Il telefono intelligente squilla. Infilo la mano nella mia nuova borsa (rossa!), rovisto un po’ prima di afferrarlo. E’ Melania: “Nella cassetta della posta ho trovato la pubblicità della nuova commedia del gruppo Autonomo Discarica Molino Boschetti. Vanno in scena domani sera”.
Dove? Chiedo.
“Il volantino indica solo Molino Boschetti, nient’altro. Mi sembra strano lo facciano li, lo stabile non è poi così grande”, replica Melania.
La prima rappresentazione però è stata fatta nei locali del casolare, nel loro sito ci sono le foto, se non hanno indicato altri luoghi, sicuramente sarà lì, rispondo.
Sarei veramente curiosa di assistere allo spettacolo. La prima rappresentazione, Mare Nero, l’ho persa. Il mattino seguente m’infilo in macchina e faccio un sopraluogo in direzione Molino.
Le mie supposizioni erano fondate. Un gruppo di persone sta allestendo all’aperto un piccolo teatro e il palco.
Mi fermo e mi avvicino alla comitiva indaffarata a mettere in fila sedie, collegare fili elettrici etc..
“Scusate, ho saputo che questa sera va in scena lo spettacolo Mare Azzurro, lo fate qui?”
Un paio di uomini si gira, mi guardano dalla punta dei piedi alla testa: “Si lo facciamo qui”.
“Ah bene, grazie dell’informazione a questa sera allora”, ribatto mentre mi accingo a risalire in macchina.
Una voce dal gruppo si alza e chiede: “Da dove vieni?”.
“Da Massa Finalese, ma sono originaria di Casumaro, le mie radici sono qui, in più avete ospitato anche il mio blog nel vostro sito”.
Il gruppo smette di lavorare e inizia a guardarmi con curioso interesse.
“Il sito lo cura Alex”risponde uno di loro.
E’ qui? Mi piacerebbe molto conoscerlo.
“No, oggi non c’è, è impegnato con il lavoro”.
“Peccato, avrei tanto voluto ringraziarlo di persona per l’attenzione che ha avuto per il mio blog. Mi chiamo Marisa.”
Un coetaneo mi si avvicina e dice: “Sono Mirco, ti ricordi ….alle medie…. “
Le rotelle del mio cervello iniziano a lavorare ma non esce nulla. Lui lo capisce: “Sono il fratello di Carla, tua compagna di classe! Se questa sera vieni, vedrai anche lei!”
Appena finisce la frase, la mia memoria si ristabilisce, mi rivedo tredicenne alle prime feste da ballo in casa di Carla, le domeniche trascorse al Cinema Teatro Magri e le lunghe passeggiate in bicicletta.
Il riaffiorare di quei ricordi m’intenerisce. Un ricordo in particolare mi lega a lui: la prima e forse unica volta che ho partecipato al gioco della bottiglia…
Troppo giovani per possedere un’auto e andare in discoteca, nessuna struttura in paese che potesse favorire questi approcci, le feste da ballo casalinghe erano all’epoca i primi tentativi d’incontro tra adolescenti di sesso opposto.
Chi in casa possedeva una stanza in più oltre alla cucina, organizzava gli eventi. Era sufficiente addossare l’arredamento alle pareti, un giradischi o mangianastri, un paio di bibite, finestre chiuse (il buio favoriva l’eventuale approccio amoroso) e si ballava tutto il pomeriggio.
Le pause tra una serie di danze e un'altra erano scandite dal gioco della bottiglia: ragazzi e ragazze seduti in cerchio si passavano a turno una bottiglia che posata a terra si doveva far roteare…quando si fermava e il collo puntava nella direzione di un coetaneo…..quel coetaneo doveva baciare chi aveva fatto girare l’oggetto.
Fu in una di queste feste a casa di Carla che per la prima volta in vita mia, il collo della bottiglia si fermò nella mia direzione…
Ancora emozionata dal ritrovamento di un altro frammento del mio passato, sento urlare il mio nome e scorgo una persona che mi corre incontro, si avvicina e abbracciandomi mi solleva! E’ il Gallo! Un’altra missing people della mia vita!
Mi conduce sul palco, mi parla della compagnia teatrale e di quanto si diverte a recitare!
E’ così bello ritrovare queste persone che le lancette dell’orologio corrono al punto che è mezzogiorno e sono ancora a Molino!
“Accidenti devo scappare, ma questa sera ci rivediamo! “
Ripercorrendo la strada verso casa, sono pervasa da un senso di appagamento per aver ritrovato un altro tassello della mia vita.
Ore 20,30 passo a prendere Melania e assieme ci rechiamo a Molino. Il luogo in aperta campagna e completamente al buio. L’unica fonte luminosa sono le luci che illuminano il palco. Appena entro nell’area della platea, delimitata con qualche transenna, almeno una decina di voci esclamano il mio nome. Sono sbalordita! Mai avrei pensato di ritrovare tanti amici persi di vista in una sera soltanto! Rivedo Mirco e di fianco a lui una donna. E’ Carla! L’emozione nel rivederla mi fa salire le lacrime agli occhi e probabilmente entrambe ci rivediamo tredicenni, a raccontarci le nostre prime storie d’amore , percorrendo in bicicletta le campagne e le strade limitrofe a Casumaro.
