giovedì 29 dicembre 2011

UN PC IN REGALO A ROMA (Esperienze di una blogger nei panni di autore per una sera)


16 Dicembre 2011. Sono ormai passati due anni da quel mattino di Gennaio dove, a passeggio con Niki e Bolton, la rivelazione che la scrittura potesse diventare il mio personale strumento di espressione, mi colse al punto da iniziare una storia che raccontasse le avventure e gli effetti del social network su una cinquantenne.
Ora mi trovo con un trolley in mano, Loris con il motore della macchina acceso che mi aspetta. Ci recheremo alla stazione per prendere il treno diretto a Roma. Scopo del viaggio:  presentare quello che da un blog, nato per gioco, è diventato un libro.

Smorzo la tensione, l’agitazione e l’eccitazione ripetendo, come un mantra, che è solo un gioco ma ora che il 16 Dicembre è arrivato, fatico a tenere sotto controllo le emozioni.
Fortunatamente non sono sola in quest’avventura.

Mi accompagnano mio marito, mia figlia -i perni sui quali ruoto - e le mie più care amiche!

Arriviamo in una Bologna caotica, imbottigliata dal traffico per colpa dello sciopero dei mezzi pubblici. Loris ci scarica alla stazione un quarto d’ora prima della partenza e va alla ricerca del parcheggio. Ha solo dieci minuti per trovare un posto e arrivare ai binari.

Se perdesse il treno, penso, mentre osservo con ossessione l’orologio del binario, proverei una cocente delusione.

“E’ in arrivo sul binario 8 il treno frecciargento 9415 diretto a Roma Termini. Si prega di allontanarsi dalla linea gialla”, annuncia lo speaker della stazione, mentre di Loris.... nessuna traccia.

Nooo, accidenti perde il treno e magari è costretto a venire in auto….
All’orizzonte intravedo il muso a punta della locomotiva….Loris non è riuscito a trovare un parcheggio…..
Mentre desolata cerco di non abbattermi, da uno dei sottopassi lo vedo sbucare di corsa. Meno male!
Faremo tutti quanti il viaggio assieme e la tensione comincia ad allentare. Nonostante scioperi, traffico e parcheggi pieni siamo riusciti a partire tutti quanti insieme!

Arrivati a Roma prima tappa depositare le valigie in Hotel poi, passeggiata verso il centro e pranzo. L’atmosfera vacanziera riesce a stemperare l’emozione per la prova che mi aspetta nella serata. Tra uno spaghetto, un pasticcino e una risata arrivano le 4 del pomeriggio. Il mio telefono squilla: “Ciao Marisa, sono Chirstian Floris, potresti essere in libreria per le 5 così ci accordiamo per l’intervista?”.
Certo, rispondo. “Sono a un paio di chilometri dal negozio, prendo un taxi e arrivo”.
Mai profezia fu più azzardata.
Se il traffico Bolognese era caotico, quello Romano era addirittura compulsivo.

Durante il tragitto Christian mi chiama due volte per sapere dove sono….Arrivo così all’appuntamento con venti minuti di ritardo e per prendere accordi sulla presentazione ho solo cinque minuti. Floris è un professionista, conduce una rubrica letteraria, io non ho mai fatto un’intervista in vita mia;  glielo confesso con malcelata apprensione.

Non preoccuparti Marisa, mi dice. L’intervista è solo una chiacchierata sul tuo libro. Lo hai scritto tu, quindi l’argomento lo conosci. Dimmi solo quale brano preferisci che sia letto in questa presentazione. Solitamente l’autore sceglie un frammento rappresentativo dell’opera.

Su questo non ho dubbi, “Nasce il blog a spasso con Niki e Bolton”.

L’evento ospita 4 autori e nella loro scaletta io sono la seconda, quindi dalle 18 alle 18,30.
“Christian, ho degli amici imbottigliati nel traffico all’altro capo della Capitale che stanno venendo qua, per cortesia potresti spostare la presentazione di UN PC IN REGALO per ultimo?”
“Non c’è problema” risponde, mentre ci accomodiamo nella saletta apposita.

Entro in un piccolo auditorium con in fondo due poltrone: quelle dove si accomodano Christian e l’autore.

Mi siedo vicino al mio gruppo di sostenitori e assisto alla prefazione del primo libro. L’autore è una poetessa, alla seconda pubblicazione.  E’ una signora che dice di essere cresciuta a pane e poesia, molto forbita, sicura di sé e con modi teatrali.
Al seguito ha due attori che recitano le sue poesie!
Sono un tantino spaventata….mi avvicino all’orecchio di Loris e gli sussurro il mio disagio: “Qui il target mi sembra troppo alto, non credo che sarò all’altezza per affrontare questa esperienza”.

Poi a fine presentazione, succede qualcosa che smonta il personaggio della poetessa come una maionese impazzita.

Mentre Christian presenta il secondo libro della serata, la gentil donna e il suo seguito si alzano chiassosi dalla sala, escono senza degnare nessuno della loro attenzione.

Con questo gesto, lascia di stucco il presentatore e gli spettatori, ma fortunatamente la mia autostima si riposiziona a livelli normali. Mi consolo pensando che è molto meglio essere cresciute come la sottoscritta a pane e lumache invece di pane e poesie …

Intanto, nel trambusto, una ragazza mi avvicina. Ciao Marisa, sono Mirella, La Mirella che ti ha contattato attraverso Facebook dopo che Melania mi ha parlato di te e del tuo libro.
Mirella che piacere vederti qui!  Ti sono grata di essere venuta questa sera.
“Non potevo mancare quest’occasione per due motivi: conoscerci e condividere da scrittrice questa serata!”

Che bella emozione.  

Mirella, Casumarese di nascita come la sottoscritta ma residente a Roma, i primi di Dicembre ha presentato il suo primo libro a Casumaro, io invece seguo il percorso contrario; parto dalla Bassa Modenese per andare a presentare un libro a Roma che racchiude parecchi ricordi Casumaresi!

L’artefice di questa nuova amicizia chi è? Melania!

Non posso fare a meno di sorprendermi di quanto possa essere a volte bizzarra la casualità degli eventi, alcuni percorsi sembrano addirittura definiti da una sceneggiatura già scritta.

Nel frattempo, gli altri autori terminano le loro interviste e Christian annuncia il mio “UN PC IN REGALO”.

Mi metto sulla poltrona di fronte al pubblico. I miei amici di Roma non sono ancora arrivati…..

Inizio così il dialogo con il mio intervistatore.  Mi presenta, enfatizza la mia passione per il web e le scoperte fatte in un anno di viaggio.  Legge il brano “Nasce il blog a passeggio con Niki e Bolton”. Declama le prime righe con professionalità, ma senza troppo trasporto, poi improvvisamente con piacere colgo che ciò che sta leggendo lo incurioscisce.

Questo mi consente di liberarmi della tensione e timidezza, permettendomi così di condurre la mia chiacchierata con serena soddisfazione. 

Sono alle battute finali, giro lo sguardo verso il pubblico e noto una piccola folla che sta entrando. Sono i miei amici!

 Nonostante la mancanza di classe della poetessa, l’auditorium, grazie alle persone che mi hanno seguito, si è riempito!

Accidenti ma quanti sono! Pensavo fossero 4 o 5 invece sono oltre una decina. Scorgo anche un altro amico che non mi aveva annunciato la sua presenza!

..Cerco di non distrarmi, sollecitata da Christian finisco l’intervista, lasciando a lui lo spazio per i saluti.

Mi alzo e mi dirigo verso la mia famiglia: Loris mi sorride con il pollice alzato e mia figlia mi abbraccia con un’intensità nuova.
D’accordo, la soddisfazione è già tanta, ma quell’abbraccio e quel pollice alzato penso non li dimenticherò mai!

Nel frattempo, baci e abbracci con tutti gli atri!

I ragazzi di Roma hanno organizzato la serata: tutti a cena in trattoria da Ettore!
La festeggiata a capotavola, in attesa delle prime portate, è invitata a firmare le dediche di 18 copie di “UN PC IN REGALO”!

Se in quella fredda mattina di Gennaio di ormai due anni fa qualcuno mi avesse predetto una serata come questa gli avrei dato del visionario!

Christian mi ha chiesto quali sono state le mie impressioni su questo percorso.
Nell’intervista ho dichiarato che questo viaggio nel web riallacciando rapporti con le “missing people” della mia vita mi ha consentito di ricucire una parte di me. Mi ha aperto nuove finestre sul mondo, è stato lo strumento per approfondire temi di attualità, crearmi opinioni personali, soddisfare non solo il piacere della scrittura ma soprattutto quello di sapermi letta dai tanti naviganti della rete.

