venerdì 31 dicembre 2010

ALLE PRESE CON I BILANCI…. PENSANDO A CAPODANNO

Da settimane sto lavorando alacremente alla mia fattoria Zynga. Quest’anno l’albero di Natale, oltre ai pacchi, attraverso una serie di prove da superare, consente di ottenere la neve spruzzata su tutto il paesaggio  e una serie di  luminarie da posizionare su piante ed edifici di quello che ormai è diventato un paesello virtuale. Così, traguardo dopo traguardo e dopo un investimento di 10 banconote farmville, raggiungo l’ultima meta e guadagno luci e neve.
Finalmente!
Per posizionare questi addobbi, basta cliccare sull’oggetto selezionato. Con malcelata soddisfazione, inizio l’opera di restiling…ma  neanche a metà del lavoro il PC si blocca, impedendomi di andare avanti. Uffa, non mi resta altro che uscire dalla farm ….
Scocciata, mi scollego, riattivo il collegamento, lentamente si riapre la farm, ma una sorpresa mi attende.
La neve e le luci che avevo già posizionato non ci sono più. Dovrò ripetere il posizionamento luce e neve,  l’applicazione sarà nella scatola dei regali, mi dico.  Niente.
Probabilmente le ultime attività svolte non sono state  salvate e devo ripetere i lavori, penso, anche se con disappunto noto che  le dieci banconote farm Zynga le ha trattenute….
Inizia la verifica dentro tutte le applicazioni del gioco per cercare la sudata neve e tutte quelle luci appena intraviste, ma di loro non c’è traccia!
Mi sento letteralmente imbrogliata dalla Zynga. 
Dopo un anno che perdo tempo con questo  gioco, mi derubano anche di 10 banconote!
I giochi virtuali stanno assomigliando troppo alla realtà e questo non è divertente. Non fai in tempo ad esultare per un traguardo raggiunto che subito te ne viene proposto uno più ardo e, se non bastasse, come in questo caso, non è nemmeno riconosciuto!
Molto meglio un puzzle da 10000 pezzi o un bel mazzo di carte per un solitario. 10.000 pezzi di cartoncino colorato da mettere assieme o un solitario complicato danno molta più soddisfazione dei passatempi Zynga!
Ora capisco il commento lasciatomi quasi un anno fa da un lettore su questi passatempi e comprendo anche perché Loris ha deciso di cancellare l’account Zynga.
Inizialmente la novità ti entusiasma, poi col passare del tempo la fobia di accumulare punti, monete e vicini, trasforma il passatempo in occupazione, di conseguenza noia, poi,  se il programma ha dei bachi, la noia si trasforma in incazzatura.
Stizzita esco da Zynga e comincio a gironzolare per il web, in cerca  di proposte originali per trascorrere la notte di capodanno.
I suggerimenti più gettonati riguardano proposte vacanza in tutto il mondo e per tutte le tasche, le feste nelle maggiori piazze Italiane, la possibilità di connettersi via web cam con le piazze più famose del mondo come quella di New York oppure serate in locali esclusivi.
Insomma niente di originale o alternativo! La famosa citazione di Sandra Mondaini, che noia, che barba che noia…rispecchia il mio stato d’animo in questa vigilia di capodanno, alla ricerca di qualcosa di simpatico  o eccentrico da scoprire. Nel mio “vagare web” approdo a capodanno info. E’ una pagina che raccoglie le offerte suddividendole per tipologia. Entro nell’archivio “Capodanno alternativo” con la speranza di trovare idee interessanti.
Decido di dare un’occhiate alle proposte che dal titolo mi sembrano più alternative:

Passare il Capodanno in un Igloo adesso è possibile!
Il programma si svolge in due giorni e prevede la notte in igloo.
1° giorno: Arrivo, conoscenza guida igloo, salita in seggiovia, trekking con le ciaspole fino al villaggio, cenone capodanno presso rifugio (2 antipasti,
2 primi, 2 secondi con contorni, desert,panettone, vino, acqua, spumante, caffé, digestivo e musica con dj o complessino), pernottamento in igloo.
2° giorno: Colazione in rifugio, escursione con le ciaspole, rientro in seggiovia, partenza.
Costo: €.199,00

Capirai, cenone, discoteca e pernottamento in igloo…..non posso fare a meno di pensare che chi ha ideato questa proposta, si è sprecato in fantasia! Trascorri la serata a tavola e a fare il trenino tra le stelle filanti, poi tutto sudato e magari alticcio te ne vai a dormire in un igloo….ti prendi una congestione e inizi  il nuovo anno in ospedale.
Passiamo oltre..:
Capodanno Mediovale nei Castelli del Padovano:
Il Capodanno Medievale è un contenitore di manifestazioni che coinvolge anche i turisti nella sua realizzazione.
L'evento si svolge in diversi momenti di celebrazione della medievalità dell'area padovana:
    -  La Festa Medievale della Mantella di Montagnana del 1 Gennaio 2011;
 -  il Veglione di Capodanno del 31 dicembre 2010 in un Castello

Il pacchetto speciale di servizi inerenti il soggiorno negli hotels dell'area, i pasti, le guide, le escursioni e gli accessi alle manifestazioni, è acquistabile presso operatori convenzionati o direttamente presso l'organizzazione
.

L’idea sarebbe graziosa se nel castello fosse previsto anche il pernottamento e non solo il cenone, commento tra me.

