bene così, aspettiamo e poi si parte, perchè è un'idea costruttiva in un mondo in cui la creatività umana deve essere + incentivata....
Gianluca
Anche tu vivi a Milano?
Alba Maria
Sì, io sono in provincia.
Mariagrazia
-Ciao, mi chiamo Mariagrazia e sono appena approdata sulle vostre pagine. Ultimamente ho partecipato a qualche lettura e devo dire che mi piace parecchio, però abito in provincia di Torino...
Alessio
sembra interessante.. in Veneto ne ho fatti parecchi, di melologhi, uno pure a cusano milanino e una libreria sui navigli... ma ho poco tempo ultimamente e, dato che milano la conosco poco, non ho potuto organizzarne altri. Ho perso inoltre i musicisti che mi hanno accompagnato in precedenza.
Tu che avevi in mente?
Gianluca
ciao, scusa se ti rispondo in ritardo. Mi piacerebbe affittare una sala, non una libreria, e i passi dei libri sarebbe meglio fossero letti da qualche attore, piuttosto che dall'autore. Ne riparleremo sicuramente più avanti.
Da questa discussione, iniziata con un invito, non si riesce a capire né la data e neppure il luogo che all’inizio doveva essere Milano…
Infine, una sorta di conferma sulla comunicazione lesiva e auto lesiva mi arriva attraverso il telegiornale.
L’inviato da Londra annuncia: da un’indagine è emerso che l’aumento del numero di divorzi nel Regno Unito è da attribuire a Facebook, dal proliferare di approcci amorosi in rete scoperti per caso dal compagno ufficiale. L’aumento pare così considerevole che nelle cause di divorzio si sta pensando di citare in qualità di testimone di tradimenti anche Facebook!
La notizia mi appare inverosimile, una sorta di montatura pubblicitaria.
Che cosa può spingere le persone a perdersi e a mitizzare incontri che nonostante chat, web cam etc.. etc.. restano comunque virtuali?
E’ come innamorarsi di un sogno o del protagonista del film “Ufficiale e Gentiluomo” con Richard Geere che, con la sua bella candida divisa, entra in fabbrica e ti porta via tra gli applausi dei colleghi! D’accordo se ti fa sognare per un paio d’ore ma poi, quando spegni il monitor, devi essere consapevole che il mattino dopo suona la sveglia, vai al lavoro e nessuno viene a rapirti!
C’è solo da ritenersi fortunati se a casa c’è qualcuno che ci attende assieme alle bollette da pagare!
Sinceramente ho sempre pensato che questo potesse accadere alle persone sole, introverse con difficoltà di relazione, non agli estroversicon una vita di relazione attiva.
Tutti questi pensieri però s’interrompono a metà perché mi riportano al blog di Cinzia.
Evidentemente il mondo è pieno di mariti di Cinzia che per passatempo creano intrecci “affettuosi” virtuali, di donne che come Cinzia se ne accorgono e mettono in discussione rapporti veri e consolidati.
Se leggendo la sua storia, ero arrivata alla conclusione che la rete può far male, dopo quella lezione sulla comunicazione mi devo ricredere.
Non è colpa della rete o degli strumenti che abbiamo oggi a disposizione se non sappiamo più comunicare e ci esprimiamo in modo lesivo e inefficace.
La colpa è solo nostra, della nostra leggerezza e ignoranza sul corretto utilizzo di questi strumenti.
La rete è un palcoscenico con milioni di attori e figuranti. Credere di essere un protagonista è un’illusione pericolosa, come lo è altrettanto pensare che dietro ad un approccio virtuale ci sia sempre un “Ufficiale e Gentiluomo” che ti toglie da una vita normale per condurti in un castello dorato.
Mi devo ravvedere in merito all’atteggiamento critico che ho avuto nei confronti di quel corso sulla comunicazione.
E’ triste ammetterlo, ma credo ne abbiamo bisogno in molti. E’ necessario riscoprire il valore e il peso della parola detta o scritta che sia.
E’ la parola, lo strumento principe ed essenziale della comunicazione che rende l’individuo speciale.
Il dialogo può essere costruttivo, distruttivo o inutile; dipende dalle parole che saranno utilizzate.