Scopro così che Mirco e Carla fanno parte della compagnia teatrale, ma anche altri amici come il Gallo, Angelo, Costanza, Giorgio e Manfredo…..insomma conosco tutti gli attori, regista e sceneggiatore compreso!
Il sipario si apre, il regista presenta la sua seconda opera. Se la prima commedia “Mare Nero” è nata per dar voce e sostegno alla lotta pacifica contro il degrado ambientale di discariche e i rifiuti pericolosi, “Mare Azzurro” celebra la vittoria di Molino Boschetti che dopo anni ha ottenuto l’assicurazione che dal 2011 nessun rifiuto deturperà l’area. Festeggia questo importante risultato con un testo che dà voce ai sogni nel cassetto, le passioni e le emozioni della giovinezza di chi cinquantenne si è perso un po’ per strada rincorrendo traguardi materiali. L’autore definisce questa ricerca “l’Isola che non c’è!”.
Ogni atto è un frammento dell’“isola che non c’è” che alberga in ognuno di noi.
Tre sono stati i quadri che più mi hanno divertito:
Il finto materialista che critica gli amici perché passano troppo tempo a “giocare” agli attori invece di lavorare.
E’ in costante conflitto con la parte razionale di sé e il desiderio di seguire un sogno, poi travolto dall’entusiasmo, finisce anche lui a recitare, riappacificando così l’emisfero razionale e quello dello spirito e continuare un’esistenza pacifica.
L’interprete è Mirco. L’ironia che mette in questo testo è esilarante!
Il musicista, seduto a meditare sul suo passato si accorge che la sua vita (come quella della maggior parte di noi) è sempre stata accompagnata dalla musica. E’ un viaggio a ritroso, scandito da brani musicali che hanno fatto parte della vita di molti.
A ben pensare ogni momento importante della vita di tutti noi è legato a un brano musicale, la nascita di un figlio, il giorno del matrimonio, il primo amore….l’attore ripercorre tutte queste tappe concludendo che se lui esiste, è grazie ad una serenata che il padre fece alla madre.
Per lui l’Isola che non c’è è la musica perché è lo strumento più diretto per celebrare l’amore. Termina con una riflessione: a ben pensare, se tutti noi siamo il frutto di una notte d’amore, noi tutti quindi siamo figli l’amore…..
L’interprete è Alfio che nella vita ha fatto della musica la sua passione e professione.
Nell’Isola che non c’è, non può mancare l’emozione del primo amore. Il cuore che batte forte quando lo vedi, il rossore che sale alle guance quando ti guarda, la trepidazione
nel ricevere la prima carezza, lo sconvolgimento e le …”farfalle nello stomaco” che procura il primo bacio, il desiderio di trascorrere ogni istante accanto all’amato, la certezza che quel sentimento così forte non l’avevi mai provato prima, che è troppo importante e che durerà tutta una vita.
A interpretare questo ruolo è Carla. Il trasporto e il carattere che dà nell’interpretare questo ruolo è emozionante.
Recitando la “sua isola che non c’è” mi ha fatto salire a bordo della macchina del tempo. Ho ritrovato nel suo personaggio i miei sogni e aspettative della giovinezza, quando ancora la vita non ha avuto modo di scalfirti..
Finito lo spettacolo, pubblico e attori festeggiano a tavola con vino, torte, salame e gnocchi fritti fino alle due di notte!
Mi dirigo alla macchina per tornare a casa con il sorriso sulle labbra. Questa sera mi sono svestita di molti dei pesi che mi porto appresso. Se pensavo di essere l’unica cinquantenne ancora alla ricerca di cosa farà da grande, behh mi devo ricredere! Sono in ottima compagnia….. Forse anche la mia ricerca è “l’Isola che non c’è”.
Tuttavia, come successe anche a Pesaro al festival della felicità, a Molino Boschetti mi sono sentita a casa, come avessi finalmente trovato “l’Isola che non c’è”.
Come dice mia madre….”la felicità dura solo dei momenti “ . Già domani dovrò fare i conti con il quotidiano, ma quella serata fatta di allegria, ricordi e soprattutto di condivisione, ancora una volta mi ha rappacificato con il genere umano e mi ha fatto ritrovare (come direbbe Battiato) il mio centro di gravità.
E bastato poco: un testo che oltre a farmi sorridere mi ha stimolato la riflessione e nel quale ho riconosciuto tanti dei miei pensieri, un gruppo di amici che mi ha accolto e dato calore….Ma a ben pensare tutto questo in realtà non è poco, forse questa è l’essenza dell’esistere, di essere persona.
E’ vero quello che dice Alfio: siamo tutti figli dell’amore. Perché tante volte ci comportiamo come se non lo fossimo?