giovedì 5 luglio 2012

NOI DELLA BASSA …CI SIAMO E ANDIAMO AVANTI!!


Una voce nella notte mi sussurra ininterrottamente: “Non aver paura, adesso passa”. Sento il letto che scuote ma i rumori sono attutiti da mani che mi chiudono le orecchie per non farmi sentire.
Mentre la terra fa una pausa, la voce mi sussurra: “Alzati, ora è passato”.
La luce elettrica non funziona, arriva un’altra scossa e la stessa voce mi dice: “Scappiamo fuori”. Le scale mentre scendo si muovono, fatico a reggermi in piedi. Mi dirigo verso l’uscita e il mio sguardo cade sul salotto: un ammasso di libri, dischi, legni e vetri spezzati!
Finalmente fuori.
La terra non smette di tremare; assieme ai miei vicini ci reggiamo alle recinzioni delle case per non cadere. Il primo pensiero corre alle persone care: ci dobbiamo ricongiungere.
 Nel giro di pochi minuti tutta la mia famiglia è riunita e soprattutto è incolume.

Saliamo in auto, ci dirigiamo verso la piazza e scopriamo che la chiesa è praticamente implosa. Questa è la prima immagine che mi fa capire la gravità di quanto accaduto.
Tuttavia la paura di quei momenti, che sicuramente rimarranno indelebili nella memoria di chi li ha vissuti, sono stati solo l’inizio dello stravolgimento di vita degli abitanti colpiti da questo evento.
 La casa che per ognuno di noi ha rappresentato il “nido” dove rifugiarsi improvvisamente fa paura. Il letto non è più l’oasi serena sul quale appoggiare le stanche membra, fare la doccia non è più un piacere ma una necessità da compiere a tempo di record.
L’unica cosa che desideri è fuggire per non sentire più quel sordo boato che anticipa la terra che trema sotto i piedi. Passate ventiquattro ore dal sisma i Paesi colpiti si trasformano in mega campeggi. Non c’è spazio verde senza una tenda, i campi sportivi ospitano i centri di accoglienza per i senza tetto, nei parcheggi sono allestite tende per le funzioni religiose. La macchina solidale del volontariato di Massa Finalese si mette subito in moto;  prepara i pasti accanto al personale della protezione civile, il medico condotto e la farmacia affiancano i volontari della Croce Rossa con turni di lavoro non stop.
A 4 giorni dalla notte del 20 Maggio, Il sindaco di Finale Emilia ci convoca ed esordisce così: “Signori, se prima eravamo un comune strutturato, ora non abbiamo più nulla. L’ospedale è inagibile, il comune pure, non abbiamo più la posta, le scuole resteranno chiuse da subito, le chiese sono crollate e anche i cimiteri sono fuori uso.”
Trascorsa una settimana fuori di casa ci facciamo coraggio e rientriamo in punta di piedi nelle nostre abitazioni, allestiamo stanze da letto ai piani terra o nei garage ma il 29 Maggio alle nove di mattina, mentre sorseggio il caffè prima di recarmi al lavoro, la terra nuovamente e impetuosamente ondeggia. L’epicentro è a Mirandola, la mia sede di lavoro. Subito il pensiero corre alle persone care e ai colleghi che si trovano lì. Le linee telefoniche non funzionano, l’unico collegamento è una radio locale – Radio Bruno – che attraverso le telefonate degli ascoltatori fa la cronaca dell’evento. Questa volta purtroppo il terremoto si è portato via anche delle vite umane. L’ansia aumenta fino a che riesco a comunicare con la portineria della mia azienda. Mi tranquillizzano dicendomi che tutti i dipendenti sono usciti incolumi. Se non fosse stato per un contrattempo anch’io quella mattina sarei stata lì. Con la mia famiglia decidiamo di allontanarci nuovamente. Ricevo attraverso Facebook alcuni indirizzi di strutture disponibili a ospitare i terremotati. E’ un elenco di Residence e alberghi di Ferrara, Bologna, Rimini, Forlì, Cesena. Non posso fare a meno di notare che di Modena non c’è nessuno. Che strano… Eppure i paesi colpiti sono della bassa Modenese; Modena Città, la parte appenninica e i confini con Bologna non sono stati colpiti dal terremoto.
Chiedo ospitalità a Bologna. L’accoglienza ricevuta mi spinge a pubblicare il seguente post sulla mia bacheca Facebook:
“In queste tristi giornate, dove ogni punto di riferimento è barcollante, un sorriso e una mano tesa, acquistano maggior significato. Sono terremotata ma sono orgogliosa di essere Emiliana e voglio esprimere pubblicamente un caloroso ringraziamento a tutti i conterranei che in questi giorni mi hanno aiutato. In primis il Residence la Casa Temporanea di Bologna che mi ha ospitato e tutte quelle persone  che in questa mia situazione "nomade" ho incontrato. E' bello sapere che la mia Emilia e soprattutto le Province di Ferrara e Bologna hanno dimostrato tanta solidarietà e aiuto concreto a chi come me in questi giorni non ha più un posto sicuro dove rifugiarsi. Grazie, grazie di cuore! Mi rattrista moltissimo scoprire invece chi si approfitta della situazione, aumentando prezzi per noleggio camper o per quegli alberghi che concedono solo nove euro di sconto....soprattutto se sono di Modena.”
Le banali azioni quotidiane come fare la spesa, si trasformano in un tour di almeno 30 Km per trovare un supermercato aperto. Esauriti i contanti nel portafoglio si vaga come rabdomanti per i Paesi limitrofi con la tessera bancomat in mano alla ricerca di uno sportello funzionante.
I centri storici di Finale Emilia, San Felice, Mirandola etc…. sono interdetti al traffico.  Stringe il cuore guardare attraverso le grate delle transenne queste piazze così deturpate e silenti.