Trovo alla voce Capodanno da sogno la risposta al pensiero appena espresso:
In un Castello sul Po una proposta da Principi
per trascorrere la notte piu' magica dell'anno

Arrivo al Castello, benvenuto a Corte e sistemazione in camera.
L'inizio dell'aperitivo è previsto per le 20:00 accolti da un camino scoppiettante, dal culatello e da tante piccole raffinatezze tutte da gustare (durante l'aperitivo sarà possibile visitare le storiche cantine dell'Antica Corte Pallavicina, le più vecchie al mondo ancora attive -costruite nel 1320- con aneddoti e curiosità sulla produzione del Culatello)
Gli ambienti saranno illuminati solo a candele per ricreare l'atmosfera dei tempi antichi. Poi a tavola nelle sale affrescate del piano nobile o nella veranda vetrata dove serviremo un menu' speciale creato e curato.
 
 
Carina questa proposta! La pagina web contiene anche un album fotografico del sito. In realtà quello che viene pubblicizzato per un Castello, dalla strutture e  arredi delle stanze, assomiglia più ad un’antica villa Patrizia di campagna .  Questo suggerimento mi ricorda un’esperienza analoga, ma più suggestiva,  vissuta qualche anno fa.
Decisa a trascorrere un week end in Umbria, Google selezionò per me una località denominata Scritto di Petroia, a metà strada tra Gubbio ed Assisi,  e il suo Castello adibito a residenza turistica.  Se le foto del sito mi  avevano affascinato, niente erano in confronto all’atmosfera che trovammo al nostro arrivo.
Il castello in realtà è un piccolo borgo medioevale fedelmente ristrutturato posto sul cucuzzolo di una collina. Le 6 stanze per gli ospiti , seppur dotate degli attuali confort, sono  finemente arricchite di arredi d’epoca . La nostra sistemazione fu nella torre del castello. In pratica una stanza suddivisa su tre piani, con un altissimo lettone in legno  a baldacchino,  da dove si poteva ammirare un panorama  mozzafiato. La grossa sorpresa fu dopo appena dieci minuti dal ns. arrivo;  squilla il telefono e una voce molto formale mi avvisa: “la cena è servita”. Scendiamo, entriamo nel salone del castello. Un unico tavolo imbandito che accoglieva già alcuni ospiti, musica classica di sottofondo e l’illuminazione soffusa delle candele. Un maggiordomo, incaricato degli onori di casa, ci fa accomodare al tavolo assieme agli altri ospiti e ci serve impeccabilmente la cena. Per una sera mi sono sentita una damigella di corte! L’atmosfera era così intensa da farmi sentire per un attimo inadeguata. Avrei voluto avere un abito lungo da sera e non i jeans che indossavo.  Unico neo fu che  lassù sulla torre, i nostri compagni di viaggio a 4 zampe,  Niki e Scotty, innervositi  dalla presenza di vecchi fantasmi o dall’odore della selvaggina, piansero tutta la notte senza farci chiudere occhio!
Colta dalla nostalgia di questo ricordo ritorno a visitare il sito del castello di Scritto e scopro che per le feste di fine anno fino alla Epifania è aperto,  offre pacchetti di soggiorno allietati da serate a lume di candela e letture  di brani teatrali. Visto che non ci posso andare, mi consola che per questo Capodanno ormai non ci sono più posti disponibili.
I Capodanni che preferisco sono quelli che definirei le “zingarate” con gli amici; serate improvvisate in giro per le piazze, evitando accuratamente ll ristorante con cenone o la discoteca a fare il trenino con i cappellini e trombette  di carta.
Di queste “zingarate” ne ricordo un paio con un po’ di nostalgia….
Primi anni ’80, in compagnia di altre tre coppie ci recammo alla stazione ferroviaria, intenzionati a trascorrere il Capodanno nel luogo che il fato ci avrebbe riservato, prendendo il primo treno in partenza.
Quella notte la destinazione prescelta dal tabellone delle partenze fu Venezia. Arrivammo in laguna alle undici di sera, una cena veloce nel primo ristorante disponibile, poi in giro tutta la notte per piazza San Marco, in cerca della calle dove era stato girata una delle scene erotiche del film “La Chiave” con Stefania Sandrelli che tanto avevano stuzzicato la fantasia dei nostri compagni.   Rientro alle 5 del mattino con l’ausilio di più mezzi di locomozione: Treno Venezia- Bologna; Taxi Bologna -San Felice, auto San Felice- casa.
Qualche anno dopo, zingarata a Roma. Ospitati da un’amica di un’amico (quindi mai conosciuta di persona) ci lasciò il suo appartamento per 4 giorni. All’arrivo, questa incredibile persona, ci fece trovare  casa tapezzata di post-it con le indicazioni di dove era riposto tutto il necessario, dalle stoviglie alla biancheria. Di giorno turisti che macinavano Km a piedi, e di sera alla caccia di piatti particolari, come per quei tempi, i primi ristoranti cinesi.
Fu li che assaggiai il mio primo gelato fritto.
Una sera sulla strada del ritorno, esausti, ma decisi a  risparmiare i soldi per un taxi per dar sollievo alle vesciche ai piedi dai tanti km percorsi,  decidemmo di fare una pausa in un bar,  ristorarci con un tè, fiduciosi di riprendere le forze necessarie ad arrivare a casa. Peccato che il tè per 6 persone accompagnato da  4 bignè  lo ordinammo al caffè de Paris, dove ci presentarono un conto di 60.000 Lire !!  All’epoca con quella cifra avremmo viaggiato in taxi per tutti e 4 giorni del nostro soggiorno! Rimanemmo talmente basiti dall’esito di quella speculazione che decidemmo di commemorare l’evento: così, per festeggiare il portafoglio prosciugato dal tè, quella sera rientrammo a casa in taxi.
A distanza di anni, quando nostro malgrado ci accorgiamo di compiere   speculazioni infelici,  quell’aneddoto è diventato un proverbio del tipo: “E’ un affare come  prendere un tè al caffè de Paris per  risparmiare i soldi per un taxi”.

venerdì 24 dicembre 2010

E…BABBO NATALE?

