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venerdì 31 dicembre 2010

ALLE PRESE CON I BILANCI…. PENSANDO A CAPODANNO

Da settimane sto lavorando alacremente alla mia fattoria Zynga. Quest’anno l’albero di Natale, oltre ai pacchi, attraverso una serie di prove da superare, consente di ottenere la neve spruzzata su tutto il paesaggio  e una serie di  luminarie da posizionare su piante ed edifici di quello che ormai è diventato un paesello virtuale. Così, traguardo dopo traguardo e dopo un investimento di 10 banconote farmville, raggiungo l’ultima meta e guadagno luci e neve.
Finalmente!
Per posizionare questi addobbi, basta cliccare sull’oggetto selezionato. Con malcelata soddisfazione, inizio l’opera di restiling…ma  neanche a metà del lavoro il PC si blocca, impedendomi di andare avanti. Uffa, non mi resta altro che uscire dalla farm ….
Scocciata, mi scollego, riattivo il collegamento, lentamente si riapre la farm, ma una sorpresa mi attende.
La neve e le luci che avevo già posizionato non ci sono più. Dovrò ripetere il posizionamento luce e neve,  l’applicazione sarà nella scatola dei regali, mi dico.  Niente.
Probabilmente le ultime attività svolte non sono state  salvate e devo ripetere i lavori, penso, anche se con disappunto noto che  le dieci banconote farm Zynga le ha trattenute….
Inizia la verifica dentro tutte le applicazioni del gioco per cercare la sudata neve e tutte quelle luci appena intraviste, ma di loro non c’è traccia!
Mi sento letteralmente imbrogliata dalla Zynga. 
Dopo un anno che perdo tempo con questo  gioco, mi derubano anche di 10 banconote!
I giochi virtuali stanno assomigliando troppo alla realtà e questo non è divertente. Non fai in tempo ad esultare per un traguardo raggiunto che subito te ne viene proposto uno più ardo e, se non bastasse, come in questo caso, non è nemmeno riconosciuto!
Molto meglio un puzzle da 10000 pezzi o un bel mazzo di carte per un solitario. 10.000 pezzi di cartoncino colorato da mettere assieme o un solitario complicato danno molta più soddisfazione dei passatempi Zynga!
Ora capisco il commento lasciatomi quasi un anno fa da un lettore su questi passatempi e comprendo anche perché Loris ha deciso di cancellare l’account Zynga.
Inizialmente la novità ti entusiasma, poi col passare del tempo la fobia di accumulare punti, monete e vicini, trasforma il passatempo in occupazione, di conseguenza noia, poi,  se il programma ha dei bachi, la noia si trasforma in incazzatura.
Stizzita esco da Zynga e comincio a gironzolare per il web, in cerca  di proposte originali per trascorrere la notte di capodanno.
I suggerimenti più gettonati riguardano proposte vacanza in tutto il mondo e per tutte le tasche, le feste nelle maggiori piazze Italiane, la possibilità di connettersi via web cam con le piazze più famose del mondo come quella di New York oppure serate in locali esclusivi.
Insomma niente di originale o alternativo! La famosa citazione di Sandra Mondaini, che noia, che barba che noia…rispecchia il mio stato d’animo in questa vigilia di capodanno, alla ricerca di qualcosa di simpatico  o eccentrico da scoprire. Nel mio “vagare web” approdo a capodanno info. E’ una pagina che raccoglie le offerte suddividendole per tipologia. Entro nell’archivio “Capodanno alternativo” con la speranza di trovare idee interessanti.
Decido di dare un’occhiate alle proposte che dal titolo mi sembrano più alternative:

Passare il Capodanno in un Igloo adesso è possibile!
Il programma si svolge in due giorni e prevede la notte in igloo.
1° giorno: Arrivo, conoscenza guida igloo, salita in seggiovia, trekking con le ciaspole fino al villaggio, cenone capodanno presso rifugio (2 antipasti,
2 primi, 2 secondi con contorni, desert,panettone, vino, acqua, spumante, caffé, digestivo e musica con dj o complessino), pernottamento in igloo.
2° giorno: Colazione in rifugio, escursione con le ciaspole, rientro in seggiovia, partenza.
Costo: €.199,00

Capirai, cenone, discoteca e pernottamento in igloo…..non posso fare a meno di pensare che chi ha ideato questa proposta, si è sprecato in fantasia! Trascorri la serata a tavola e a fare il trenino tra le stelle filanti, poi tutto sudato e magari alticcio te ne vai a dormire in un igloo….ti prendi una congestione e inizi  il nuovo anno in ospedale.
Passiamo oltre..:
Capodanno Mediovale nei Castelli del Padovano:
Il Capodanno Medievale è un contenitore di manifestazioni che coinvolge anche i turisti nella sua realizzazione.
L'evento si svolge in diversi momenti di celebrazione della medievalità dell'area padovana:
    -  La Festa Medievale della Mantella di Montagnana del 1 Gennaio 2011;
 -  il Veglione di Capodanno del 31 dicembre 2010 in un Castello

Il pacchetto speciale di servizi inerenti il soggiorno negli hotels dell'area, i pasti, le guide, le escursioni e gli accessi alle manifestazioni, è acquistabile presso operatori convenzionati o direttamente presso l'organizzazione
.

