Ho la sensazione che l’ultima mania web sia creare motori di ricerca specializzati a favorire il “flirtare” in rete.
Windows live t’invita a cliccare sull’icona “amore e incontri”..
Facebook per ogni applicazione che propone, prima di accedervi, ti mostra un banner “Flirta con single sexy Facebook”.
La grossa sorpresa mi viene da Google.
Consapevole che “l’oracolo” spesso mette a disposizione degli utenti nuovi programmi di ricerca, entro nel mio profilo personale e, in effetti, trovo qualcosa di nuovo.
Google talk (?).
Non posso fare a meno di chiedermi cosa sia questo nuovo marchingegno. La chat per gli utenti è disponibile già da parecchio, che bisogno c’èra di creare una nuova applicazione?
Se voglio saperne di più, non mi resta che entrare in questa nuova “stanza virtuale”.
Non solo scrivere messaggi, ora con google talk parli e puoi vedere il tuo interlocutore con la web cam!
Un altro Skipe quindi..
Lo stupore tuttavia si accende quando clicco su “modifica profilo”.
Prima qui si aveva la possibilità di inserire i dati anagrafici, una foto e un nick name, oggi invece è possibile inserire tanti dati personali più di quanti possa avere l’ufficio dell’anagrafe di residenza, in pratica ci si può scrivere la propria vita!
A cosa servono tutte queste schede personali, mi domando.
Poi, guardando meglio, realizzo che anche Google con “My Profile” ha creato un social network somigliate ai tanti Facebook, twitter o Windows live messanger.
Ma non è tutto… c’è una sezione da compilare intitolata: “Che tipo di relazione cerchi”.
Non ci posso credere, mi dico, anche Google, il mio oracolo, si è messo a fare il ruffiano!!
Evidentemente, se i maggiori motori di ricerca conducono i navigatori a flirtare, un motivo ci sarà, mi dico.
Probabilmente, troppo presi “dal ritmo della vita moderna” non siamo più in grado di socializzare in modo diretto, in un bar, in un parco o semplicemente incontrarci in una piazza.
Ci piazziamo davanti ad un monitor, iniziamo a scrivere qualche scemenza, poi…se qualcuno abbocca, inizia l’inciucio?
Sarò d’idee giurassiche ma preferisco di gran lunga il modo di flirtare in voga prima dell’avvento di questi sistemi moderni…almeno l’interlocutore mentre ti parlava lo vedevi negli occhi, potevi sentirne l’odore e cogliere le sue emozioni. Ora, attraverso un monitor con risoluzione ritardata, cosa si può percepire di tutto ciò?
Il timbro della voce dell’interlocutore, le sue inflessioni che possono far capire quanto sta credendo in ciò che dice, non contano più nulla?
Però, ammetto che sono tentata di vedere come funzionano queste diavolerie, soprattutto m’incuriosisce l’umanità che li frequenta. Visto il proliferare di questi servizi, gli utenti non possono essere tutti dei disadattati, incapaci di affrontare un rapporto diretto, mi dico.
Solo che soddisfare la mia curiosità significa rinnegare il monito della nonna: “ non accettare caramelle dagli sconosciuti”….
Se la curiosità è femmina, beh sicuramente la sottoscritta non è maschio, così dopo qualche giorno di conflitto interiore mi convinco che una soluzione per vedere cosa succede senza dover correre rischi c’è.. non posso farlo da sola, devo coinvolgere qualcuno a me vicino di cui mi fido. L’unica persona che ha queste caratteristiche è mio marito, mi dico.
Così una sera, dopo cena, affronto l’argomento. Inizio un lungo preambolo su tutti questi siti web che offrono incontri, lui guardandomi come fossi appena scesa da Marte mi apostrofa: “scusa, ma cosa fai davanti al PC da oltre un anno? Solo ora li noti? Esistono da sempre”.
Si so che esistono da sempre, rispondo, è che ultimamente mi sembra li propongano in tutte le salse, manca poco che ti colleghi a un sito di un Ospedale e ci trovi un banner che t’invita a iscriverti in questi social network “ruffiani”.
Ne vedo talmente tanti che sono incuriosita, vorrei iscrivermi per vedere cosa succede.
L’espressione del mio consorte a questa esternazione anticipa quello che sta per dire: “Ti è scoppiata una vena nel cervello?”
Ha ragione penso, ma come faccio a capire questo proliferare di applicazioni se non entro e vedo cosa c’è?
Capisco che non è una ricerca che mi ha ordinato il medico, ma mi servirebbe per proseguire il mio percorso web di quest’ultimo anno rispondo.
Dopo un paio di giorni di musi lunghi, non saprò mai con quanta convinzione, il coniuge accetta di affiancarmi in questa indagine e comprendendo lo sforzo che gli sto chiedendo, faccio tutto il possibile per dimostrargli la mia gratitudine.
Per l’esperimento scelgo Zoosk, creo il mio profilo assieme a lui utilizzando uno pseudonimo. Inserisco il mio profilo di base, data di nascita (vera), altezza, titolo di studio, inserisco il CAP della città in cui vivo (pseudonimo), situazione sentimentale…qui mi blocco. Ho quattro possibilità: sposato, vedovo, separato, mai stato sposato, te lo dico dopo!
Che cosa significa te lo dico dopo? Per me chi seleziona quest’opzione può essere solo sposato, penso. Bene per il mio pseudonimo scelgo quest’ultima.
Proseguendo, mi è richiesto di descrivere la mia storia.
Accidenti ed ora cosa scrivo?? Ci penso un po’ e mi esce la seguente descrizione:
Mi piace leggere e scrivere. Ho discretamente viaggiato e vorrei continuare a farlo. Dopo essermi impegnata per molti anni ad accudire, mi piacerebbe cambiare ruolo. Essere accudita.
Sul partner ideale del mio pseudonimo non ho dubbi:
Chi sa farmi ridere!
Arriva il momento di inserire una foto e qui mi blocco…sinceramente non sono molto convinta di mettere una foto dove mi si riconosca, ma non voglio nemmeno mettere un’immagine di un’altra persona e lasciare vuoto lo spazio, non credo mi aiuti nelle ricerche.
Accendo la web cam, mi scatto una foto, la modifico, facendola quasi sembrare una serigrafia stile Andy Warhol.
A iscrizione completata ricevo una mail di conferma e un codice di accesso, cosi entro nel mondo ruffiano di Zoosk.
L’home page mostra le ultime attività degli utenti, mentre la funzione cerca amici o flirt è una sorpresa!
Tra tutti gli iscritti, questo monello di Zoosk chiede di indicare i seguenti parametri: età degli uomini d’interesse e raggio di Km. di distanza dal luogo da me segnalato, poi per i più selettivi Zoosk offre la possibilità di indicare anche altezza, religione, gruppo etnico, se bevitore o fumatore! Insomma fa tutto lui, nessuna sorpresa per chi sta cercando relazioni. La tecnologia è in grado di offrirti amicizie e inciuci preconfezionati come in un supermercato.
Bene, mi dico, compiliamo anche la scheda per trovare il principe azzurro!
Cosi, seleziono un’età con una fascia di età dalla mia attuale con una differenza di più e meno di cinque anni e un raggio di massimo 100 chilometri dal posto (pseudonimo) in cui vivo.
Passano circa trenta minuti e ricevo una mail da Zoosk che mi dice:
Ciao,
Il sistema di affinità scientifico Zoosk℠ (ZSMS) ha scelto Max come tuo potenziale partner. Siete stati entrambi notificati via e-mail e siete stati invitati a votare reciprocamente sul profilo dell'altro entro le prossime 24 ore. Le vostre risposte rimarranno anonime a meno che non diate entrambi il consenso. Altrimenti, nessuno dei due saprà la risposta dell'altro.
Ehh la miseria!! Neanche la fatica, o il piccolo piacere, di sfogliare tra i profili iscritti ti lascia questo sito…pensa a tutto lui!
