Aprendo la pagina Facebook trovo il seguente post di Net1News: La Cina sospende la pena di morte.
Le prime righe del trafiletto citano: La Corte Suprema cinese ha dichiarato una moratoria di due anni alla pena di morte. Vuol dire che nessuno sarà giustiziato nei prossimi 24 mesi.
Istintivamente, in segno di apprezzamento, seleziono l’opzione “mi piace” e “condivido”.
Oh finalmente il vento sta cambiando.
Mentre apro l’articolo, non posso fare a meno di pensare che, come sempre accade negli ultimi anni, a questo genere di notizie non è dato risalto.
Anche l’autore del pezzo di Net1News fa la mia stessa considerazione. Prima di esporre i fatti non manca di puntualizzare che, seppur sia una notizia dalla portata storica, nessun media ne ha dato risalto. Come unico servizio cita quello di “Repubblica” a pagina 19.
Decido di documentarmi in merito.
Scopro così che già alla fine del 1979 Amnesty International pubblicava un rapporto, ampio e circostanziato sui diritti umani in Cina e le relative violazioni, sulla situazione nelle carceri, la deportazione, i lavori forzati, per non parlare dei massacri in Tibet.
Dopo decenni di pressioni da parte di tutti i governi occidentali, nel 2004 il Governo Cinese modifica la costituzione.
In essa include garanzie sulla proprietà privata ("la proprietà privata conseguita legalmente dai cittadini non può essere violata") e dei diritti umani ("lo Stato rispetta e protegge i diritti umani"). Il governo Cinese sostiene tale scelta come progresso per la democrazia e come segnale di riconoscimento delle esigenze di cambiamento da parte del Partito comunista. Esigenze dovute all'emergere di una nuova classe agiata e di un ceto medio, che reclamano una tutela della proprietà, in conseguenza del boom economico cinese.
Da quanto ho potuto appurare, in seguito tuttavia non c'è stata alcuna chiara indicazione che i cambiamenti conducessero a una maggior protezione dei cittadini cinesi, né in termini di diritti umani né di diritti economici di proprietà. La popolazione cinese continua a venire arrestata per il tentativo di contrastare le decisioni del governo (siano esse legali o no). La censura dei mezzi di comunicazione è ancora in piedi; è dello scorso anno la notizia che Google ha deciso di lasciare il Paese pur di non sottostare a limitazioni di censura.
In merito poi ai diritti umani ho trovato un rapporto di Amnesty International di Luglio 2010 che denuncia la persecuzione da parte del governo Cinese nei confronti di tre ambientalisti Tibetani.
La storia riportata, se non l’avessi trovata nel sito di Amnesty sembrerebbe inverosimile:
“Karma Samdrup, nominato "filantropo dell'anno" nel 2006 dalla televisione di stato cinese Cctv per il suo impegno nella salvaguardia dei fiumi, è stato condannato la scorsa a 15 anni di prigione con l'accusa di "incitamento al furto di reliquie culturali" dai cimiteri, accusa che era stata fatta cadere nel 1998.
Karma Samdrup era stato arrestato a gennaio, per aver sollecitato il rilascio dei suoi due fratelli, Rinchen Samdrup e Chime Namgyal , a loro volta arrestati nell'agosto 2009 dopo che la loro Organizzazione non governativa contro il bracconaggio e la deforestazione era stata minacciata per aver scoperto che degli ufficiali corrotti cacciavano illegalmente delle specie protette.
Rinchen Samdrup è stato condannato a cinque anni, a seguito di un processo sbrigativo per "incitamento alla separazione" e dopo essere stato detenuto senza processo per almeno un anno.
I processi sono risultati enormemente iniqui. Agli avvocati è stato ripetutamente negato l'accesso ai loro clienti e agli atti processuali.
Il terzo fratello, Chime Namgyal, sta scontando 21 mesi di "rieducazione attraverso il lavoro" impostigli senza processo, in base alle accuse di "danno alla stabilità sociale" per aver raccolto illegalmente informazioni sull'ambiente e la religione, e aver organizzato "petizioni irregolari'.
Ulteriori parenti dei tre fratelli e persino abitanti del loro villaggio sono stati presi di mira dalle autorità.”
Se inizialmente avevo accolto la notizia di sospensione temporanea della pena capitale come un segnale sincero di apertura, ora non ne sono più tanto convinta, ho quasi la sensazione che sia uno “specchio per le allodole” o una sorta di “spot pubblicitario” in favore del mondo occidentale.
Molte cose non mi sono chiare. Dalle notizie trovate qua è là non c’è stato capo di Stato Europeo e Statunitense che non abbia perorato e auspicato che la Cina cambiasse le proprie convinzioni politiche in materia di libertà e diritti umani.
Nonostante ciò, tutti quanti stanno “amoreggiando” con il potere economico di quella che sta diventando una superpotenza.
Se a oggi la Cina non è entrata a far parte dei paesi “occidentalizzati”, quelli che possono influire sulle decisioni mondiali, è proprio per quest’ assenza di diritti.
Questa manovra potrebbe far pensare che se questo tabù è caduto, probabilmente non c’è ragione di tenere la Cina lontana dall'invasione dei mercati. Quali motivazioni potrebbero avere oggi i paesi “Occidentalizzati” per limitare i rapporti commerciali, i contratti miliardari, la scalata alle borse, l'assalto all'economia? Ora stanno dimostrando di voler essere ragionevoli.
Come mai allora nessun risalto a questa notizia?
La sospensione della pena di morte però è a scadenza come le medicine: 24 mesi.
Non sarà che se si dovesse dare risalto alla notizia l’occidente poi si dovrebbe impegnare che essa sia mantenuta e perpetrata nel tempo, causando conflitto con i rapporti economici che si stanno intraprendendo?
Sicuramente il senso di raggiro che percepisco è solo una mia personale interpretazione, mi piacerebbe essere certa che è un vero segnale di sintonia, apertura e rispetto.
Tuttavia, questa notizia mi suggerisce una metafora: La Cina dimostra apertura e rispetto per i diritti umani come chi chiede scusa per il male volutamente procurato e che se in grado continuerà a fare; mentre il silenzio dell’occidente, la solita situazione di comodo per tenere le “capre e i cavoli”.
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