Quando non si trovano le parole giuste, la cosa migliore resta tacere per aver il tempo di pensarle….come diceva la mia saggia nonna!
domenica 30 gennaio 2011
sabato 8 gennaio 2011
IL BLOG DI CINZIA – QUANDO LA RETE FA MALE….
Nel mio navigare pomeridiano, m’imbatto nel blog di Cinzia. Il suo è un diario vero e proprio che tiene ormai da qualche anno. Racconta i fatti quotidiani della sua esistenza, normale, come tanti. I figli grandi, fuori casa, un lavoro che la impegna parecchio, una casa che sente sua e che si è sudata, un marito.
Tutto sommato è soddisfatta della sua vita, anche se a volte un leggero senso di delusione la coglie.
Cinzia non era ancora ventenne ed era già mamma. Non rimpiange questa scelta, anzi! Tuttavia è consapevole di aver bruciato le tappe della sua crescita e ora, con i figli grandi, vorrebbe assaporare un po’ più la vita, dedicare più tempo a se stessa.
Non avendo mai vissuto da sola, ha l’esigenza di condividere le cose che le piacciono, cerca sempre il coinvolgimento del compagno che non la ostacola, ma non sempre dimostra lo stesso entusiasmo, e quando succede, non la asseconda le dice semplicemente di non coinvolgerlo.
Ripete spesso che questo limite è suo e non del compagno, è necessario “vivere e lasciar vivere”.
Se in passato rinunciava alle sue ambizioni, decide di iniziare a crescere e comincia a sforzarsi di essere un po’ più indipendente, a non rinunciare più a fare cose solo perché le farebbe da sola, senza il suo compagno.
Inizia così ad accettare trasferte di lavoro, anche se terrorizzata di perdersi, e dopo tanti anni passati a dire “mi piacerebbe”, organizza un week end con le amiche fuori casa! Evento se si vuole banale, ma per lei eccezionale.
Da avulsa nei confronti della rete, diventa frequentatrice assidua.
Entra in contatto con ambienti letterari, teatrali e artistici in genere.
Scopre un mondo nuovo e, come in tutte le esperienze che intraprende, non perde il vizio di tentare di coinvolgere il marito, che in modo palese non dimostra molto interesse per queste attività per lui assolutamente banali.
Così giorno dopo giorno trascorrono le serate ognuno davanti al suo PC.
Inizialmente lo facevano uno di fianco all’altro. A Cinzia quest’attività non dispiaceva, era un modo di condividere un interesse. Poi, per la scomodità, nelle attività web si separano. Lei in salotto, lui in un'altra stanza.
Cena veloce, dieci minuti di commenti sulla giornata, poi ognuno davanti al suo PC.
Animata dal desiderio di condividere ciò che la appassiona o semplicemente la stupisce, a ogni novità corre nella stanza di lui per aggiornarlo sulle nuove scoperte. Capisce in fretta però che lo disturba e le sue scoperte non lo interessano, così Cinzia rinuncia a raccontarsi. Naviga tra cronaca, curiosità, social networks, studia anche parecchio su come funzionano i social networks, gli account, la posta etc..etc.
Presto apprende che basta inserire una parola, un nome in un qualsiasi motore di ricerca che il web ti fornisce tutto ciò che cerchi. Esistono addirittura forum, dove sono citati i siti più specializzati per qualsiasi tipo di ricerca.
Tutto questo di sera fino a notte fonda, da sola nel suo salotto, mentre il marito nell’altra stanza davanti ad un altro monitor, indifferente alla sua presenza.
Una sera, parlando di Facebook, il marito le dice di aver cancellato l’account perché si è stancato. Strano, pensa Cinzia. Che cosa farà allora tutte le sere se non gioca più su Facebook?
Cinzia decide per il momento di non indagare, riprenderà il discorso qualche sera più tardi. Lui è evasivo gli dice che ha avuto un’esperienza spiacevole con un po’ di persone arrabbiate per quello che aveva scritto, così ha deciso di togliere l’iscrizione.
Contemporaneamente, il comportamento del coniuge inizia a cambiare. Ha l’impressione che le risponda sempre con una vena d’irritazione.