L’idea sarebbe graziosa se nel castello fosse previsto anche il pernottamento e non solo il cenone, commento tra me.

Trovo alla voce Capodanno da sogno la risposta al pensiero appena espresso:
In un Castello sul Po una proposta da Principi
per trascorrere la notte piu' magica dell'anno

Arrivo al Castello, benvenuto a Corte e sistemazione in camera.
L'inizio dell'aperitivo è previsto per le 20:00 accolti da un camino scoppiettante, dal culatello e da tante piccole raffinatezze tutte da gustare (durante l'aperitivo sarà possibile visitare le storiche cantine dell'Antica Corte Pallavicina, le più vecchie al mondo ancora attive -costruite nel 1320- con aneddoti e curiosità sulla produzione del Culatello)
Gli ambienti saranno illuminati solo a candele per ricreare l'atmosfera dei tempi antichi. Poi a tavola nelle sale affrescate del piano nobile o nella veranda vetrata dove serviremo un menu' speciale creato e curato.
 
 
Carina questa proposta! La pagina web contiene anche un album fotografico del sito. In realtà quello che viene pubblicizzato per un Castello, dalla strutture e  arredi delle stanze, assomiglia più ad un’antica villa Patrizia di campagna .  Questo suggerimento mi ricorda un’esperienza analoga, ma più suggestiva,  vissuta qualche anno fa.
Decisa a trascorrere un week end in Umbria, Google selezionò per me una località denominata Scritto di Petroia, a metà strada tra Gubbio ed Assisi,  e il suo Castello adibito a residenza turistica.  Se le foto del sito mi  avevano affascinato, niente erano in confronto all’atmosfera che trovammo al nostro arrivo.
Il castello in realtà è un piccolo borgo medioevale fedelmente ristrutturato posto sul cucuzzolo di una collina. Le 6 stanze per gli ospiti , seppur dotate degli attuali confort, sono  finemente arricchite di arredi d’epoca . La nostra sistemazione fu nella torre del castello. In pratica una stanza suddivisa su tre piani, con un altissimo lettone in legno  a baldacchino,  da dove si poteva ammirare un panorama  mozzafiato. La grossa sorpresa fu dopo appena dieci minuti dal ns. arrivo;  squilla il telefono e una voce molto formale mi avvisa: “la cena è servita”. Scendiamo, entriamo nel salone del castello. Un unico tavolo imbandito che accoglieva già alcuni ospiti, musica classica di sottofondo e l’illuminazione soffusa delle candele. Un maggiordomo, incaricato degli onori di casa, ci fa accomodare al tavolo assieme agli altri ospiti e ci serve impeccabilmente la cena. Per una sera mi sono sentita una damigella di corte! L’atmosfera era così intensa da farmi sentire per un attimo inadeguata. Avrei voluto avere un abito lungo da sera e non i jeans che indossavo.  Unico neo fu che  lassù sulla torre, i nostri compagni di viaggio a 4 zampe,  Niki e Scotty, innervositi  dalla presenza di vecchi fantasmi o dall’odore della selvaggina, piansero tutta la notte senza farci chiudere occhio!
Colta dalla nostalgia di questo ricordo ritorno a visitare il sito del castello di Scritto e scopro che per le feste di fine anno fino alla Epifania è aperto,  offre pacchetti di soggiorno allietati da serate a lume di candela e letture  di brani teatrali. Visto che non ci posso andare, mi consola che per questo Capodanno ormai non ci sono più posti disponibili.
I Capodanni che preferisco sono quelli che definirei le “zingarate” con gli amici; serate improvvisate in giro per le piazze, evitando accuratamente ll ristorante con cenone o la discoteca a fare il trenino con i cappellini e trombette  di carta.
Di queste “zingarate” ne ricordo un paio con un po’ di nostalgia….
Primi anni ’80, in compagnia di altre tre coppie ci recammo alla stazione ferroviaria, intenzionati a trascorrere il Capodanno nel luogo che il fato ci avrebbe riservato, prendendo il primo treno in partenza.
Quella notte la destinazione prescelta dal tabellone delle partenze fu Venezia. Arrivammo in laguna alle undici di sera, una cena veloce nel primo ristorante disponibile, poi in giro tutta la notte per piazza San Marco, in cerca della calle dove era stato girata una delle scene erotiche del film “La Chiave” con Stefania Sandrelli che tanto avevano stuzzicato la fantasia dei nostri compagni.   Rientro alle 5 del mattino con l’ausilio di più mezzi di locomozione: Treno Venezia- Bologna; Taxi Bologna -San Felice, auto San Felice- casa.
Qualche anno dopo, zingarata a Roma. Ospitati da un’amica di un’amico (quindi mai conosciuta di persona) ci lasciò il suo appartamento per 4 giorni. All’arrivo, questa incredibile persona, ci fece trovare  casa tapezzata di post-it con le indicazioni di dove era riposto tutto il necessario, dalle stoviglie alla biancheria. Di giorno turisti che macinavano Km a piedi, e di sera alla caccia di piatti particolari, come per quei tempi, i primi ristoranti cinesi.
Fu li che assaggiai il mio primo gelato fritto.
Una sera sulla strada del ritorno, esausti, ma decisi a  risparmiare i soldi per un taxi per dar sollievo alle vesciche ai piedi dai tanti km percorsi,  decidemmo di fare una pausa in un bar,  ristorarci con un tè, fiduciosi di riprendere le forze necessarie ad arrivare a casa. Peccato che il tè per 6 persone accompagnato da  4 bignè  lo ordinammo al caffè de Paris, dove ci presentarono un conto di 60.000 Lire !!  All’epoca con quella cifra avremmo viaggiato in taxi per tutti e 4 giorni del nostro soggiorno! Rimanemmo talmente basiti dall’esito di quella speculazione che decidemmo di commemorare l’evento: così, per festeggiare il portafoglio prosciugato dal tè, quella sera rientrammo a casa in taxi.
A distanza di anni, quando nostro malgrado ci accorgiamo di compiere   speculazioni infelici,  quell’aneddoto è diventato un proverbio del tipo: “E’ un affare come  prendere un tè al caffè de Paris per  risparmiare i soldi per un taxi”.