Vediamo chi è questo Max. La foto lo ritrae davanti ad un mega villone, giacca e cravatta (sembra mio papà). Nonostante il ritratto è un mio coetaneo; dice di aver molto viaggiato, soprattutto in Africa ma che ora si sta un po’ limitando per paura delle malattie endemiche come la malaria, che non vede l’ora di andare in pensione.
La cosa che più mi colpisce di questo profilo è la descrizione della donna ideale:
“Una normale donna possibilmente bionda, occhi azzuri o verdi ..o anche neri, intelligente, che viva l’attuale secolo, non il precedente, non ha importanza se ha prole, l’importante è che viva la vita com’è.
Della serie…basta che respiri, mi viene da dire.
Proprio perché non lo vedo come un mio potenziale partner, lo voto per vedere cosa succede.
Il giorno dopo una mail di Zoosk: Max mi ha mandato un messaggio, mi collego al mio profilo e leggo:
“Non sono abbonato: indirizzo mail e numero di telefono, con la raccomandazione: sentiamoci al pomeriggio”.
Accipicchia! Non perde tempo l’uomo, telefono e mail così senza neanche sapere chi sono? Forse non sarà il caso che senta Lele Mora per le Escort? Mahh.
Tra i profili più indicativi in cui mi sono imbattuta, c’è ne sono due che mi hanno colpito:
Arno – ritratto di fianco al suo camion che descrive la donna ideale mite e remissiva (consiglierei un cane magari labrador ..)
Vico- vive sulle montagne e lavora la terra, sogna una donna che parli molto perché a lui piace ascoltare (..e una bella radio no?).
Con Vico ho avuto un contatto. Per errore ho cliccato strizza l’occhio, lui mi ha risposto: “Non mi piacciono le strizzate d’occhio, preferisco i messaggi” Ohpsss.ho dovuto chiedere scusa.
Nel giro di 5 giorni colleziono 35 visualizzazioni del mio profilo, 20 strizzatine d’occhio (una specie di richiesta amicizia) e 15 numeri di cellulari!
Se resto ancora un po’ in questo sito corro il rischio di compilare il primo elenco dei cellulari presenti in Italia!
Prima che mio marito si spazientisca e possa avere pensieri strani, è meglio che disattivi questa Web Maitresse. Mentre clicco su disattiva l’account, però penso che questo potrebbe essere un modo per ridare autostima a quelle persone che affettivamente sono state ferite come Cinzia.
Cinzia, saranno due mesi che non aggiorna più il suo blog, chissà come si è evoluta la sua storia. Le ho lasciato alcuni messaggi negli ultimi post che ha pubblicato, ma non ho visto alcuna reazione.
Mi collego al suo sito ed è ancora fermo all’ultima visualizzazione, le mando una mail:
“Cara Cinzia, recentemente ho condotto un esperimento sui motori di ricerca che offrono incontri. Da esperta web quale sei, sicuramente li conosci già ma ho la sensazione che quando qualcuno demolisce la femminilità di una donna, questa donna debba fare di tutto per riprendersela e coltivarla”.
domenica 27 marzo 2011
mercoledì 16 marzo 2011
CASUMARO CITY: CHI SI TIENE LA POSTA DEL DON E CHE FINE HA FATTO L’UFFICIO ANAGRAFE?
Il sito web di Molino Boschetti è tra l’elenco dei miei preferiti per molte ragioni: seguire le vicissitudini della discarica, gratitudine per chi per primo ha accolto il mio blog e consultare la pagina Renazzo.it.
Renazzo è un piccolo comune Ferrarese salito alla ribalta per aver dato i natali a Ferruccio Lamborghini, ideatore e costruttore di quei gioielli da strada che solo in Emilia si sanno produrre, ma che ahimè non sono più in mano Italiane.
Renazzo.it è un giornale web che oltre alle notizie locali pubblica anche quelle dei Paesi limitrofi, Casumaro compreso.
In una località di poche migliaia di anime, fortunatamente le novità degne di nota solitamente sono riferite al calendario di eventi in occasioni delle feste Paesane, alla viabilità, i resoconti dei consigli comunali, qualche incidente stradale o al massimo qualche furto.
Ultimamente però due articoli mi colpiscono.
La prima è di Gennaio: In Paese non arriva la posta!
Possibile?
Casumaro non è una piccola frazione arroccata sui monti dove è difficile arrivare, non è neanche nel mezzo di una piccola Isola del mediterraneo che il burrascoso mare invernale può isolare.
Casumaro si trova nel bel mezzo della bassa pianura Emiliana, niente valichi da attraversare e nemmeno onde di mare in tempesta da sfidare, il territorio si può definire ultrapiatto!!
D’accordo, dalle nostre parti, per effetto del gelo e della pioggia, l’asfalto delle strade si sgretola, provoca qualche buco che sicuramente non fa bene agli automezzi, ma non interrompe la viabilità.
Di fatto però la comunità si lamenta di non ricevere posta da oltre undici giorni! Che ne è delle bollette da pagare, delle scadenze che ognuno di noi ha? Le poste Italiane stanno trasformando Casumaro City in un paese di morosi sottoposti a sanzioni per ritardati pagamenti?
Sembra incredibile che nel 2011 ci possano essere dei disservizi simili.
Viene il sospetto che si stia inscenando una montatura “giornalistica”, ma chi denuncia il fatto è al di sopra di ogni sospetto. E il parroco Don Alfredo. Piccolo grande uomo, denominato “al prìtin”, che da cinquant’anni guida energicamente il gregge dei Casumaresi. L’indomito “Don” notando la sua cassetta della posta vuota per giorni, si preoccupa e chiede spiegazioni all’ufficio postale che dista forse meno di cento metri dalla canonica. Non soddisfatto delle giustificazioni ricevute, disguidi temporanei, si reca all’ufficio centrale delle poste di Cento, ma anche lì risposte evasive..
Tuttavia, Don Alfredo Pizzi non demorde , lui vuole giustamente entrare in possesso della sua posta e facendosi carico delle lamentele di molti compaesani dà voce alle sue rimostranze anche attraverso la pagina di Renazzo.it.
Approfondendo l’articolo si scopre che il disguido è dovuto a scarsità di personale. Appena un postino si ammala, le poste sospendono la distribuzione.
Sinceramente non ho memoria di aver mai assistito a eventi del genere. In questa era così tecnologica e avanzata, si lascia una Paese 11 giorni senza posta?
Che fine hanno fatto i postini della mia infanzia che per una raccomandata, se non trovavano il destinatario al primo giro lo ripetevano nel pomeriggio. Che ne è stato di quel poetico e scrupoloso postino descritto da Neruda nel suo libro?
Spariti!
Se un addetto alla distribuzione si becca una semplice influenza, si sospende il servizio ed è necessario l’intervento di un prete per ripristinare quanto dovuto?
Nessuna tutela per quei cittadini che improvvisamente si vedono negare il diritto di ricevere la loro corrispondenza?
Decido di documentarmi.
Pongo a Google la seguente domanda: quali sono i diritti del cittadino che non riceve la posta?
Mi sono proposti tutti i decreti emanati dal Ministero delle Telecomunicazioni nei confronti dei concessionari di questo servizio.
Pagine e pagine di rimandi a commi di altri decreti, omissis e modifiche ad articoli precedenti, elenchi di documentazioni richieste per ottenere le concessioni, diritti da pagare al Ministero….ma nessun riferimento a tutela di chi usufruisce del servizio….E’ proprio vero, per i nostri organi statali il cittadino non solo è l’ultimo pensiero, addirittura non esiste!
L’altra notizia incredibile è che l’ufficio Anagrafe di Casumaro è chiuso dal 25 Gennaio scorso fino a data da destinarsi.
La motivazione: l’unico addetto è assente a causa di grave infortunio! Grazie ai tagli del nostro Ministro Brunetta, il Comune di Cento non ha nessuno da mandare in delegazione a Casumaro.
Scopro che l’antica delegazione comunale che per molti decenni ha sempre funzionato tutti i giorni della settimana, da qualche tempo lavorava solo il martedì. A nulla sono valse le proteste dei Casumaresi e delle frazioni vicine. Il Comune sta facendo orecchie da mercante, sotto organico di due unità, impossibilitato ad assumere, tiene chiuso l’ufficio a discapito degli utenti!
