Una voce nella notte mi sussurra ininterrottamente: “Non aver paura, adesso passa”. Sento il letto che scuote ma i rumori sono attutiti da mani che mi chiudono le orecchie per non farmi sentire.
Mentre la terra fa una pausa, la voce mi sussurra: “Alzati, ora è passato”.
La luce elettrica non funziona, arriva un’altra scossa e la stessa voce mi dice: “Scappiamo fuori”. Le scale mentre scendo si muovono, fatico a reggermi in piedi. Mi dirigo verso l’uscita e il mio sguardo cade sul salotto: un ammasso di libri, dischi, legni e vetri spezzati!
Finalmente fuori.
La terra non smette di tremare; assieme ai miei vicini ci reggiamo alle recinzioni delle case per non cadere. Il primo pensiero corre alle persone care: ci dobbiamo ricongiungere.
Nel giro di pochi minuti tutta la mia famiglia è riunita e soprattutto è incolume.
Saliamo in auto, ci dirigiamo verso la piazza e scopriamo che la chiesa è praticamente implosa. Questa è la prima immagine che mi fa capire la gravità di quanto accaduto.
Tuttavia la paura di quei momenti, che sicuramente rimarranno indelebili nella memoria di chi li ha vissuti, sono stati solo l’inizio dello stravolgimento di vita degli abitanti colpiti da questo evento.
La casa che per ognuno di noi ha rappresentato il “nido” dove rifugiarsi improvvisamente fa paura. Il letto non è più l’oasi serena sul quale appoggiare le stanche membra, fare la doccia non è più un piacere ma una necessità da compiere a tempo di record.
L’unica cosa che desideri è fuggire per non sentire più quel sordo boato che anticipa la terra che trema sotto i piedi. Passate ventiquattro ore dal sisma i Paesi colpiti si trasformano in mega campeggi. Non c’è spazio verde senza una tenda, i campi sportivi ospitano i centri di accoglienza per i senza tetto, nei parcheggi sono allestite tende per le funzioni religiose. La macchina solidale del volontariato di Massa Finalese si mette subito in moto; prepara i pasti accanto al personale della protezione civile, il medico condotto e la farmacia affiancano i volontari della Croce Rossa con turni di lavoro non stop.
A 4 giorni dalla notte del 20 Maggio, Il sindaco di Finale Emilia ci convoca ed esordisce così: “Signori, se prima eravamo un comune strutturato, ora non abbiamo più nulla. L’ospedale è inagibile, il comune pure, non abbiamo più la posta, le scuole resteranno chiuse da subito, le chiese sono crollate e anche i cimiteri sono fuori uso.”
Trascorsa una settimana fuori di casa ci facciamo coraggio e rientriamo in punta di piedi nelle nostre abitazioni, allestiamo stanze da letto ai piani terra o nei garage ma il 29 Maggio alle nove di mattina, mentre sorseggio il caffè prima di recarmi al lavoro, la terra nuovamente e impetuosamente ondeggia. L’epicentro è a Mirandola, la mia sede di lavoro. Subito il pensiero corre alle persone care e ai colleghi che si trovano lì. Le linee telefoniche non funzionano, l’unico collegamento è una radio locale – Radio Bruno – che attraverso le telefonate degli ascoltatori fa la cronaca dell’evento. Questa volta purtroppo il terremoto si è portato via anche delle vite umane. L’ansia aumenta fino a che riesco a comunicare con la portineria della mia azienda. Mi tranquillizzano dicendomi che tutti i dipendenti sono usciti incolumi. Se non fosse stato per un contrattempo anch’io quella mattina sarei stata lì. Con la mia famiglia decidiamo di allontanarci nuovamente. Ricevo attraverso Facebook alcuni indirizzi di strutture disponibili a ospitare i terremotati. E’ un elenco di Residence e alberghi di Ferrara, Bologna, Rimini, Forlì, Cesena. Non posso fare a meno di notare che di Modena non c’è nessuno. Che strano… Eppure i paesi colpiti sono della bassa Modenese; Modena Città, la parte appenninica e i confini con Bologna non sono stati colpiti dal terremoto.