Una sera, a cena con amici, mentre lui è fuori, Cinzia lo raggiunge, lui è di spalle non la vede, sta armeggiando sul suo cellulare, sembra stia componendo un numero ma quando la vede, finge di vedere se ci sono messaggi e lo infila in tasca. Dopo un minuto il suo telefono squilla, lui risponde, ma non riesce a nascondere l’imbarazzo, chiude la comunicazione fingendo che non c’è campo.
Purtroppo per Cinzia, conosce il marito come le sue tasche, un dejavù la coglie e per lei la serata diventa come una maionese impazzita, si smonta.
Cinzia non chiede nulla, fa finta di niente ma nei giorni successivi non riesce a fare a meno di osservare più da vicino se il suo dejavù ha delle fondamenta.
Se prima il cellulare era sempre riposto sull’ingresso, con la suoneria attiva, ora è sparito e non lo sente più suonare.
Un giorno, mentre entra in bagno, Cinzia lo vede sul mobiletto e anche questo è un segnale già visto. E’ tentata ad aprirlo, ma l’ultima volta che lo fece, speranzosa di ricredersi, fu amaramente delusa. Suo marito la stava tradendo. No questa volta Cinzia resiste, non vuole conferme.
Una sera, mentre entra nella stanza del marito, lo vede in chat con web cam accesa. Sullo schermo una donna. Chi è, chiede Cinzia? Una mia amica e mentre fa questo gira verso di lei la web cam, affinché l’altra persona la possa vedere.
No, questo no, si dice Cinzia. Questo è un gioco che non vuol fare, manda a quel paese il consorte.
Arrabbiata e umiliata se ne torna nel suo salotto. Il colpo inferto a Cinzia è forte, non riesce a dormire e i crampi allo stomaco dalla tensione e rabbia inespressa, la attanagliano.
Lui, nei giorni successivi, tenta di essere imperscrutabile, finge che tutto sia normale, nonostante Cinzia dopo sentirsi dire “che cos’hai” le risponda, “sono profondamente offesa e ferita”.
Per Cinzia l’atteggiamento è insopportabile, non vuole essere lei ad affrontare l’argomento, avrebbe voluto almeno che suo marito avesse cercato di capire perché Cinzia si sentiva offesa e ferita.
Invece niente!
Ora nella mente di Cinzia, il dejavù non era più una sensazione ma una certezza.
Cerca di mantenere un apparente distacco ma è letteralmente furiosa con l’uomo con il quale ha condiviso tutta una vita che non ha nemmeno quel briciolo di altruismo da cercare di approfondire perché Cinzia è così ferita.
Le tornano alla mente tutti i momenti in cui il “play boy” si è sentito male o ha avuto bisogno di supporto morale.
Succedesse ora, si dice Cinzia, lo manderebbe davanti al PC a chiedere aiuto.
Se tutto ciò non bastasse nota che si rifà il guardaroba. Niente di strano si potrebbe pensare, sennonché lo fa quasi di nascosto. Entra in casa con le shopper e se ne va dritto filo in camera a riporre gli acquisti.
Per allentare la tensione che le attanaglia lo stomaco, Cinzia passa ancor più tempo al PC ma le conoscenze apprese, la portano a indagini web.
Si ripete, come un mantra, di non approfondire le ricerche, che fa solo male, ma le dita si muovono da sole, sono scollegate con la ragione.
Intercetta un sito, ci trova il marito e anche con chi è in contatto.
Un messaggio del giorno prima a una donna, con allegato un biglietto aereo e il messaggio che chiude non con cari saluti affettuosi o a presto, chiude con un “Ti amo”.
Nonostante non sia la prima volta che il marito le fa questi “regali”, Cinzia ha un mancamento, le gira la testa, ha un attacco di tachicardia, le mani gelate, le guance in fiamme e lo stomaco attanagliato. Si accende una sigaretta per darsi un tono ma le mani le tremano, aspira il fumo ma la testa inizia a roteare e la spegne.
Ci risiamo, si dice, e adesso come reagisco?