Se me lo avesse chiesto il giorno dopo, avrei aggiunto:
“UN PC IN REGALO” è l’anello di congiunzione dei tanti lati di una personalità, la mia.  Grazie a questo libricino a un unico tavolo stavano seduti la mia infanzia, la giovinezza, la professione e la famiglia con un'unica relazione in comune: festeggiare l’evento di una persona cara!!

Quella sera l’autore ha conquistato un riconoscimento che nessuna classifica o premio bancarella potrà mai dare: l’amore di un abbraccio forte di un figlio, l’orgoglio di un marito con il pollice alto, l’affetto e la stima dei tanti amici di una vita.

giovedì 15 dicembre 2011

QUANDO IL WEB NON CE LA FA (IN VIAGGIO PER LA CAPITALE)

21 Novembre: il telefono intelligente attiva la suoneria di Vasco “eh già..sono ancora qua”.
Io, intenta a inserire dati dentro ad un noiosissimo programma aziendale, guardo svogliatamente il display. Numero anonimo. Chi sarà mai, mi chiedo?
“Buongiorno Signora, sono Silvia del gruppo Albatros, volevo fissare assieme a lei le date per la presentazione ufficiale e le interviste televisive per la promozione del suo libro. Per la presenza in libreria, potrà scegliere tra le città di Milano o Roma, per le interviste invece deve venire a Roma. Se preferisce La Capitale ed è disponibile il 16, si potrebbe fare la presentazione a Roma poi il 19 potremmo registrare le interviste. Se invece preferisce Milano, la presentazione in libreria slitterà a dopo il 19 Gennaio.”
Mentre Silvia mi parla, il cuore accelera i battiti e la pressione sale! Mamma mia che emozione!
Cerco di contenermi mentre mentalmente valuto quale può essere per me la destinazione più conveniente.
Sia a Milano, sia a Roma conosco persone che potrei coinvolgere nell’evento. Milano è più vicina e sicuramente più facilmente raggiungibile dagli amici locali, ma è dopo il Natale, poi a Roma devo comunque andare per le registrazioni televisive…
Così decido: un “PC IN REGALO” sarà ufficialmente presentato nella Capitale.
Nel pomeriggio Silvia m’invia via e-mail le conferme scritte degli eventi con le istruzioni.
La noia di colpo è passata. Sono elettrizzata; devo condividere queste notizie con le persone care e chi mi ha sostenuto in quest’ avventura.
Un bel sms multiplo alla mia famiglia, a Melania, Carla, Paola, Nadia le mie fan di sempre.
La campana bonzo -la suoneria del telefono impostata per i messaggi- suona quasi ininterrottamente, tanto da farmi decidere di mettere in silenzioso il telefono per non sentirmi in imbarazzo con i colleghi.
A sera dieci persone vogliono condividere con me questa festa, così propongo loro di farci un bel week end a Roma e di partire in treno. Da webber esperta quale ormai mi ritengo, la sera apro il PC e mi collego al sito TRENITALIA.
Inizio la ricerca dei treni, eseguo le prenotazioni per la mia famiglia, Melania e Paola, seguendo tutte le istruzioni fino al pagamento. Compilo i campi riservati alla carta di credito, clicco invio, confidente di vedere un bel pop up che mi dice “operazione riuscita, tra pochi istanti riceverà la prenotazione ticketless nella sua casella di posta”.
Invece, Il pop up che si apre m’informa che Trenitalia a tutela della mia carta di credito ha implementato un sistema di sicurezza cui tutte le carte di credito hanno aderito. Per avere questo sistema di sicurezza devo accedere al sito “Verified by Visa” e posso farlo anche mentre sto terminando la prenotazione. D’accordo, penso mentre accedo a questa nuova pagina.
Inizio una nuova iscrizione, compilo tutti dati richiesti…spingo il tasto invio…la clessidra ruota…ma niente, la mia transazione è rifiutata. Devo riverificare i dati inseriti. Avrò commesso errori?
Riprovo!
Arrivo in fondo ancora una volta, l’iscrizione della mia carta a “Verified by Visa” non è accettata. Spazientita, comincio a leggere con attenzione tutte le clausole. Scopro così che gli acquisti on line fatti su Trenitalia sono dotati di un sistema di sicurezza fornito dal gruppo Unicredit, che, oltre a garantire i pagamenti dei suoi clienti garantisce anche quelli fatti con carte del circuito Visa, MasterCard, American Express e Diners, fatta eccezione per quei casi in cui la tua Banca non abbia aderito a queste transazioni.
In tal caso è necessario recarsi in Banca e chiederne l’abilitazione.
Scopro così che il mio Istituto Campagnolo non ha aderito a questa iniziativa e, spazientita chiudo il PC. Trovo frustrante che una navigante come me sia costretta ad andare in agenzia a comprare i biglietti per il treno, ma se voglio andare a Roma non ho alternative, così la sera successiva di malavoglia mi reco da un tour operator.
Fatti i biglietti, è il momento del pagamento. L’ufficio viaggi al quale mi sono rivolta, non accetta carte di credito. Solo contanti o bancomat. Bancomat, rispondo.
L’impiegata digita l’importo, attesa..operazione non riuscita. Proviamo tre volte, niente da fare. Forse l’importo è troppo alto? Lo dividiamo in due. Il primo pagamento viene accetto, il secondo no. Dividiamo ancora in due il saldo. La prima transazione passa, la seconda no. Sono esasperata!
Esco dall’ufficio in cerca di un Bancomat. Lo trovo, grazie al cielo mi rilascia il contante. Se penso a tutti i viaggi prenotati su Internet da Loris ... Miami, Parigi, Amsterdam, piuttosto che Dubai, io con la mia Banca Campagnola non riesco a prenotare 5 biglietti ferroviari on line e nemmeno a pagarli con un'unica transazione attraverso il bancomat!
Eh già ha ragione Carla quando mi dice, cambia banca!
Questo è la goccia che fa straripare il vaso!
Se la mia banca non cambia, è la sottoscritta che lo deve fare, così tempo una settimana ed ho una nuova banca, un nuovo conto e carte e soprattutto la possibilità di fare tutte le transazioni on line; opportunità sino ad ora negate dal vecchio Istituto stile Mary Poppins.
6 Dicembre: il telefono dell’ufficio squilla. E’ la mia collega Teresa. “Marisa, hai sentito la radio?”
“No Terry, sono in ufficio…”
“Il 16 è sciopero dei trasporti, treni compresi”.
“Stai scherzando” l’apostrofo con tono stridulo?
“Purtroppo no, collegati a Internet e vai a vedere.”
Se le imprecazioni servissero a cancellare il problema, quelle che ho pensato in quel momento, non solo avrebbero annullato lo sciopero ma avrebbero addirittura cancellato la parola “sciopero” dal dizionario.
La delusione provata non era tanto riferita al timore di non riuscire ad andare a Roma. Io sarei comunque andata con la mia famiglia. Il dispiacere era dover rinunciare al viaggio con le mie amiche e condividere con loro l’evento.
Trascorro così 5 giorni di passione perennemente collegata a Trenitalia nella speranza di vedere annullato lo sciopero o perlomeno la pubblicazione dell’elenco delle corse garantite.
Niente da fare.
14 Dicembre: due giorni prima della partenza prendo contatto l’Agenzia Viaggi per sapere se loro hanno novità. L’impiegata si collega al sito e m’informa che Trenitalia ha in quel momento pubblicato l’elenco delle corse garantite.
Il mio treno è stato cancellato, ne parte un altro mezz’ora dopo.
Non riesco a trattenere il sollievo. Propongo di inviare via mail la prenotazione precedente per fare la variazione. Niente da fare! Devo andare in agenzia di persona!
Che barba! Contemporaneamente sconfortata e sollevata infilo la giacca, avverto le colleghe che devo uscire per mezz’ora, mi fiondo in Agenzia. Fortunatamente riesco a fare le variazioni ai biglietti, mando un sms alla mia amica Nadia con le nuove prenotazioni affinché anche lei possa prendere stesso treno e carrozza. Dopo un’oretta mi conferma di aver fatto tutto. Faremo il viaggio assieme!
Ora manca il mezzo per arrivare a Bologna. Fiorenzo,  marito di Paola si offre volontario per accompagnare i Calumarsi. Loris ed io accompagneremo i Massesi. Posso andare a dormire serena!
15 Dicembre: vigilia della presentazione di UN PC IN REGALO.
Se credevo di trascorrere una notte serena, mai speranza fu più vana. Non so se per stanchezza, tensione ed euforia ma non ho chiuso occhio, così in questa vigilia, dove vorrei vedermi rilassata, mi ritrovo alle nove di mattina con un malessere diffuso e due occhi gonfi per mancato sonno.
Mi guardo allo specchio sconsolata e penso: “Se anche questa notte non dormo, domani arriverò a presentare il PC IN REGALO piegata in due!”
Ahimè, oggi ho un sacco di cose da fare! Anticipare il lavoro per i giorni che sarò assente, uscire prima per andare dal parrucchiere, preparare le valige e chiamare i compagni di viaggio per gli ultimi accordi. Il tragitto casa/ufficio è dedicato alle telefonate agli amici che mi seguiranno domani.
Entro in ufficio, il telefono aziendale già squilla. Sarà così per tutta la mattina. Tra chi mi manda gli in bocca al lupo per domani e chi mi pone questioni di lavoro, ricevo trenta chiamate. Sacrifico la pausa pranzo per mandare avanti il lavoro ….Non ne posso più ….non vedo l’ora che arrivi sera o perlomeno le 16,30, ora in cui andrò dal parrucchiere a farmi fare un po’ di coccole, in attesa di domani!