Può il web ignorare Babbo Natale?  Assolutamente no.  Da personaggio leggendario, che la notte di Natale vola nel cielo sulla sua slitta trainata dalle renne, grazie alla rete ora, oltre a vederlo, e possibile dialogare, scrivergli, visitare la sua casa, il paese in cui vive e addirittura conoscere i suoi amici elfi.
In poche parole una persona comune con la differenza che fa una professione un po’ particolare..
Non è un più il personaggio ultraterreno che si credeva un tempo. I bambini della mia generazione che volevano scrivergli, imbucavano la lettera nella cassetta postale e lui magicamente la riceveva.
Oggi Internet fornisce il suo indirizzo:

SANTA CLAUS post office at Santa Claus Village
96930 Napapiiri - Artic Circle
FINLAND

Per i ritardatari timorosi che la loro missiva non arrivi in tempo, niente paura! Babbo Natale, non solo vola nel cielo sulla sua slitta ma è anche informatizzato,  dotato di PC e posta elettronica, ovviamente con estensione .com (data l’internazionalità): info@santaclauslive.com.
Non è più necessario immaginare con la fantasia come sia il paese di Babbo Natale e come vive durante l’anno.
Basta collegarsi al suo sito web per vedere splendide immagini della sua cittadina finlandese; Rovaniemi.  Un fiabesco villaggio del polo nord, nel bel mezzo di un bosco di abeti imbiancato da fitti strati di candida neve.  Le casette  di legno, con i tetti a punta, rispecchiano i disegni delle vecchie cartoline natalizie o le illustrazioni dei vecchi libri per l’infanzia.
Nonostante sia un personaggio assolutamente fuori dal tempo e poco attento al look, scopro che anche lui nel corso dei secoli ha rinnovato il guardaroba, cedendo ai suggerimenti di uno stilista d’eccezione: la Coca Cola.
Storia narra che il vestito di Babbo Natale sia sempre stato verde, fino a quando, nella prima metà del secolo scorso, accettò di diventare uomo immagine e abbandonò il verde per indossare i colori del marchio Coca Cola: il bianco e il rosso. Rinunciò così al significato di quell’abito verde: simbolo di speranza e rinascita e un Babbo dalla cui bocca uscivano piante e fiori in regalo all’umanità, che vuole nei giorni del solstizio d’inverno l’inizio del risveglio, con il sole che riprende il suo cammino allungando le giornate.
Una considerazione mi sorge spontanea: persino Babbo Natale non ha resistito alle lusinghe delle multinazionali…

Scopro così che chi, a un certo punto della mia infanzia, mi ha detto che Babbo Natale non esiste mi ha raccontato una colossale bugia e mi chiedo perché mai l’avrà fatto.
Buffa la vita, scoprire a oltre cinquant’anni che Babbo Natale c’è!

Tuttavia, in tutta sincerità da piccola non avevo molta simpatia per questo personaggio. Ne sentivo parlare dai miei cugini e compagni di scuola, ma a casa mia non passava mai.
Riaffiora il ricordo di una vigilia di Natale a fondo Lughetto. Vidi questo simpatico vecchietto entrare nella cucina dei miei parenti, così  attraversai il corridoio tutta emozionata e curiosa di vedere cosa aveva dentro all’enorme sacco che portava con sé, sicura di ricevere da lui un dono.
Apro la porta e Babbo Natale sta estraendo dal sacco dei pacchi per i miei cugini, mi vede e mentre nasconde il sacco dietro la schiena, chiama i miei genitori che mi ordinano di rientrare in casa mia.
Ma no, dico, aspettate un attimo c’è Babbo Natale, lo voglio conoscere, ha un sacco con tanti pacchi, ne ha dati alcuni ai miei cugini, anch’io devo avere il mio.
Niente da fare, mia madre mi afferra per un braccio e mi trascina via.
Sono scioccata. Perché non posso vedere Babbo Natale e farmi dare un regalo come i miei cugini?
Babbo Natale non ha un regalo per te, mi sento rispondere?
Sconvolta dalla notizia, non posso fare a meno di chiedere: Non sono stata più cattiva dei miei cugini, perché loro hanno il regalo ed io no?