Chiedo ospitalità a Bologna. L’accoglienza ricevuta mi spinge a pubblicare il seguente post sulla mia bacheca Facebook:
“In queste tristi giornate, dove ogni punto di riferimento è barcollante, un sorriso e una mano tesa, acquistano maggior significato. Sono terremotata ma sono orgogliosa di essere Emiliana e voglio esprimere pubblicamente un caloroso ringraziamento a tutti i conterranei che in questi giorni mi hanno aiutato. In primis il Residence la Casa Temporanea di Bologna che mi ha ospitato e tutte quelle persone che in questa mia situazione "nomade" ho incontrato. E' bello sapere che la mia Emilia e soprattutto le Province di Ferrara e Bologna hanno dimostrato tanta solidarietà e aiuto concreto a chi come me in questi giorni non ha più un posto sicuro dove rifugiarsi. Grazie, grazie di cuore! Mi rattrista moltissimo scoprire invece chi si approfitta della situazione, aumentando prezzi per noleggio camper o per quegli alberghi che concedono solo nove euro di sconto....soprattutto se sono di Modena.”
Le banali azioni quotidiane come fare la spesa, si trasformano in un tour di almeno 30 Km per trovare un supermercato aperto. Esauriti i contanti nel portafoglio si vaga come rabdomanti per i Paesi limitrofi con la tessera bancomat in mano alla ricerca di uno sportello funzionante.
I centri storici di Finale Emilia, San Felice, Mirandola etc…. sono interdetti al traffico. Stringe il cuore guardare attraverso le grate delle transenne queste piazze così deturpate e silenti.
L’orologio del campanile di Massa Finalese, mio personale punto di riferimento, da quella notte non mi dice più quanto ritardo accumulo nello svolgere le mie attività di tutti i giorni…
Mentre la sottoscritta cerca di sfuggire alle innumerevoli scosse giornaliere , i media invadono la zona. Finale Emilia, Mirandola, Cavezzo e San Felice - fino a ieri anonimi comuni della Bassa Modenese -salgono alla ribalta. Fiumi e fiumi di registrazioni invadono i canali televisivi. I geologi sparano le loro sentenze. Il patrimonio storico è crollato per la scarsa manutenzione, le case di campagna erano vecchie, le palazzine nuove e i capannoni industriali costruiti malamente. Non mancano infine di porre l’accento sull’errore madornale di deviare il fiume Panaro commesso a Finale Emilia ormai oltre cent’anni fa!
Ascolto tutto ciò sconcertata.
Sarà anche vero, ma a quanto ammonta lo stanziamento che lo stato elargisce ai Beni Culturali per il restauro? Chi deve stabilire, sovraintendere e verificare che le palazzine e i capannoni siano costruiti a regola d’arte?
Nessuno di noi è disposto a comprare casa per se o costruire un capannone per lavorarci dentro consapevole che può crollare.
La ciliegina sulla torta la posano gli esperti che fanno passerella nelle reti televisive e con fare saccente tuonano: “l’Emilia è risaputo che è considerata zona a rischio medio alto”.
Eppure da quando sono nata, mi sono sempre sentita ripetere: “La Bassa Pianura Padana non è il posto più bello d’Italia, ci sono le zanzare, d’inverno c’è la nebbia ma tranquilli da noi il terremoto non viene, il sottosuolo è composto di sabbie e detriti”. Evidentemente non sono stata attenta e la mia ignoranza è profonda, penso…
La stranezza però è che intorno a me incontro tanta ma tanta gente che ha il mio stesso livello d’incompetenza.
Scopro che questa “novità” trasformata in decreto è stata resa pubblica nel 2008, che la Regione Emilia Romagna ha recepito e deliberato il 26 Luglio 2010 (dopo il terremoto dell’Aquila). Da quella data tutte le costruzioni nuove dovevano rispondere a canoni antisismici prestabiliti e gli edifici preesistenti essere migliorati e rafforzati in funzione dei nuovi criteri antisismici.
Entro nel sito internet della Camera dei Deputati: http://www.camera.it/561?appro=126&La+normativa+antisismica.