No c’è che dire…soluzione grandiosa!
Fortuna che questo governo da anni promette efficienza ed efficacia nei servizi alla comunità. Figurarsi se così non fosse…
Nei miei ricordi la delegazione Comunale di Casumaro esiste da sempre. Ricordo gli uffici al primo piano, con un paio d’impiegati dietro al classico vetro, tagliato in basso per far passare i documenti e l’oblò al centro per consentire di interloquire con il pubblico.
Quante volte sono stata mandata da mio padre a ritirare certificati di nascita, stati di famiglia! A ben pensare la storia di almeno due generazioni è racchiusa in quel vecchio e polveroso ufficio ora chiuso fino a data da destinarsi. E’ lì che mio nonno ha denunciato la nascita di mio padre, sempre lì mia sorella ha denunciato la mia di nascita.
Fino ai primi anni sessanta non era usanza partorire in ospedale, si nasceva in casa con l’aiuto della levatrice e del medico condotto. Così fu anche per me. A lieto evento concluso, il medico consegna i documenti ai miei genitori per le operazioni di registrazione all’ufficio anagrafe. Mio padre li compila, decide di chiamarmi Marzia, in onore delle prime missioni nello spazio, ma mia sorella detesta quel nome . Incaricata di consegnare l’atto all’ufficio anagrafe, decide di modificarlo di nascosto con il primo nome che le viene in mente.
Mi registra come Marisa . Passano i mesi, lei mi chiama Marisa e i miei genitori mi chiamano Marzia, fino a quando c’è bisogno di uno stato di famiglia. Il babbo si reca in delegazione, l’impiegato compila il certificato, mio padre lo controlla e arrabbiato lamenta che c’è un errore: il mio nome è sbagliato. L’addetto verifica, ritorna dal mio genitore, pure lui arrabbiato, gli conferma che non c’è nessun errore e lo apostrofa pressappoco così: “Caro Signore, non c’è nessuna inesattezza! Sua figlia si chiama Marisa e mi stupisce che lei in qualità di padre non sappia come l'ha chiamata!”.
Rientrato a casa, scatta l’interrogatorio e mia sorella è costretta a confessare.
Grazie a lei da sempre in famiglia mi chiamano tutti Marzia, mentre a scuola, per gli amici e al lavoro mi chiamo Marisa. La cosa buffa è quando questi due mondi s’incontrano: chi conosce Marzia non sa chi è Marisa e viceversa.
A ben pensarci quell’ufficio custodisce tutti i passaggi importanti della mia vita.
E’ lì che ho fatto la mia promessa di matrimonio, e lì che un vicesindaco con enormi baffi alla Buffalo Bill mi ha unito in matrimonio, facendomi promettere di essere fedele sempre, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia, di amare e onorare il mio sposo tutti i giorni della mia vita.
In quell’ufficio è custodito l’enorme libro dei matrimoni con le nostre firme.
E’ sempre in quel posto che mi sono recata a registrare una meravigliosa bimbetta bionda dagli occhi blu.
Quel luogo chiuso mi procura una forte tristezza, come se qualcuno o qualcosa ingiustamente volesse mettere in soffitta della mia esistenza .
La speranza è che presto il Comune di Cento si ravveda, mandi un addetto a prestare servizio in questa storica delegazione, non solo per i Casumaresi e frazioni limitrofe ma anche per tutte quelle persone che come me hanno registrato in quella struttura gli atti che hanno sancito i momenti più importanti della vita e non li vuole sepolti in un locale inaccessibile e magari dimenticato.
Renazzo è un piccolo comune Ferrarese salito alla ribalta per aver dato i natali a Ferruccio Lamborghini, ideatore e costruttore di quei gioielli da strada che solo in Emilia si sanno produrre, ma che ahimè non sono più in mano Italiane.
Renazzo.it è un giornale web che oltre alle notizie locali pubblica anche quelle dei Paesi limitrofi, Casumaro compreso.
In una località di poche migliaia di anime, fortunatamente le novità degne di nota solitamente sono riferite al calendario di eventi in occasioni delle feste Paesane, alla viabilità, i resoconti dei consigli comunali, qualche incidente stradale o al massimo qualche furto.
Ultimamente però due articoli mi colpiscono.
La prima è di Gennaio: In Paese non arriva la posta!
Possibile?
Casumaro non è una piccola frazione arroccata sui monti dove è difficile arrivare, non è neanche nel mezzo di una piccola Isola del mediterraneo che il burrascoso mare invernale può isolare.
Casumaro si trova nel bel mezzo della bassa pianura Emiliana, niente valichi da attraversare e nemmeno onde di mare in tempesta da sfidare, il territorio si può definire ultrapiatto!!
D’accordo, dalle nostre parti, per effetto del gelo e della pioggia, l’asfalto delle strade si sgretola, provoca qualche buco che sicuramente non fa bene agli automezzi, ma non interrompe la viabilità.
Di fatto però la comunità si lamenta di non ricevere posta da oltre undici giorni! Che ne è delle bollette da pagare, delle scadenze che ognuno di noi ha? Le poste Italiane stanno trasformando Casumaro City in un paese di morosi sottoposti a sanzioni per ritardati pagamenti?
Sembra incredibile che nel 2011 ci possano essere dei disservizi simili.
Viene il sospetto che si stia inscenando una montatura “giornalistica”, ma chi denuncia il fatto è al di sopra di ogni sospetto. E il parroco Don Alfredo. Piccolo grande uomo, denominato “al prìtin”, che da cinquant’anni guida energicamente il gregge dei Casumaresi. L’indomito “Don” notando la sua cassetta della posta vuota per giorni, si preoccupa e chiede spiegazioni all’ufficio postale che dista forse meno di cento metri dalla canonica. Non soddisfatto delle giustificazioni ricevute, disguidi temporanei, si reca all’ufficio centrale delle poste di Cento, ma anche lì risposte evasive..
Tuttavia, Don Alfredo Pizzi non demorde , lui vuole giustamente entrare in possesso della sua posta e facendosi carico delle lamentele di molti compaesani dà voce alle sue rimostranze anche attraverso la pagina di Renazzo.it.
Approfondendo l’articolo si scopre che il disguido è dovuto a scarsità di personale. Appena un postino si ammala, le poste sospendono la distribuzione.
Sinceramente non ho memoria di aver mai assistito a eventi del genere. In questa era così tecnologica e avanzata, si lascia una Paese 11 giorni senza posta?
Che fine hanno fatto i postini della mia infanzia che per una raccomandata, se non trovavano il destinatario al primo giro lo ripetevano nel pomeriggio. Che ne è stato di quel poetico e scrupoloso postino descritto da Neruda nel suo libro?
Spariti!
Se un addetto alla distribuzione si becca una semplice influenza, si sospende il servizio ed è necessario l’intervento di un prete per ripristinare quanto dovuto?
Nessuna tutela per quei cittadini che improvvisamente si vedono negare il diritto di ricevere la loro corrispondenza?
Decido di documentarmi.
Pongo a Google la seguente domanda: quali sono i diritti del cittadino che non riceve la posta?
Mi sono proposti tutti i decreti emanati dal Ministero delle Telecomunicazioni nei confronti dei concessionari di questo servizio.
Pagine e pagine di rimandi a commi di altri decreti, omissis e modifiche ad articoli precedenti, elenchi di documentazioni richieste per ottenere le concessioni, diritti da pagare al Ministero….ma nessun riferimento a tutela di chi usufruisce del servizio….E’ proprio vero, per i nostri organi statali il cittadino non solo è l’ultimo pensiero, addirittura non esiste!
L’altra notizia incredibile è che l’ufficio Anagrafe di Casumaro è chiuso dal 25 Gennaio scorso fino a data da destinarsi.
La motivazione: l’unico addetto è assente a causa di grave infortunio! Grazie ai tagli del nostro Ministro Brunetta, il Comune di Cento non ha nessuno da mandare in delegazione a Casumaro.