Le parole “Ti amo” scritte dal marito a un'altra donna, su Cinzia hanno l’effetto di una mazzata in testa. Racconta che in più di trent’anni di matrimonio suo marito a lei ti amo non l’ha mai detto. Non è gelosia che prova, è ferita e offesa e soprattutto è la delusione che la fa stare così. Delusa di condividere la vita con una persona che gioca con i sentimenti, senza curarsi degli effetti. Non sa se come le altre volte sarà una cosa senza peso oppure no, ma non è questo in fondo che la ferisce. Ciò che la lacera è comprendere che suo marito, nonostante il dolore che procura a chi gli sta vicino, non rinuncia a momenti “frizzanti”, a sentirsi piacione indipendentemente dall’età.
Cinzia sa che anche affrontandolo, lui negherà di aver avuto intenzione di offenderla e quel che peggio sa che gli dice la verità. A suo modo di vedere queste sono storie solo sue che non devono coinvolgere le persone care come mogli e figli.
Purtroppo, di storie come quella di Cinzia penso sia pieno il mondo. Tuttavia, leggere i molti post del suo blog per molti versi è stato come leggere un po’ delle mie esperienze.
Anch’io come lei non mi sento appagata se non condivido le cose che faccio, come lei ho rinunciato per scelta a situazioni che potevano essere gratificanti, sto cercando di godermi una sorta di seconda giovinezza, inoltre sto diventando assai bravina con il web….
Certo è che se mi dovessi trovare in una situazione come la sua non so cosa sia meglio: cercare nel web o spegnere il PC?
Da quanto racconta, Cinzia ha combattuto con se stessa se cercare conferme oppure lasciar correre. Credo che abbia completato la sua ricerca perché fino alla fine ha sperato di non trovare le parole “Ti Amo” scritte da suo marito a un’altra donna, foss’anche per gioco.
Lascio un messaggio a Cinzia: ” Per quanto ti possa servire, ti sono moralmente vicina. Capisco l’irresistibile tentazione di ricerca di conferme che, purtroppo, non erano quelle che hai trovato. Onestamente non vorrei essere cosi esperta come te del web, se anch’io avessi gli stessi dubbi, so che userei tutti gli strumenti che conosco e, sinceramente le tue pagine mi hanno fatto capire quanto il web possa far male”.
Tutto sommato è soddisfatta della sua vita, anche se a volte un leggero senso di delusione la coglie.
Cinzia non era ancora ventenne ed era già mamma. Non rimpiange questa scelta, anzi! Tuttavia è consapevole di aver bruciato le tappe della sua crescita e ora, con i figli grandi, vorrebbe assaporare un po’ più la vita, dedicare più tempo a se stessa.
Non avendo mai vissuto da sola, ha l’esigenza di condividere le cose che le piacciono, cerca sempre il coinvolgimento del compagno che non la ostacola, ma non sempre dimostra lo stesso entusiasmo, e quando succede, non la asseconda le dice semplicemente di non coinvolgerlo.
Ripete spesso che questo limite è suo e non del compagno, è necessario “vivere e lasciar vivere”.
Se in passato rinunciava alle sue ambizioni, decide di iniziare a crescere e comincia a sforzarsi di essere un po’ più indipendente, a non rinunciare più a fare cose solo perché le farebbe da sola, senza il suo compagno.
Inizia così ad accettare trasferte di lavoro, anche se terrorizzata di perdersi, e dopo tanti anni passati a dire “mi piacerebbe”, organizza un week end con le amiche fuori casa! Evento se si vuole banale, ma per lei eccezionale.
Da avulsa nei confronti della rete, diventa frequentatrice assidua.
Entra in contatto con ambienti letterari, teatrali e artistici in genere.
Scopre un mondo nuovo e, come in tutte le esperienze che intraprende, non perde il vizio di tentare di coinvolgere il marito, che in modo palese non dimostra molto interesse per queste attività per lui assolutamente banali.
Così giorno dopo giorno trascorrono le serate ognuno davanti al suo PC.
Inizialmente lo facevano uno di fianco all’altro. A Cinzia quest’attività non dispiaceva, era un modo di condividere un interesse. Poi, per la scomodità, nelle attività web si separano. Lei in salotto, lui in un'altra stanza.
Cena veloce, dieci minuti di commenti sulla giornata, poi ognuno davanti al suo PC.
