Il sito web di Molino Boschetti è tra l’elenco dei miei preferiti per molte ragioni: seguire le vicissitudini della discarica, gratitudine per chi per primo ha accolto il mio blog e consultare la pagina Renazzo.it.
Renazzo è un piccolo comune Ferrarese salito alla ribalta per aver dato i natali a Ferruccio Lamborghini, ideatore e costruttore di quei gioielli da strada che solo in Emilia si sanno produrre, ma che ahimè non sono più in mano Italiane.
Renazzo.it è un giornale web che oltre alle notizie locali pubblica anche quelle dei Paesi limitrofi, Casumaro compreso.
In una località di poche migliaia di anime, fortunatamente le novità degne di nota solitamente sono riferite al calendario di eventi in occasioni delle feste Paesane, alla viabilità, i resoconti dei consigli comunali, qualche incidente stradale o al massimo qualche furto.
Ultimamente però due articoli mi colpiscono.
La prima è di Gennaio: In Paese non arriva la posta!
Possibile?
Casumaro non è una piccola frazione arroccata sui monti dove è difficile arrivare, non è neanche nel mezzo di una piccola Isola del mediterraneo che il burrascoso mare invernale può isolare.
Casumaro si trova nel bel mezzo della bassa pianura Emiliana, niente valichi da attraversare e nemmeno onde di mare in tempesta da sfidare, il territorio si può definire ultrapiatto!!
D’accordo, dalle nostre parti, per effetto del gelo e della pioggia, l’asfalto delle strade si sgretola, provoca qualche buco che sicuramente non fa bene agli automezzi, ma non interrompe la viabilità.
Di fatto però la comunità si lamenta di non ricevere posta da oltre undici giorni! Che ne è delle bollette da pagare, delle scadenze che ognuno di noi ha? Le poste Italiane stanno trasformando Casumaro City in un paese di morosi sottoposti a sanzioni per ritardati pagamenti?
Sembra incredibile che nel 2011 ci possano essere dei disservizi simili.
Viene il sospetto che si stia inscenando una montatura “giornalistica”, ma chi denuncia il fatto è al di sopra di ogni sospetto. E il parroco Don Alfredo. Piccolo grande uomo, denominato “al prìtin”, che da cinquant’anni guida energicamente il gregge dei Casumaresi. L’indomito “Don” notando la sua cassetta della posta vuota per giorni, si preoccupa e chiede spiegazioni all’ufficio postale che dista forse meno di cento metri dalla canonica. Non soddisfatto delle giustificazioni ricevute, disguidi temporanei, si reca all’ufficio centrale delle poste di Cento, ma anche lì risposte evasive..
Tuttavia, Don Alfredo Pizzi non demorde , lui vuole giustamente entrare in possesso della sua posta e facendosi carico delle lamentele di molti compaesani dà voce alle sue rimostranze anche attraverso la pagina di Renazzo.it.
Approfondendo l’articolo si scopre che il disguido è dovuto a scarsità di personale. Appena un postino si ammala, le poste sospendono la distribuzione.
Sinceramente non ho memoria di aver mai assistito a eventi del genere. In questa era così tecnologica e avanzata, si lascia una Paese 11 giorni senza posta?
Che fine hanno fatto i postini della mia infanzia che per una raccomandata, se non trovavano il destinatario al primo giro lo ripetevano nel pomeriggio. Che ne è stato di quel poetico e scrupoloso postino descritto da Neruda nel suo libro?
Spariti!
Se un addetto alla distribuzione si becca una semplice influenza, si sospende il servizio ed è necessario l’intervento di un prete per ripristinare quanto dovuto?
Nessuna tutela per quei cittadini che improvvisamente si vedono negare il diritto di ricevere la loro corrispondenza?
Decido di documentarmi.
Pongo a Google la seguente domanda: quali sono i diritti del cittadino che non riceve la posta?
Mi sono proposti tutti i decreti emanati dal Ministero delle Telecomunicazioni nei confronti dei concessionari di questo servizio.
Pagine e pagine di rimandi a commi di altri decreti, omissis e modifiche ad articoli precedenti, elenchi di documentazioni richieste per ottenere le concessioni, diritti da pagare al Ministero….ma nessun riferimento a tutela di chi usufruisce del servizio….E’ proprio vero, per i nostri organi statali il cittadino non solo è l’ultimo pensiero, addirittura non esiste!
