Titolo: Il cedro del libano di Parco Massari, l’ufficio verde del comune…..da cronache del Comune di Ferrara.
Testo del comunicato:
Con riferimento all’articolo dal titolo “Cedro del Libano nella morsa d’acciaio” pubblicato il 22 novembre scorso da Il Resto del Carlino, l’Ufficio Verde del Comune di Ferrara puntualizza che la condizione vegetativa dei cedri del Libano di parco Massari è oggetto di un costante monitoraggio da parte dei tecnici comunali e di consulenti esterni, italiani e stranieri.
Per quanto riguarda in particolare la pianta a cui si fa riferimento nell'articolo, si sta finalizzando in questi giorni un progetto per rimuovere la vecchia struttura in ferro e per garantire la stabilità dell'albero con una struttura più rispettosa della sua fisiologia. Il progetto verrà realizzato entro la prossima primavera.
Per quanto riguarda in particolare la pianta a cui si fa riferimento nell'articolo, si sta finalizzando in questi giorni un progetto per rimuovere la vecchia struttura in ferro e per garantire la stabilità dell'albero con una struttura più rispettosa della sua fisiologia. Il progetto verrà realizzato entro la prossima primavera.
Ricordo ancora il sollievo che provai a leggere quel comunicato. Avevo vissuto la notizia come un bel modo di rendere omaggio all’ambiente e alla bellezza che la natura dona al genere umano.
Se fossi stata chiamata a lanciare una navicella nello spazio con un messaggio universale dell’umanità agli extra terrestri, assieme al brano musicale del film “Incontri ravvicinati del terzo tipo”, avrei aggiunto l’articolo che la promessa di un sostegno più consono alla possente struttura del cedro era stata mantenuta.
Da allora ho continuato a monitorare le notizie sulla salute della pianta, ma a distanza di ormai un anno Google Alert mi ha proposto solamente articoli sul traffico, manifestazioni all’interno del Parco, incidenti davanti ai cancelli e addirittura l’apparizione in cielo di “un globo luminoso”, poi improvvisamente scomparso, in compagnia di altri due globi naviganti in formazione che attraversavano la volta celeste…..
Accipicchia! Vuoi vedere che erano ufo in ricognizione? Gli extra terrestri leggono nel pensiero degli uomini? Con tanta gente al mondo, hanno forse scelto i miei pensieri??
In questi ultimi mesi, senza notizie, la curiosità di verificare di persona le condizioni del Cedro diventava via via più insistente ma il tempo, purtroppo tiranno, m’impediva di soddisfarla.
Un pomeriggio di una decina di giorni fa ricevo una mail della mia amica Carla. M’inoltra il collegamento a una pagina web che pubblicizza una mostra pittorica a Palazzo Diamanti “Gli anni folli, La Parigi di Modigliani, Picasso e Dalì “ con un suo commento: “Domenica sono libera ti andrebbe di andare a visitare la mostra?”.
“Certo, che mi va” rispondo entusiasta.
Oltre al piacere di trascorrere un pomeriggio in compagnia di Carla a contemplare il bello che l’arte trasmette, mentre aspetto che mi raggiunga, capisco che finalmente è anche venuto il momento di soddisfare la mia curiosità: vedere con i miei occhi come sta il Cedro del Libano!
Sono le tre del pomeriggio quando la macchina della mia amica parcheggia davanti a casa mia. Salgo e ancor prima che lei ingrani la marcia, esordisco: “Oggi è una splendida giornata di sole, Parco Massari e quasi dirimpetto a Palazzo Diamanti. Ti dispiace se facciamo una visita anche lì? Ho una missione da compiere. Voglio rendermi conto delle condizioni di salute di un albero”.
Stranamente Carla non è stupita. Afferra subito il mio pensiero. “Si tratta del Cedro del libano citato nel tuo blog?”
Si, rispondo sorridendo.
“Ora sono le tre, la mostra è aperta fino alle sette, abbiamo tutto il tempo di visitare anche Parco Massari”. Inoltre, incalza Carla, dopo tutto quel leggere sul tuo blog di quel luogo e di quell’albero sono proprio curiosa di vederlo”.