Animata dal desiderio di condividere ciò che la appassiona o semplicemente la stupisce, a ogni novità corre nella stanza di lui per aggiornarlo sulle nuove scoperte. Capisce in fretta però che lo disturba e le sue scoperte non lo interessano, così Cinzia rinuncia a raccontarsi. Naviga tra cronaca, curiosità, social networks, studia anche parecchio su come funzionano i social networks, gli account, la posta etc..etc.
Presto apprende che basta inserire una parola, un nome in un qualsiasi motore di ricerca che il web ti fornisce tutto ciò che cerchi. Esistono addirittura forum, dove sono citati i siti più specializzati per qualsiasi tipo di ricerca.
Tutto questo di sera fino a notte fonda, da sola nel suo salotto, mentre il marito nell’altra stanza davanti ad un altro monitor, indifferente alla sua presenza.
Una sera, parlando di Facebook, il marito le dice di aver cancellato l’account perché si è stancato. Strano, pensa Cinzia. Che cosa farà allora tutte le sere se non gioca più su Facebook?
Cinzia decide per il momento di non indagare, riprenderà il discorso qualche sera più tardi. Lui è evasivo gli dice che ha avuto un’esperienza spiacevole con un po’ di persone arrabbiate per quello che aveva scritto, così ha deciso di togliere l’iscrizione.
Contemporaneamente, il comportamento del coniuge inizia a cambiare. Ha l’impressione che le risponda sempre con una vena d’irritazione.
Una sera, a cena con amici, mentre lui è fuori, Cinzia lo raggiunge, lui è di spalle non la vede, sta armeggiando sul suo cellulare, sembra stia componendo un numero ma quando la vede, finge di vedere se ci sono messaggi e lo infila in tasca. Dopo un minuto il suo telefono squilla, lui risponde, ma non riesce a nascondere l’imbarazzo, chiude la comunicazione fingendo che non c’è campo.
Purtroppo per Cinzia, conosce il marito come le sue tasche, un dejavù la coglie e per lei la serata diventa come una maionese impazzita, si smonta.
Cinzia non chiede nulla, fa finta di niente ma nei giorni successivi non riesce a fare a meno di osservare più da vicino se il suo dejavù ha delle fondamenta.
Se prima il cellulare era sempre riposto sull’ingresso, con la suoneria attiva, ora è sparito e non lo sente più suonare.
Un giorno, mentre entra in bagno, Cinzia lo vede sul mobiletto e anche questo è un segnale già visto. E’ tentata ad aprirlo, ma l’ultima volta che lo fece, speranzosa di ricredersi, fu amaramente delusa. Suo marito la stava tradendo. No questa volta Cinzia resiste, non vuole conferme.
Una sera, mentre entra nella stanza del marito, lo vede in chat con web cam accesa. Sullo schermo una donna. Chi è, chiede Cinzia? Una mia amica e mentre fa questo gira verso di lei la web cam, affinché l’altra persona la possa vedere.
No, questo no, si dice Cinzia. Questo è un gioco che non vuol fare, manda a quel paese il consorte.
Arrabbiata e umiliata se ne torna nel suo salotto. Il colpo inferto a Cinzia è forte, non riesce a dormire e i crampi allo stomaco dalla tensione e rabbia inespressa, la attanagliano.
Lui, nei giorni successivi, tenta di essere imperscrutabile, finge che tutto sia normale, nonostante Cinzia dopo sentirsi dire “che cos’hai” le risponda, “sono profondamente offesa e ferita”.
Per Cinzia l’atteggiamento è insopportabile, non vuole essere lei ad affrontare l’argomento, avrebbe voluto almeno che suo marito avesse cercato di capire perché Cinzia si sentiva offesa e ferita.
Invece niente!
Ora nella mente di Cinzia, il dejavù non era più una sensazione ma una certezza.
Cerca di mantenere un apparente distacco ma è letteralmente furiosa con l’uomo con il quale ha condiviso tutta una vita che non ha nemmeno quel briciolo di altruismo da cercare di approfondire perché Cinzia è così ferita.
Le tornano alla mente tutti i momenti in cui il “play boy” si è sentito male o ha avuto bisogno di supporto morale.
Succedesse ora, si dice Cinzia, lo manderebbe davanti al PC a chiedere aiuto.