martedì 29 novembre 2011

GRILLO TRIBUTE (message in a Bottle)

Telefoni, mail, Ipad questa volta non mi serviranno per parlare al mio amico. L’unico strumento che mi resta per “fare due chiacchiere” con lui è il cuore. Non so se è un atteggiamento di molti, o, solo una mia debolezza, ma nei momenti di distacco trovo conforto pensando che i personaggi narrati nelle leggende esistono, semplicemente noi non li vediamo perché appartengono a un'altra dimensione.
Oggi è uno di quei momenti. Ho desiderio di parlare al mio amico, di fargli un dono che lo possa accompagnare lungo il suo nuovo viaggio.

I tasti del PC saranno la penna, il video la carta, il web la bottiglia, dove racchiudere il dono affinché, lui lassù nell’universo, possa raccoglierlo.

“Amico,

Nella bottiglia vorrei racchiudere le tante serate passate in tua compagnia, quando timidamente entravi in casa mia, ti sedevi a tavola per due chiacchiere, prima di sparire con il tuo amico e andare a “fare due note”.

Vorrei inserire anche una delle tue grappe preferite, quelle che ti aiutavano a espellere le delusioni e a riconoscere i traguardi.

Porterò con me quei confronti introspettivi sui molti ideali che ci hanno a volte portato fuori strada. Ricordare di quando eravamo convinti che bastasse l’innocenza per allontanare le insidie della vita..

Riconoscere che come tanti Pinocchio, appena usciti dalla casa del babbo con l’abbecedario sottobraccio, ci siamo imbattuti nel Gran Teatro dei Burattini, ci siamo uniti alla banda, abbiamo incrociato i mangiafuoco, siamo anche riusciti ad ottenere delle monete d’oro che poi abbiamo sprecato seguendo i tanti gatti e volpi che solcano il nostro cammino…

La curiosità spesso ci ha condotto a disobbedire al grillo parlante, in alcuni momenti anche la nostra fata turchina ci ha abbandonato desolata.

Per te però queste prove sono servite a forgiare consapevolezze nuove.

Mangiafuoco ti lasciò la chitarra ma non ti permise di suonarla come avresti voluto. Indossare quella giacca da “liscio”, quando invece la tua anima intonava le note di Spain, ti dava frustrazione.

Il gatto e la volpe ti promisero nuovi orizzonti, Pat Metheny, Cheek Korea, Jaco Pastorious…..In realtà cercavano solo monete d’oro da spendere alla Loggia delle Streghe senza passare da Mangiafuoco …

Poi, un giorno, come per incanto la nebbia si dissolse e apparve la “Zerla”.

Ti sembrava l’ultima spiaggia di un uomo alla deriva invece si rivelò la rinascita.

Ricordo ancora quella sera d’estate quando arrivasti a casa mia con il solito intento di fare due note con Loris.

Finì che restammo in giardino a parlare fino alle due di notte, ci raccontasti quanto questa esperienza ti emozionasse. Eravamo rapiti dallo stupore che provavi nel sentirti così ripagato da chi in realtà era molto più in difficoltà di tutti noi.

Avevi scoperto cosa “fare da grande”.

La giacca da liscio non ti piaceva ma con quella hai fatto ballare, cantare e forse innamorare tante persone. Hai allontanato il gatto e la volpe , ti sei messo a disposizione del prossimo, quello meno fortunato che ti ha aperto il cuore togliendoti i ristagni dell’amarezza.

Dimmi amico, quanti sono i ragazzi che hanno imparato a suonare la chitarra grazie a Te? Sono quasi certa che non riusciresti nemmeno a contarli?

Ricordi chi fu il tuo primo insegnante?

Scommetto di sì. Tutti quei ragazzi faranno la stessa cosa con te.

Diranno: “Se oggi so suonare lo devo a Grillo!!!”

Dimmi Grillo, a quante persone hai regalato un sorriso con le tue storielle alla Zerla?

Hai proprio ragione quando ti chiedono che lavoro fai. Tu lavori per l’industria: quella della gente! Quell’industria che costruisce l’identità personale e sociale dell’individuo.

28 Novembre - In quella chiesa gremita di persone di tutte le età posso solo dirti: “Missione compiuta Hombre!”

A propositomi è sembrato di vederti seduto sull’altare ad ascoltare compiaciuto i tuoi ragazzi mentre cantavano.

Le note della chitarra…. No, non erano frutto di una registrazione….C'eri tu che ringraziavi tutti noi, ti ho visto… mentre con un inchino ti dirigevi all’uscita.

Sono anche quasi certa che un giorno la tua compagna ci chiamerà per dirci: “Oggi ho incrociato lo sguardo di Grillo”.

Mi manca ancora una cosa da inserire nella bottiglia… Quando nel tuo vagare per l’universo, capiti vicino a questo satellite fermati e stappa la bottiglia. Le parole sono un’esternazione di chi le ha scritte…ma “Cavatina”, assieme alla tua grappa preferita, è per te


giovedì 17 novembre 2011

WWW.MASSAFINALESE.COM!!! (della serie mi piego ma non mi spezzo)

Il vecchio detto della mia saggia nonna “a ben guardare c’è sempre da imparare” anche questa volta non ha fallito.

Decretata anni fa la frazione più grande d’Italia non è mai riuscita, nonostante gli sforzi, a elevarsi a Comune. Niente Cinema, niente teatro, le attività commerciali ridotte al minimo per non parlare delle opportunità di lavoro quasi inesistenti. Come ormai avviene in tutti questi piccoli paesi, la popolazione per le occupazioni quotidiane, che siano di lavoro o svago, si sposta verso le città limitrofe ingigantendo l’armata dei pendolari.

Oltre un anno fa m’iscrissi alla pagina Facebook di Massa.  Fatta eccezione per un’espressiva raccolta di foto del celebre fotografo Loris Leonardi non sono mai riuscita a trovare spunti o interessi in comune. Gli iscritti quasi tutti teen agers usano lo spazio come fosse una pagina personale, stringendo tra loro amicizie e lanciando messaggi come fossero SMS.

Grazie  all’amicizia Facebook con  Sandro,  scopro il “ Massa Finalese  - Official Group – “e addirittura il sito www.massafinalese.com, dove,  tra gli altri eventi locali, ha diffuso la notizia della pubblicazione di “Un PC in regalo”.

Accipicchia, mi dico un sito .com neanche .it!!

Questi ragazzi fanno le cose in grande ho pensato, mentre mi accingevo ad aprire tutte le finestre che il sito offre.

La pagina è suddivisa in sette sezioni: le news, la storia, i film, le associazioni, i commercianti, i servizi al cittadino e il gruppo Novantaseidodici.

Il desiderio di conoscere l’origine delle cose mi porta ad aprire per primo il segmento storia. Qui scopro che grazie a reperti archeologici ritrovati ed esposti presso il Museo di Finale Emilia risalenti all’Epoca Romana, Massa Finalese è uno dei più antichi insediamenti della zona.

Trovo la scoperta interessante e al contempo non posso fare a meno di chiedermi come mai queste informazioni le scovo su Internet, nonostante io viva in questo paese da 36 anni. D’accordo, io non sono nativa di Massa Finalese ma mia figlia sì. Perché nelle scuole non insegnano ai bambini e ai ragazzi anche la storia delle loro origini, a guardare il proprio territorio con rispetto e conoscenza? Mahh…tutto sommato paragonato al tipo d’informazione che circola non dovrei stupirmi più di tanto. Se gli Italiani hanno appreso il significato della loro bandiera e inno nazionale da un comico, Roberto Benigni, al festival della canzone italiana, forse, è nella norma che io scopra nel web le origini del Paese in cui vivo da oltre sette lustri.