Così, appena arrivate in città, parcheggiata la macchina, dopo aver sostato davanti al distributore del ticket con il dilemma la domenica, si paga oppure no, aver convenuto che quando c’è il simbolo degli attrezzi incrociati i giorni festivi non si paga, la prima meta è Parco Massari.
Avvicinandomi provo una certa emozione. Intravedo già i rami del cedro che debordano dai cancelli del parco. Senza rendermene conto affretto il passo nell’intento di scorgere il tronco e il famigerato anello che lo avvolge a sostegno.
L’articolo di Novembre diceva che l’anello d’acciaio sarebbe stato sostituito da uno “estendibile” con doghe di legno in modo da poterlo adattare alle sue dimensioni attuali e future.
Sono di fronte a quello che ormai considero il mio albero ideale, solo le inferriate dei cancelli ci dividono e l’emozione è forte. Questa pianta monumentale è immensa. Pali d’acciaio sostengono rami grandi come tronchi. Le fronde sono ancora piene di foglie. Ai piedi della pianta la panchina per i visitatori.
Questa volta i ricordi non mi hanno tradito. E talmente bello e maestoso che commuove e, al tempo stesso, incute soggezione.
Guardando però verso il basso, alla radice del tronco, la beatitudine si spegne.
C’è un anello d’acciaio…senza doghe di legno!
Nooo, non ci posso credere! Entro nel parco e completo l’ispezione tutt’intorno all’albero. Delle doghe di legno nessuna traccia.
Il cedro è ancora “strozzato”. L’anello è talmente stretto che nella parte superiore il tronco ha formato una grossa protuberanza simile a un’ernia! Il collare ha definitivamente deformato il tronco. Sembra la caviglia di uno schiavo in catene, diventato uomo con un cerchio da bambino mai cambiato o, addirittura, i piedi delle donne giapponesi che da fanciulle erano costrette a portare scarpe piccole per non farli crescere.
Mi sento un tantino indignata. Come al solito tante belle promesse e dimostrazioni di sensibilità poi, quando è il momento di concretizzare le buone intenzioni….il nulla.
Carla sente la mia delusione, mi allontana dal cedro in schiavitù invitandomi a una passeggiata. Erano decenni che non percorrevo i sentieri alberati del parco. Rivedo la fontana centrale, dove gli studenti l’ultimo giorno di scuola si tuffavano, la sorgente con la bocca di leone, dove infilare la mano dentro significava esternare una verità (fosse stata una bugia la bocca si sarebbe chiusa inghiottendo l'arto), la collina a ridosso delle mura di recinzione: mi rivedo ragazza bivaccare ascoltando Jimi Hendrix, sognando pace, amore e fratellanza…. Poi, sempre in fondo al Parco ma sul lato sinistro, oggi come allora, il bar famoso per i frappé alla frutta. La tentazione di ordinarne uno dopo oltre trent’anni è forte ma il luogo è affollato e Carla ed io dobbiamo ancora visitare la mostra, così mi accontento di un caffè dirigendomi poi verso l’uscita.
Prima di varcare di nuovo i cancelli, un ultimo sguardo all’imponente cedro….una leggera brezza si alza e il fruscio delle sue fronde pare mi sussurri: Ehh ….già sono ancora qua!! Con la linfa che batte, nonostante l’incuria dell’umanità resisto e sono ancora qua!!!
Vorrei avesse continuato il testo della canzone di Vasco…”sembrava la fine del mondo, invece sono ancora qua grazie alle cure dell’umanità”.
La consolazione arriva con la visita alla mostra, un giro al giardino botanico e un ristorantino in zona San Romano gustando gli sformatini di zucca e formaggio…..ma il povero cedro in catene resta ancora nei miei pensieri…..Cedro mi raccomando, fai come Vasco non arrenderti!
bellissimo pomeriggio. e finalmente ho visto con i miei occhi lo scempio del cedro "soffocato" dal ferro... ora capisco meglio il tuo sdegno, cara Marisa, e la tua battaglia. Brava. Ci torneremo, sformatini di zucca a parte :-)
RispondiEliminaCarla
p.s. sempre bello leggerti