Se tutto ciò non bastasse nota che si rifà il guardaroba. Niente di strano si potrebbe pensare, sennonché lo fa quasi di nascosto. Entra in casa con le shopper e se ne va dritto filo in camera a riporre gli acquisti.
Per allentare la tensione che le attanaglia lo stomaco, Cinzia passa ancor più tempo al PC ma le conoscenze apprese, la portano a indagini web.
Si ripete, come un mantra, di non approfondire le ricerche, che fa solo male, ma le dita si muovono da sole, sono scollegate con la ragione.
Intercetta un sito, ci trova il marito e anche con chi è in contatto.
Un messaggio del giorno prima a una donna, con allegato un biglietto aereo e il messaggio che chiude non con cari saluti affettuosi o a presto, chiude con un “Ti amo”.
Nonostante non sia la prima volta che il marito le fa questi “regali”, Cinzia ha un mancamento, le gira la testa, ha un attacco di tachicardia, le mani gelate, le guance in fiamme e lo stomaco attanagliato. Si accende una sigaretta per darsi un tono ma le mani le tremano, aspira il fumo ma la testa inizia a roteare e la spegne.
Ci risiamo, si dice, e adesso come reagisco?
Le parole “Ti amo” scritte dal marito a un'altra donna, su Cinzia hanno l’effetto di una mazzata in testa. Racconta che in più di trent’anni di matrimonio suo marito a lei ti amo non l’ha mai detto. Non è gelosia che prova, è ferita e offesa e soprattutto è la delusione che la fa stare così. Delusa di condividere la vita con una persona che gioca con i sentimenti, senza curarsi degli effetti. Non sa se come le altre volte sarà una cosa senza peso oppure no, ma non è questo in fondo che la ferisce. Ciò che la lacera è comprendere che suo marito, nonostante il dolore che procura a chi gli sta vicino, non rinuncia a momenti “frizzanti”, a sentirsi piacione indipendentemente dall’età.
Cinzia sa che anche affrontandolo, lui negherà di aver avuto intenzione di offenderla e quel che peggio sa che gli dice la verità. A suo modo di vedere queste sono storie solo sue che non devono coinvolgere le persone care come mogli e figli.
Purtroppo, di storie come quella di Cinzia penso sia pieno il mondo. Tuttavia, leggere i molti post del suo blog per molti versi è stato come leggere un po’ delle mie esperienze.
Anch’io come lei non mi sento appagata se non condivido le cose che faccio, come lei ho rinunciato per scelta a situazioni che potevano essere gratificanti, sto cercando di godermi una sorta di seconda giovinezza, inoltre sto diventando assai bravina con il web….
Certo è che se mi dovessi trovare in una situazione come la sua non so cosa sia meglio: cercare nel web o spegnere il PC?
Da quanto racconta, Cinzia ha combattuto con se stessa se cercare conferme oppure lasciar correre. Credo che abbia completato la sua ricerca perché fino alla fine ha sperato di non trovare le parole “Ti Amo” scritte da suo marito a un’altra donna, foss’anche per gioco.
Lascio un messaggio a Cinzia: ” Per quanto ti possa servire, ti sono moralmente vicina. Capisco l’irresistibile tentazione di ricerca di conferme che, purtroppo, non erano quelle che hai trovato. Onestamente non vorrei essere cosi esperta come te del web, se anch’io avessi gli stessi dubbi, so che userei tutti gli strumenti che conosco e, sinceramente le tue pagine mi hanno fatto capire quanto il web possa far male”.
martedì 4 gennaio 2011
I PRIMI SEGNALI DEL 2011
E’ usanza credere che ciò che si fa nelle prime ore dell’anno si farà per tutto l’anno. Se così sarà di certo, posso solo gioirne.
Ho salutato il nuovo anno in compagnia di vecchi amici in una cascina ristrutturata nel Mantovano, gustando piatti prelibati a base di tartufo, per poi finire la serata (o iniziare il mattino) a casa mia per l’ultimo brindisi, prima di andare a dormire.
Al risveglio, intontita dai bagordi dalla serata precedente, decido di vegetare davanti al PC.
Ancora arrabbiata con Zynga, sto maturando l’idea di abbandonare la fattoria. Le 10 banconote spese senza avere la neve e le luci mi bruciano ancora.