L’orologio del campanile di Massa Finalese, mio personale punto di riferimento, da quella notte non mi dice più quanto ritardo accumulo nello svolgere le mie attività di tutti i giorni…
Mentre la sottoscritta cerca di sfuggire alle innumerevoli scosse giornaliere , i media invadono la zona. Finale Emilia, Mirandola, Cavezzo e San Felice - fino a ieri anonimi comuni della Bassa Modenese -salgono alla ribalta. Fiumi e fiumi di registrazioni invadono i canali televisivi. I geologi sparano le loro sentenze. Il patrimonio storico è crollato per la scarsa manutenzione,  le case di campagna erano vecchie, le palazzine nuove e i capannoni industriali costruiti malamente. Non mancano infine di porre l’accento sull’errore madornale di deviare il fiume Panaro commesso a Finale Emilia ormai oltre cent’anni fa!
Ascolto tutto ciò sconcertata.
Sarà anche vero, ma a quanto ammonta lo stanziamento che lo stato elargisce ai Beni Culturali per il restauro? Chi deve stabilire, sovraintendere e verificare che le palazzine e i capannoni siano costruiti a regola d’arte?
Nessuno di noi è disposto a comprare casa per se o costruire un capannone per lavorarci dentro consapevole che può crollare.
La ciliegina sulla torta la posano gli esperti che fanno passerella nelle reti televisive e con fare saccente tuonano: “l’Emilia è risaputo che è considerata zona a rischio medio alto”.
 Eppure da quando sono nata, mi sono sempre sentita ripetere: “La Bassa Pianura Padana non è il posto più bello d’Italia, ci sono le zanzare, d’inverno c’è la nebbia ma tranquilli da noi il terremoto non viene, il sottosuolo è composto di sabbie e detriti”. Evidentemente non sono stata attenta e la mia ignoranza è profonda, penso…
 La stranezza però è che intorno a me incontro tanta ma tanta gente che ha il mio stesso livello d’incompetenza.
Scopro che questa “novità” trasformata in decreto è stata resa pubblica nel 2008, che la Regione Emilia Romagna ha recepito e deliberato il 26 Luglio 2010 (dopo il terremoto dell’Aquila). Da quella data tutte le costruzioni nuove dovevano rispondere a canoni antisismici prestabiliti e gli edifici preesistenti essere migliorati e rafforzati in funzione dei nuovi criteri antisismici.
 Entro nel sito internet della Camera dei Deputati:   http://www.camera.it/561?appro=126&La+normativa+antisismica.
Mi leggo tutto l’iter legislativo da adottare e una serie di domande mi nasce spontanee: La mancata messa in sicurezza degli edifici privati per assurdo potrebbe essere imputata ai singoli cittadini ma la mancata messa in sicurezza dei locali pubblici come scuole e a ospedali, quasi tutti risalenti ai secoli scorsi, a chi va attribuita?
Imprese e privati cittadini in Emilia prima di costruire chiedono i relativi permessi, presentano i progetti alle Amministrazioni Comunali che devono assolutamente essere approvati prima dell’inizio lavori.  In Emilia -  ci vivo.. -  non  è usanza costruire capannoni o case abusivamente! Ti beccano subito e ti fanno smontare tutto oltre a multe salatissime!
Probabilmente saremo anche legislatori accorti ma in quanto ad attuatori delle leggi, facciamo acqua da tutte le parti. Come sì sul dire predichiamo bene e razzoliamo male?
E’ la solita tiritera che si riferisce alla mancanza fondi che sento da quando sono nata?
E’ più importante stanziare miliardi per le forze armate, le auto blu, l’elevato numero di parlamentari con i loro stipendi, i finanziamenti obbligatori ai partiti piuttosto che mettere in sicurezza il nostro Bel Paese, dove tutti noi (politici compresi) viviamo?
Come consuetudine arriva il momento della passerella dei politici… Tutti solidali con le popolazioni colpite, fiumi di promesse, stanziamenti fondi Statali urgenti da ricavare con l’aumento di un centesimo al litro per la benzina – non invece per esempio devolvere 1 centesimo sul prezzo della benzina attuale - .
Nel frattempo ci dicono che sono stati raccolti oltre 15 milioni di Euro per gli SMS solidali, oltre 1 milione di Euro con il Concerto “Italia loves Emilia”, donazioni arrivano dal Papa e persino il Dalai Lama, unitamente ad una serie innumerevole d’iniziative minori che sorgono spontanee su tutto il nostro territorio.
Queste attività rincuorano e rinfrancano l’animo Emiliano che non si sente solo.
Ma allora….come mai dopo oltre un mese dall’accaduto al TG vedo il sindaco di Finale Emilia denunciare di aver esaurito i fondi locali  impiegato a sostenere le spese dei campi di accoglienza e della protezione civile e di non aver ricevuto ancora nessun aiuto economico da parte dello Stato?
“I sindaci emiliani stanno pagando di tasca propria quanto serve all’emergenza, con gravi rischi per i bilanci.
Stiamo acquistando tutti i mezzi e i materiali, perché i vigili del fuoco e i volontari della Protezione civile, che sono bravissimi, non ne hanno. Compriamo dai chiodi al legno, dal ferro all’acciaio, tutto.
I soldi devono arrivare, perché si sta giocando con il futuro di una terra produttiva e importante per l’economia del nostro Paese. Dobbiamo riaprire in fretta fabbriche, aziende e negozi. Bisogna fare in fretta. L’ho detto al ministro Passera, l’ho detto a Monti. Devono fare in fretta altrimenti qui rischiamo di perdere tutto. Mi affido al buonsenso, bisogna andare oltre le burocrazie di palazzo”.
Si potrebbe pensare che il senso dell’urgenza sia un fatto soggettivo… ma quando si parla di emergenza, ho l’impressione che questo si trasformi in caso oggettivo!
 