           
La risposta di mia madre: “ Babbo Natale non va a casa da tutti i bambini. Non riuscirebbe a far visita a tutti in una notte sola.  Si dividono il compito con Gesù Bambino e la Befana. Ogni volta che un bambino nasce, si mettono d’accordo per chi dovrà andare a trovarlo. Da te vengono Gesù Bambino e la Befana, se ti comporti bene.”.
Accettai la risposta nonostante la delusione e la stizza con Babbo Natale per avermi escluso dalla sua lista.
Tradizione esigeva che negli anni delle scuole elementari per meritare il dono di Gesù Bambino, con l’aiuto della maestra, si preparava la letterina per i genitori.
Si strappavano le 4 facciate centrali del quaderno (per farne un mini foglio protocollo). La prima facciata era dedicata a un disegno natalizio fatto da me, colorato con i colori a matita e spruzzato di polvere argentata. Quanta attenzione e impegno per quel disegno, che soddisfazione alla fine poterlo ricoprire di colla affinché i magici brillantini si fissassero nelle parti desiderate!
In questa lettera si elencavano le richieste d’indulgenza per le marachelle fatte, con la promessa di non ripeterle e, soprattutto, si esprimeva l’affetto per i propri genitori.
Completata la lettera, si chiudeva in una busta indirizzata a “ai miei cari genitori”. La sera della vigilia si nascondeva sotto il piatto del papà. Così a fine cena, il genitore stupito per la sorpresa l’apriva e leggeva ad alta voce. Il mattino successivo, di fianco la stufa (non avevamo il camino) trovavo il regalo di Gesù Bambino.
           

martedì 14 dicembre 2010

NATALE – TRA SUGGERIMENTI WEB E I RICORDI CASUMARESI

Domenica pomeriggio, momenti di riflessione prima di affrontare una nuova settimana. Dopo essermi impegnata a preparare un pranzo festivo per la famiglia, aver giocato con la mia nipotina, averla preparata a uscire con i genitori in cerca di regali, seduta sul divano con l’immancabile PC sulle ginocchia, mi collego alla rete in cerca di curiosità.


La pagina Facebook non offre grossi spunti. Su un centinaio di amici, di collegati ne trovo solo cinque o 6. Le uniche notifiche che sto ricevendo riguardano inviti ai giochi Zynga o regali Farmville.

La fattoria, ha riproposto l’albero di Natale con i pacchi regalo, un’officina natalizia da costruire con i mattoni, chiodi e assi che i vicini regalano assieme alle luminarie.

L’officina l’ho costruita, ma devo ancora capire come funziona. Quando nella scatola dei regali trovo delle luminarie, invece di disporsi da qualche parte nella fattoria, spariscono e non so dove vanno a finire.

Mi collego alle statistiche blog e anche qui il movimento è molto scarso. Le visualizzazioni oggi sono state solamente cinque.

Delusa, realizzo che forse avrei dovuto fare come tutti: uscire e fare shopping, comprare i regali di Natale per amici e parenti, invece di ridurmi sempre e immancabilmente a farlo la vigilia della festa.

Per ristabilire l’umore chiedo a Google di mostrarmi cosa offre il web sul Natale.

In 0,13 secondi mi propone quasi trentatré milioni di risultati.

Ne seleziono uno: “Natale Italiano.it". E’ uno store Natalizio virtuale, spazia dalla storia del Natale, ai regali da fare, a come addobbare l’albero, le canzoni, Babbo Natale e persino i menù suggeriti per questa Festività.

Alla sezione storia, pensavo di trovare qualcosa in più della semplice citazione alla commemorazione religiosa della nascita di Gesù, come ad esempio che non ci sono prove che il Cristo sia nato il 25 Dicembre, ma fonda le radici in una festa pagana, la celebrazione della nascita del sole (l’attuale solstizio d’inverno), che il cattolicesimo ha fatto sua.

Mi dirigo al segmento idee regalo. Si possono fare acquisti online. I prodotti sono suddivisi per fasce di prezzo da 5 a 90 Euro e oltre.

Diamo un’occhiata mi dico, magari trovo spunti per i regali che ancora devo comprare.

Inizia così il tour tra gli oggetti completamente inutili: Un portaocchiali a forma di naso di plastica; Un grattaschiena di acciaio; Un asciuga smalto a raggi UV; una clessidra e, dulcis in fundo, un bel succhiotto rinfresca sapori. La descrizione merita essere citata:

Il succhiotto di acciaio inox rinfresca l'alito e neutralizza i sapori sul palato, nel consumo di salse al sapore d'aglio, cipolla,bevande alcoliche o di sigarette, mantenendo l'alito fresco. Testato su sostanze alimentari. Non contiene additivi chimici. Il succhiotto zilopop ® va utilizzato come un vero e proprio succhiotto. gia dopo 2-4 minuti, questo speciale prodotto in acciaio avrà eliminato i cattivi odori del cavo orale. Zilopop® va lavato occasionalmente con del detersivo sgrassante e risciacquato sotto l'acqua corrente.”


Costo della ciucio per adulti: € 13,50.

Meritano di essere citati anche: il telefono rosa in peluche a € 29,50, il taglia torrone a € 60,00 e coltellino svizzero larghezza cm 8,5, lunghezza cm 24 con 87 lame e 141 funzioni alla modica cifra di € 910,00 (quasi un milione delle vecchie lire per un coltellino multiuso da boyscout).

Devo dire che non c’è limite alla vergogna per chi presenta articoli di questo tipo e voglio ben sperare che, soprattutto in momenti di recessione come questi, le persone non spendano le loro esigue tredicesime in oggetti così inutili. Molto meglio un vasetto di marmellata o un pezzo di formaggio!

Auspico che questo sito non sia tradotto anche in altre lingue. Già ci vedono come un fenomeno “curioso” sul piano politico-sociale, se scoprono questa pagina, hanno la conferma che da popolo di artisti e geni quali siamo stati, siamo diventati una massa di beoti.

Amareggiata dall’esito di questa ricerca, chiudo il browser e comincio a fissare le luci intermittenti del mio albero di Natale.

E’ un albero tradizionale, rigorosamente ecologico, con palline dorate e rosse, luci intermittenti come lucciole. In cima la classica punta e appena sotto, la scopa della befana che spazza via le difficoltà dell’anno.