Mi leggo tutto l’iter legislativo da adottare e una serie di domande mi nasce spontanee: La mancata messa in sicurezza degli edifici privati per assurdo potrebbe essere imputata ai singoli cittadini ma la mancata messa in sicurezza dei locali pubblici come scuole e a ospedali, quasi tutti risalenti ai secoli scorsi, a chi va attribuita?
Imprese e privati cittadini in Emilia prima di costruire chiedono i relativi permessi, presentano i progetti alle Amministrazioni Comunali che devono assolutamente essere approvati prima dell’inizio lavori. In Emilia - ci vivo.. - non è usanza costruire capannoni o case abusivamente! Ti beccano subito e ti fanno smontare tutto oltre a multe salatissime!
Probabilmente saremo anche legislatori accorti ma in quanto ad attuatori delle leggi, facciamo acqua da tutte le parti. Come sì sul dire predichiamo bene e razzoliamo male?
E’ la solita tiritera che si riferisce alla mancanza fondi che sento da quando sono nata?
E’ più importante stanziare miliardi per le forze armate, le auto blu, l’elevato numero di parlamentari con i loro stipendi, i finanziamenti obbligatori ai partiti piuttosto che mettere in sicurezza il nostro Bel Paese, dove tutti noi (politici compresi) viviamo?
Come consuetudine arriva il momento della passerella dei politici… Tutti solidali con le popolazioni colpite, fiumi di promesse, stanziamenti fondi Statali urgenti da ricavare con l’aumento di un centesimo al litro per la benzina – non invece per esempio devolvere 1 centesimo sul prezzo della benzina attuale - .
Nel frattempo ci dicono che sono stati raccolti oltre 15 milioni di Euro per gli SMS solidali, oltre 1 milione di Euro con il Concerto “Italia loves Emilia”, donazioni arrivano dal Papa e persino il Dalai Lama, unitamente ad una serie innumerevole d’iniziative minori che sorgono spontanee su tutto il nostro territorio.
Queste attività rincuorano e rinfrancano l’animo Emiliano che non si sente solo.
Ma allora….come mai dopo oltre un mese dall’accaduto al TG vedo il sindaco di Finale Emilia denunciare di aver esaurito i fondi locali impiegato a sostenere le spese dei campi di accoglienza e della protezione civile e di non aver ricevuto ancora nessun aiuto economico da parte dello Stato?
“I sindaci emiliani stanno pagando di tasca propria quanto serve all’emergenza, con gravi rischi per i bilanci.
Stiamo acquistando tutti i mezzi e i materiali, perché i vigili del fuoco e i volontari della Protezione civile, che sono bravissimi, non ne hanno. Compriamo dai chiodi al legno, dal ferro all’acciaio, tutto.
I soldi devono arrivare, perché si sta giocando con il futuro di una terra produttiva e importante per l’economia del nostro Paese. Dobbiamo riaprire in fretta fabbriche, aziende e negozi. Bisogna fare in fretta. L’ho detto al ministro Passera, l’ho detto a Monti. Devono fare in fretta altrimenti qui rischiamo di perdere tutto. Mi affido al buonsenso, bisogna andare oltre le burocrazie di palazzo”.
Si potrebbe pensare che il senso dell’urgenza sia un fatto soggettivo… ma quando si parla di emergenza, ho l’impressione che questo si trasformi in caso oggettivo!
Nel frattempo l’associazione NO GAS A RIVARA si rimobilita con una nuova raccolta firme contro lo sciagurato progetto di stoccaggio gas di ERS.
Ma come, ancora???
La regione ha già dato parere negativo, la dimostrazione che questa è zona sismica mi pare evidente, sembrava una partita chiusa, cosa sta succedendo?
Intanto la popolazione inizia a dubitare che il terremoto non sia stato un evento accidentale ma indotto da attività di fracking – perforazioni - fatte in zona.
Gli esperti - INGV , geologi e politici locali - assicurano che nessuna di queste azioni è stata fatta. La commissione Europea ha vietato Il Fracking su suolo Europeo, L’Italia non ha ancora provveduto a recepire l’indicazione UE…- si spera lo faccia presto- Per svolgere queste attività sono necessari permessi particolari – mai concessi – . Non sono attività che possono essere svolte abusivamente perchè sono necessarie attrezzature tali da non passare inosservate.