Nel frattempo l’associazione NO GAS A RIVARA si rimobilita con una nuova raccolta firme contro lo sciagurato progetto di stoccaggio gas di ERS.
Ma come, ancora???
 La regione ha già dato parere negativo, la dimostrazione che questa è zona sismica mi pare evidente, sembrava una partita chiusa, cosa sta succedendo?
Intanto la popolazione inizia a dubitare che il terremoto non sia stato un evento accidentale ma indotto da attività di fracking – perforazioni - fatte in zona.
Gli esperti - INGV , geologi e politici locali - assicurano che nessuna di queste azioni è stata fatta. La commissione Europea ha vietato Il Fracking su suolo Europeo, L’Italia non ha ancora provveduto a recepire l’indicazione UE…- si spera lo faccia presto- Per svolgere queste attività sono necessari permessi particolari – mai concessi – . Non sono attività che possono essere svolte abusivamente perchè sono necessarie attrezzature tali da non passare inosservate.
Notizia di un paio di giorni fa: La ERS fa ricorso al TAR contro la decisione del Governo di bloccare il programma di ricerca geologica preliminare alla realizzazione dello stoccaggio gas a Rivara, in provincia di Modena.
Con un po’ di ricerche su Google scopro un decreto - il n. 32 del Ministero dell’Ambiente datato 17 Febbraio 2012 - che  autorizza la ERS a continuare le verifiche e gli accertamenti sulla fattibilità del progetto di stoccaggio con ricerche geologiche per un periodo non superiore ai 4 anni, al termine dei quali potrà essere richiesta la concessione di stoccaggio…
Concludendo la Regione dice no ma lo Stato invece autorizza…..E’ questa la democrazia?
Il terremoto ha procurato profonde ferite al territorio ma il susseguire degli eventi raccontati hanno ulteriormente ferito gli animi Emiliani – quelli che tanto contribuiscono al PIL nazionale senza per questo sentirsi dei fenomeni-.
Consapevoli che gli aiuti promessi “se” arriveranno sarà sempre troppo tardi e sicuramente saranno inferiori a quelli paventati, da subito le aziende sono diventate mega cantieri, impegnate nelle attività di ricostruzione per riaprire le fasi produttive.  I dipendenti lavorano nei containers, ai negozianti sono riservati spazi nelle piazze agibili affnchè possano riprendere le loro attività e dare un servizio al cittadino. I supermercati che hanno l’edificio inagibile montano tensostrutture. Già da metà Giugno il paesaggio è costellato da mega gru che macinano detriti, eserciti di persone - in una torrida estate dove la colonnina del mercurio arriva anche ai 40°- con caschetto in testa arrampicati sulle strutture da ristrutturare.
Tutto questo fermento, questo “rimboccare di maniche” mi rende orgogliosa di essere Emiliana. Ora lavoro dentro un container, non ho ancora recuperato tutti gli strumenti necessari ma la fantasia e la buona memoria mi aiutano a svolgere la mia attività quasi in modo normale.
Non è una condizione agevole ma sono contenta di far parte di questo esercito di persone che si rimbocca le maniche, che vuole lasciarsi alle spalle il terremoto e ricominciare.
Come in ogni situazione esiste sempre un rovescio della medaglia….
A ben guardare anche le esperienze negative portano qualcosa di positivo.
La conseguenza buona di questo disastro è il risveglio della solidarietà e la partecipazione collettiva.
Ripulendo il mio salotto, tra i detriti ho trovato cose integre che avrei potuto conservare..Non l’ho fatto. A distanza di tempo ho capito perché.
Molti di quegli oggetti anche se legati a ricordi non erano poi così importanti, erano solo cose.
Le cose importanti come il sostegno di tanti , l’affetto degli amici  e l’amore della mia famiglia questo terremoto li ha resi ancor più stabili di quanto fossero prima.
Anche se con minore intensità la terra non ha ancora smesso di borbottare, ma sapere che posso contare su di una voce che mi dice adesso passa e due mani che mi chiudono le orecchie per non farmi sentire, mi fa pensare che sono stata fortunata. Nulla è andato distrutto.
Assieme ai miei conterranei, sono sicura che a tempo debito – che arrivino fondi o che non arrivino mai – ricostruiremo le nostre case, le nostre Aziende, le nostre Piazze e Chiese.
 Così anch’io mi sento di dire: “Ho subito il terremoto, non sono terremotata!”.