Di fianco il camino acceso, sul basamento un piccolo presepe di vetro con, ai lati, due minuscoli angioletti Thun.

Un po’ ipnotizzata dalle luci, mi ritornano alla mente i preparativi del Natale a Fondo Lughetto di Casumaro, dove sono nata.

Primi di Dicembre: il maialino accudito e sfamato per un anno lasciava la fattoria. Il mattino fatidico, controllata a vista dalla nonna Ermelinda, avevo il divieto tassativo di uscire o guardare fuori dalla finestra. Mio padre in compagnia di alcuni uomini si aggirava nei paraggi del porcile, un po’ di trambusto, poi un grido lacerante e il povero maialino non c’era più.

Lo sventurato animale squartato in due, veniva appeso a una croce per un po’ di giorni a dissanguare. Nel frattempo, le viscere venivano lavate e rilavate, un grosso paiolo in mezzo all’aia bolliva le frattaglie per i ciccioli e la coppa di testa. Poi, improvvisamente la cucina si trasformava in una macelleria, dove si macinava la carne, la si condiva e insaccava nei budelli per salami e cotechini. A parte si tenevano le costolette, il filone per le bistecche e un certo quantitativo di macinato per il ragù. Si preparava la colla, fatta di farina, vino bianco e sale per stagionare i prosciutti e trasferirli poi in solaio a essiccare. I salami invece asciugavano nella stanza da letto del capofamiglia, mio nonno. Finita la macellazione del maiale, alle donne, mia madre e mia nonna, occorreva una settimana di lavoro per ripulire casa da tutto il grasso sparso in quei giorni.

Dieci giorni prima del Natale, iniziavano i preparativi dei dolci: i pani di Natale, una sorta di pan pepato emiliano (fatto di cioccolato e canditi) e le raviole, paste ripiene di marmellata di mele (savòr), cioccolato, uvette e arachidi. Tradizione richiedeva che questi dolci, fatti solo ed esclusivamente per questa ricorrenza, dovevano bastare per tutte le feste natalizie.

Così mia madre ne preparava una quantità industriale: una decina di pani di Natale (di oltre mezzo kilo l’uno) e una cinquantina di raviole. Per garantirne la riuscita non si cuocevano nel forno della stufa di casa, troppo piccola per contenere tutto quel materiale e incapace di mantenere una temperatura adeguata e costante; si andava dal fornaio, Cenci, e lui cuoceva tutti questi dolci su appuntamento. Come per il pane, il compenso del fornaio non era saldato al momento. Si annotava sul classico libretto del pane. Un libricino di una ventina di pagine, con le righe per i bimbi di prima elementare, dove si annotava la spesa fatta. Il conto si saldava con cadenza periodica, in funzione della vendita del raccolto, del latte o delle mucche.

Una volta cotti, tutti questi dolci venivano messi su di un tagliere nel corridoio delle camere da letto o nella classica spartora (il mobile che serviva a contenere la farina e a preparare gli impasti).

Da metà Dicembre a metà Gennaio in quella casa mi svegliavo con il profumo di quei dolci, che spesso mangiavo di nascosto sotto le coperte.

Mentre le donne facevano i tortellini, piatto del 25 Dicembre, mio padre preparava le lumache per la vigilia. Le sgusciava con l’uncinetto, le lavava e rilavava innumerevoli volte. Cosi il giorno della vigilia era caratterizzato dalle lumache che cuocevano a fuoco lento in un tegame rigorosamente di coccio fino a sera, mentre mia madre, fuori in cortile a fare il bucato con un paiolo di acqua bollente, una catinella, una spazzola e un asse (niente lavatrice). La notte di Natale era d'obbligo coricarsi fra lenzuola fresche di bucato!

Io, in competizione con mia sorella, cercavo di addobbare l’albero di Natale. Era un albero ecologico con tante palline e campanelle di vetro multicolore spesso ricoperte di polvere d’oro, i fili d’argento, la scopetta e la ciabatta portafortuna della befana. Completava l'addobbo, un filo di luci a intermittenza multicolore a forma di lampioncini.

I regali che ci si ricevevano in realtà erano delle necessità. Un vestito nuovo che sostituiva quello ormai logoro o diventato troppo piccolo, un paio di fazzoletti per il naso (i Kleenex non esistevano), un paio di scarpe o un paio di calze di lana per proteggersi dal freddo quando, nelle gelide mattine, si andava a scuola in bicicletta.

Ora, dolci come i Pani di Natale e le raviole si trovano in quasi tutti i supermercati e in molti forni artigianali; le lumache sono un piatto per ristoranti d’èlite, volendo si possono trovare tutto il tempo dell’anno.

Eppure, se qualcuno mi chiedesse di evocare il Natale attraverso un aroma, il mio profumo non è quello del vischio e del muschio del Presepe; è e resterà sempre quello delle raviole, dei Pani di Natale e delle lumache cotte alla Casumarese .

Le luci dell’albero lampeggiando festose, mi suggeriscono di esprimere un desiderio: vorrei tanto che mia nipote, da adulta, abbia in serbo una fragranza tutta sua che le rievochi il Natale e il calore della famiglia, come quello che si porta dentro sua nonna.



mercoledì 8 dicembre 2010

I BANNER QUESTI INTRUSI O…. SIBILLE PROFETICHE?

 



Spesso I cigli delle strade sono pieni di cartelloni pubblicitari, i palazzi in restauro sono coperti da ammiccanti mega manifesti promozionali.