La categoria news, graficamente rappresentata come un calendario elenca tutti gli eventi in programmazione; tra questi uno cattura la mia attenzione: “Massa a.d.811 milleduecento anni di storia” – sabato 19 Novembre: incontro tradizione e religiosità popolare nelle campagne Modenesi – a seguire il giorno dopo: festa in piazza con giochi medievali per i bambini e una carrellata di video intitolata “Massa dall’811 ai giorni nostri”.

Esistono gli angeli del fango a Genova, ma a Massa fortunatamente abbiamo gli angeli della cultura!!

Chi sono queste creature celesti del sapere? Ovviamente l’assessorato alla cultura del Comune, ma soprattutto tutte le associazioni di volontari locali: Volontari Quartiere Carrobio, Ciclistica Massese, Avis, Croce Blu, Gruppo Scout, Mani Tese, Delfino, Vespa Club, Mercatino Hobbistica, Arteinsieme, Athena,
 La Cinquedea, I Connestabili, Cantacucco, L’Associazione Ordine delle Cerchie.

Un piccolo esercito di persone che dedicano la maggior parte del loro tempo libero alla comunità senza nulla chiedere in cambio se non la partecipazione del loro pubblico: i cittadini.

Sono la concretizzazione del pensiero di Aristotele:
 “Il terzo livello dello stadio di felicità: Il coinvolgimento nel lavoro con i propri amici per costruire una grande città. Gli esseri umani sono più felici, quando si dedicano, assieme agli altri, alla missione di rendere la vita migliore per sé e i propri compagni”.

Rinfrancata, proseguo l’esplorazione del sito e clicco sulla finestra film: Millenovecentocinquantatre e il Cacciatore di Anatre. Il primo un cortometraggio girato in soli tre giorni che racconta la storia, in chiave comica, della mancata investitura a Comune di Massa Finalese, approdato anche a New York. Il secondo, un film ambientato nel 1942 narra i sogni di un gruppo di amici che l’avvento della seconda guerra mondiale spezza e stravolge, proiettato anche a Cleveland, Ohio.
Gli attori delle due opere: molti massesi.
Il regista: un massese, Egidio Veronesi.
La produzione: l’associazione Novantaseidodici di Massa Finalese.

D’accordo, anche qui come a Casumaro, il cinema non esiste più e al suo posto invece della Coop c’è il Conad, ma sono nati produttori, registi e attori.

A ben pensare, il sito ha dimenticato un’iniziativa legata alla musica: “Il lato B”.  In assenza di strutture, oltre 20 anni fa un gruppo di baldi giovani musicisti massesi e finalesi, tra i quali Loris, ebbero l’ardire di chiedere al Comune un posto dove i gruppi musicali locali potessero suonare. Il Comune diede loro in gestione le vecchie scuole elementari di Massa - poi abbattute per far posto a un centro commerciale – e successivamente quelle di Canaletto.
Il Lato B è un circolo tuttora attivo che ospita chiunque abbia voglia di esprimersi attraverso le note.

A fondo pagina del sito, una carrellata di fotografie che raccontano il Paese e i suoi cittadini tra gli anni 50 e 60.

I negozi a conduzione familiare come il barbiere, la locomotiva, le prime auto e moto e la mitica vespa.

 La prima volta che vidi Massa pensai: che Paese strano, si sviluppa in pratica sulla strada e nell’attraversarlo si notano solo bar.
Ebbi la sensazione che la vita di questa frazione girasse solo intorno ai bar dove  lunghe fila di sedie davanti all’entrata accoglievano -praticamente in ogni stagione, dalle 7 di sera a mezzanotte - la maggior parte degli uomini .

Come in tutti i luoghi, ogni bar aveva i propri personaggi caratteristici. Negli anni ’70 quelli più in voga erano il Bar Riccio e il Bar Minarelli.

Leggenda vuole che Riccio fosse frequentato dal popolo di “tuttologi” quelli che sanno tutto di tutti, off limits alle donne ma che al loro passaggio erano scansionate  meglio che all’interno di una sala a raggi “X”.

Il bar Minarelli era frequentato per la maggior parte da ragazzi, ma anche lì pare fosse necesario una sorta di lasciapassare….

Ricordo la prima volta che mi fermai all’ingresso, senza entrare. Arrivavo da Casumaro in motorino per fare una sorpresa a un ragazzo che sarebbe poi diventato mio marito.
Loris, vedendomi si alza per accogliermi ma un amico lo ferma e pressappoco dice: Loris fermati qui che prima voglio vedere chi è questa straniera che ti cerca.
L’amico si avvicina - io ancora in sella al motorino - mi gira intorno, mi valuta e soppesa con lo sguardo quasi fossi un cavallo e esordisce così: chi sei tu, da dove vieni? Lo sai che per venire a Massa e cercare Loris, prima mi devi chiedere il permesso?
A darmi quest’originale benvenuto era un ragazzo di nome Jerry. …uno dei capostipiti della generazione “rubacuori selvaggi” alla Marlon Brando di Massa .

Ho appreso solo ora le origini di Massa Finalese attraverso il web, ma le storie goliardiche di personaggi rappresentativi del Paese come Jerry, furono le prime ad essermi raccontate……..

martedì 8 novembre 2011

LA SIBILLA WEB ! (Virtù profetiche di un banner)

Succede che si rincorrano desideri, sogni che appaiono a portata di mano ma, nonostante impegno, dedizione e sforzi, questi non si realizzano mai; accade di scoprire che l’oggetto del desiderio, una volta a portata di mano, non è ciò che realmente si desidera con il risultato di aver sprecato inutili energie.
Tuttavia, può anche capitare di intraprendere un’azione senza aspettativa alcuna e, quel desiderio tanto lontano dalla nostra portata - da risultare inconfessato persino a noi stessi - si realizza lasciandoci increduli e sbalorditi.

E’ trascorso quasi un anno da quel banner apparso sul mio PC un pomeriggio piovoso di Dicembre.
“Hai scritto un libro?”
Quanto l’ho guardato e riguardato!

Mi sentivo come Ulisse in balia del canto delle sirene. Ignorarlo significava precludere deliberatamente un’opportunità a una nuova avventura, rispondere sembrava un gesto di presunzione.

Ricordo ancora l’espressione di Loris, quando una sera di qualche mese dopo sul tavolo, di fianco al piatto, gli feci trovare una lettera ricevuta quel giorno.
Era la casa Editrice alla quale avevo inviato il mio “Un PC in regalo”. Mi proponeva la pubblicazione del manoscritto e allegava il contratto relativo.
“Accetti vero?” mi disse.
“Non lo so. Mi sembra impossibile che mi propongano di pubblicare il mio lavoro. Non ho mai scritto nulla sino ad ora; so di tanti che provano invano più volte prima di essere pubblicati e molti addirittura non ricevono mai risposta. Non voglio farmi false illusioni, sicuramente è una bufala pubblicitaria” rispondo.
“Informati almeno prima di rifiutare, questa per te credo sia una bellissima opportunità”.

Trascorro un po’ di tempo tra l’entusiasmo di essere stata selezionata e il timore che sia solo una delle tante proposte occulte che ognuno di noi riceve.
Inizio a fare ricerche sul Web, chiedo aiuto ad alcune pagine specializzate Facebook, raccolgo indirizzi di altri editori, ne seleziono uno e anche a lui invio il mio racconto. Passano circa 20 giorni; anche questo Editore mi propone la pubblicazione.
Mi convinco quindi che  il mio viaggio, in fondo, ha un senso ed è perlomeno leggibile……

Se avventura deve essere, mi dico avventura sia! Impugno la penna, firmo il contratto e il mattino successivo lo imbuco nella cassetta della posta.
Dalla firma dell’accordo, l’editore si prende circa 4 mesi di tempo per predisporre la pubblicazione.
A Luglio la Casa Editrice mi contatta per iniziare il lavoro di editing e grafica.
Inizia la correzione delle bozze (estenuante al punto da sentirmi completamente distaccata dalla mia creatura di carta), la stesura della biografia, dediche e ringraziamenti. La copertina decido che sia mia figlia a idearla. Voglio condividere anche con lei questa soddisfazione!

Ad Agosto - quasi un regalo di compleanno- ricevo, via mail, la bozza definitiva per approvazione del mio primo Libro, completo di recensione dell’editore!
L’eccitazione, inutile dirlo è alle stelle. E’ quasi come guardare la foto di un figlio, anche se di cellulosa! Salvo la mail nel mio super telefono intelligente e non perdo occasione di rimirarlo e mostrarlo a chi è a conoscenza di quest’avventura.