Notizia di un paio di giorni fa: La ERS fa ricorso al TAR contro la decisione del Governo di bloccare il programma di ricerca geologica preliminare alla realizzazione dello stoccaggio gas a Rivara, in provincia di Modena.
Con un po’ di ricerche su Google scopro un decreto - il n. 32 del Ministero dell’Ambiente datato 17 Febbraio 2012 - che autorizza la ERS a continuare le verifiche e gli accertamenti sulla fattibilità del progetto di stoccaggio con ricerche geologiche per un periodo non superiore ai 4 anni, al termine dei quali potrà essere richiesta la concessione di stoccaggio…
Concludendo la Regione dice no ma lo Stato invece autorizza…..E’ questa la democrazia?
Il terremoto ha procurato profonde ferite al territorio ma il susseguire degli eventi raccontati hanno ulteriormente ferito gli animi Emiliani – quelli che tanto contribuiscono al PIL nazionale senza per questo sentirsi dei fenomeni-.
Consapevoli che gli aiuti promessi “se” arriveranno sarà sempre troppo tardi e sicuramente saranno inferiori a quelli paventati, da subito le aziende sono diventate mega cantieri, impegnate nelle attività di ricostruzione per riaprire le fasi produttive. I dipendenti lavorano nei containers, ai negozianti sono riservati spazi nelle piazze agibili affnchè possano riprendere le loro attività e dare un servizio al cittadino. I supermercati che hanno l’edificio inagibile montano tensostrutture. Già da metà Giugno il paesaggio è costellato da mega gru che macinano detriti, eserciti di persone - in una torrida estate dove la colonnina del mercurio arriva anche ai 40°- con caschetto in testa arrampicati sulle strutture da ristrutturare.
Tutto questo fermento, questo “rimboccare di maniche” mi rende orgogliosa di essere Emiliana. Ora lavoro dentro un container, non ho ancora recuperato tutti gli strumenti necessari ma la fantasia e la buona memoria mi aiutano a svolgere la mia attività quasi in modo normale.
Non è una condizione agevole ma sono contenta di far parte di questo esercito di persone che si rimbocca le maniche, che vuole lasciarsi alle spalle il terremoto e ricominciare.
Come in ogni situazione esiste sempre un rovescio della medaglia….
A ben guardare anche le esperienze negative portano qualcosa di positivo.
La conseguenza buona di questo disastro è il risveglio della solidarietà e la partecipazione collettiva.
Ripulendo il mio salotto, tra i detriti ho trovato cose integre che avrei potuto conservare..Non l’ho fatto. A distanza di tempo ho capito perché.
Molti di quegli oggetti anche se legati a ricordi non erano poi così importanti, erano solo cose.
Le cose importanti come il sostegno di tanti , l’affetto degli amici e l’amore della mia famiglia questo terremoto li ha resi ancor più stabili di quanto fossero prima.
Anche se con minore intensità la terra non ha ancora smesso di borbottare, ma sapere che posso contare su di una voce che mi dice adesso passa e due mani che mi chiudono le orecchie per non farmi sentire, mi fa pensare che sono stata fortunata. Nulla è andato distrutto.
Assieme ai miei conterranei, sono sicura che a tempo debito – che arrivino fondi o che non arrivino mai – ricostruiremo le nostre case, le nostre Aziende, le nostre Piazze e Chiese.
Così anch’io mi sento di dire: “Ho subito il terremoto, non sono terremotata!”.
Ciao Marisa, Tieni duro, ci siamo sì impressionati ma noi Emiliani non cadiamo neanche con il terremoto.. allarghiamo le gambe, manteniamo l'equilibrio e restiamo in piedi.
RispondiEliminaVero!!! Le nostre radici sono come quelle delle mangrovie o della "paulonia", ben piantate e lunghe, lunghe. Noi, siamo abituati a tenere le gambe larghe!! E la cosa bella è che questo atteggiamento lo manteniamo in tutte le occasioni, non solo in questa eccezionale del terremoto! ahh ahh
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