mercoledì 2 maggio 2012

IL DITTATORE

In questa festa del 1° maggio 2012 caratterizzata da un tempo inclemente, curiosando tra i milioni di post pubblicati nei molteplici social network, due di questi catturano la mia attenzione.
Il primo è un epitaffio che annuncia lutto nazionale per la scomparsa del 1° Maggio spentosi serenamente dopo una lunga malattia circondato dall’affetto dei compagni più cari.  La commemorazione si svolgerà in tutti i centri commerciali.
Eh già, il lavoro è merce che scarseggia perché continuare a festeggiarlo? Tanto vale farsi un giro per i centri commerciali aperti a fare shopping. E’ un’opportunità in più che i nostri amministratori danno a chi ha ancora un’occupazione. Loro possiedono fior fiore di dottorati in economia per portare il nostro paese fuori dalla crisi.
L’idea di festeggiare il lavoro nacque nel lontano 20 luglio del 1889 al congresso della Seconda internazionale a Parigi. Antichi rivoluzionari che sognavano di organizzare a una data stabilita una manifestazione simultanea in tutti i Paesi dove i lavoratori chiedevano alle pubbliche autorità di ridurre per legge la giornata lavorativa a otto ore. L’esperimento funzionò nonostante le repressioni e i divieti di manifestare. Il 1° maggio 1898 coincise con la fase più acuta dei "moti per il pane", che investì tutta Italia ed ebbero il loro tragico epilogo a Milano. Nei primi anni del Novecento il 1° maggio si caratterizzò anche per la rivendicazione del suffragio universale e poi per la protesta contro l'impresa libica e contro la partecipazione dell'Italia alla guerra mondiale. Il 1°maggio 1919 i metallurgici e altre categorie di lavoratori poterono festeggiare il conseguimento dell'obiettivo originario della ricorrenza: le otto ore. Nel volgere di due anni però la situazione mutò radicalmente: Mussolini al potere proibì la celebrazione del 1° maggio.
Durante il fascismo la festa del lavoro fu spostata al 21 aprile, giorno del cosiddetto Natale di Roma. Così snaturata, essa non disse più niente ai lavoratori, mentre il 1°  maggio assunse una connotazione quanto mai "sovversiva", divenendo occasione per esprimere in forme diverse - dal garofano rosso all'occhiello alle scritte sui muri, dalla diffusione di volantini alle bevute in osteria - l'opposizione al regime.
A cosa serve in fondo oggi la festa del 1° Maggio?  Il lavoro scarseggia, la tassazione aumenta, i diritti acquisiti si stanno piano piano assottigliando, ma ci sono i nostri amministratori che pensano a tutto, hanno la ricetta giusta per fare stare sereni noi e le generazioni future. Sanno come tenere a bada spread, PIL, sanno gestire la spending review e probabilmente fra qualche anno questa festa sarà sostituita dalla “Pasqua dello Spread”, il grande fratello di questo nuovo millennio.
L’altro post che sensibilizza la mia attenzione è un articolo dedicato a una delle maggiori aziende Italiane, uno dei fiori all’occhiello della nostra industria, quella delle pubblicità romantiche che quando in qualsiasi parte del mondo ti trovi la vista di un suo prodotto ti fa sentire a casa: La Barilla.
 Parte dalla rete la protesta contro l’Impresa di prodotti alimentari più famosa d’Italia: la Barilla.
L’azienda, non più italiana ma americana, usa grano con tassi di micotossine altissimo, e quindi ammuffito, derivante da lunghi stoccaggi, al prezzo più basso possibile.
Ma perché accade ciò?
La storia risale al 2006 quando l’Unione Europea decise di alzare i livelli di micotossine presenti nel grano duro in modo che anche gli altri paesi, con climi più sfavorevoli, potessero produrlo. Una decisione basata su fini puramente commerciali. Oltre ad impoverire la qualità dei prodotti, infatti, la manovra rappresentò un duro colpo per i contadini del Sud Italia. Quest’ultimi, il cui grano non conteneva micotossine poiché lavorato naturalmente, furono meccanicamente esclusi dal mercato europeo.
Il discorso però era, ed è, diverso per i paesi d’oltreoceano. Per l’esportazione del prodotto in Usa e in Canada i parametri cambiano. In questo caso il grano deve avere un tasso di micotossine pari alla metà di quello accettato dalla UE per le importazioni.
In questo modo è successo che:
I prezzi internazionali del grano duro di riflesso sono crollati, circostanza favorevole per i commercianti italiani ed i monopolisti internazionali che hanno potuto acquistare il grano al prezzo più basso possibile dai contadini meridionali, messi alle strette dalle direttive europee. Questi stessi imprenditori hanno esportato poi il grano italiano migliore all’estero, lucrando sul prezzo, per poi portare da noi prodotti realizzati con il grano ammuffito, accumulatosi nei depositi, e radioattivo.
Mi appassiono all’argomento e inizio le ricerche su questa storica industria. Con piacere scovo in rete un comunicato della Barilla che risponde così agli attacchi della rete:
La pasta Barilla è del tutto conforme alla normative e prodotta con grano duro eccellente, e sicuro. Barilla non utilizza materie prime geneticamente modificate e i livelli di micotossine o contaminanti sono sempre ampiamente al di sotto dei limiti fissati dalle normative sulla Sicurezza Alimentare, a loro volta già assolutamente protettivi per la salute delle persone.
Il grano duro, infatti, è l’ingrediente principale per una pasta di qualità e al dente e per questo Barilla investe tantissime risorse sulla ricerca e la selezione di questa materia prima e ha sviluppato da tempo attività e progetti sulla filiera, dal seme alla tavola:
Per selezionate varietà di grani, in Italia, Barilla da oltre 15 anni gestisce direttamente la semina, la coltivazione, la raccolta e lo stoccaggio del grano duro. Inoltre, tutti i nostri fornitori sono accuratamente selezionati e sottoposti a continui controlli che partono dal campo e continuano al momento del ricevimento del grano al mulino, e dopo la macinazione con la certificazione delle semole in uscita.
Per quanto riguarda l’origine del grano, poiché Barilla è il maggiore produttore di pasta al mondo e il più grande utilizzatore di semola di grano duro (oltre 1,400,000 tonnellate trasformate all’anno), la produzione nazionale non sarebbe sufficiente per coprire il fabbisogno sia qualitativo che quantitativo per la produzione della nostra pasta. Considerato anche la variabilità annuale nelle rese del grano duro, è quindi necessario miscelare opportunamente diversi grani sotto forma di semola in modo da garantire elevati e costanti standard qualitativi.
Per alimentare i poli produttivi italiani, quindi Barilla utilizza semole che provengono per oltre il 70% da grani italiani. Sono circa 30.000 gli agricoltori che coltivano grano per Barilla in Italia. Per il restante 30% ci approvvigioniamo principalmente dal Nord America. I grani esteri acquistati sono attentamente selezionati con caratteristiche qualitative eccellenti e con una completa garanzia di sicurezza alimentare.
 Decido di approfondire l’argomento produzione grano duro. Scopro che il maggior produttore di questo prodotto è il sud Italia, mentre il nord - nello specifico la pianura padana -  produce grano tenero, adatto per la pasta all’uovo che probabilmente dà  origine alla differenza dei consumi tra pasta secca al Sud e pasta all'uovo al Nord. 
Come noto il nostro Paese non è autosufficiente nella produzione del grano ma è leader del grano duro assieme a Turchia e Canada.
Questo avvalora l’approvvigionamento di Barilla del 30% del fabbisogno di semole provenienti dal Nord America.
Tuttavia l’idea che Barilla, la pasta Italiana per eccellenza, abbia rinunciato al passaporto Nazionale m’indispettisce. Cerco il sito ufficiale dell’Azienda, entro nella loro struttura e con sollievo leggo che è tutt’oggi capitanata dalla quarta generazione della famiglia Barilla.
Possiede 43 siti produttivi (13 in Italia e 30 all’estero), tra cui 9 mulini gestiti direttamente, che forniscono gran parte della materia prima occorrente per le proprie produzioni di pasta e di prodotti da forno.
Le industrie per garantire maggior introiti agli azionisti o semplicemente per esportare in altri Paesi sono costrette a compromessi come fondare siti produttivi in loco.
Chi decide di investire nel nostro Paese ha questi vincoli? I vari Ministri che vanno in giro per il mondo a cercare investitori, cosa offrono e quali vincoli pongono?
Perché nelle commissioni Europee non difendono la nostra economia?
Chi c’è dietro a quelle Società che giocano con i tassi d’interesse, scherzano sull’affidabilità di un Paese tanto da mandarli a rischio di bancarotta?
E’ il mondo finanziario? Sono quegli anonimi signori che non producono nulla, se ne stanno silenziosi dietro un computer e in giornate negative bruciano miliardi ma quando comprano un’azione, deve sempre rendere il doppio?
E’ la finanza “creativa” che ha favorito l’esodo di miliardi in “paradisi fiscali”?
Che cosa fa la politica nei confronti di questo “Dittatore del secondo millennio”?
Sarebbe bello se il 1° Maggio del 2013 si manifestasse affinché i governi pongano limiti e regole a questo “Astratto Dittatore”. Chissà… forse come avvenne per le 8 ore del 1° Maggio del 1889, nel 2033 si potrà festeggiare la caduta del Grande Dittatore del XX secolo.