Passa un mese, il 7 settembre, una nuova mail dell’editore.
“Gentile Marisa, oggi abbiamo provveduto a inviarle le prime copie della sua opera. Entro una settimana il libro sarà pubblicizzato sul nostro sito. Entro breve creeremo una pagina web a lei dedicata. Entro un mese sarà distribuito in tutte le librerie d’Italia a noi collegate. Come primo passo il ns. addetto stampa si metterà in contatto con lei per organizzare le interviste televisive e a un mese dal lancio dell’opera organizzeremo una presentazione a livello nazionale (Roma o Milano a sua scelta)….bla…bla…”

L’emozione, quella che ti fa tremare le mani, arriva una settimana dopo: all’una di un lunedì di ritorno dal lavoro per il pranzo.
Un corriere mi sta aspettando davanti al cancello di casa. “Ho tre colli da consegnarle” mi dice.
I cartoni pesano ma la trepidazione è talmente alta che non sento la fatica. Non vedo l’ora di portarli in casa, aprirli e avere tra le mani il mio primo libro!
Ne porto con me alcune copie per le amiche affezionate lasciandone una sul tavolo in cucina per Loris. Le prime consegne sono per Melania, Carla e Paola le mie sostenitrici. Poi, mi dirigo nelle Edicole del mio Paese e di Casumaro e ne deposito alcune in conto vendita.

Sono impaziente di vedere la reazione di mia madre che fino a quel momento era all’oscuro del mio operato e alla quale ho dedicato il mio lavoro…..
Mi presento a casa sua con il mio bel libro fresco di stampa e raccolgo il seguente commento:

Cos’è questo?

Un libro?

Cosa significa?

Perché c’è il tuo nome sopra?

Ma l’hai scritto tu?

Ma Loris lo sa che hai scritto un libro?

Ma allora…. sei anche intelligente??”…

La parte difficile però è arrivata quando ha iniziato a leggere gli episodi relativi ai giochi virtuali…..
Una sera mi chiama e domanda: “ Loris, dove tiene i cavalli e le mucche?”
Lì per lì credo di aver capito male, ma lei insiste. “ Si, l’hai detto tu che da mangiare ai cavalli, munge le mucche e coltiva i campi!”
Sono esterrefatta e un tantino preoccupata per la sua salute…lei insiste di nuovo: “L’ho letto nel tuo libro”, mi risponde un po’ piccata.
Ahh la fattoria Zynga! Impresa non facile spiegare a una signora di 86 anni che cos’è la fattoria Zynga….
Non mi resta altro che prendere il mio PC e mostrargli l’oggetto che mi ha procurato tante notti insonni.
Mi dilungo una mezz’oretta a spiegare il gioco; lei mi guarda, scuote la testa borbottando “Mahh seconda mi a finis che a tac a cal bagai lì av malè “ – traduzione: Secondo me finisce che sempre su quel coso (il computer) vi ammalate - e se ne torna in cucina a guardare la TV, rigorosamente sintonizzata sul canale “La7”.

Proseguo la mia attività di promozione fai da te: con il mio telefono intelligente scatto alcune foto al “figlio di carta” e le pubblico su facebook.
Dopo tre giorni ricevo la prima recensione via sms da Ilaria, amica di mia figlia: “Ho comprato il tuo libro – veramente ne ho acquistati 3 – e questa notte l’ho letto tutto….Questa mattina ero io ad avere le occhiaie agli occhi… Che emozione! Che sei una grande lo sapevo già, ma questa volta sei stata veramente immensa! Stamattina l’ho detto a tutti. Un PC in regalo, compratelo, l’ha scritto la mamma della mia migliore amica!”
Il giorno successivo, aprendo la mia pagina Facebook noto una richiesta di amicizia: è Sandro, marito di Ilaria; mi invita a cliccare su di un link: www.massafinalese.com
Accidenti, non sapevo che il nostro Paese avesse un sito web addirittura .com, penso mentre mi accingo a curiosare….
La pagina, con il Castello Carrobbio come sfondo è veramente carina. Al suo interno la storia, le news, le associazioni, i film e gli eventi.
L’evento del giorno è la pubblicazione di “Un PC in regalo” con la mia biografia e la recensione del libro!
Affermare che mi si riempie il cuore di gratitudine per queste attenzioni è riduttivo…
Intanto nei giorni seguenti le missing people ritrovate di Casumaro mi riempiono la pagina Facebook di complimenti e promesse di acquisto del  libro.

Sempre in quel periodo, collegandomi al sito www.molinoboschetti.it , alla home page trovo una bellissima sorpresa…..la foto di “Un PC in Regalo” con un commento di Alex:

“Vorrei ringraziare la nostra amica Marisa per l'ultimo articolo pubblicato sul suo splendido Blog dedicato a Molino Boschetti e Mare Azzurro. Sono veramente dispiaciuto di aver perso l'occasione di conoscerla di persona.. spero nel prossimo evento di non mancare!Colgo l'occasione per consigliare a tutti il suo libro che potete acquistare da QUI, in libreria e nelle edicole di Casumaro, Canaletto e Massa Finalese.

Complimenti Marisa per il tuo sogno che si è realizzato e per il tuo Blog.”

Intanto, noto che al rientro dal lavoro il telefono è ricco di chiamate non risposte. I numeri sono del mio distretto ma non li riconosco. L’arcano, in parte, si svela il sabato: Anna e Nadia. Viviamo nello stesso Paese, ci conosciamo ma non ci frequentiamo. Entrambe mi confessano di aver letto il libro, di essersi divertite, di aver apprezzato le mie riflessioni e soprattutto di avermi scoperto a livello personale. Anna mi gratifica dicendomi: “Sei stata una rivelazione. Ti vedevo come una persona un po’ riservata, forse a tratti distante, che parla poco, ma ora ho capito! Tu non devi parlare, devi scrivere!”

Anche al lavoro non mancano i commenti…. Tra i più efficaci quello del mio superiore (donna), che risponde così alla recensione dell’editore:
Complimenti, Marisa!
Anche qui è evidente la differenza tra uomini e donne: dopo i 50, gli uomini si fanno l’amante e tu ti innamori del PC???
Questa poi!”
Il messaggio scatena una risata solitaria…..Solo su questo commento ci sarebbe materiale sufficiente per scrivere un nuovo libro, penso.

Anche le reazioni in famiglia meritano una doverosa citazione. Mia figlia, pessima lettrice e come tutti i figli giudice severo delle azioni dei propri genitori, mi chiama ed esordisce all’incirca cosi: “Ilaria ha ragione, il libro si legge tutto d’un fiato è scorrevole e divertente, brava mamma! …Ma veramente da adolescente mi truccavo di nascosto in garage?....”.

Loris, mi aiuta nella promozione: “Un Pc in Regalo” grazie a lui inizia la distribuzione negli ambienti Modenesi e Bolognesi . Al contrario di me che lo faccio con timidezza, quando esordisce con  “questo è il libro che ha scritto mia moglie”, dentro queste semplici parole mette tutto il suo orgoglio per il mio lavoro.
Poi, evento assolutamente eccezionale mi chiede di scrivere assieme a lui….Vuoi vedere che ci trasformiamo in una coppia di scrittori come Casati Sveva Modignani???

I miei cognati mi chiedono copie da distribuire e dopo pochi giorni Cristina ha già venduto tutte quelle in suo possesso!

Mentre succedono tutte queste cose, l’editore inserisce il libro nel catalogo online.
Già da inizio Ottobre, digitando sulla barra ricerche di Google “Un Pc In Regalo” almeno due videate ospitano siti che propongono il mio libro!!!