mercoledì 18 agosto 2010

BOOM FESTIVAL E MUSICA TRANCE



La pagina web del Boom Festival non mi è servita a capire cosa avviene durante questa manifestazione, nemmeno le interviste fatte nella cerchia delle mie amicizie mi hanno aiutato a capire di cosa si tratta.
Così, decido di interrogare quello che ormai chiamo l’oracolo web “Wikipedia” che, come solito non mi delude.

Il Boom Festival è un festival biennale che si svolge in Portogallo. Il festival offre appuntamenti di musica, pittura, scultura, video, cinema, teatro è un concetto di contaminazione di diverse forme d'arte. Il primo Boom Festival nel 1997 fu un evento di incontro di musica elettronica Oltre a crescere musicalmente, Boom ha incoraggiato diversi mezzi per comunicare, una galleria d'arte, scultura naturale, teatro di strada, danze di fuoco, e il Villaggio Liminal contiene uno spazio ombreggiato per lettura, yoga, film, meditazione e discussione. Trovi il boom festival all’interno della pagina dedicata agli stili musicali e nel dettaglio la musica techno.

Trovo interessante l’idea di fondere in un unico festival le molteplici espressioni artistiche ma, se il sottofondo è la musica techno, visto il mio feeling con questo tipo di musica, non credo sia il tipo di festival che fa per me.
Tuttavia, sarà la distanza generazionale, ma ancora non mi è chiaro il genere musicale celebrato in questo evento. La pagina web del Festival parla di “musica trance”, così chiedo di nuovo aiuto a Wikipedia e scopro:

“La Trance è un genere musicale sviluppatosi negli anni novanta, appartenente alla famiglia Electronic Dance Music (EDM).
Il nome Trance trova giustificazione nello stato psico-fisico al quale, in teoria, produzioni di questo stampo dovrebbero condurre i propri ascoltatori.
La Trance è derivata sostanzialmente da generi quali la techno ed la house; indicativamente i suoi BPM variano da un minimo di 130 (progressive trance) ad un massimo di 160 (hard trance), a seconda dello stile considerato.
Attualmente la musica Trance rappresenta l'anima di quasi tutti i grandi Dance Festival del mondo, mentre possiede solo una discreta diffusione nelle discoteche. Durante il primo periodo la Trance ebbe la possibilità di distinguersi come genere a sé stante e, pur rimanendo una cultura nota ai soli addetti ai lavori, riuscì facilmente a conquistare le simpatie del pubblico dei rave e dei club specializzati. Successivamente la Trance deviò la sua attenzione verso suoni più epici, ammorbidendo la propria componente acida per privilegiare melodie corpose ed orchestrali, entrando così di prepotenza nel circuito radiofonico e inaugurando la stagione dei grandi Dance Festival.

