Mi sono rivolta all’oracolo Google ponendo il seguente quesito: Cerca lavoro.
In 0,13 secondi mi ha proposto 1.400.000 risultati.
Quasi tutte “agenzie d’intermediazione lavoro”
Gli slogan di questi siti web sono davvero invitanti: “Cambiare lavoro non è mai stato così facile!” oppure “9.832 offerte di lavoro per te, manda la tua candidatura!” e ancora “Candidati subito per il tuo prossimo lavoro, i nostri head hunter sono al tuo servizio”.
Tutti questi siti richiedono una registrazione e l’inserimento del proprio curriculum vitae. La procedura per accedere ai servizi è piuttosto lunga. Il curriculum vitae è solitamente inserito in una griglia predefinita del programma. Una volta completata l’iscrizione, l’Agenzia on line inoltra regolarmente, via mail, le offerte di lavoro presenti sul territorio selezionato.
Il primo motore di ricerca di questo tipo al quale mi sono affidata, è stato Infojob dove sono iscritta da anni.
Ogni giorno, seleziona per me le offerte disponibili per il mio profilo professionale nelle provincie che ho richiesto.
Qualche tempo fa, in preda a crisi professionale, ho eseguito anche altre iscrizioni: clicca lavoro, Experteer Career, Job rapido, Monster e anche il servizio del mio comune di residenza, Finale lavoro.
In ognuno di questi siti ho dovuto inserire il mio curriculum, ovviamente seguendo istruzioni diverse tra loro (quindi senza potermi avvalere di nessun copia/incolla). Ora tutte queste agenzie, quasi quotidianamente, m’inoltrano via mail le richieste di mercato inerenti (dicono loro) al mio profilo e alle zone da me richieste.
Non si dimentichi infine il famoso LinkediN: la “piazza affari virtuale” dove s’incontrano tutti i professionisti ad alto livello mondiale, compresi Barak Obama e Berlusconi (solo per citarne un paio).
Questi tipi di servizi vengono anche consigliati dagli esperti. Mia figlia, in questo periodo cassa integrata, sta seguendo una serie di corsi indetti dalla Regione, finalizzati al reinserimento nel mondo del lavoro e uno dei suggerimenti dati dai docenti è stato proprio quello di iscriversi a questi siti.
Visto il proliferarsi di banche dati che raccolgono offerte di lavoro, sembrerebbe che la richiesta superi la domanda; se così fosse sarebbe necessario interrogarsi sul perché ormai in tutte le famiglie esiste almeno una situazione di cassa integrato, in lista di mobilità o addirittura disoccupato.
L’altro interrogativo da porsi, potrebbe essere perché le persone non sono propense a cambiare posto di lavoro ma a tenersi ben stretto quello che hanno, se le possibilità di migliorare la propria carriera sono così alte.
In tutta sincerità devo dire che fino ad oggi le mie esperienze non sono state tanto entusiasmanti.
Di tutti gli annunci che Infojob ha selezionato per me in cinque anni, ne ho trovati 4 attinenti al mio profilo. Tutte le volte con un po’ di emozione ho inviato la mia candidatura e ne ho seguito lo stato di avanzamento, attraverso una pagina web che consente al candidato di monitorare lo stato della propria presentazione.
Si suddivide in 4 fasi:
Ricevuto: Il tuo CV è stato inviato all'azienda, ma non è stato ancora letto.
In esame: L'azienda ha consultato il tuo CV, ma ancora non ha deciso.
Finalista: Sei stato incluso nel processo di selezione.
Scartato: L'azienda ritiene che il tuo CV non sia adeguato per il profilo che cerca.
Sino ad ora non ho mai avuto il piacere di vedere che il mio curriculum attraversava le 4 fasi; dallo stato ricevuto, automaticamente è sempre caduto nello stato scartato. Fortuna che oggi mi trovo in possesso di un impiego, mi dico, se fossi disoccupata e collezionassi solo giudizi “scartato”, accrescerebbe la mia autostima al punto tale da farmi sentire come una mela bacata in un cesto!
Degli annunci che mi propongono da circa un anno Clicca lavoro, Experteer Career, Job rapido, Monster e Finale lavoro a oggi non ne ho trovato uno attinente alle mie capacità.
L’unico risultato tangibile, la mia casella di posta sempre piena di messaggi inutili.
Mia figlia, indottrinata dagli insegnanti dei corsi fatti, da circa sei mesi è iscritta a questi siti. Nei primi quattro mesi, il silenzio più assoluto. In seguito a ciò ha modificato il curriculum, includendo una foto formato tessera e ha ricevuto 3 richieste di colloquio.
Lei è perito grafico, da una decina d’anni lavora nel mondo dell’abbigliamento, ha indicato come luogo di lavoro un perimetro di 40 Km dall’indirizzo di residenza.
Il primo colloquio per la selezione preliminare si è tenuto a Parma (100 km lontano da casa): Un’ora di presentazione per poi scoprire che cercavano venditori porta a porta per vendere materassi!