Per chi conduce una vita come la mia abbastanza comune e anonima, tutto questo fermento è elettrizzante ma, al contempo, mi procura una leggera apprensione che riesco a spiegarmi solo dopo un po’ di riflessione: non è ansia da “prestazione”, è la consapevolezza che in quelle pagine ho tracciato letteralmente con l’inchiostro molte pieghe della mia personalità, del mio sentire, in pratica una sorta di strip tease dell’anima…

Tuttavia, il pensiero che quelle duecento pagine scritte potranno resistere nel tempo, che quelle riflessioni non andranno “perse come lacrime nella pioggia” mi procura un senso d’immortalità intellettuale.
“Un PC in Regalo” sicuramente non sarà un best sellers e io non mi trasformerò in Dan Brown, ma la mia nipotina più in là negli anni lo potrà leggere, potrà conservarlo, tramandarlo ai suoi figli e dir loro che l’autore era loro pluri nonna….
Tra qualche decennio magari un ragazzo curioso ne troverà una copia in una bancarella dei libri usati e potrà sorridere sullo stile di vita di una cinquantenne a inizio secolo!
http://www.ilfiloonline.it/index.php?page=shop.product_details&flypage=flypage.tpl&product_id=274455882&category_id=30&option=com_virtuemart&Itemid=175&vmcchk=1

giovedì 20 ottobre 2011

AL SUFRIT ! (elogio al ragù) - UN POST SCRITTO A QUATTRO MANI


Una sera come tante, finito di pranzare, mentre io e Loris sorseggiamo il caffè -rigorosamente una sola tazza in due, così non ci fa male alla salute- iniziamo a parlare di scrittura e inevitabilmente la discussione si concentra sulla mia esperienza di blogger e di quanta soddisfazione continuo ad avere in questa avventura.
Lui mi ascolta con un’attenzione particolare.  Mi confessa che tra i brani che ho pubblicato  e definito “i viaggi della memoria” sono quelli che maggiormente ha apprezzato.  Questo giudizio m’intenerisce.
In più, l’esternazione di un suo desiderio non solo mi stupisce, mi lusinga.
“In questi giorni ho rievocato una  passione che tu ben conosci: il ragù. E’ uno dei pilastri della ns. storia culinaria e lo vedo bene inserito nei tuoi viaggi della memoria.  Ho iniziato a scrivere una storia su questo piatto. Io non ho un blog, la pubblicheresti nel tuo? “
Così per la prima volta da che questo blog è nato, un post scritto a quattro mani:


E’ pronto !!!
Tuona con voce decisa mia moglie.  Affacciata alla finestra della cucina, mi avvisa che la pasta è già in tavola, perlomeno è quello che s’intuisce dal tono, anche se in realtà non è del tutto vero.
E’ fiduciosa che il richiamo dato con un piccolo anticipo almeno una volta su cinque dia il risultato di sedere a tavola assieme.
Conosce bene le mie abitudini, il piacere sottile di prendere tempo per finire un lavoro che, senza farlo di proposito, ho iniziato qualche minuto prima ma che immancabilmente mi fa tardare l’inizio del pranzo.
“Che si mangia ?”  Chiedo.
Maccheroni con ragù risponde.
Ahh…. il ragù , che bello penso tra me e me. Devo dire che solo l’evocazione mi stimola la fame!
Un bel piatto di pasta ben condita , una nevicata di formaggio grana, una forchettata dopo l’altra e, per finire,  scarpetta  con pane fresco.
 È il mio piatto preferito, mi mette di buon umore.
Devo ammettere che mia moglie è bravissima nella preparazione del ragù, le riesce sempre bene.  Chissà se è una questione di esperienza, d’ingredienti segreti, di proporzioni esatte di carne suina e bovina o qualche parola “magica” recitata poco prima di aprire la pentola a pressione?  Sta di fatto che il prodotto finale incontra sempre il mio gusto.
La pentola a pressione…che bella invenzione, si butta tutto dentro, frasi magiche comprese, tempo 30-40 min e il miracolo è fatto.  Tutto da gustare !
Riaffiora Il ricordo lontano della preparazione del ragù nella casa dei nonni paterni, dove la zia Maria, sorella di mio padre, si metteva all’opera.
La preparazione di questo piatto  per i miei occhi di bambino non era  un semplice gesto quotidiano, era  un rito .
Il primo passo era estrarre il tagliere di legno, la  cipolla rossa di Tropea,il sedano e la carota
Ricordo ancora lo stupore che provavo a seguire questi processi, soprattutto  come mia zia potesse tagliare così velocemente  la cipolla a fette sottilissime, tutte dello stesso spessore,   senza mai tagliarsi le dita…..
Bagnava con un filo d’ olio d’oliva un pentolino, versava tutto il contenuto del tagliere nel tegame e accendeva il fornello.
Dopo un paio di minuti , appena l’olio era bollente, le verdure iniziavano  a soffriggere.
Da qui il termine “ soffritto” o meglio in dialetto emiliano “al sufrit”.
La cipolla e gli altri ingredienti riempivano la cucina di un profumo appetitoso e rassicurante , quasi un preludio per quello che sarebbe stato il risultato.
Rosolata la cipolla, il sedano e le carote , si aggiungeva il macinato di carne ( manzo e maiale). La carne non doveva cuocere a lungo, in gergo  andava “scottata” per qualche minuto per poi aggiungere infine la salsa   di pomodoro ( la conserva , la chiamavano a quei tempi) e un po’ di concentrato sempre di pomodoro diluito in mezzo bicchier d’acqua.
Messi in pentola tutti gli ingredienti s’iniziava a mescolare  quello che dopo alcune ore di attenzioni si  sarebbe  trasformato in ragù.
Le massaie , mia zia compresa ( le razdore , nel dialetto locale) , erano sempre impegnate in più faccende  contemporaneamente.
Mentre il ragù si cuoceva, si procedeva a  rifare i letti , raccogliendo lenzuola , coperte e cuscini stesi sul davanzale delle finestre, già dal primo mattino, per prendere aria.
Si spolveravano le stanze , si raccoglievano eventuali oggetti sparsi  per rimetterli a posto ma tra un’attività e l’altra,  la tappa in cucina per mescolare il ragù era d’obbligo.
Non si doveva dare tempo al sugo di attaccarsi al fondo del tegame e tanto meno si poteva correre il rischio di far bruciare tutto il contenuto.
 Eh già….. perché all’epoca , primi anni 60’ , le pentole con fondo antiaderente di teflon ( uno dei risultati di laboratorio di qualche decennio successivo ) ancora non esistevano.
Se lasciavi sul fuoco la pietanza senza mescolarla , si otteneva una bella incrostazione sul fondo e per toglierla bisognava farla macerare in acqua tiepida per almeno mezza giornata!
Tutto sommato, per ottenere un risultato ottimale , dall’inizio dei  preparativi,  il tempo di cottura , tra una mescolata e l’altra,  servivano almeno 3 ore.
Era necessario iniziare a cucinare  alle 9,00 del mattino per aver il ragù pronto a mezzogiorno , ora di pranzo.
La pasta , di solito maccheroni o tagliatelle , tolta dal fuoco dopo una decina di minuti di cottura,   scolata dall’acqua , veniva rimessa nel tegame, condita con il ragù appena fatto e servita nei piatti dei commensali .
Il primo ed essere servito ero io. Mai soddisfatto del condimento , non iniziavo a mangiare senza chiedere  : “è rimasto un po’ di ragù nel tegame ?”  Solitamente il desiderio veniva esaudito con un abbondante cucchiaiata   di sugo messa direttamente in cima alla pasta nel mio piatto.
Credo che in ognuno di noi , per quanto diversa possa essere la storia di vita vissuta ,  rimangano impressi nella mente certi momenti del passato;  a volte  tristi, a volte  allegri , storie di amori vissuti,  indimenticabili serate passate in compagnia di amici , oppure lo stupore  provato ad ascoltare i racconti dei nostri genitori o dei nostri nonni, dei tempi di guerra e  di carestia , di usi e costumi del secolo passato.
Tuttavia tutti questi ricordi  -  come citava il protagonista di Blade Runner -  “ andranno perduti come lacrime nella pioggia “ perché il mondo và veloce e non c’è tempo per sentimentalismi. Non c’è tempo per osservare , non c’è tempo per riflettere ne tantomeno il tempo per gustarsi un bel piatto di pasta.  Tutto ruota intorno al business , che in quanto tale , non aspetta la fine del pranzo.
Io credo di essere rimasto sinceramente fedele e affezionato a quei ricordi. Sono sicuro che se potessi vedere il trascorso della mia vita , da adolescente, adulto , padre, nonno , a intervalli regolari si noterebbero diversi fotogrammi in cui compare un bel piatto di pasta al ragù.
Questa riflessione, a grandi linee , spiega il mio approccio con questo particolare cibo.
Come dice il poeta: “Dimmi come mangi e ti dirò chi sei “.
Io non so esattamente chi sono, ma come ama suggerire spesso mia figlia, quando pazientemente ascolta gli sfoghi della madre riguardo al mio pessimo carattere: “Fagli un bel piatto di maccheroni con il ragù e vedrai che tutto torna alla normalità”.
Loris

martedì 11 ottobre 2011

EH…GIA’ SONO ANCORA QUA! (PARCO MASSARI – IL CEDRO IN CATENE)

24 Novembre 2010  ore 22,35: mail di Google Alert – Parco Massari.
Titolo: Il cedro del libano di Parco Massari, l’ufficio verde del comune…..da cronache del Comune di Ferrara.

