Recentemente ho partecipato a un corso aziendale sulla comunicazione.
Scopo dell’incontro: sensibilizzare i partecipanti sull’argomento e dare indicazioni sullo strumento più idoneo in funzione di ciò che si vuole comunicare.
La cattiva comunicazione procura perdita di tempo, attriti e inefficienza sul lavoro.
Solitamente, quando sono invitata a questi eventi, cerco di cogliere opportunità utili non solo per le attività professionali ma anche spunti volti a migliorare la mia sfera privata.
Dopo una serie di esempi finalizzati a comprendere la differenza tra la “buona "e la “cattiva comunicazione” le principali linee guida date sono state:
• Quando si scrive: attenersi ai fatti, evitare commenti o conclusioni non richiesti; potrebbero essere male interpretati. Evitare di citare persone non comprese nella lista d’inoltro della missiva.
• Ricordare che tutto ciò che si scrive, mail, messaggi nei social networks, chat etc., nel web lascia traccia.
Il suggerimento dato dall’esperto è stato: prima di scrivere in rete è necessario soffermarsi e ricordare che i concetti esposti in una mail, in un forum o social network non sono privati, hanno un potere divulgativo superiore a un giornale…..possono capitare tra le mani di chiunque e scatenare conseguenze inattese e indesiderate.
In poche parole: usare il vecchio e caro “Buon senso”.
L’esito di questo corso, ammetto, mi ha procurato un certo sconcerto.
Il buon senso, l’educazione, l’etica morale e il rispetto per gli altri a me li hanno insegnati i miei genitori. Il tutto senza dispense o presentazioni power point, semplicemente dando il buon esempio.
Tuttavia, con rammarico ammetto che, nonostante la tecnologia abbia raggiunto livelli d’immediatezza che solo trent’anni fa non immaginavamo, se paragono l’impatto comunicativo di qualche decennio fa con quello di oggi noto un forte imbarbarimento a livello di contenuti, educazione, etica e rispetto verso il prossimo.
Verrebbe quasi da pensare che l’interattività e connettività della miriade di strumenti a disposizione, che ci collegano a cose e persone in tempo reale, anziché migliorare i rapporti interpersonali li degradi.
Oggi tutti noi siamo raggiungibili attraverso un “click” sul tasto invio di un PC o telefono, ma costantemente a rischio che tutto ciò che riceviamo, scriviamo possa essere inefficace o addirittura auto lesivo..
Ho la sensazione che questo modo veloce di comunicare che ci siamo inventati sia la causa di questo imbarbarimento.
Ci siamo abituati ai telefoni cellulari sempre in tasca, riceviamo decine di chiamate al giorno, rispondiamo in modo frettoloso, molto spesso senza ascoltare l’interlocutore.
Quante volte succede che mentre si sta parlando con una persona questo risponda si….si …. Va bene ma in realtà non ha ascoltato una parola“?”
Ogni giorno la nostra casella di posta elettronica riceve almeno cinquanta messaggi. Nella foga di rispondere, spesso non riusciamo nemmeno ad assimilare il testo della missiva e rispondiamo fischi per fiaschi.
Può sembrare assurdo ma mi è capitato spesso di inviare una mail contenente una domanda specifica tipo: “Mi puoi dare il numero ti telefono del Sig. X?” e vedermi rispondere …”ok grazie”…
Che cosa significa O.K. grazie???
La stranezza nei contenuti la noto nella comunicazione attraverso i social network.
Mi succede di leggere le discussioni pubblicate dai gruppi cui appartengo e noto che sovente l’argomento iniziale è pressoché eluso dai partecipanti alla discussione.
Un esempio di dialogo pubblicato su una delle tante pagine di Facebook:
Gianluca :
Vogliamo organizzare a Milano eventi di lettura per promuovere gli scrittori emergenti.
Eventi gratuiti per gli scrittori e per gli invitati (ingresso gratuito).
Tutti gli interessati sono invitati a scrivere qui.
Alba Maria
Ma tutte queste occasioni sono valide? Boh! Mi sembrano iniziative encomiabilissime, ma perchè portano date così trascorse? Possibile che non siano state prese in considerazione nei mesi precedenti?
Gianluca
Ho anche trovato un bel posto per questo genere di eventi. Forse conviene aspettare che il gruppo abbia più iscritti...