mercoledì 11 aprile 2012

NOI DELLA BASSA PADANA


Ho visitato un luogo che mi ha procurato le stesse emozioni che può suscitare il sottofondo musicale  usato per creare il  video che includo in questo post.

E’ scaturito il desiderio di esternare che i “Padani” non sono quelli del carroccio, non sono quelli che "l’hanno sempre duro", non sono quelli che urlano sempre e solo “Roma ladrona”, non sono quelli che finiscono sotto inchiesta per aver utilizzato soldi della comunità per far studiare i figli  in Inghilterra o per contribuire alle attività di famiglia.

I padani sono quelli che hanno studiato sui banchi di legno,  quelli che lavoravano la terra con la zappa e raccoglievano le messi con la falce, quelli che trainavano l’aratro con i buoi, gli scariolanti che bonificavano le terre muniti di vanga cariola e bicicletta, quelli che nelle sere d’inverno si andavano a scaldare nelle stalle e per avere un po’ di tepore mettevano i bracieri sotto le coperte. Quelli che morivano di fatiche a quarant’anni affinchè  le generazioni future avessero un mondo migliore.

E noi cosa facciamo oggi?

Usiamo i beni di tutti per comperare fuoriserie, appartamenti e barche. Siamo stressati perché passiamo le giornate in ufficio, ci lamentiamo anche se la sera  torniamo nelle nostre belle case riscaldate con tutti i confort, usufruiamo della chirurgia plastica con l’illusione di fermare il tempo che inesorabilmente passa e siamo perennemente e costantemente alla ricerca di qualcosa di più.

Mi domando: cosa direbbero i nostri avi  (quelli che hanno vissuto come le immagini allegate mostrano) se vedessero i padani di oggi?

Che senso darebbero alle loro fatiche e soprattutto cosa è rimasto della cultura fatta di concretezza e buon senso?

Cosa direbbero scoprendo che oggi  il buon senso è diventata una materia universitaria e non fa più parte del bagaglio culturale del singolo individuo?
Mi domando: ma cosa siamo diventati?
Si tratta di evoluzione o involuzione?

venerdì 16 marzo 2012

UN PC IN REGALO OSPITE DI CASUMARO CITY!!!