Per il secondo e il terzo la selezione si è tenuta a Bologna (60 km lontano dalla residenza) dove cercavano persone da collocare in punti vendita dell’abbigliamento ma uno in provincia di Firenze e l’altro a Verona (lontani circa 200 km)!
Domanda: se cercano una commessa o gerente di negozio a Verona o a Firenze, perché fanno attività di reclutamento a Bologna e contattano persone che vivono in provincia di Modena?
Qual è la strategia di mercato di questi head Hunter on line (come amano tanto definirsi) che nella civiltà contadina si chiamerebbero mediatori del lavoro?
Indispettita da questi risultati poco edificanti, vorrei tanto sapere un po’ di più su queste figure, i siti che rappresentano, però non mi aiutano. Sulle persone che vi operano non trovo nessun riferimento.
Eppure un modo deve pur esserci, se amano tanto fare pubblicità a quella poca sostanza che offrono, sicuramente da qualche parte pubblicizzeranno anche loro stessi, magari su LinkeIn.
In fondo questo sito tanto patinato penso che non sia né più né meno di Facebook, dove al posto di mucche e pecore per la fattoria, barzellette per ridere un po’, si scambiano messaggi del tipo: “Sono Pinco, Presidente della società Palla e desidero segnalare quanto sia efficiente Pierino, oppure sono Gigi assistente alla direzione Generale e desidero segnalare quanto sia stato stimolante lavorare con Pippo, persona di grande inventiva che ha contribuito sostanzialmente alla crescita aziendale”.
E’ vero che ognuno ha diritto di spendere il proprio tempo libero come meglio crede, ma io sinceramente, la sera dopo il lavoro, mi rilasso meglio davanti ad una barzelletta pubblicata su Facebook, piuttosto che davanti alla pagina di LinkeIn di un collega per mandargli i miei complimenti.
Se li merita, preferisco farglieli di persona sul lavoro.
Tuttavia, mi collego a LinkeIn e inizio una ricerca con i nomi delle società cerco lavoro on line.
Come volevasi dimostrare li trovo tutti, dalle cariche altisonanti agli impiegati più comuni.
Seleziono un District Manager e gli inoltro un messaggio con il link di questo post.
Magari potrà essergli utile per migliorare il servizio, se lo leggerà!
Il mio primo posto di lavoro, nel lontano 1976, lo ottenni attraverso l’ufficio di collocamento del mio comune di residenza.
In quegli anni prima di andare in cerca di lavoro era necessario iscriversi a quest’ufficio che redigeva una graduatoria, grazie alla quale poi rilasciava il nullaosta all’azienda per essere assunti.
Succedeva che se l’Azienda era disposta ad assumerti, ma all’ufficio di collegamento non eri ai primi posti della graduatoria, quest’ultimo non dava il benestare e l’Azienda non poteva fare l’assunzione nominale.
Riuscii ad arrivare ai primi posti della graduatoria e a essere assunta da una delle più grosse Aziende del comune, solo perché in quel periodo mio padre si ammalò e contemporaneamente mia madre perse il lavoro.
Melania, nonostante avesse superato le selezioni di una famosissima Azienda a livello internazionale, l’ufficio di collocamento non diede il nullaosta all’assunzione per questioni di graduatoria e perse una grossa opportunità di lavoro. Nonostante avessimo fatto lo stesso percorso scolastico, a causa di questa fatalità, io iniziai la mia professione che tuttora svolgo, mentre lei non riuscì mai a professare la sua.
Fu costretta ad adattarsi a mestieri che niente avevano a che vedere con quanto aveva studiato e ancora oggi non ha un’occupazione stabile.
Probabilmente grazie alle proteste dell’imprenditoria, l’ufficio di collocamento negli anni cessò di esistere. Quando decisi di cambiare lavoro (metà anni ’80), ispirata da alcune istruzioni trovate su di un giornale femminile, COSMOPOLITAN, costruii il curriculum vitae, una lettera di presentazione, investii in fotocopie e un centinaio di francobolli.
Munita di elenco telefonico, spulciai gli indirizzi di tutte le aziende nel raggio di 40 km e inoltrai le missive.
Dopo circa un anno riuscii ad ottenere un paio di colloqui ed un assunzione. Il cambio purtroppo per me non fu felice. Dopo soli venti giorni mi ritrovai a reinvestire in francobolli, fotocopie e un quotidiano locale tutti i mercoledì e venerdì perché contenevano gli annunci delle offerte di lavoro, spesso pilotate da Società di selezione risorse umane. Dopo circa un altro anno, ormai stremata e decisa comunque a lasciare quest’ultima esperienza professionalmente sconfortante e gretta, ottenni 5 richieste di colloquio e due proposte di assunzione.
Sia le richieste di colloquio che le offerte di assunzione, le ottenni grazie alle ricerche fatte sull’elenco del telefono e non alle Società di selezione alle quali mi ero comunque rivolta.