L’altra notizia incredibile è che l’ufficio Anagrafe di Casumaro è chiuso dal 25 Gennaio scorso fino a data da destinarsi.
La motivazione: l’unico addetto è assente a causa di grave infortunio! Grazie ai tagli del nostro Ministro Brunetta, il Comune di Cento non ha nessuno da mandare in delegazione a Casumaro.
Scopro che l’antica delegazione comunale che per molti decenni ha sempre funzionato tutti i giorni della settimana, da qualche tempo lavorava solo il martedì. A nulla sono valse le proteste dei Casumaresi e delle frazioni vicine. Il Comune sta facendo orecchie da mercante, sotto organico di due unità, impossibilitato ad assumere, tiene chiuso l’ufficio a discapito degli utenti!
No c’è che dire…soluzione grandiosa!
Fortuna che questo governo da anni promette efficienza ed efficacia nei servizi alla comunità. Figurarsi se così non fosse…
Nei miei ricordi la delegazione Comunale di Casumaro esiste da sempre. Ricordo gli uffici al primo piano, con un paio d’impiegati dietro al classico vetro, tagliato in basso per far passare i documenti e l’oblò al centro per consentire di interloquire con il pubblico.
Quante volte sono stata mandata da mio padre a ritirare certificati di nascita, stati di famiglia! A ben pensare la storia di almeno due generazioni è racchiusa in quel vecchio e polveroso ufficio ora chiuso fino a data da destinarsi. E’ lì che mio nonno ha denunciato la nascita di mio padre, sempre lì mia sorella ha denunciato la mia di nascita.
Fino ai primi anni sessanta non era usanza partorire in ospedale, si nasceva in casa con l’aiuto della levatrice e del medico condotto. Così fu anche per me. A lieto evento concluso, il medico consegna i documenti ai miei genitori per le operazioni di registrazione all’ufficio anagrafe. Mio padre li compila, decide di chiamarmi Marzia, in onore delle prime missioni nello spazio, ma mia sorella detesta quel nome . Incaricata di consegnare l’atto all’ufficio anagrafe, decide di modificarlo di nascosto con il primo nome che le viene in mente.
Mi registra come Marisa . Passano i mesi, lei mi chiama Marisa e i miei genitori mi chiamano Marzia, fino a quando c’è bisogno di uno stato di famiglia. Il babbo si reca in delegazione, l’impiegato compila il certificato, mio padre lo controlla e arrabbiato lamenta che c’è un errore: il mio nome è sbagliato. L’addetto verifica, ritorna dal mio genitore, pure lui arrabbiato, gli conferma che non c’è nessun errore e lo apostrofa pressappoco così: “Caro Signore, non c’è nessuna inesattezza! Sua figlia si chiama Marisa e mi stupisce che lei in qualità di padre non sappia come l'ha chiamata!”.
Rientrato a casa, scatta l’interrogatorio e mia sorella è costretta a confessare.
Grazie a lei da sempre in famiglia mi chiamano tutti Marzia, mentre a scuola, per gli amici e al lavoro mi chiamo Marisa. La cosa buffa è quando questi due mondi s’incontrano: chi conosce Marzia non sa chi è Marisa e viceversa.
A ben pensarci quell’ufficio custodisce tutti i passaggi importanti della mia vita.
E’ lì che ho fatto la mia promessa di matrimonio, e lì che un vicesindaco con enormi baffi alla Buffalo Bill mi ha unito in matrimonio, facendomi promettere di essere fedele sempre, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia, di amare e onorare il mio sposo tutti i giorni della mia vita.
In quell’ufficio è custodito l’enorme libro dei matrimoni con le nostre firme.
E’ sempre in quel posto che mi sono recata a registrare una meravigliosa bimbetta bionda dagli occhi blu.
Quel luogo chiuso mi procura una forte tristezza, come se qualcuno o qualcosa ingiustamente volesse mettere in soffitta della mia esistenza .
La speranza è che presto il Comune di Cento si ravveda, mandi un addetto a prestare servizio in questa storica delegazione, non solo per i Casumaresi e frazioni limitrofe ma anche per tutte quelle persone che come me hanno registrato in quella struttura gli atti che hanno sancito i momenti più importanti della vita e non li vuole sepolti in un locale inaccessibile e magari dimenticato.
Fantastica la storia del tuo nome! Ma tua sorella allora quanti anni aveva? E' un genio!
RispondiEliminaGrazie Cibo! Mia sorella era un bel soggettino! All'epoca aveva nove anni, pensa te!! A presto.
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