Beh, se è un genere musicale per i soli addetti ai lavori, mi consolo! Non è una questione di distanza generazionale se non conosco questo stile.
Tuttavia, nonostante le spiegazioni Wikipedia, pur conoscendo la musica tecno, non riesco farmi un’idea di cosa può essere questa evoluzione “trance”...
Se Wikipedia è l’oracolo, YouTube senza dubbio è la "sfera di cristallo”. Mi connetto, digito Boom Festival e mi appaiono una ventina di video, registrati nell’ultima edizione 2008!
Idhana il luogo dell’evento, offre un paesaggio mozzafiato, un lago bellissimo incastonato in mezzo a morbide colline, il tutto contornato da vegetazione mediterranea.
Molteplici sono i punti spettacolo: aree concerto, artisti di strada, sputa fuoco,funamboli, spettacoli emozionali fatti di luci e colori ma purtroppo…..il sottofondo musicale fatto tutto di musica tecno trance.
Se la musica tecno è fatta di ritmi e tempi ossessivi, l’ossessione e l’appiattimento del ritmo nella trance sono esasperanti!
Ora capisco! Mica per nulla si chiama trance! Ogni brano dall’inizio alla fine mantiene sempre lo stesso tempo; l’unica emozione che mi dà è stordimento e una sorta di emicrania da cervicale! Non me ne vogliano gli artisti di questo genere, ma per suonare questo tipo di musica non penso sia necessario essere musicisti, se ci provo, scommetto che saprei farlo anch’io, anche se l’unica cosa che ho suonato in vita mia sono il campanello di casa e qualche volta il clacson dell’auto.
La cosa buffa è che questi tipi di manifestazione sono anche denominati “Dance festival”.
Di tutte le riprese che ho visto, il pubblico è stato una sorpresa. Centinaia e centinaia di ragazzi in piedi che scuotono il capo al ritmo sempre uguale e si dondolano su due piedi ma senza muoversi, e soprattutto senza comunicare tra loro!
Sembrano i replicanti di “Bladerunner”, individui privi di gioia, ma solo catturati dal ritmo maniacale di questo tipo di musica.
Anche se scontato, non posso fare a meno di confrontare il Boom Festival, con il padre, e ancor oggi, il più grande di questi eventi: il mitico festival rock di Woodstock targato 1969.
L’unica tecnologia utilizzata era quella degli amplificatori. Niente effetti speciali, gli spettacoli emozionali non si conoscevano, le luci psichedeliche nacquero qualche anno dopo. Solo musica e 450.000 ragazzi.
A seguito di questo evento fu fatto un documentario che vinse l’Oscar nel 1971 e il ricordo che mi ha lasciato è distante anni luce da quanto appena visto sul Boom Festival.
Ragazzi che arrivavano all’appuntamento con i mezzi di locomozione più disparati, abbigliamento multicolor , accompagnati da inseparabili chitarre erano da soli scenograficamente d’effetto. Quello che i protagonisti hanno lasciato ai posteri è l’immagine di una generazione alla ricerca della condivisione e della comunione con il prossimo. Il documentario in questo è molto esplicativo, là le persone ballavano insieme agli altri e non sole come al Boom.
Woodstock voleva essere la celebrazione della pace e dell’amore e per molti versi, a modo suo lo è stato!
Poi, malauguratamente, forse molti di loro saranno finiti in Wall Street con giacca e cravatta, magari anche finanziando chi non mette fiori nei propri cannoni…..
Una delle cose che più mi colpiscono del Boom Festival è la pretesa di celebrare la comunicazione, arrivando al paradosso dell’inutilità delle parole.
Sarò pure retrograda ma l’arte, la pittura e la musica da sole, sono sicuramente forme di espressione, ma la comunicazione deve passare attraverso la parola e il confronto.
La percezione che ho di questa teoria e che possa portare a un’introspezione troppo aggressiva che va oltre la percezione della realtà che circonda chi crede in queste teorie.
Mi sembra quasi uno spot per lo sballo perenne e la techno trance il veicolo per arrivarci.
Se metto a confronto le due generazioni, una cosa in comune la trovo: il rifiuto della quotidianità contemporanea, ma l’approccio è completamente diverso: i ragazzi del ’69 manifestavano il disagio apertamente e soprattutto in gruppo, senza paura di confronti; quelli di oggi utilizzano tutti gli strumenti disponibili, compreso lo stato ipnotico per una sorta di fuga non solo dal mondo ma anche da se stessi.
Se Woodstock mi trasmette la gioia di vivere , manifestazioni come il Boom festival le percepisco come un inno all’introspezione e alla solitudine dell’individuo anche se in mezzo alla folla.