Scopro che l’antica delegazione comunale che per molti decenni ha sempre funzionato tutti i giorni della settimana, da qualche tempo lavorava solo il martedì. A nulla sono valse le proteste dei Casumaresi e delle frazioni vicine. Il Comune sta facendo orecchie da mercante, sotto organico di due unità, impossibilitato ad assumere, tiene chiuso l’ufficio a discapito degli utenti!
No c’è che dire…soluzione grandiosa!
Fortuna che questo governo da anni promette efficienza ed efficacia nei servizi alla comunità. Figurarsi se così non fosse…
Nei miei ricordi la delegazione Comunale di Casumaro esiste da sempre. Ricordo gli uffici al primo piano, con un paio d’impiegati dietro al classico vetro, tagliato in basso per far passare i documenti e l’oblò al centro per consentire di interloquire con il pubblico.
Quante volte sono stata mandata da mio padre a ritirare certificati di nascita, stati di famiglia! A ben pensare la storia di almeno due generazioni è racchiusa in quel vecchio e polveroso ufficio ora chiuso fino a data da destinarsi. E’ lì che mio nonno ha denunciato la nascita di mio padre, sempre lì mia sorella ha denunciato la mia di nascita.
Fino ai primi anni sessanta non era usanza partorire in ospedale, si nasceva in casa con l’aiuto della levatrice e del medico condotto. Così fu anche per me. A lieto evento concluso, il medico consegna i documenti ai miei genitori per le operazioni di registrazione all’ufficio anagrafe. Mio padre li compila, decide di chiamarmi Marzia, in onore delle prime missioni nello spazio, ma mia sorella detesta quel nome . Incaricata di consegnare l’atto all’ufficio anagrafe, decide di modificarlo di nascosto con il primo nome che le viene in mente.
Mi registra come Marisa . Passano i mesi, lei mi chiama Marisa e i miei genitori mi chiamano Marzia, fino a quando c’è bisogno di uno stato di famiglia. Il babbo si reca in delegazione, l’impiegato compila il certificato, mio padre lo controlla e arrabbiato lamenta che c’è un errore: il mio nome è sbagliato. L’addetto verifica, ritorna dal mio genitore, pure lui arrabbiato, gli conferma che non c’è nessun errore e lo apostrofa pressappoco così: “Caro Signore, non c’è nessuna inesattezza! Sua figlia si chiama Marisa e mi stupisce che lei in qualità di padre non sappia come l'ha chiamata!”.
Rientrato a casa, scatta l’interrogatorio e mia sorella è costretta a confessare.
Grazie a lei da sempre in famiglia mi chiamano tutti Marzia, mentre a scuola, per gli amici e al lavoro mi chiamo Marisa. La cosa buffa è quando questi due mondi s’incontrano: chi conosce Marzia non sa chi è Marisa e viceversa.
A ben pensarci quell’ufficio custodisce tutti i passaggi importanti della mia vita.
E’ lì che ho fatto la mia promessa di matrimonio, e lì che un vicesindaco con enormi baffi alla Buffalo Bill mi ha unito in matrimonio, facendomi promettere di essere fedele sempre, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia, di amare e onorare il mio sposo tutti i giorni della mia vita.
In quell’ufficio è custodito l’enorme libro dei matrimoni con le nostre firme.
E’ sempre in quel posto che mi sono recata a registrare una meravigliosa bimbetta bionda dagli occhi blu.
Quel luogo chiuso mi procura una forte tristezza, come se qualcuno o qualcosa ingiustamente volesse mettere in soffitta della mia esistenza .
La speranza è che presto il Comune di Cento si ravveda, mandi un addetto a prestare servizio in questa storica delegazione, non solo per i Casumaresi e frazioni limitrofe ma anche per tutte quelle persone che come me hanno registrato in quella struttura gli atti che hanno sancito i momenti più importanti della vita e non li vuole sepolti in un locale inaccessibile e magari dimenticato.
giovedì 10 marzo 2011
L’UNITA’ D’ITALIA: COSA NE FACCIAMO?
Una bella mattina di metà Gennaio aprendo la posta del lavoro scorgo un comunicato: il 17 Marzo sarà considerata festività nazionale per celebrare i 150 anni di unità d’Italia. Questa giornata sarà compensata con la festa pagata del 4 Novembre.
Nonostante mi sia chiaro che non è una concessione speciale né dello stato né dell’Azienda, ma un semplice baratto tra una festività pagata con un giorno di riposo, resto favorevolmente impressionata.
Seppur dotata di scarso senso patriottico, trovo l’iniziativa dovuta a tutti quegli uomini che hanno sacrificato le loro vite per un’ideologia di unità, soprattutto in questo periodo particolare dove si parla di federalismo, scissioni, gruppi che si disgregano per mancanza di obiettivi comuni.
Ingenuamente colgo l’iniziativa come una piccola svolta mirata a rivalutare valori che vanno oltre a qualsiasi ideologia politica.
Niente di più sbagliato!
Il giorno stesso, i telegiornali mandano in onda l’intervista del presidente di Confindustria: “E’ giusto celebrare l’Unità d’Italia, ma non con giorno di festa” tuona “Questa commemorazione acquisisce più valore sul proprio posto di lavoro, anziché nelle piazze. Una nuova festività - per di più collocata in una giornata, il giovedì, che si presta ad essere utilizzata per un "ponte lungo" sino al fine settimana - comporta perdite elevate in termini di minore produzione e maggiori costi per le imprese. Darebbe un segnale fortemente dissonante rispetto alle azioni che, faticosamente, le parti sociali stanno mettendo in atto per recuperare ogni possibile margine di produttività, per poter fare nuovi investimenti e salvare posti di lavoro in Italia”.
Sono sinceramente sconcertata. Si trasferiscono all’estero molte unità produttive in nome della libertà d’impresa, a discapito di migliaia di posti di lavoro giustificando queste manovre un sacrificio necessario, mentre la celebrazione dei 150 anni dell’Unità d’Italia che cade di giovedì rovina l’economia e mina i margini di produttività?
Chissà quali saranno i resoconti economici fra sei mesi? Il Pil è calato a causa della festa del 17 Marzo?
In parlamento intanto si discute. Quasi tutte le correnti, seppur tra polemiche, concordano a proclamare la festa Nazionale eccetto la lega che inizialmente si astiene da giudizi, forse perché non condivide le ragioni di questa commemorazione.
Intanto il Capo di Stato imperterrito è deciso a fissare la data come festa nazionale il 17 Marzo.
Poi, in occasione del festival di Sanremo, arriva la lezione di storia. Non è un docente della Cattolica è un comico, che in 45 minuti racconta la storia dell’Unità d’Italia, come nessuno ha mai fatto finora.
Ci insegna qual è il significato che Mameli ha voluto dare del nostro inno “Il canto degli Italiani”, cioè la storia di un paese messa in musica, cosa significa il tricolore, chi sono stati Mazzini, Garibaldi e Cavour, le guerre d’indipendenza.
Ha fatto notare al capostipite della lega, qualora non ne fosse a conoscenza, che l’Unità d’Italia è una realtà anche grazie alle 5 giornate di Milano.
Sarà per questo che recentemente ho letto un articolo in cui Bossi dichiarava che avrebbe raddoppiato i festeggiamenti aggiungendo per la Lombardia anche la festa del 29 Maggio: giorno della battaglia di Legnano e della vittoria dei Comuni contro il Barbarossa (citata nell’inno di Mameli)?
Ho il sospetto che se non lo avesse sottolineato Benigni nell’analisi del Canto degli Italiani, Bossi a malapena sapeva della battaglia sostenuta dagli avi di Legnano.
Così forse grazie ad un comico, poetico e romantico, gli umori un po’ si placano ed emerge un leggero senso di appartenenza a questa Patria e orgoglio a essere Italiani, tanto da riconsiderare quasi all’unanimità che questa Festa si deve fare, l’ultimo dilemma: negozi aperti o chiusi? Un problemone!
Se è festa Nazionale, direi che è festa per tutti.