Il giorno prima avevo seminato il raccolto, quindi decido di raccoglierlo e arare il terreno così, in vista dell’abbandono, il mio villaggio resterà ordinato.
Ammetto che provo un po’ di amarezza mentre faccio questi pensieri. In fondo questo gioco mi ha dato l’opportunità di conoscere persone, sperimentare un nuovo passatempo con le amiche di sempre Melania e Paola.
Oltre a ciò, devo anche ammettere che la fattoria è stata uno strumento didattico, ho arricchito il mio dizionario inglese aggiungento frutti, ortaggi e animali!
Sistemato il terreno, raccolgo gli ultimi frutti dagli alberi e mentre faccio ciò, scopro che cliccando sopra le piante si apre una nuova applicazione….”vuoi aggiungere le luci e la neve?”
Certo che lo voglio!!
Un clic del mouse e come per incanto i tanto agognati addobbi, posso distribuirli su case piante e siepi.
Appagata, mi dico, il mio paesello virtuale ha l’aspetto natalizio che volevo!!
Esco dalla fattoria ed entro in Blogger: un nuovo commento al post “pensando al Capodanno”.
E’ la mia amica Carla con la quale ho trascorso l’ultima notte del 2010 che commenta così la mia ricerca d’idee originali per questa notte particolare:
Ripenso a ieri sera, al nostro capodanno trascorso assieme; per anni ho snobbato cene al ristorante.
Pertanto come tante persone l'ho trascorso a casa mia o di amici affogata dalle corse ai fornelli e dai caricamenti in lavastoviglie... uhmmmm quest'anno non mi andava proprio.
Ci siamo ritrovati come tanti con le gambe sotto ad un tavolo di ristorante...
Credo che l'ottima, raffinata ed originale cucina e la serenità che ci ha accompagnati per tutta la serata ci consenta di ricordare il nostro capodanno "banale"... in fondo cosa andiamo cercando?
Ci siamo ritrovati come tanti con le gambe sotto ad un tavolo di ristorante...
Credo che l'ottima, raffinata ed originale cucina e la serenità che ci ha accompagnati per tutta la serata ci consenta di ricordare il nostro capodanno "banale"... in fondo cosa andiamo cercando?
Il ricordo di buoni amici forse vale tante originalità che servono soltanto a raccontarlo agli altri, ma non a se stessi...
L’osservazione di Carla mi riempie il cuore di gratitudine. Anch’io ripensando a questa serata provo le sue stesse emozioni. Non è importante cosa e come si fanno le cose, o dove si vivono le situazioni. Ciò che è veramente importante è con chi si condividono le situazioni. Nessuna esperienza, per originale e alettante che sia, fatta da soli o in cattiva compagnia può dare quella sensazione di serenità e armonia che ci fa pensare “Sono stata veramente bene e ho trascorso una bella serata!”.
La buona cucina è stata un ottimo contorno, ma sono sicura che avremmo trascorso una bella serata anche in una pizzeria perché l’ingrediente principale è stato la buona compagnia.
Lascio il blog e mi dirigo su Facebook: una richiesta d’amicizia e un messaggio di posta…
E’ Daniele, un vecchio amico che negli ultimi anni incontro raramente. Il messaggio di posta, gli auguri per il nuovo anno sono suoi. Accetto la sua amicizia e contraccambio gli auguri.
Sono contenta che mi abbia trovato! Potremo così riallacciare le frequentazioni, almeno attraverso Facebook.
Daniele è un musicista che per caso lavora alla Coop. Mi sarà utile seguirlo, sono certa che sbirciare di tanto in tanto sulla sua bacheca sarà musicalmente istruttivo.
Che dire? Un altro missing people ritrovato!·
Comincio a scorrere i post degli amici sulla mia bacheca. Mi soffermo sul post di Vanni: “Speriamo che il 2011 sia un anno fortunato, ma lo diciamo sottovoce...non si sa mai...” Sotto il commento di un amico, Valerio: “condivido buon anno”.
Valerio?! · Noo, non ci posso credere! Anche il mio più caro amico Valerio su Facebook! L’emozione di averlo ritrovato, mi fa battere il cuore.
Chiedo immediatamente l’amicizia e gli mando il seguente messaggio:
“Oggetto: Grande amico ritrovato.
