sabato 8 gennaio 2011

IL BLOG DI CINZIA – QUANDO LA RETE FA MALE….

Nel mio navigare pomeridiano, m’imbatto nel blog di Cinzia. Il suo è un diario vero e proprio che tiene ormai da qualche anno. Racconta i fatti quotidiani della sua esistenza, normale, come tanti. I figli grandi, fuori casa, un lavoro che la impegna parecchio, una casa che sente sua e che si è sudata, un marito.


Tutto sommato è soddisfatta della sua vita, anche se a volte un leggero senso di delusione la coglie.

Cinzia non era ancora ventenne ed era già mamma. Non rimpiange questa scelta, anzi! Tuttavia è consapevole di aver bruciato le tappe della sua crescita e ora, con i figli grandi, vorrebbe assaporare un po’ più la vita, dedicare più tempo a se stessa.

Non avendo mai vissuto da sola, ha l’esigenza di condividere le cose che le piacciono, cerca sempre il coinvolgimento del compagno che non la ostacola, ma non sempre dimostra lo stesso entusiasmo, e quando succede, non la asseconda le dice semplicemente di non coinvolgerlo.

Ripete spesso che questo limite è suo e non del compagno, è necessario “vivere e lasciar vivere”.

Se in passato rinunciava alle sue ambizioni, decide di iniziare a crescere e comincia a sforzarsi di essere un po’ più indipendente, a non rinunciare più a fare cose solo perché le farebbe da sola, senza il suo compagno.

Inizia così ad accettare trasferte di lavoro, anche se terrorizzata di perdersi, e dopo tanti anni passati a dire “mi piacerebbe”, organizza un week end con le amiche fuori casa! Evento se si vuole banale, ma per lei eccezionale.

Da avulsa nei confronti della rete, diventa frequentatrice assidua.

Entra in contatto con ambienti letterari, teatrali e artistici in genere.

Scopre un mondo nuovo e, come in tutte le esperienze che intraprende, non perde il vizio di tentare di coinvolgere il marito, che in modo palese non dimostra molto interesse per queste attività per lui assolutamente banali.

Così giorno dopo giorno trascorrono le serate ognuno davanti al suo PC.
Inizialmente lo facevano uno di fianco all’altro. A Cinzia quest’attività non dispiaceva, era un modo di condividere un interesse. Poi, per la scomodità, nelle attività web si separano. Lei in salotto, lui in un'altra stanza.

Cena veloce, dieci minuti di commenti sulla giornata, poi ognuno davanti al suo PC.

Animata dal desiderio di condividere ciò che la appassiona o semplicemente la stupisce, a ogni novità corre nella stanza di lui per aggiornarlo sulle nuove scoperte. Capisce in fretta però che lo disturba e le sue scoperte non lo interessano, così Cinzia rinuncia a raccontarsi. Naviga tra cronaca, curiosità, social networks, studia anche parecchio su come funzionano i social networks, gli account, la posta etc..etc.

Presto apprende che basta inserire una parola, un nome in un qualsiasi motore di ricerca che il web ti fornisce tutto ciò che cerchi. Esistono addirittura forum, dove sono citati i siti più specializzati per qualsiasi tipo di ricerca.

Tutto questo di sera fino a notte fonda, da sola nel suo salotto, mentre il marito nell’altra stanza davanti ad un altro monitor, indifferente alla sua presenza.

Una sera, parlando di Facebook, il marito le dice di aver cancellato l’account perché si è stancato. Strano, pensa Cinzia. Che cosa farà allora tutte le sere se non gioca più su Facebook?

Cinzia decide per il momento di non indagare, riprenderà il discorso qualche sera più tardi. Lui è evasivo gli dice che ha avuto un’esperienza spiacevole con un po’ di persone arrabbiate per quello che aveva scritto, così ha deciso di togliere l’iscrizione.

Contemporaneamente, il comportamento del coniuge inizia a cambiare. Ha l’impressione che le risponda sempre con una vena d’irritazione.

Una sera, a cena con amici, mentre lui è fuori, Cinzia lo raggiunge, lui è di spalle non la vede, sta armeggiando sul suo cellulare, sembra stia componendo un numero ma quando la vede, finge di vedere se ci sono messaggi e lo infila in tasca. Dopo un minuto il suo telefono squilla, lui risponde, ma non riesce a nascondere l’imbarazzo, chiude la comunicazione fingendo che non c’è campo.

Purtroppo per Cinzia, conosce il marito come le sue tasche, un dejavù la coglie e per lei la serata diventa come una maionese impazzita, si smonta.

Cinzia non chiede nulla, fa finta di niente ma nei giorni successivi non riesce a fare a meno di osservare più da vicino se il suo dejavù ha delle fondamenta.

Se prima il cellulare era sempre riposto sull’ingresso, con la suoneria attiva, ora è sparito e non lo sente più suonare.

Un giorno, mentre entra in bagno, Cinzia lo vede sul mobiletto e anche questo è un segnale già visto. E’ tentata ad aprirlo, ma l’ultima volta che lo fece, speranzosa di ricredersi, fu amaramente delusa. Suo marito la stava tradendo. No questa volta Cinzia resiste, non vuole conferme.

Una sera, mentre entra nella stanza del marito, lo vede in chat con web cam accesa. Sullo schermo una donna. Chi è, chiede Cinzia? Una mia amica e mentre fa questo gira verso di lei la web cam, affinché l’altra persona la possa vedere.

