Ho visitato un luogo che mi ha
procurato le stesse emozioni che può suscitare il sottofondo musicale usato
per creare il video che includo in
questo post.
E’ scaturito il desiderio di
esternare che i “Padani” non sono quelli del carroccio, non sono quelli che "l’hanno
sempre duro", non sono quelli che urlano sempre e solo “Roma ladrona”, non sono
quelli che finiscono sotto inchiesta per aver utilizzato soldi della comunità
per far studiare i figli in Inghilterra
o per contribuire alle attività di famiglia.
I padani sono quelli che hanno
studiato sui banchi di legno, quelli che
lavoravano la terra con la zappa e raccoglievano le messi con la falce, quelli
che trainavano l’aratro con i buoi, gli scariolanti che bonificavano le terre
muniti di vanga cariola e bicicletta, quelli che nelle sere d’inverno si
andavano a scaldare nelle stalle e per avere un po’ di tepore mettevano i bracieri
sotto le coperte. Quelli che morivano di fatiche a quarant’anni affinchè le generazioni future avessero un mondo
migliore.
E noi cosa facciamo oggi?
Usiamo i beni di tutti per
comperare fuoriserie, appartamenti e barche. Siamo stressati perché passiamo le
giornate in ufficio, ci lamentiamo anche se la sera torniamo nelle nostre belle case riscaldate
con tutti i confort, usufruiamo della chirurgia plastica con l’illusione di
fermare il tempo che inesorabilmente passa e siamo perennemente e costantemente
alla ricerca di qualcosa di più.
Mi domando: cosa direbbero i
nostri avi (quelli che hanno vissuto
come le immagini allegate mostrano) se vedessero i padani di oggi?
Che senso darebbero alle loro
fatiche e soprattutto cosa è rimasto della cultura fatta di concretezza e buon
senso?
Cosa direbbero scoprendo che
oggi il buon senso è diventata una
materia universitaria e non fa più parte del bagaglio culturale del singolo
individuo?
Mi domando: ma cosa siamo diventati?Si tratta di evoluzione o involuzione?