I francesi si pongono il problema il 14 Luglio per commemorare la presa della Bastiglia ? Gli Americani fanno la stessa cosa il 4 Luglio, giorno dell’indipendenza?
Chissà che delusione proverebbe Mazzini se potesse assistere a queste misere discussioni, lui che per rappresentare il nostro Paese con una bandiera si ispirò al nostro territorio e alla lirica di Dante Alighieri: il verde simboleggia la speranza, a lungo coltivata e spesso delusa durante l'Ottocento, in un'Italia unita e libera, e la macchia mediterranea, fondamentale elemento del paesaggio italiano;il bianco delle le Alpi, famose per i loro ghiacciai; il rosso ricorda il sangue sparso per l'Unità d'Italia.
Questi tre colori, inoltre, erano già noti ai tempi di Dante Alighieri, e lo si vede nella sua Commedia, come simboli delle tre virtù teologali: verde-speranza; bianco-fede; rosso-carità (Purg. canto XXX, v.30-33): di conseguenza rappresentano la cultura e la letteratura italiana in generale.
“Se la vuoi rappresentare come Dante se la immagina nel XXX canto del Purgatorio (procurati un bianco (candido) velo, cingilo d'oliva, un verde manto ed un vestito rosso ( di fiamma viva) . Colori della fede, speranza e carità. E falla apparire in una nube di fiori angelici”.
Nel mio vagabondare web m’imbatto negli atti della costituzione del Regno d’Italia, contenente tra gli altri il primo discorso di Vittorio Emanuele II in parlamento:
« Signori Senatori, Signori Deputati,
Libera ed unita quasi tutta, per mirabile aiuto della divina provvidenza, per la concorde volontà dei popoli, e per lo splendido valore degli eserciti, l'Italia confida nella virtù e nella sapienza vostra.
A voi si appartiene il darle istituti comuni e stabile assetto. Neil'attribuire le maggiori libertà amministrative a popoli che ebbero consuetudini ed ordini diversi, veglierete perchè la unità politica, sospiro di tanti secoli, non possa mai essere meno amata.
L'opinione delle genti civili ci è propizia: ci sono propizi gli equi e liberali principii che vanno prevalendo nei consigli d'Europa. L'Italia diventerà per essa una guarentigia d'ordine e di pace, e ritornerà efficace strumento della civiltà universale.
Signori Senatori, Signori Deputati,
Io sono certo che vi farete solleciti a fornire al mio Governo i modi di compiere gli armamenti di terra e di mare. Così il Regno d'Italia, posto in condizione di non temere offesa, troverà più facilmente nella coscienza delle proprie forze la ragione della opportuna prudenza. Altra volta la mia parola suonò ardimentosa, essendo savio così lo osare a tempo, come lo attendere a tempo. Devoto all'Italia, non ho mai esitato a porre a cimento la vita e la corona, ma nessuno ha il diritto di cimentare la vita e le sorti di una nazione.
Dopo molte segnalate vittorie, l'esercito italiano crescente ogni giorno in fama, conseguiva nuovo titolo di gloria espugnando una fortezza delle più formidabili. Mi consolo che là si chiudeva per sempre la serie dolorosa dei nostri conflitti civili.
L'armata navale ha dimostrato nelle acque » di Ancona e di Gaeta che rivivono in Italia i mari» nari di Pisa, di Genova e di Venezia.
Una valente gioventù condotta da un capitano » che riempì del suo nome le più lontane contrade, fece manifesto che nè la servitù, nè le lunghe svenai ture valsero a snervare la fibra dei popoli italiani.
Questi fatti hanno ispirato alla Nazione una grande confidenza nei propri destini. Mi compiaccio di manifestare al primo Parlamento d'Italia, la gioia che ne sente il mio animo di Re e di soldato.
A distanza di pochi giorni dal 17 Marzo, la Società per cui lavoro, dopo le polemiche di Confindustria, non ha ancora confermato il “Comunicato” di Gennaio, i capoluoghi e i comuni si affannano a organizzare eventi celebrativi da “last minute”, i parlamentari continuano a battibeccare in modo puerile. Che cosa scriveranno i nostri pronipoti sui libri di storia di questo periodo? Come lo definiranno? Il decadentismo?
Molto meglio che Mazzini, Garibaldi, Cavour e Vittorio Emanuele II non vedano che fine hanno fatto i loro ideali e come si sono evoluti i loro successori; fanno parte di quell’umanità che non tiene conto delle esperienze di vita vissute: “Gli stupidi”.
Tuttavia, quando mi muovo nelle nostre città, quando entro nei musei Italiani o semplicemente quando passeggio per le nostre campagne, e soprattutto quando sono all’estero e vedo le nostre opere prese a prestito beh..come Benigni sono orgogliosa di essere Italiana e grata a tutti quei grandi uomini d’arte, scienza e letteratura cui questo Paese ha dato i natali per avermi mostrato cos’è la bellezza, la poesia, l’intuizione e l’ingegno.
Nonostante mi sia chiaro che non è una concessione speciale né dello stato né dell’Azienda, ma un semplice baratto tra una festività pagata con un giorno di riposo, resto favorevolmente impressionata.
Seppur dotata di scarso senso patriottico, trovo l’iniziativa dovuta a tutti quegli uomini che hanno sacrificato le loro vite per un’ideologia di unità, soprattutto in questo periodo particolare dove si parla di federalismo, scissioni, gruppi che si disgregano per mancanza di obiettivi comuni.
Ingenuamente colgo l’iniziativa come una piccola svolta mirata a rivalutare valori che vanno oltre a qualsiasi ideologia politica.
Niente di più sbagliato!
Il giorno stesso, i telegiornali mandano in onda l’intervista del presidente di Confindustria: “E’ giusto celebrare l’Unità d’Italia, ma non con giorno di festa” tuona “Questa commemorazione acquisisce più valore sul proprio posto di lavoro, anziché nelle piazze. Una nuova festività - per di più collocata in una giornata, il giovedì, che si presta ad essere utilizzata per un "ponte lungo" sino al fine settimana - comporta perdite elevate in termini di minore produzione e maggiori costi per le imprese. Darebbe un segnale fortemente dissonante rispetto alle azioni che, faticosamente, le parti sociali stanno mettendo in atto per recuperare ogni possibile margine di produttività, per poter fare nuovi investimenti e salvare posti di lavoro in Italia”.
Sono sinceramente sconcertata. Si trasferiscono all’estero molte unità produttive in nome della libertà d’impresa, a discapito di migliaia di posti di lavoro giustificando queste manovre un sacrificio necessario, mentre la celebrazione dei 150 anni dell’Unità d’Italia che cade di giovedì rovina l’economia e mina i margini di produttività?
Chissà quali saranno i resoconti economici fra sei mesi? Il Pil è calato a causa della festa del 17 Marzo?
In parlamento intanto si discute. Quasi tutte le correnti, seppur tra polemiche, concordano a proclamare la festa Nazionale eccetto la lega che inizialmente si astiene da giudizi, forse perché non condivide le ragioni di questa commemorazione.
Intanto il Capo di Stato imperterrito è deciso a fissare la data come festa nazionale il 17 Marzo.
Poi, in occasione del festival di Sanremo, arriva la lezione di storia. Non è un docente della Cattolica è un comico, che in 45 minuti racconta la storia dell’Unità d’Italia, come nessuno ha mai fatto finora.
Ci insegna qual è il significato che Mameli ha voluto dare del nostro inno “Il canto degli Italiani”, cioè la storia di un paese messa in musica, cosa significa il tricolore, chi sono stati Mazzini, Garibaldi e Cavour, le guerre d’indipendenza.
Ha fatto notare al capostipite della lega, qualora non ne fosse a conoscenza, che l’Unità d’Italia è una realtà anche grazie alle 5 giornate di Milano.
Sarà per questo che recentemente ho letto un articolo in cui Bossi dichiarava che avrebbe raddoppiato i festeggiamenti aggiungendo per la Lombardia anche la festa del 29 Maggio: giorno della battaglia di Legnano e della vittoria dei Comuni contro il Barbarossa (citata nell’inno di Mameli)?