Ancora ebbre dall’esperienza di Roma, una domenica mattina di metà Gennaio, Melania e Paola mi organizzano un incontro con la biblioteca “Ardizzoni” di Casumaro. Scopo della visita: organizzare una presentazione nel paese che ha ispirato tante righe del mio blog.
L’idea prende spunto dall’esperienza di Mariella che da Roma si reca a presentare il suo lavoro a Casumaro. Perché non tentare la stessa esperienza anche con UN PC IN REGALO, insistono le amiche.
Mentre mi dirigo all’appuntamento alla guida della mia datata “Pluriel”, scetticamente rifletto sulle possibilità che l’evento si possa concretizzare…
"Chi vuoi che se lo fili il mio libro” rimugino mentre attraverso il ponte di Finale. Anche se accettassero, che interesse può suscitare la presentazione di un libro scritto da un’ex compaesana che vive a Massa?? Chissà che notizia! Se non bastasse, è parere diffuso che manifestazioni di questo tipo si trasformano in noiosi raduni riservati a pochi eletti quando l’autore è famoso, figuriamoci il richiamo che può destare il mio UN PC IN REGALO!
Arrivo al parcheggio situato davanti alla biblioteca con i miei due emisferi cerebrali che continuano a confabulare fra loro, intravedo Melania e Paola in attesa davanti alla porta dell’edificio.
La biblioteca è situata all’interno delle vecchie scuole elementari che chi come me ha frequentato quelle di Cantalupo chiamavamo le scuole della piazza, riservate all’elite del Paese… Fino all’inizio degli anni settanta, i tre comuni - Bondeno, Finale e Cento - misero a disposizione dei Casumaresi ben tre edifici scolastici e ovviamente insegnanti, alunni e genitori erano sempre in competizione tra loro. Di quei vecchi edifici è rimasto solo quello che ospita la biblioteca. Elemento positivo della dismissione di questi tre istituti è che è sorto un unico polo scolastico per l’istruzione elementare e media. Se paragono la competitività di allora rispetto alla situazione attuale dove le tre amministrazioni non garantiscono più nemmeno l’ufficio anagrafe e il servizio postale…. Che avvilimento!
Melania e Paola mi presentano alla bibliotecaria come ex compaesana e autore di un libro che parla del Paese. Si chiama Paola B. anche lei nativa del luogo. Mentre ci stringiamo la mano, ci osserviamo incuriosite con la speranza che dalle pieghe della nostra memoria escano ricordi che aiutino a riconoscerci..ma inutilmente.
“Di cosa parla il tuo libro” chiede.
“Narra l’esperienza e l’approccio al web di una cinquantenne” rispondo.
“E’ un libro che possono leggere tutti o è adatto solo ad un pubblico adulto? Agli incontri che organizzo spesso, partecipano anche bambini” replica Paola M.
Ancor prima che possa aprire bocca Melania risponde: “Tranquilla, il libro di Marisa può essere letto da tutti”.
“Bene allora diamo un’occhiata al calendario, la prima serata utile potrebbe essere il 9 Marzo. Cosa ne pensi? In quell’occasione potremmo anche organizzare un rinfresco per celebrare con un giorno di ritardo la festa delle donne. Prima di confermarti la data devo aspettare l’approvazione del Consiglio poi sarà cura della biblioteca fare le locandine e divulgarle. Solitamente l’evento è pubblicizzato attraverso il sito Internet di Casumaro, sul Resto del Carlino o la Gazzetta e su Piazza Verdi di Finale. Potesti per cortesia lasciarmi una copia del tuo libro, così preparo l’intervista che ti farò? ”
Lascio a Paola B. una copia di UN PC IN REGALO, il mio numero di  telefono e mail per gli aggiornamenti sull’evento.
A fine Gennaio la data del 9 Marzo è confermata; ricevo via mail la bozza della locandina per approvazione con la raccomandazione di iniziare a divulgare la notizia.
In alto a destra un mazzo di mimose, il titolo dell’evento: INCONTRI CON AMICHE SCRITTRICI ALLA BIBLIOTECA ARDIZZONI”.
“Che bel contesto”, penso ammirando la locandina che mi hanno preparato.
Mentre la biblioteca divulga i volantini negli esercizi pubblici limitrofi, la sottoscritta crea l’evento su Facebook e invita la lista di amici della zona.
Ahimè il formato del volantino è in PDF mentre Facebook carica solo documenti in formato JPG Inizio una noiosa ricerca per trasformare il file. Lo copio sul desktop, apro le proprietà del documento, seleziono l’opzione apri con….cerco il formato jpeg ma in elenco non c’è! Ufff… che scoramento! Se avessi il mio PC personale, saprei come fare, utilizzerei la funzione “cattura immagine” e il gioco è fatto. Purtroppo il mio PC dopo tanto navigare in rete, ha deciso di fermarsi al porto e non accede più al web. La scheda wireless ha smesso di funzionare tanto da essere dal tecnico in riparazione. Il sistema operativo del PC di casa non ha quest’opzione ma  avrà sicuramente un  percorso alterantivo…  Quale???
Dopo circa tre quarti d’ora di tentativi inutili entro nel programma ACROBAT READER e apro tutte le finestre, faccio una decina di tentativi ma nulla. Frustrata decido di abbandonare l’impresa ma mentre mi accingo a chiudere il programma, una funzione all’interno della finestra file stimola il mio interesse: salva con nome> immagini> jpeg.
Selezione la funzione con un clic…. La clessidra gira e la locandina magicamente si duplica in formato JPG! Ora la posso pubblicare sui social network! Gli amici della rete sono avvisati, ma ho anche molti amici “non naviganti” che raggiungo via mail. Apro la rubrica Outlook, seleziono una decina indirizzi e invio loro la locandina.
Soddisfatta, spegno il computer e  vado a cena.