No, questo no, si dice Cinzia. Questo è un gioco che non vuol fare, manda a quel paese il consorte.

Arrabbiata e umiliata se ne torna nel suo salotto. Il colpo inferto a Cinzia è forte, non riesce a dormire e i crampi allo stomaco dalla tensione e rabbia inespressa, la attanagliano.

Lui, nei giorni successivi, tenta di essere imperscrutabile, finge che tutto sia normale, nonostante Cinzia dopo sentirsi dire “che cos’hai” le risponda, “sono profondamente offesa e ferita”.

Per Cinzia l’atteggiamento è insopportabile, non vuole essere lei ad affrontare l’argomento, avrebbe voluto almeno che suo marito avesse cercato di capire perché Cinzia si sentiva offesa e ferita.

Invece niente!

Ora nella mente di Cinzia, il dejavù non era più una sensazione ma una certezza.

Cerca di mantenere un apparente distacco ma è letteralmente furiosa con l’uomo con il quale ha condiviso tutta una vita che non ha nemmeno quel briciolo di altruismo da cercare di approfondire perché Cinzia è così ferita.

Le tornano alla mente tutti i momenti in cui il “play boy” si è sentito male o ha avuto bisogno di supporto morale.

Succedesse ora, si dice Cinzia, lo manderebbe davanti al PC a chiedere aiuto.

Se tutto ciò non bastasse nota che si rifà il guardaroba. Niente di strano si potrebbe pensare, sennonché lo fa quasi di nascosto. Entra in casa con le shopper e se ne va dritto filo in camera a riporre gli acquisti.

Per allentare la tensione che le attanaglia lo stomaco, Cinzia passa ancor più tempo al PC ma le conoscenze apprese, la portano a indagini web.

Si ripete, come un mantra, di non approfondire le ricerche, che fa solo male, ma le dita si muovono da sole, sono scollegate con la ragione.

Intercetta un sito, ci trova il marito e anche con chi è in contatto.

Un messaggio del giorno prima a una donna, con allegato un biglietto aereo e il messaggio che chiude non con cari saluti affettuosi o a presto, chiude con un “Ti amo”.

Nonostante non sia la prima volta che il marito le fa questi “regali”, Cinzia ha un mancamento, le gira la testa, ha un attacco di tachicardia, le mani gelate, le guance in fiamme e lo stomaco attanagliato. Si accende una sigaretta per darsi un tono ma le mani le tremano, aspira il fumo ma la testa inizia a roteare e la spegne.

Ci risiamo, si dice, e adesso come reagisco?

Le parole “Ti amo” scritte dal marito a un'altra donna, su Cinzia hanno l’effetto di una mazzata in testa. Racconta che in più di trent’anni di matrimonio suo marito a lei ti amo non l’ha mai detto. Non è gelosia che prova, è ferita e offesa e soprattutto è la delusione che la fa stare così. Delusa di condividere la vita con una persona che gioca con i sentimenti, senza curarsi degli effetti. Non sa se come le altre volte sarà una cosa senza peso oppure no, ma non è questo in fondo che la ferisce. Ciò che la lacera è comprendere che suo marito, nonostante il dolore che procura a chi gli sta vicino, non rinuncia a momenti “frizzanti”, a sentirsi piacione indipendentemente dall’età.

Cinzia sa che anche affrontandolo, lui negherà di aver avuto intenzione di offenderla e quel che peggio sa che gli dice la verità. A suo modo di vedere queste sono storie solo sue che non devono coinvolgere le persone care come mogli e figli.

Purtroppo, di storie come quella di Cinzia penso sia pieno il mondo. Tuttavia, leggere i molti post del suo blog per molti versi è stato come leggere un po’ delle mie esperienze.

Anch’io come lei non mi sento appagata se non condivido le cose che faccio, come lei ho rinunciato per scelta a situazioni che potevano essere gratificanti, sto cercando di godermi una sorta di seconda giovinezza, inoltre sto diventando assai bravina con il web….

Certo è che se mi dovessi trovare in una situazione come la sua non so cosa sia meglio: cercare nel web o spegnere il PC?

Da quanto racconta, Cinzia ha combattuto con se stessa se cercare conferme oppure lasciar correre. Credo che abbia completato la sua ricerca perché fino alla fine ha sperato di non trovare le parole “Ti Amo” scritte da suo marito a un’altra donna, foss’anche per gioco.

Lascio un messaggio a Cinzia: ” Per quanto ti possa servire, ti sono moralmente vicina. Capisco l’irresistibile tentazione di ricerca di conferme che, purtroppo, non erano quelle che hai trovato. Onestamente non vorrei essere cosi esperta come te del web, se anch’io avessi gli stessi dubbi, so che userei tutti gli strumenti che conosco e, sinceramente le tue pagine mi hanno fatto capire quanto il web possa far male”.

3 commenti:

  1. dove sei finita? sono in crisi di astinenza dei tuoi blog...
    :-)

    carla

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  2. In attesa di un tuo nuovo articolo ti ho attivato il dominio virtuale www.unpcinregalo.tk

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  3. Cibo, che dire, mi lasci senza parole! Se prima viveva in appartamento, ora il mio blog, grazie a te, ha una casa tutta sua e indipendente. Grazie veramente di cuore. Per ricambiare non posso far altro che dedicare alla tua gentilezza l'articolo appena pubblicato! Un caloroso saluto!

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