Ho il sospetto che se non lo avesse sottolineato Benigni nell’analisi del Canto degli Italiani, Bossi a malapena sapeva della battaglia sostenuta dagli avi di Legnano.
Così forse grazie ad un comico, poetico e romantico, gli umori un po’ si placano ed emerge un leggero senso di appartenenza a questa Patria e orgoglio a essere Italiani, tanto da riconsiderare quasi all’unanimità che questa Festa si deve fare, l’ultimo dilemma: negozi aperti o chiusi? Un problemone!
Se è festa Nazionale, direi che è festa per tutti.
I francesi si pongono il problema il 14 Luglio per commemorare la presa della Bastiglia ? Gli Americani fanno la stessa cosa il 4 Luglio, giorno dell’indipendenza?
Chissà che delusione proverebbe Mazzini se potesse assistere a queste misere discussioni, lui che per rappresentare il nostro Paese con una bandiera si ispirò al nostro territorio e alla lirica di Dante Alighieri: il verde simboleggia la speranza, a lungo coltivata e spesso delusa durante l'Ottocento, in un'Italia unita e libera, e la macchia mediterranea, fondamentale elemento del paesaggio italiano;il bianco delle le Alpi, famose per i loro ghiacciai; il rosso ricorda il sangue sparso per l'Unità d'Italia.
Questi tre colori, inoltre, erano già noti ai tempi di Dante Alighieri, e lo si vede nella sua Commedia, come simboli delle tre virtù teologali: verde-speranza; bianco-fede; rosso-carità (Purg. canto XXX, v.30-33): di conseguenza rappresentano la cultura e la letteratura italiana in generale.
“Se la vuoi rappresentare come Dante se la immagina nel XXX canto del Purgatorio (procurati un bianco (candido) velo, cingilo d'oliva, un verde manto ed un vestito rosso ( di fiamma viva) . Colori della fede, speranza e carità. E falla apparire in una nube di fiori angelici”.
Nel mio vagabondare web m’imbatto negli atti della costituzione del Regno d’Italia, contenente tra gli altri il primo discorso di Vittorio Emanuele II in parlamento:
« Signori Senatori, Signori Deputati,
Libera ed unita quasi tutta, per mirabile aiuto della divina provvidenza, per la concorde volontà dei popoli, e per lo splendido valore degli eserciti, l'Italia confida nella virtù e nella sapienza vostra.
A voi si appartiene il darle istituti comuni e stabile assetto. Neil'attribuire le maggiori libertà amministrative a popoli che ebbero consuetudini ed ordini diversi, veglierete perchè la unità politica, sospiro di tanti secoli, non possa mai essere meno amata.
L'opinione delle genti civili ci è propizia: ci sono propizi gli equi e liberali principii che vanno prevalendo nei consigli d'Europa. L'Italia diventerà per essa una guarentigia d'ordine e di pace, e ritornerà efficace strumento della civiltà universale.
Signori Senatori, Signori Deputati,
Io sono certo che vi farete solleciti a fornire al mio Governo i modi di compiere gli armamenti di terra e di mare. Così il Regno d'Italia, posto in condizione di non temere offesa, troverà più facilmente nella coscienza delle proprie forze la ragione della opportuna prudenza. Altra volta la mia parola suonò ardimentosa, essendo savio così lo osare a tempo, come lo attendere a tempo. Devoto all'Italia, non ho mai esitato a porre a cimento la vita e la corona, ma nessuno ha il diritto di cimentare la vita e le sorti di una nazione.
Dopo molte segnalate vittorie, l'esercito italiano crescente ogni giorno in fama, conseguiva nuovo titolo di gloria espugnando una fortezza delle più formidabili. Mi consolo che là si chiudeva per sempre la serie dolorosa dei nostri conflitti civili.
L'armata navale ha dimostrato nelle acque » di Ancona e di Gaeta che rivivono in Italia i mari» nari di Pisa, di Genova e di Venezia.
Una valente gioventù condotta da un capitano » che riempì del suo nome le più lontane contrade, fece manifesto che nè la servitù, nè le lunghe svenai ture valsero a snervare la fibra dei popoli italiani.
Questi fatti hanno ispirato alla Nazione una grande confidenza nei propri destini. Mi compiaccio di manifestare al primo Parlamento d'Italia, la gioia che ne sente il mio animo di Re e di soldato.
A distanza di pochi giorni dal 17 Marzo, la Società per cui lavoro, dopo le polemiche di Confindustria, non ha ancora confermato il “Comunicato” di Gennaio, i capoluoghi e i comuni si affannano a organizzare eventi celebrativi da “last minute”, i parlamentari continuano a battibeccare in modo puerile. Che cosa scriveranno i nostri pronipoti sui libri di storia di questo periodo? Come lo definiranno? Il decadentismo?
Molto meglio che Mazzini, Garibaldi, Cavour e Vittorio Emanuele II non vedano che fine hanno fatto i loro ideali e come si sono evoluti i loro successori; fanno parte di quell’umanità che non tiene conto delle esperienze di vita vissute: “Gli stupidi”.
Tuttavia, quando mi muovo nelle nostre città, quando entro nei musei Italiani o semplicemente quando passeggio per le nostre campagne, e soprattutto quando sono all’estero e vedo le nostre opere prese a prestito beh..come Benigni sono orgogliosa di essere Italiana e grata a tutti quei grandi uomini d’arte, scienza e letteratura cui questo Paese ha dato i natali per avermi mostrato cos’è la bellezza, la poesia, l’intuizione e l’ingegno.
martedì 1 marzo 2011
SCAMBI DI IDEE VIA BLOG
La giornata notevolmente fredda e uggiosa concilia la navigazione.
Il primo clic del mouse è dedicato alla sezione commenti del blog.
Con piacere, scorgo un commento della mia amica Carla inserito nel post che parla delle canzoni d’amore di Sanremo:
Londra, 15 marzo 2010 - Il giornale belga on line Dh riporta i risultati di uno studio britannico che dimostrerebbe come gli uomini più intelligenti sarebbero quelli fedeli alla loro partner, piuttosto che quelli dediti al tradimento della compagna. Secondo il dottor Satoshi Kanazawa, lo studio mostrerebbe un forte legame tra monogamia e intelletto. La ricerca si basa su inchieste effettuate negli Stati Uniti relative al quoziente intellettuale e all'attitudine sociale. "Le analisi empiriche mostrano che più gli uomini sono intelligenti e più rispettano la monogamia e l'esclusività sessuale, al contrario dei meno dotati" chiarisce il dottor Kanazawa. Quindi l'esclusività sessuale è una sorta di evoluzione sociale che mostra così la sua intelligenza e la sua attitudine ad adattattarsi ai cambiamenti. ....cara Marisa, ho trovato questo articolo nel web e ho pensato che calzasse bene... fa riflettere e pensare, no?
“Fa riflettere eccome!” Rispondo.
Il Dott. Kanazawa, ha dato una risposta scientifica alla reazione che ho avuto analizzando i testi dei brani presentati e mi ha portato a riflettere sull’evoluzione etica degli ultimi vent’anni.
Qual è l’effetto che provocano messaggi come “io confesso” piuttosto che “il mio secondo tempo”?
Quali benefici porta bearsi dell’incapacità di assumersi le proprie responsabilità, rifiutare i ritmi e tempi dettati dal tempo che passa, non evolversi mai e rimanere come immortalati in una foto sbiadita e ingiallita dal tempo?
Essere contemporaneo significa forse sbarazzarsi di esperienze, vita vissuta, tornare indietro nel tempo credendo di fermarlo?