Arriva il tanto atteso 9 Marzo. Tra gli amici naviganti conto una decina presenze, gli inviti mail sono andati ahimè deserti, nel senso che le poche risposte sono state negative, causa impegni precedenti. Faccio un ultimo tentativo: un remainder su Facebook e un SMS agli amici che non hanno risposto. Fatica inutile….il telefono non squilla!!! Mi dirigo così a Casumaro con la convinzione che saremo in 4 o 5: Melania, Paola, io, mia madre e la bibliotecaria..
Appena arrivo apprendo che anche Melania non ci sarà: si è ammalata!! Ohhh Signor che fiasco, penso mentre dispongo i dolci preparati per il rinfresco.
Mancano 5 minuti all’inizio dell’evento e saranno arrivate una decina di persone. Decidiamo di iniziare. In quel momento la porta del locale si apre e cominciano ad affluire alcune persone, poi altre, poi altre ancora e dulcis in fundo gli amici e colleghi che per farmi una sorpresa non avevano risposto ai miei inviti.
La sala si è riempita e Paola B. può iniziare l’intervista con “l’autore di UN PC IN REGALO!”
Introduce il mio lavoro come un libro particolare sia per contenuti sia per lo stile di scrittura moderno che ho adottato. “Ehh, ehh, non  male  come complimento per una cinquantenne!” penso tra me e me.
Mentre lei completa l’introduzione alla serata io, osservo il pubblico: riconosco gli amici di Molino Boschetti e distinguo, nonostante gli anni trascorsi.  molte missing people della mia vita..
Paola m’invita a spiegare per i molti “non naviganti” della sala cosa sono i social network, la fattoria Zynga e il blog. Mi chiede cosa mi ha spinto a utilizzare i social network per cercare le missing people e perché a un certo punto ho sentito il desiderio di scrivere di Casumaro e dei suoi luoghi dimenticati.
“Le missing people sono state lo spunto che ho utilizzato per concepire una storia, cosa diversa per i luoghi… Attraverso la rete sono loro che hanno cercato me”, rispondo. Scoprire in un social network la pagina di Casumaro City è stata una rivelazione, la chiave di svolta che ha ricongiunto il mio passato al presente.
A questo punto l’intervista s’interrompe e una voce narrante inizia a leggere i brani dedicati a Casumaro City e al cinema teatro Magri.
Io sono veramente commossa ma ho la sensazione che il trasporto che ho usato in quelle righe arrivi al mio pubblico. Li vedo sorridere nostalgici, rapiti dai racconti e li sento sussurrare: “Sì, si… è proprio vero era proprio così”. Dovessi descrivere il mio stato emozionale, direi “questo è un attimo di appagamento totale, virtualmente stringo la mano a me stessa! Marisa, questa volta missione compiuta!”
Paola B. rileva che UN PC IN REGALO non è solo scoperta della tecnologia, ritrovamento di persone e luoghi lasciati ma anche la consapevolezza dell’utilizzo di questo mezzo come strumento d’informazione. Parliamo di “Io sto con Emergency”, delle battaglie di Molino Boschetti e di Rivara No Gas.  Tutte realtà da me conosciute attraverso le opinioni preconfezionate dei media ufficiali.   L’opportunità o la voglia di maturare un punto di vista personale l’ho trovata nel web e sempre attraverso questo mezzo ho scoperto il significato delle informazioni occultate e manipolate.
Paola finisce l’intervista con una domanda: “Vista la tua passione per la rete pensi possa essere uno strumento per tutti, anche per bambini?”
Rifletto un attimo e rispondo: “La rete può essere utilizzata da tutti ma i bambini o ragazzini, come nelle strade del mondo devono viaggiare accompagnati. L’utilizzo indiscriminato è per un pubblico maturo. La maturità non è legata a un fatto anagrafico è una qualità di ogni singolo individuo.”
L’intervista è finita. Il pubblico si alza, mentre si avvicina al buffet, prende una copia del libro, mi raggiunge e mi chiede una dedica. In quella serata firmo una ventina di copie. L’ultima è in dono alla biblioteca che mi ha ospitato! In questa serata UN PC IN REGALO mi dona volti da aggiungere alla mia collezione di “missing people ritrovate”, mi offre la possibilità di poterle abbracciare, condividere le emozioni e anche provarne di nuove come quella di lasciare una copia del mio manoscritto sullo scaffale della biblioteca pubblica del mio Paese!
Tornando a casa con il sorriso stampato sul volto, mi ritorna alla mente il commento di Sara alla mia critica sullo stile di vita descritto nel post “Mi domando cosa sia successo”:
“Le semplici chat possono essere molto significative nella vita di una persona, molte di queste si sono trasformate in amicizie o in cose ancora più grosse come delle storie d'amore. Il mondo di oggi da altri stili di vita o meglio altre alternative alla monotonia che soffocava l'era di ieri”
Non rinnego la chat, non rinnego i social network, non rinnego sms o mail ma sono  solo  strumenti  che la tecnologia ha messo a disposizione dell’uomo per connettersi con i suoi simili in modo veloce e istantaneo.
Storia ed etimologia insegna che l’essere umano è un animale socievole che vive in branco. Le Società sono state create per rispettare questa natura. Se la serata fosse stata organizzata via web, non avrei sentito la commozione dei miei ospiti, non avrei potuto abbracciare le “missing people” presenti, non avrei potuto scrivere dediche personalizzate a tutti quelli che me lo hanno chiesto, non avrei potuto posare con le mie mani una copia del libro autografata sugli scaffali della Biblioteca.
Credo che Il mondo di oggi dia molti strumenti che aiutano ad allargare orizzonti ma non offre  alternative alla monotonia. La monotonia è uno stato interiore di chi ha attitudine alla solitudine, di chi non regge il confronto con gli altri, che si chiude in casa dietro il PC in attesa che la chat s’illumini, che controlla ogni 5 minuti se ha ricevuto messaggi sul cellulare, senza mai esporsi completamente o semplicemente mettersi al servizio degli altri.