Mentre passeggiamo per le nostre città o viaggiamo in auto, ci capita di essere distratti da immagini che non cerchiamo.

Semplicemente ci sono proposte, se non addirittura imposte.

Immagino un abitante di una città qualsiasi, un bel mattino, aprendo la finestra di casa sua, il palazzo di fronte è sparito per lasciare il posto magari a una modella che reclamizza un paio di tanga. Senza dubbio la modella scelta ha le giuste proporzioni per sostenere una pubblicità di questo tipo, per i primi tre o quattro giorni, questo cittadino, il mattino, avrà un motivo in più per aprire le sue finestre al pensiero di aggraziate rotondità che gli danno il buongiorno. Probabilmente passati sei mesi o un anno, continuerà a essere beatificato da tanta grazia o ne avrà abbastanza da rimpiangere la facciata nascosta di quel palazzo e comincerà a detestare quell’immagine?

Frequentando il web ho scoperto che cambia la tipologia ma non il metodo.

Non esiste sito che al suo interno non contenga un cartello pubblicitario, per dirlo in gergo un banner.

Così, mentre apro un qualsiasi sito d’informazione o intrattenimento, immancabilmente ho la possibilità di entrare anche in altri tre o quattro.

I banner che definisco “propositivi” solitamente si trovano nella parte alta della pagina consultata o di fianco. Alcuni cominciano a lampeggiare oppure si aprono a tua insaputa, ma hanno sempre la crocetta in alto a destra per poterli chiudere.

Mi capita spesso di iniziare una ricerca e finirne un’altra.

Poi, ci sono i banner che qualifico “impositivi”.

Queste sono delle vere e proprie bandiere che, mentre si apre lo spazio web prescelto, si piantano nel mezzo del monitor e non c’è modo per chiuderli. Mentre leggo un articolo, questo “simpatico” vessillo si pone al centro della pagina, mettendo in secondo piano quello cui sono interessata e non c’è verso di eliminarlo. Si entra in una sorta di dispettoso senso unico che impone la navigazione in spazi non cercati. In alcuni casi si è addirittura costretti a chiudere il browser per togliersi di mezzo questo intruso.

Molte piattaforme blog suggeriscono guadagni ai blogger proponendo spazi pubblicitari nelle pagine degli utenti, sono convinta che quelli che accettano questi banner impositivi, non abbiano voglia di essere letti, visto che diventa quasi impossibile, ma siano solo interessati a quei 0,05 o 0,10 Euro a click.

Mentre, un po’ stizzita, faccio queste considerazioni cercando di uscire da uno di questi sensi unici in cui sono imbattuta, mi si apre un nuovo banner…ehh ma questo è un labirinto, mi dico.

Se il pensiero fosse una frase, l’avrei interrotto a metà, Il dito mi rimane sospeso sul mouse, leggo l’annuncio due volte nel tentativo di assimilare quanto propone.

In questa pagina sono entrata aprendo un blog postato dalla mia nuova amica scrittrice Grazia. Sarà per come si pone questo invito promozionale, sarà che mi appare mentre visito il profilo di una neo scrittrice, sarà che la domanda è cosi diretta da farmi sentire come un bimbo pizzicato dalla mamma con il dito dentro il vasetto della marmellata, invece di valutare l’opportunità che offre, esce il lato mistico del mio carattere e resto lì a rimirarlo tentando di dare un significato a questa  circostanza .

Dietro questa bandiera lampeggiante, ho quasi l’impressione di aver ricevuto un messaggio dalla sibilla o, perché no dalla Zingara che ha estratto dal suo mazzo virtuale una nuova carta. Il matto!

Mi chiedo come interpreterebbe questa casualità, la mia amica maghella Paola M.

Da quasi un anno mi diletto a raccontare le mie avventure virtuali nel blog ma questo banner mi chiede se ho scritto un libro. No, non ho scritto un libro, ho semplicemente utilizzato uno spazio web per tracciare questo viaggio, felice, quando accade, di trovare qualcuno che mi legge.

Cerco di scuotermi dalla sorpresa, tentando di mettere in moto la parte razionale del mio intelletto, dicendomi: “Intanto apri questo dannato banner e vedi di cosa si tratta. Non puoi startene lì a fissarlo e tracciare mentalmente dieci trame diverse. La Zingara è un gioco web, le sibille erano presenti nella mitologia greca e romana, non possono sopravvivere in una società così frenetica e materiale, questo è solo un manifesto pubblicitario”.

Così entro in questo nuovo spazio, si apre una pagina dal titolo “Hai scritto un libro? Inviacelo”. Senza dubbio sarà una delle solite bufale del tipo: “pubblica il tuo libro, inviaci il tuo manoscritto e un assegno da “X” euro”.

Invece no, è una casa editrice nota. Reclamizza un concorso, aperto a tutti, scadenza 10 Dicembre.

Non è un concorso a premi, semplicemente con cadenza periodica questo editore seleziona opere letterarie di varia natura e valuta l’opportunità di pubblicarle, senza chiedere denaro e garantendo un’eventuale pubblicazione solo previo consenso dell’autore.

Leggo tutte le condizioni necessarie alla partecipazione. Non è richiesto un argomento specifico, non ci sono limiti al numero di pagine dei manoscritti, non è richiesto un curriculum. Le uniche condizioni sono che il manoscritto deve essere dattiloscritto e deve pervenire entro il 10 Dicembre.