Testo del comunicato:

Con riferimento all’articolo dal titolo “Cedro del Libano nella morsa d’acciaio” pubblicato il 22 novembre scorso da Il Resto del Carlino, l’Ufficio Verde del Comune di Ferrara puntualizza che la condizione vegetativa dei cedri del Libano di parco Massari è oggetto di un costante monitoraggio da parte dei tecnici comunali e di consulenti esterni, italiani e stranieri.
Per quanto riguarda in particolare la pianta a cui si fa riferimento nell'articolo, si sta finalizzando in questi giorni un progetto per rimuovere la vecchia struttura in ferro e per garantire la stabilità dell'albero con una struttura più rispettosa della sua fisiologia. Il progetto verrà realizzato entro la prossima primavera
.

Ricordo ancora il sollievo che provai a leggere quel comunicato. Avevo vissuto la notizia come un bel modo di rendere omaggio all’ambiente e alla bellezza che la natura dona al genere umano.

Se fossi stata chiamata a lanciare una navicella nello spazio con un messaggio universale dell’umanità agli extra terrestri, assieme al brano musicale del film  “Incontri ravvicinati del terzo tipo”,  avrei aggiunto l’articolo che la promessa di un sostegno  più consono  alla possente struttura  del cedro era stata mantenuta.

Da allora ho continuato a monitorare le notizie sulla salute della pianta, ma a distanza di ormai un anno Google Alert mi ha proposto solamente articoli sul traffico, manifestazioni all’interno del Parco, incidenti davanti ai cancelli e addirittura l’apparizione in cielo  di “un globo luminoso”, poi improvvisamente scomparso, in compagnia di altri due globi naviganti in formazione che attraversavano la volta celeste…..

 Accipicchia! Vuoi vedere che erano ufo in ricognizione? Gli extra terrestri leggono nel pensiero degli uomini? Con tanta gente al mondo, hanno forse scelto i miei pensieri??

In questi ultimi mesi, senza notizie,  la curiosità di verificare di persona le condizioni del Cedro diventava via via più insistente ma il tempo, purtroppo tiranno, m’impediva di soddisfarla.

Un pomeriggio di una decina di giorni fa ricevo una mail della mia amica Carla. M’inoltra il collegamento a una pagina web che pubblicizza una mostra pittorica a Palazzo Diamanti “Gli anni folli, La Parigi di Modigliani, Picasso e Dalì  “ con un suo commento: “Domenica sono libera ti andrebbe di andare a visitare la mostra?”.

“Certo, che mi va” rispondo entusiasta.

Oltre al piacere di trascorrere un pomeriggio in compagnia di Carla a contemplare il bello che l’arte trasmette, mentre aspetto che  mi raggiunga, capisco che finalmente è anche venuto il momento di soddisfare la mia curiosità: vedere con i miei occhi come sta il Cedro del Libano!

Sono le tre del pomeriggio quando la macchina della mia amica parcheggia davanti a casa mia. Salgo e ancor prima che lei ingrani la marcia, esordisco: “Oggi è una splendida giornata di sole, Parco Massari e quasi dirimpetto a Palazzo Diamanti. Ti dispiace se facciamo una visita anche lì? Ho una missione da compiere. Voglio rendermi conto delle condizioni di salute di un albero”.

Stranamente Carla non è stupita. Afferra subito il mio pensiero. “Si tratta del Cedro del libano citato nel tuo blog?”

Si, rispondo sorridendo.

“Ora sono le tre, la mostra è aperta fino alle sette, abbiamo tutto il tempo di visitare anche Parco  Massari”. Inoltre, incalza Carla, dopo tutto quel leggere sul tuo blog di quel luogo e di quell’albero sono proprio curiosa di vederlo”.

Così, appena arrivate in città, parcheggiata la macchina, dopo aver sostato davanti al distributore del ticket con il dilemma la domenica, si paga oppure no, aver convenuto che quando c’è il simbolo degli attrezzi incrociati i giorni festivi non si paga, la prima meta è Parco Massari.

Avvicinandomi provo una certa emozione. Intravedo già i rami del cedro che debordano dai cancelli del parco. Senza rendermene conto affretto il passo nell’intento di scorgere il tronco e il famigerato anello che lo avvolge a sostegno.

L’articolo di Novembre diceva che l’anello d’acciaio sarebbe stato sostituito da uno “estendibile” con doghe di legno in modo da poterlo adattare alle sue dimensioni attuali e future.

Sono di fronte a quello che ormai considero il mio albero ideale, solo le inferriate dei cancelli ci dividono e l’emozione è forte. Questa pianta monumentale è immensa. Pali d’acciaio sostengono rami grandi come tronchi. Le fronde sono ancora piene di foglie. Ai piedi della pianta la panchina per i visitatori.

Questa volta i ricordi non mi hanno tradito. E talmente bello e maestoso che commuove e, al tempo stesso, incute soggezione.

Guardando però verso il basso, alla radice del tronco, la beatitudine si spegne.

C’è un anello d’acciaio…senza doghe di legno!

Nooo, non ci posso credere! Entro nel parco e  completo l’ispezione tutt’intorno all’albero. Delle doghe di legno nessuna traccia.

Il cedro è ancora “strozzato”. L’anello è talmente stretto che nella parte superiore il tronco ha formato una grossa protuberanza simile a un’ernia! Il collare ha definitivamente deformato il tronco. Sembra la caviglia di uno schiavo in catene, diventato uomo con un cerchio da bambino mai cambiato o, addirittura, i piedi delle donne giapponesi che da fanciulle erano costrette a portare scarpe piccole per non farli crescere.

 Mi sento un tantino indignata. Come al solito tante belle promesse e dimostrazioni di sensibilità poi, quando è il momento di concretizzare le buone intenzioni….il nulla.

Carla sente la mia delusione, mi allontana dal cedro in schiavitù invitandomi a una passeggiata.  Erano decenni che non percorrevo i sentieri alberati del parco. Rivedo la fontana centrale, dove gli studenti l’ultimo giorno di scuola si tuffavano, la sorgente con la bocca di leone, dove infilare la mano dentro significava esternare una verità (fosse stata una bugia la bocca si sarebbe chiusa inghiottendo l'arto),  la collina a ridosso delle mura di recinzione: mi rivedo ragazza bivaccare ascoltando Jimi Hendrix, sognando pace, amore e fratellanza…. Poi, sempre in fondo al Parco ma sul lato sinistro, oggi come allora, il bar famoso per i frappé alla frutta. La tentazione di ordinarne uno dopo oltre trent’anni è forte ma il luogo è affollato e Carla ed io dobbiamo ancora visitare la mostra, così mi accontento di un caffè  dirigendomi poi verso l’uscita.

Prima di varcare di nuovo i cancelli, un ultimo sguardo all’imponente cedro….una leggera brezza si alza e il fruscio delle sue fronde pare mi sussurri: Ehh ….già sono ancora qua!!  Con la linfa che batte, nonostante l’incuria dell’umanità resisto e sono ancora qua!!!

Vorrei avesse continuato il testo della canzone di Vasco…”sembrava la fine del mondo, invece sono ancora qua grazie alle cure dell’umanità”.

La consolazione arriva con la visita alla mostra, un giro al giardino botanico e un ristorantino in zona San Romano gustando gli sformatini di zucca e formaggio…..ma il povero cedro in catene resta ancora nei miei pensieri…..Cedro mi raccomando, fai come Vasco non arrenderti!