domenica 15 gennaio 2012

MI DOMANDO COSA SIA SUCCESSO

La gente la sera non esce più da casa, scrive mio “cognato” ENRIVA.
Solo il venerdì e il sabato sera strade e locali si popolano di gente.  Ragazzi e ragazze che vogliono fare tutto in una sera. Incontrarsi, giocare, amarsi, ballare e sballare.
Riprendersi la vita in un condensato da diluire in due nottate. La domenica mattina strade e piazze popolate solo da pensionati in giro con il cane,  il resto della settimana locali semideserti, la gente, chiusa nelle loro case a giocare con il gatto, chattare nei social network o guardare film a noleggio…
In queste serate, racconta ENRIVA, anche percorrendo centinaia di chilometri, s’incroceranno una decina di auto.

E’ tutto riconducibile alla crisi economica che stiamo vivendo?

Eppure, se abbiamo i cinque Euro per noleggiare un film oppure pagarci il canone per l’attivazione internet, gli stessi potremmo spenderli per un drink in compagnia di un amico per la benzina e recarci in una piazza limitrofa a incontrare gente, oppure popolare una sala cinematografica….

Le considerazioni del mio amico mi portano a confrontare le mie esperienze di ragazza e la mia “macchina del tempo” si mette in moto.

Mi rivedo ragazza con massimo 500/1.000 lire in tasca (circa 25/50 centesimi di Euro) nei giorni festivi e non più di 300 lire in quelli feriali.
Gli amici con l’auto erano pochi.
Nonostante ciò, la voglia di trovarci, ridere, giocare, scherzare e amare era tanta.
Non si chattava con FB, non s’inviavano SMS, non si noleggiavano film da guardare a casa, non esisteva SKY, solo la RAI con 2 canali – il terzo è arrivato dopo -.
Eppure non ci sentivamo isolati, anzi!
Se volevo incontrare un amico, semplicemente prendevo la bici e andavo a trovarlo.  Avevo voglia di incontrare gente? Inforcavo la bici e andavo al Bar Barba.
Non era necessario darsi appuntamento. Qualcuno dei tuoi amici lo trovavi sempre, al massimo aspettavi un po’.
Con 100 lire nel juke box sceglievi 3 brani della tua musica preferita, stessa cosa facevano gli altri avventori, così passavamo pomeriggi interi in compagnia a ridere, discutere e giocare. La fantasia non mancava, non c’era bisogno di sballare con alcool o pasticche  per passare dei bei momenti…probabilmente eravamo naturalmente…sballati.
D’estate poi, c’erano i giardini di Finale Emilia. Anche qui nessuno  fissava appuntamento.  Questo comune, denominato cittadina rock ai tempi della trasmissione bandiera gialla, pullulava di amanti della musica che sorretti dall’entusiasmo non perdevano occasione per  organizzare concerti  per il solo ed esclusivo piacere di esibirsi, divertirsi facendo divertire.

Anch’io purtroppo negli anni ho cambiato le mie abitudini. Entrata nel girone lavoro/casa ho smesso di frequentare le piazze e i locali.  Ho sprecato quel poco di tempo libero curiosando tra FB e Google, a vegetare davanti a SKY alla ricerca di un film non ancora visto fino a domenica scorsa, quando Melania e Paola mi chiamano per dirmi di aver organizzato un incontro con la biblioteca per presentare UN PC IN REGALO a Casumaro.
Finito il colloquio con la bibliotecaria, ci concediamo un aperitivo in un bar di fronte. Abituata ai locali mordi e fuggi, tipo stazione ferroviaria dove se sosti più di tre minuti il barista ti fa fretta perché c’è coda, questo locale mi stupisce. All’ingresso il solito bancone con alcuni tavoli davanti. Di fianco una saletta. Il bar è pieno di uomini, donne, ragazzi e ragazze.
Assieme a Melania e Paola ci sediamo, sorseggiamo il nostro aperitivo e ci raccontiamo le ultime novità della settima. Nel frattempo entrano ed escono persone conosciute, saluti, scambi d’idee e voglia di parlare.

Ho l’impressione di essere tornata indietro nel tempo, quando dicevo a mia madre che andavo a Messa e invece passavo la mattina al bar Barba! Esterno alle mie amiche questo pensiero. Loro sorridono e condividono l’attimo di nostalgia, ci guardiamo negli occhi e quasi all’unisono pensiamo: perché non ripetere l’esperienza e farla di nuovo diventare un’abitudine?

Promessa mantenuta! Anche questa domenica, aperitivo in compagnia. Le due orette passate assieme ci alleggeriscono la settimana trascorsa. Potrà sembrare una banalità ma trovo più bello fare una passeggiata per Finale, guardare le vetrine, incontrare facce conosciute, scambiare due parole con un passante invece di sedermi sul divano accendere FB e vedere chi è in linea.

Sono atteggiamenti semplici e ordinari, perché gli ho dimenticati e cancellati dalle mie abitudini?

Cosa mi è successo?

Uscita dalla mia “macchina del tempo” mi collego a FinaleNews24 – il quotidiano locale web - .  Un articolo cattura la mia attenzione:

La reazione dei 'bar' all'interrogazione di Poletti

Disagi e disturbo a cittadini  provocato da alcuni locali pubblici finalesi. E' su questo ordine del giorno che il Consiglio comunale diverrà ancora una volta teatro di scontro politico.L'ordine del giorno presentato dai consiglieri di opposizione Maurizio Poletti "Lo Scariolante" e Maurizio Boetti "Lega Nord" mira a tutelare i "cittadini residenti nelle aree limitrofe" a proposito delle "numerose manifestazioni con impatto sonoro elevato.

Sinceramente pensavo che compito di un consiglio comunale fosse portare all’ordine del giorno problematiche di spessore diverso, tipo opportunità di lavoro, servizi ai cittadini, potenziamenti alle infrastrutture e non avesse né il tempo e tantomeno l’intento di occuparsi delle manifestazioni “a impatto sonoro” organizzate da un paio di locali finalesi.

Se vivessi altrove, penserei che Finale Emilia sia il Paese dei balocchi, dove tutto va bene e dove nulla manca, se il Consiglio impiega il suo tempo per simili iniziative.

Ma cosa è successo in questi anni? Non ci piace più divertirci?

Non ci piacciono più la musica, la compagnia e il condividere?

Siamo davvero così felici di starcene seduti sul nostro bel divano a guardare film in cassetta e chattare con gli amici virtuali?

E’ l’impatto sonoro di musica suonata dal vivo a renderci così intolleranti, oppure è lo stile di vita che ci siamo scelti a forza di guardare i modelli che i media ci propongono?

Poletti, se ti chiamavano “Scariolante” sei un figlio della nostra terra, perché invece di appoggiare le iniziative locali che portano al condividere le vuoi smorzare?