Alba Maria
Sì,Sì, va bene così, aspettiamo e poi si parte, perchè è un'idea costruttiva in un mondo in cui la creatività umana deve essere + incentivata....
Gianluca
Anche tu vivi a Milano?
Alba Maria
Sì, io sono in provincia.
Mariagrazia
-Ciao, mi chiamo Mariagrazia e sono appena approdata sulle vostre pagine. Ultimamente ho partecipato a qualche lettura e devo dire che mi piace parecchio, però abito in provincia di Torino...
Alessio
sembra interessante.. in Veneto ne ho fatti parecchi, di melologhi, uno pure a cusano milanino e una libreria sui navigli... ma ho poco tempo ultimamente e, dato che milano la conosco poco, non ho potuto organizzarne altri. Ho perso inoltre i musicisti che mi hanno accompagnato in precedenza.
Tu che avevi in mente?
Gianluca
ciao, scusa se ti rispondo in ritardo. Mi piacerebbe affittare una sala, non una libreria, e i passi dei libri sarebbe meglio fossero letti da qualche attore, piuttosto che dall'autore. Ne riparleremo sicuramente più avanti.
Da questa discussione, iniziata con un invito, non si riesce a capire né la data e neppure il luogo che all’inizio doveva essere Milano…
Infine, una sorta di conferma sulla comunicazione lesiva e auto lesiva mi arriva attraverso il telegiornale.
L’inviato da Londra annuncia: da un’indagine è emerso che l’aumento del numero di divorzi nel Regno Unito è da attribuire a Facebook, dal proliferare di approcci amorosi in rete scoperti per caso dal compagno ufficiale. L’aumento pare così considerevole che nelle cause di divorzio si sta pensando di citare in qualità di testimone di tradimenti anche Facebook!
La notizia mi appare inverosimile, una sorta di montatura pubblicitaria.
Che cosa può spingere le persone a perdersi e a mitizzare incontri che nonostante chat, web cam etc.. etc.. restano comunque virtuali?
E’ come innamorarsi di un sogno o del protagonista del film “Ufficiale e Gentiluomo” con Richard Geere che, con la sua bella candida divisa, entra in fabbrica e ti porta via tra gli applausi dei colleghi! D’accordo se ti fa sognare per un paio d’ore ma poi, quando spegni il monitor, devi essere consapevole che il mattino dopo suona la sveglia, vai al lavoro e nessuno viene a rapirti!
C’è solo da ritenersi fortunati se a casa c’è qualcuno che ci attende assieme alle bollette da pagare!
Sinceramente ho sempre pensato che questo potesse accadere alle persone sole, introverse con difficoltà di relazione, non agli estroversicon una vita di relazione attiva.
Tutti questi pensieri però s’interrompono a metà perché mi riportano al blog di Cinzia.
Evidentemente il mondo è pieno di mariti di Cinzia che per passatempo creano intrecci “affettuosi” virtuali, di donne che come Cinzia se ne accorgono e mettono in discussione rapporti veri e consolidati.
Se leggendo la sua storia, ero arrivata alla conclusione che la rete può far male, dopo quella lezione sulla comunicazione mi devo ricredere.
Non è colpa della rete o degli strumenti che abbiamo oggi a disposizione se non sappiamo più comunicare e ci esprimiamo in modo lesivo e inefficace.
La colpa è solo nostra, della nostra leggerezza e ignoranza sul corretto utilizzo di questi strumenti.
La rete è un palcoscenico con milioni di attori e figuranti. Credere di essere un protagonista è un’illusione pericolosa, come lo è altrettanto pensare che dietro ad un approccio virtuale ci sia sempre un “Ufficiale e Gentiluomo” che ti toglie da una vita normale per condurti in un castello dorato.
Mi devo ravvedere in merito all’atteggiamento critico che ho avuto nei confronti di quel corso sulla comunicazione.
E’ triste ammetterlo, ma credo ne abbiamo bisogno in molti. E’ necessario riscoprire il valore e il peso della parola detta o scritta che sia.
E’ la parola, lo strumento principe ed essenziale della comunicazione che rende l’individuo speciale.
Il dialogo può essere costruttivo, distruttivo o inutile; dipende dalle parole che saranno utilizzate.
Quando non si trovano le parole giuste, la cosa migliore resta tacere per aver il tempo di pensarle….come diceva la mia saggia nonna!
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