La stessa riflessione deve essere scaturita anche in Carla perché dopo neanche mezz’ora scrive un altro commento:
“leggi qui...è un post ad un blog risalente al 2009 prima della ricerca del dott Satoshi.. non so chi sia l'autore ma mi piace tanto... "Credo sia la differenza organica (neuroendocrina) nonche ' sociale /culturale le esperienze di vita (lutti sofferenza e nascite affetti) che modula i comportamenti umani . Molti sono istintivi ossia per assetto neuroendocrino seguono più l'istintività perché forse poco modulati dall'esperienza i vita , altri più sensibili alle esperienze di vita invece seguono una certa etica anche in contrasto ai media che sospingono per un omogeneizzazione di massa dei consumi e comportamenti. Ciò piace agli americani (industriali imprenditori e consumisti) perche' spinge il mercato eppoi in genere e' piu' facile che la gente nasca e sia stupida; non esisterebbe altrimenti la moda. Quest’ultima e' infatti inversamente proporzionale non allo sviluppo di una paese ma alla stupidità ed istintualità di un popolo. La fedeltà, la serietà comportamentale, la maturità di un popolo dipende dall'intelligenza, cio' ci differenzia dagli animali. I governi permeano i media solo di consumismo su tutti i versanti, piu' si consuma , più si spende, più' si distrugge”.
Quest’analisi mi colpisce ancora di più della precedente, mi conduce ad allargare gli orizzonti sul comportamento umano nei confronti dell’etica.
Quando mi soffermo su queste valutazioni, spesso non so darmi risposte. Viviamo un’epoca sufficientemente erudita, abbiamo una miriade di strumenti per documentarci, approfondire, trarre spunti da esperienze e storie anche non vissute personalmente, ma non ne facciamo tesoro.
Sappiamo che nascondere l’immondizia sotto terra serve ad aumentare l’inquinamento del territorio, sappiamo che gli inceneritori con le emissioni di diossine procurano malattie, sappiamo che l’acqua è un bene che appartiene all’umanità, ma la vogliamo privatizzare per venderla, sappiamo che la guerra porta morte e distruzione ma continuiamo a farla, non nei paesi occidentali però, in quelli del terzo mondo.
Dai libri di storia, dai monumenti sparsi sul territorio, dai racconti dei nostri avi sappiamo che milioni di persone hanno sacrificato la vita affinché l’astio tra i popoli, la repressione, le discriminazioni di razze e religioni fossero relegate ai periodi bui del medioevo, ma qualcuno oggi ha l’ardire di asserire che eventi come l’olocausto non sono mai esistiti.
Non è un fatto d’ignoranza, ha ragione l’autore anonimo suggeritomi da Carla. E’ una questione d’intelligenza. Allora la conoscenza non è uno strumento sufficiente a debellare la stupidità.
Decido così di rivolgermi al profeta web “ Wikipedia" con l’intento di trovare una definizione “tecnica” della stupidità.
La pagina si apre con una massima di Albert Enstein:
« Due cose sono infinite: l'universo e la stupidità umana. Della prima non sono sicuro. »
Andiamo bene, penso. Se l’intento di questa ricerca è la rivalutazione dell’intelligenza del genere umano, non ho molte prospettive di successo…
Originariamente il termine "stupidità" ha due accezioni distinte: una vede una condizione d'incapacità o insensibilità, indotta da meraviglia, sorpresa; l'altra una condizione duratura, come dire un handicap. Il termine deriva (sec. XIV) dal verbo latino stùpeo, ossia "son stordito, resto attonito". Lo "stupido" è infatti colui che non sa dominare il circostante, e le situazioni, con tutti i loro fenomeni: ne resta attonito, spiazzato. L'inetto descritto da Italo Svevo è un tipico esempio di "stupido": di fronte al bivio non saprà mai che direzione imboccare.
Generalmente lo stupido è colui che ripete inconsciamente i propri errori, è incapace di correggerli, regolamentarsi. Non è in grado di scegliere che strada imboccare. "Molti fattori del comportamento umano, intrinsecamente diversi dalla stupidità, possono contribuirvi". In questo senso è giusto riferirsi a concetti come l'ignoranza, presunta "sorella" della stupidità. Non è il caso di una cosa come la paura, sentimento tipico nell'individuo "stupido".
Certo compiere una "stupidaggine" è ben diverso dall'essere un individuo stupido. Imboccare la direzione "sbagliata" non fa l'uomo stupido. È scegliere di tentare, e non è stupido. È giusto ricordare questa differenza, ma si torna sempre allo stesso bivio:
• compiere azioni stupide fa l'uomo stupido
• l'uomo stupido può compiere solo azioni stupide.
La risposta al quesito è nell'evoluzione sociale della specie, nella civiltà e nei suoi linguaggi.
Esiste quindi un grado di parentela tra la stupidità e l’ignoranza ma mi convinco che non può essere l’unica giustificazione dei modelli scellerati che la società contemporanea molto spesso cerca di imporci.
Tuttavia, se come dice Wikipedia “il quesito è nell’evoluzione sociale della specie”, quando sento disagio e non mi riconosco nei dogmi che la contemporaneità m’impone, tanto da essere colpita da venti nostalgici di valori da “ex figlia dei fiori”, significa che non sono ai passi con i tempi o significa che l’evoluzione sociale di questo momento e gretta e priva d’ideali?
Lo sconosciuto citato da Carla sostiene che la maturità di un popolo dipende dall’intelligenza che differenzia gli uomini dagli animali.
Gli animali sono dotati di una loro etica morale. Attaccano solo per questioni amorose o per motivi di sopravvivenza. Un leone con la pancia piena, non rincorre la gazzella, attacca i suoi simili solo se un intruso minaccia il suo harem di leonesse.
Non sarà intelligente come l’uomo ma sicuramente non è stupido, le energie le utilizza solo se necessarie.
Allora perché ho la sensazione che l’essere umano diventa ogni giorno più stupido?
La risposta la trovo in una frase dell’anonimo citato da Carla e lo stesso concetto è sorprendentemente pubblicato anche su Wikipedia: l’intelligenza, la capacità di scegliere, sono qualità sgradite ai media che devono imporre i loro modelli di consumi.
Ma qual è lo scopo della cattiva influenza che i media hanno sulla società?
La conclusione di Wikipedia concorda con il post di Carla:
Il consumo è generalmente una delle fonti di reddito fondamentali per uno stato. È uno dei più grandi e sviluppati ingranaggi dell'economia moderna: innesta una nuova morale, una morale propria (che viene chiamata "postmoderna") ed oggi come mai è un fenomeno di portata macroscopica, tanto da influire (con le arti creative del marketing) sulla capacità di scegliere degli individui.
Se l’ignoranza è sorella della stupidità, essere stupidi allora significa dipendere da modelli preconfezionati per far girare l’economia di un Paese?
Se questa teoria fosse giusta, l’istintivo è più vulnerabile rispetto all’omogeneità delle masse, di conseguenza più facile da condizionare a differenza di chi invece fa tesoro delle proprie esperienze per proseguire il cammino della maturità e consapevolezza individuale.
Pensare che spesso proviamo un senso di compiacimento nel definirci istintivi, invece siamo solo stupidi e asserviti a volontà e interessi altrui…
Ho quasi l’impressione di aver individuato chi è il diavolo: la stupidità.
Il primo clic del mouse è dedicato alla sezione commenti del blog.
Con piacere, scorgo un commento della mia amica Carla inserito nel post che parla delle canzoni d’amore di Sanremo:
Londra, 15 marzo 2010 - Il giornale belga on line Dh riporta i risultati di uno studio britannico che dimostrerebbe come gli uomini più intelligenti sarebbero quelli fedeli alla loro partner, piuttosto che quelli dediti al tradimento della compagna. Secondo il dottor Satoshi Kanazawa, lo studio mostrerebbe un forte legame tra monogamia e intelletto. La ricerca si basa su inchieste effettuate negli Stati Uniti relative al quoziente intellettuale e all'attitudine sociale. "Le analisi empiriche mostrano che più gli uomini sono intelligenti e più rispettano la monogamia e l'esclusività sessuale, al contrario dei meno dotati" chiarisce il dottor Kanazawa. Quindi l'esclusività sessuale è una sorta di evoluzione sociale che mostra così la sua intelligenza e la sua attitudine ad adattattarsi ai cambiamenti. ....cara Marisa, ho trovato questo articolo nel web e ho pensato che calzasse bene... fa riflettere e pensare, no?