L’editore s’impegna in una risposta in un periodo che va da un minimo tre settimane fino a tre mesi.

La parte sinistra del mio cervello mi dice: “dai proviamoci, è una nuova avventura!”. ! Quella destra: ”Arrenditi, non sei neanche una dilettante, hai solamente scritto un diario sul web, chi credi sia interessato? Inoltre, mancano poco più di dieci giorni dalla scadenza, per spedire il tuo PC in regalo lo devi scaricare dal sito, trasferire in un unico file, rileggere tutto ed eventualmente correggerlo. Non c’è la farai mai!”

Lascio battibeccare i miei due emisferi cerebrali, fintanto che la parte razionale e quella emotiva trovano un accordo.

Perché rinunciare a una nuova avventura senza fare un tentativo? Potrei non fare in tempo a completare il lavoro, ma se non provo, non lo saprò mai. Qualora la mia storia non piacesse, non cambierebbe assolutamente nulla, se non il fatto di aver vissuto una nuova esperienza.

Il week end successivo, pulizie veloci e preparazione di piatti frugali, poi, naso appiccicato al PC a scaricare il blog dal sito e trasferirlo su file world. L’ultimo trasferimento di file lo completo all’1,30 di notte di Lunedì.

Ora, mi manca la correzione….riuscirò a fare in tempo, considerato che comunque mi sono imposta di pubblicare almeno un post a settimana?

Anche se leggo molto velocemente, dovrei ripassare il manoscritto almeno un paio volte , dedicando almeno due giorni e, per un risultato migliore, non di seguito l’uno all’altro….

L’aiuto insolito mi viene dal dentista, che per un piccolo intervento mi costringe a un giorno di riposo. La giornata di smaltimento anestesia è dedicata alla prima rilettura del mio manoscritto.

Mancano ormai tre giorni alla scadenza dell’invio del mio “Un PC in regalo”.

Domani sarà un giorno di festa, potrò dedicare la giornata alla seconda lettura, impachetterò il mio blog in una bella confezione Winzip e lo allegherò a una mail indirizzata alla Casa Editrice.

Loris dovrà pazientare ancora un po’ prima di trovare in tavola i pranzetti della festa.

Per me invece, inizierà una nuova attesa, lunga minimo tre settimane, massimo tre mesi. Alla curiosità di collegarmi alle statistiche blog, per consultare le visualizzazioni giornaliere, si aggiungerà un controllo costante delle mail …Fortuna che il mio mentore mi ha regalato il telefono intelligente, così blog e posta sono sempre con me!

Vedendomi così concentrata su questo progetto, Loris a un certo punto mi chiede: “Ora che hai deciso di spedire il tuo blog, che farai poi? Smetti di scrivere?”

La guardo un po’ stupita e rispondo: “No, perché dovrei, anche se mi ruba tante ore di sonno, mi sto ancora divertendo tanto. No, no assolutamente no, il blog continuerà fino a quando avrò qualcosa da dire!”.


venerdì 3 dicembre 2010

PARCO MASSARI E I SUOI CEDRI DEL LIBANO

Attraverso la sveglia dell’oracolo “Google Alert”, da quasi sette mesi scruto le notizie riguardanti Parco Massari e i suoi cedri. Il racconto del povero albero in catene che rischia di strozzare, trovato su “Estense.com” di Aprile, i suggerimenti dei botanici, i commenti sfociati poi negli usuali malcontenti politici, mi ha turbato e indispettito, al punto che da allora non ho mai smesso di pensare a quella meravigliosa pianta monumentale che rischia di soccombere. Ogni volta che controllo la posta, le mail di Google Alert hanno la precedenza sulle altre. Da quella data a oggi, “la sveglia” è suonata una trentina di volte.


Google Alert seleziona tutte le notizie relative alla voce “Parco Massari”.
Così, in questi mesi ho seguito cronache sul traffico di Parco Massari, gli appartamenti in affitto della zona, gli eventi estivi, il cornicione della villa che frana in strada, gli incidenti nell’area limitrofa, le pubblicità delle attività commerciali della zona, l’apertura dei cantieri per i percorsi dedicati a pedoni e biciclette, comprese le lamentele sui servizi cimiteriali cittadini troppo costosi per lo stato in cui versano i camposanti. Accusano che con quello che costano, dovrebbero essere tenuti meglio di Parco Massari.

Mai nessuna notizia sulla pianta che tanto mi sta a cuore; così ogni volta che leggo questi messaggi, non posso fare a meno di pensare che il povero cedro del libano in catene, dopo il servizio di Aprile, sia stato dimenticato. I Ferraresi hanno trascorso l’estate cercando sollievo sotto le sue lunghe e ampie fronde, senza curarsi di quell’anello, utile a sostenerlo, ma ormai troppo stretto che scarnifica la sua corteccia.

Nessun accenno nemmeno sulla pagina facebook, solo post di persone affezionate al luogo e nostalgiche delle mattine trascorse vagabondando lungo i viali del parco invece di andare a scuola.

L’unica consolazione in questo periodo è stata scoprire che, nonostante il silenzio di notizie, il post dedicato a questo luogo e al suo splendido cedro in catene, è sempre stato tra i primi dieci più visualizzati.

Nonostante ciò, a parte i commenti di alcuni amici che hanno condiviso con me le giornate trascorse al Parco in gioventù, nessuno, in tutto questo tempo, ha lasciato un commento in merito alla tutela della pianta.