lunedì 26 settembre 2011

MOLINO BOSCHETTI – DA MARE NERO A MARE AZZURRO

Il telefono intelligente squilla. Infilo la mano nella mia nuova borsa (rossa!), rovisto un po’ prima di afferrarlo. E’ Melania: “Nella cassetta della posta ho trovato la pubblicità della nuova commedia del gruppo Autonomo Discarica Molino Boschetti. Vanno in scena domani sera”.
Dove?  Chiedo.
“Il volantino indica solo Molino Boschetti, nient’altro. Mi sembra strano lo facciano li, lo stabile non è poi così grande”, replica Melania.
La prima rappresentazione però è stata fatta nei locali del casolare, nel loro sito ci sono le foto, se non hanno indicato altri luoghi, sicuramente sarà lì, rispondo.
Sarei veramente curiosa di assistere allo spettacolo. La prima rappresentazione, Mare Nero, l’ho persa. Il mattino seguente m’infilo in macchina e faccio un sopraluogo in direzione Molino.
Le mie supposizioni erano fondate. Un gruppo di persone sta allestendo all’aperto un piccolo teatro e il palco.
Mi fermo e mi avvicino alla comitiva indaffarata a mettere in fila sedie, collegare fili elettrici etc..
“Scusate, ho saputo che questa sera va in scena lo spettacolo Mare Azzurro, lo fate qui?”
Un paio di uomini si gira, mi guardano dalla punta dei piedi alla testa: “Si lo facciamo qui”.
“Ah bene, grazie dell’informazione a questa sera allora”, ribatto mentre mi accingo a risalire in macchina.
Una voce dal gruppo si alza e chiede: “Da dove vieni?”.
“Da Massa Finalese, ma sono originaria di Casumaro, le mie radici sono qui, in più avete ospitato anche il mio blog nel vostro sito”.
Il gruppo smette di lavorare e inizia a guardarmi con curioso interesse.
“Il sito lo cura Alex”risponde uno di loro.
E’ qui? Mi piacerebbe molto conoscerlo.
“No, oggi non c’è, è impegnato con il lavoro”.
“Peccato, avrei tanto voluto ringraziarlo di persona per l’attenzione che ha avuto per il mio blog. Mi chiamo Marisa.”
Un coetaneo mi si avvicina e dice:  “Sono Mirco, ti ricordi ….alle medie…. “
Le rotelle del mio cervello iniziano a lavorare ma non esce nulla. Lui lo capisce:  “Sono il fratello di Carla, tua compagna di classe! Se questa sera vieni, vedrai anche lei!”
Appena finisce la frase, la mia memoria si ristabilisce, mi rivedo tredicenne alle prime feste da ballo in casa di Carla, le domeniche trascorse al Cinema Teatro Magri e le lunghe passeggiate in bicicletta.
Il riaffiorare di quei ricordi m’intenerisce. Un ricordo in particolare mi lega a lui: la prima e forse unica volta che ho partecipato al gioco della bottiglia…
Troppo giovani per possedere un’auto e andare in discoteca, nessuna struttura in paese che potesse favorire questi approcci,  le feste da ballo casalinghe erano all’epoca i primi tentativi d’incontro tra adolescenti di sesso opposto.
Chi in casa possedeva una stanza in più oltre alla cucina, organizzava gli eventi. Era sufficiente  addossare l’arredamento alle pareti, un giradischi o mangianastri, un paio di bibite, finestre chiuse (il buio favoriva l’eventuale approccio amoroso)  e si ballava tutto il pomeriggio.
Le pause tra una serie di danze e un'altra erano scandite dal gioco della bottiglia: ragazzi e ragazze seduti in cerchio si passavano a  turno una bottiglia che posata a terra si doveva far roteare…quando si fermava e il collo puntava nella direzione di un coetaneo…..quel coetaneo doveva baciare chi aveva fatto girare l’oggetto.
Fu in una di queste feste a casa di Carla che per la prima volta in vita mia, il collo della bottiglia si fermò nella mia direzione…
 Ancora emozionata dal ritrovamento di un altro frammento del mio passato, sento urlare il mio nome e scorgo una persona che mi corre incontro, si avvicina e abbracciandomi mi solleva! E’ il Gallo! Un’altra missing people della mia vita!
Mi conduce sul palco, mi parla della compagnia teatrale e di quanto si diverte a recitare!
E’ così bello ritrovare queste persone  che le lancette dell’orologio corrono al punto che è mezzogiorno e sono ancora a Molino!
“Accidenti devo scappare,  ma questa sera ci rivediamo! “
Ripercorrendo la strada verso casa, sono pervasa da un senso di appagamento  per aver  ritrovato un altro tassello della mia vita.
Ore 20,30 passo a prendere Melania e assieme ci rechiamo a Molino. Il luogo in aperta campagna e completamente al buio. L’unica fonte luminosa sono le luci che illuminano il palco. Appena entro nell’area della platea,  delimitata con qualche transenna,  almeno una decina di voci  esclamano il mio nome. Sono sbalordita!  Mai avrei pensato di ritrovare tanti amici persi di vista in una sera soltanto! Rivedo Mirco e di fianco a lui una donna. E’ Carla! L’emozione nel rivederla mi fa salire le lacrime agli occhi e probabilmente entrambe ci rivediamo tredicenni, a raccontarci le nostre prime storie d’amore , percorrendo in bicicletta le campagne e le strade limitrofe a Casumaro.
Scopro così che Mirco e Carla fanno parte della compagnia teatrale, ma anche altri amici come il Gallo, Angelo, Costanza, Giorgio e Manfredo…..insomma conosco  tutti gli attori, regista e sceneggiatore compreso!
Il sipario si apre, il regista presenta la sua seconda opera. Se la prima commedia “Mare Nero” è nata per dar voce e sostegno  alla lotta pacifica contro il degrado ambientale di discariche e i rifiuti pericolosi, “Mare Azzurro”  celebra la vittoria di Molino Boschetti che dopo anni ha ottenuto l’assicurazione che dal 2011 nessun rifiuto deturperà l’area. Festeggia questo importante risultato con un testo che  dà voce ai sogni nel cassetto, le passioni e le emozioni della giovinezza di  chi cinquantenne si è perso un po’ per strada rincorrendo traguardi  materiali. L’autore definisce questa ricerca  “l’Isola che non c’è!”. 
Ogni atto è un frammento dell’“isola che non c’è” che alberga in ognuno di noi.
Tre sono stati i quadri che più mi hanno divertito:
Il finto materialista che critica gli amici perché passano troppo tempo a “giocare” agli attori invece di lavorare.
E’ in costante conflitto con la parte razionale di sé e il desiderio di seguire un sogno, poi travolto dall’entusiasmo, finisce anche lui a recitare, riappacificando così l’emisfero razionale e quello dello spirito e continuare un’esistenza pacifica.
L’interprete è Mirco. L’ironia che mette in questo testo è esilarante!
Il musicista, seduto a meditare sul suo passato si accorge che la sua vita (come quella della maggior parte di noi) è sempre stata accompagnata dalla musica. E’ un viaggio a ritroso, scandito da brani musicali che hanno fatto parte della vita di molti.
A ben pensare ogni momento importante della vita di tutti noi è legato a un brano musicale, la nascita di un figlio, il giorno del matrimonio, il primo amore….l’attore ripercorre tutte queste tappe concludendo  che se lui esiste, è grazie ad una serenata che il padre fece alla madre.
Per lui l’Isola che non c’è è la musica perché è lo strumento più diretto per celebrare l’amore. Termina con una riflessione: a ben pensare, se tutti noi siamo il frutto di una notte d’amore, noi tutti quindi siamo figli l’amore…..
L’interprete è Alfio che nella vita ha fatto della musica la sua passione e professione.
Nell’Isola che non c’è, non può mancare l’emozione del primo amore. Il cuore che batte forte quando lo vedi, il rossore che sale alle guance quando ti guarda, la trepidazione
nel ricevere la prima carezza, lo sconvolgimento e le …”farfalle nello stomaco” che procura il primo bacio, il desiderio di trascorrere ogni istante accanto all’amato, la certezza che quel sentimento così forte non l’avevi mai provato prima, che è troppo importante e che durerà tutta una vita.
A interpretare questo ruolo è Carla. Il trasporto e il carattere che dà nell’interpretare questo ruolo è emozionante.
Recitando la “sua isola che non c’è” mi ha fatto salire a bordo della macchina del tempo. Ho ritrovato nel suo personaggio i miei sogni e aspettative della giovinezza, quando ancora la vita non ha avuto modo di scalfirti..
Finito lo spettacolo, pubblico e attori festeggiano a tavola con vino, torte, salame e gnocchi fritti fino alle due di notte!
Mi dirigo alla macchina per tornare a casa con il sorriso sulle labbra. Questa sera mi sono svestita di molti dei pesi che mi porto appresso. Se pensavo di essere l’unica cinquantenne ancora alla ricerca di cosa farà da grande, behh mi devo ricredere! Sono in ottima compagnia….. Forse anche la mia ricerca è “l’Isola che non c’è”.
Tuttavia, come successe anche a Pesaro al festival della felicità, a Molino Boschetti mi sono sentita a casa, come avessi finalmente trovato “l’Isola che non c’è”.
Come dice mia madre….”la felicità dura solo dei momenti “ . Già domani  dovrò fare i conti con il quotidiano, ma quella serata fatta di allegria, ricordi e soprattutto di condivisione, ancora una volta mi ha rappacificato con il genere umano e mi ha fatto ritrovare (come direbbe Battiato) il mio centro di gravità.
E bastato poco: un testo che oltre a farmi sorridere mi ha  stimolato la riflessione  e nel quale ho riconosciuto tanti dei miei pensieri, un gruppo di amici che mi ha accolto e dato calore….Ma a ben pensare tutto questo in realtà non è poco, forse questa è l’essenza dell’esistere, di essere persona.
E’ vero quello che dice Alfio: siamo tutti figli dell’amore. Perché tante volte ci comportiamo come se non lo fossimo?