“Fa riflettere eccome!” Rispondo.
Il Dott. Kanazawa, ha dato una risposta scientifica alla reazione che ho avuto analizzando i testi dei brani presentati e mi ha portato a riflettere sull’evoluzione etica degli ultimi vent’anni.
Qual è l’effetto che provocano messaggi come “io confesso” piuttosto che “il mio secondo tempo”?
Quali benefici porta bearsi dell’incapacità di assumersi le proprie responsabilità, rifiutare i ritmi e tempi dettati dal tempo che passa, non evolversi mai e rimanere come immortalati in una foto sbiadita e ingiallita dal tempo?
Essere contemporaneo significa forse sbarazzarsi di esperienze, vita vissuta, tornare indietro nel tempo credendo di fermarlo?
La stessa riflessione deve essere scaturita anche in Carla perché dopo neanche mezz’ora scrive un altro commento:
“leggi qui...è un post ad un blog risalente al 2009 prima della ricerca del dott Satoshi.. non so chi sia l'autore ma mi piace tanto... "Credo sia la differenza organica (neuroendocrina) nonche ' sociale /culturale le esperienze di vita (lutti sofferenza e nascite affetti) che modula i comportamenti umani . Molti sono istintivi ossia per assetto neuroendocrino seguono più l'istintività perché forse poco modulati dall'esperienza i vita , altri più sensibili alle esperienze di vita invece seguono una certa etica anche in contrasto ai media che sospingono per un omogeneizzazione di massa dei consumi e comportamenti. Ciò piace agli americani (industriali imprenditori e consumisti) perche' spinge il mercato eppoi in genere e' piu' facile che la gente nasca e sia stupida; non esisterebbe altrimenti la moda. Quest’ultima e' infatti inversamente proporzionale non allo sviluppo di una paese ma alla stupidità ed istintualità di un popolo. La fedeltà, la serietà comportamentale, la maturità di un popolo dipende dall'intelligenza, cio' ci differenzia dagli animali. I governi permeano i media solo di consumismo su tutti i versanti, piu' si consuma , più si spende, più' si distrugge”.
Quest’analisi mi colpisce ancora di più della precedente, mi conduce ad allargare gli orizzonti sul comportamento umano nei confronti dell’etica.
Quando mi soffermo su queste valutazioni, spesso non so darmi risposte. Viviamo un’epoca sufficientemente erudita, abbiamo una miriade di strumenti per documentarci, approfondire, trarre spunti da esperienze e storie anche non vissute personalmente, ma non ne facciamo tesoro.
Sappiamo che nascondere l’immondizia sotto terra serve ad aumentare l’inquinamento del territorio, sappiamo che gli inceneritori con le emissioni di diossine procurano malattie, sappiamo che l’acqua è un bene che appartiene all’umanità, ma la vogliamo privatizzare per venderla, sappiamo che la guerra porta morte e distruzione ma continuiamo a farla, non nei paesi occidentali però, in quelli del terzo mondo.
Dai libri di storia, dai monumenti sparsi sul territorio, dai racconti dei nostri avi sappiamo che milioni di persone hanno sacrificato la vita affinché l’astio tra i popoli, la repressione, le discriminazioni di razze e religioni fossero relegate ai periodi bui del medioevo, ma qualcuno oggi ha l’ardire di asserire che eventi come l’olocausto non sono mai esistiti.
Non è un fatto d’ignoranza, ha ragione l’autore anonimo suggeritomi da Carla. E’ una questione d’intelligenza. Allora la conoscenza non è uno strumento sufficiente a debellare la stupidità.
Decido così di rivolgermi al profeta web “ Wikipedia" con l’intento di trovare una definizione “tecnica” della stupidità.
La pagina si apre con una massima di Albert Enstein:
« Due cose sono infinite: l'universo e la stupidità umana. Della prima non sono sicuro. »
Andiamo bene, penso. Se l’intento di questa ricerca è la rivalutazione dell’intelligenza del genere umano, non ho molte prospettive di successo…
Originariamente il termine "stupidità" ha due accezioni distinte: una vede una condizione d'incapacità o insensibilità, indotta da meraviglia, sorpresa; l'altra una condizione duratura, come dire un handicap. Il termine deriva (sec. XIV) dal verbo latino stùpeo, ossia "son stordito, resto attonito". Lo "stupido" è infatti colui che non sa dominare il circostante, e le situazioni, con tutti i loro fenomeni: ne resta attonito, spiazzato. L'inetto descritto da Italo Svevo è un tipico esempio di "stupido": di fronte al bivio non saprà mai che direzione imboccare.
Generalmente lo stupido è colui che ripete inconsciamente i propri errori, è incapace di correggerli, regolamentarsi. Non è in grado di scegliere che strada imboccare. "Molti fattori del comportamento umano, intrinsecamente diversi dalla stupidità, possono contribuirvi". In questo senso è giusto riferirsi a concetti come l'ignoranza, presunta "sorella" della stupidità. Non è il caso di una cosa come la paura, sentimento tipico nell'individuo "stupido".
Certo compiere una "stupidaggine" è ben diverso dall'essere un individuo stupido. Imboccare la direzione "sbagliata" non fa l'uomo stupido. È scegliere di tentare, e non è stupido. È giusto ricordare questa differenza, ma si torna sempre allo stesso bivio:
• compiere azioni stupide fa l'uomo stupido
• l'uomo stupido può compiere solo azioni stupide.
La risposta al quesito è nell'evoluzione sociale della specie, nella civiltà e nei suoi linguaggi.
Esiste quindi un grado di parentela tra la stupidità e l’ignoranza ma mi convinco che non può essere l’unica giustificazione dei modelli scellerati che la società contemporanea molto spesso cerca di imporci.
Tuttavia, se come dice Wikipedia “il quesito è nell’evoluzione sociale della specie”, quando sento disagio e non mi riconosco nei dogmi che la contemporaneità m’impone, tanto da essere colpita da venti nostalgici di valori da “ex figlia dei fiori”, significa che non sono ai passi con i tempi o significa che l’evoluzione sociale di questo momento e gretta e priva d’ideali?
Lo sconosciuto citato da Carla sostiene che la maturità di un popolo dipende dall’intelligenza che differenzia gli uomini dagli animali.
Gli animali sono dotati di una loro etica morale. Attaccano solo per questioni amorose o per motivi di sopravvivenza. Un leone con la pancia piena, non rincorre la gazzella, attacca i suoi simili solo se un intruso minaccia il suo harem di leonesse.
Non sarà intelligente come l’uomo ma sicuramente non è stupido, le energie le utilizza solo se necessarie.
Allora perché ho la sensazione che l’essere umano diventa ogni giorno più stupido?
La risposta la trovo in una frase dell’anonimo citato da Carla e lo stesso concetto è sorprendentemente pubblicato anche su Wikipedia: l’intelligenza, la capacità di scegliere, sono qualità sgradite ai media che devono imporre i loro modelli di consumi.
Ma qual è lo scopo della cattiva influenza che i media hanno sulla società?
La conclusione di Wikipedia concorda con il post di Carla:
Il consumo è generalmente una delle fonti di reddito fondamentali per uno stato. È uno dei più grandi e sviluppati ingranaggi dell'economia moderna: innesta una nuova morale, una morale propria (che viene chiamata "postmoderna") ed oggi come mai è un fenomeno di portata macroscopica, tanto da influire (con le arti creative del marketing) sulla capacità di scegliere degli individui.
Se l’ignoranza è sorella della stupidità, essere stupidi allora significa dipendere da modelli preconfezionati per far girare l’economia di un Paese?
Se questa teoria fosse giusta, l’istintivo è più vulnerabile rispetto all’omogeneità delle masse, di conseguenza più facile da condizionare a differenza di chi invece fa tesoro delle proprie esperienze per proseguire il cammino della maturità e consapevolezza individuale.
Pensare che spesso proviamo un senso di compiacimento nel definirci istintivi, invece siamo solo stupidi e asserviti a volontà e interessi altrui…
Ho quasi l’impressione di aver individuato chi è il diavolo: la stupidità.
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