mercoledì 11 aprile 2012

NOI DELLA BASSA PADANA


Ho visitato un luogo che mi ha procurato le stesse emozioni che può suscitare il sottofondo musicale  usato per creare il  video che includo in questo post.

E’ scaturito il desiderio di esternare che i “Padani” non sono quelli del carroccio, non sono quelli che "l’hanno sempre duro", non sono quelli che urlano sempre e solo “Roma ladrona”, non sono quelli che finiscono sotto inchiesta per aver utilizzato soldi della comunità per far studiare i figli  in Inghilterra o per contribuire alle attività di famiglia.

I padani sono quelli che hanno studiato sui banchi di legno,  quelli che lavoravano la terra con la zappa e raccoglievano le messi con la falce, quelli che trainavano l’aratro con i buoi, gli scariolanti che bonificavano le terre muniti di vanga cariola e bicicletta, quelli che nelle sere d’inverno si andavano a scaldare nelle stalle e per avere un po’ di tepore mettevano i bracieri sotto le coperte. Quelli che morivano di fatiche a quarant’anni affinchè  le generazioni future avessero un mondo migliore.

E noi cosa facciamo oggi?

Usiamo i beni di tutti per comperare fuoriserie, appartamenti e barche. Siamo stressati perché passiamo le giornate in ufficio, ci lamentiamo anche se la sera  torniamo nelle nostre belle case riscaldate con tutti i confort, usufruiamo della chirurgia plastica con l’illusione di fermare il tempo che inesorabilmente passa e siamo perennemente e costantemente alla ricerca di qualcosa di più.

Mi domando: cosa direbbero i nostri avi  (quelli che hanno vissuto come le immagini allegate mostrano) se vedessero i padani di oggi?

Che senso darebbero alle loro fatiche e soprattutto cosa è rimasto della cultura fatta di concretezza e buon senso?

Cosa direbbero scoprendo che oggi  il buon senso è diventata una materia universitaria e non fa più parte del bagaglio culturale del singolo individuo?
Mi domando: ma cosa siamo diventati?
Si tratta di evoluzione o involuzione?