Mi è capitato spesso di essere colta da un pensiero stizzito: “Se succede qualcosa a quell’albero, sicuramente si scateneranno le solite polemiche italiane: è colpa della destra che non ha sensibilità sui temi della tutela ambientale e storica del territorio e di rimando "no è colpa della sinistra che brontola, brontola ma non fa mai niente" o addirittura “l’albero è caduto perché è un comunista!”

Nonostante ciò, da metà Ottobre il post dedicato al cedro in catene aumenta le visualizzazioni.

Tutti i giorni almeno 3 o 4 visualizzazioni, che, per una storia scritta più di sette mesi fa, ho scoperto sia inusuale. Solitamente, fatta eccezione per “la Zingara”, i racconti più letti del momento corrispondono sempre agli ultimi pubblicati.

Nel giro di una ventina di giorni il post arriva al terzo posto dei più visualizzati. Seppur con piacere, non posso fare a meno di chiedermi la ragione di questa improvvisa crescita d’interesse al tema trattato. Nonostante la sveglia di Google sia sempre attiva, non ricevo segnalazioni sull’argomento, così mi metto a cercare nuove notizie nel web.

Ne trovo una pubblicata dal quotidiano “Nuova Ferrara” datato 7 Ottobre: “Il ceppo dell’antico cedro malauguratamente caduto sotto il peso della nevicata di Marzo scorso, sostituito con una nuova pianta, rivivrà sottoforma di scultura. Grazie alla passione e all’amorevole cura di studenti e volenterosi, l’enorme radice è stata ripulita e trattata in modo da resistere alle muffe e alle ingiurie del tempo per trasformarsi in opera d’arte a ricordo di chi lo amò e volle tale essenza in Ferrara oltre 160 anni fa.”.

Da pianta monumentale qual è, anche le sue radici non sono da meno. E’ un ceppo enorme con ramificazioni non lunghissime ma del diametro di un tronco di pioppo. La torsione di queste radici è particolare, si snodano come petali con al centro un enorme pistillo. A ben guardare, mi ricorda un’enorme camelia. L’enorme ceppo di oltre tre tonnellate, potrà essere ammirato presso il Parco campagna creato dall'Associazione Nuova Terraviva via delle Erbe, e, garantisce l’articolo, profumerà di cedro ancora a lungo!

Ahh, meno male uno spiraglio di poesia e gratitudine per chi per tanti anni ha allietato le giornate dei visitatori di Parco Massari!

Però, del cedro in catene….nessuna notizia. Finirà che un giorno passando in auto da quelle parti, anziché una folta chioma di fronde che deborda dai cancelli del parco, ci sarà il vuoto…..

24 Novembre ore 22,35: mail di Google Alert – Parco Massari (a ben guardare tutti i messaggi sono trasmessi a quest’ora).

Saranno le solite notizie commerciali o di cronaca spicciola, penso mentre apro il messaggio.

Invece no.

Titolo: Il cedro del libano di Parco Massari, l’ufficio verde del comune…..da cronache del Comune di Ferrara.

Oh mamma mia, vuoi vedere che qualcuno si degna di parlare del il mio cedro perché sta male?

Mentre la clessidra del PC gira, in attesa di collegarmi alle cronache del comune, immagino una serie di eventi catastrofici: si sono spezzati tutti i rami, il tronco si è tranciato sotto la morsa dell’anello di ferro…poi finalmente il testo del comunicato:

Con riferimento all’articolo dal titolo “Cedro del Libano nella morsa d’acciaio” pubblicato il 22 novembre scorso da Il Resto del Carlino, l’Ufficio Verde del Comune di Ferrara puntualizza che la condizione vegetativa dei cedri del Libano di parco Massari è oggetto di un costante monitoraggio da parte dei tecnici comunali e di consulenti esterni, italiani e stranieri.
Per quanto riguarda in particolare la pianta a cui si fa riferimento nell'articolo, si sta finalizzando in questi giorni un progetto per rimuovere la vecchia struttura in ferro e per garantire la stabilità dell'albero con una struttura più rispettosa della sua fisiologia. Il progetto verrà realizzato entro la prossima primavera.

Finalmente una buona notizia, mi dico. Rinfranca lo spirito sapere che non sono la sola a essere una sentimentale che si affeziona a cose e paesaggi che mi circondano, che vorrei preservare affinchè generazioni future  possano provare le mie stesse emozioni.

Incuriosita, inizio a cercare l’articolo pubblicato da Il Resto del Carlino ma, purtroppo, tutte le mie ricerche non hanno dato esito. Mando messaggi a parenti e amici in cerca dell’edizione del 22 Novembre, senza esito. Vorrei tanto leggere quell’articolo, con quel titolo tanto simile al mio post di Aprile e tanto cliccato nei quindici giorni prima del 22 Novembre!

A questo punto non so se riuscirò mai a leggerlo tuttavia, mi piace credere che il mio blog abbia ispirato l’articolo.

Caro Cedro del Libano, viste le promesse del tuo Comune, questa è l’ultima stagione che trascorrerai incatenato a una morsa asfissiante. A tuo vantaggio questa è la stagione del riposo, quindi non sforzarti ad allargare il tuo fusto, ma sii forte e resisti anche quest’anno al peso di eventuali nevicate. A primavera, al tuo risveglio, quando i primi germogli diventeranno nuove foglie, il collare da deportato che ti sta soffocando ti sarà tolto, avrai un “tutore” più rispettoso della tua possente struttura che ti consentirà di respirare ed espanderti come meriti. Mi raccomando caro cedro, non mollare, tieni duro!