Comincio a scorrere i post degli amici sulla mia bacheca. Mi soffermo sul post di Vanni: “Speriamo che il 2011 sia un anno fortunato, ma lo diciamo sottovoce...non si sa mai...” Sotto il commento di un amico, Valerio: “condivido buon anno”.
Valerio?! · Noo, non ci posso credere! Anche il mio più caro amico Valerio su Facebook! L’emozione di averlo ritrovato, mi fa battere il cuore.
Chiedo immediatamente l’amicizia e gli mando il seguente messaggio:
“Oggetto: Grande amico ritrovato.
Se la prima cosa che fai a capodanno è l'auspicio di tutto l'anno, il 2011 inizia nel migliore dei modi. Accendo il PC, vado nella bacheca e trovo Valerio. Giornata meravigliosa!!! Auguri “.
Mentre scrivo il messaggio, i ricordi riaffiorano.
Quante giornate passate assieme, nei primi anni ’70. Lui scuola geometri dai Salesiani a Ferrara, io, Istituto Einaudi. In comune c'erano il tragitto in pullman, le tante mattine passate a Parco Massari o nelle birrerie della città a leggere CIAO 2001 e a infilare le 100 lire nel juke box. Poi, d’estate il ritrovo al Bar/negozio alimentari di Carlone, anche li …interi pomeriggi a inserire le 100 lire nel juke box.
La domenica pomeriggio, d’inverno, al bar di “Barba”.
E’ grazie a Valerio, assieme alle immancabili Melania e Valeria, se sono uscita di sera la prima volta. Ricordo che per aiutarci a ottenere il permesso dai nostri padri, si fece il tour di tutte le case, bleffando con ognuno di loro, assicurando che gli altri genitori avevano acconsentito e garantendo che ci avrebbe riaccompagnate a casa tutte quante!
Il tutto per trascorrere una serata al Caracoles, a 3 km di casa, in bicicletta!! Come ci siamo sentite grandi noi ragazze!! Non ci pareva vero di aver ottenuto il permesso per star fuori casa una sera, sederci a un tavolo, mangiare qualcosa e rientrare alle 11,00.
Dopo quella sera, i nostri genitori divennero leggermente più permissivi. Io, Melania e Valeria, potevamo uscire di sera, saltuariamente e per le feste comandate, Natale, Pasqua etc...
All’epoca, avevo circa diciassette anni.
Fu con Valerio che andammo la prima volta in discoteca, fu lui che ci accompagnò anche al primo concerto.
La Premiata Forneria Marconi, a Concordia sulla Secchia! Che emozione Mauro Pagani avvinghiato all’asta del microfono mentre suonava il suo violino in “Impressioni di Settembre” e “la carrozza di Hans”.
Le pellicole di quegli anni che in un certo modo hanno fatto epoca le ho viste con lui: Arancia Meccanica, L’esorcista, e il musical evento di tutti i tempi, “Jesus Christ Superstar”.
Quanto ci colpì questo film! Era la prima rappresentazione di un Cristo”umano” con i dubbi e le paure degli uomini. Imparammo a memoria i testi di tutti i brani del film!
Con Valerio parlavamo di tutto, assieme a Melania, furono gli unici ai quali feci leggere il mio diario, dove custodivo tutte le mie pene di adolescente….(ebbene sì il diario è una passione antica…).
Il giorno successivo, due messaggi su Facebook, è Valerio: “Sono riuscito solo ora a collegarmi, è stato un piacere reciproco, W facebook se serve a fare incontrare due persone che non si vedono più da una vita. Ti voglio un mondo di bene. Buon Anno”.
Sento il suo affetto, se scrive che mi vuole bene, so che è vero. Nonostante gli anni di silenzio reciproco l’amicizia non si è dispersa.
E’ vero! W facebook!!!
Nel frattempo Enrico mi scrive: “Ho chiesto l’amicizia a Valerio, non sapevo ci fosse anche lui”
Nemmeno io , rispondo, l’ho scoperto per caso giusto ieri.
Sono costretta a ripetermi!
W facebook, non solo fa ritrovare a me i vecchi amici, ma ricongiunge anche quelli intorno a me!
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