In attesa del classico evento musicale Italiano, la settimana è caratterizzata da una moltitudine di post indignati contro la decisione di Facebook di limitare la possibilità a condividere le pubblicazioni presenti in bacheca.
Due le principali correnti di pensiero. La prima di carattere tecnico: la limitazione sembra derivare dalla decisione di risparmiare spazi degli sviluppatori di ricerca, a favore della posta Facebook. La seconda invece interpreta questa chiusura come uno strumento a tutela della privacy.
Passano neanche quarantottore e come per incanto le funzioni “mi piace” e “condividi” riappaiono.
Di nuovo, blog e post che tentano di dare spiegazioni all’accaduto. Un disservizio o un ripensamento degli amministratori di questo colossale social network?
Chissà!
Tuttavia, se lo scopo di Facebook è di collegare più persone tra loro, che senso avrebbe lasciare solo la posta elettronica? Ogni volta che un utente vuole condividere con la rete di amicizie un pensiero, un’immagine o anche una barzelletta, cosa dovrebbe fare? Inviare una mail a tutta la lista di amici?
Limitare poi il “mi piace” e “condividi” a tutela della privacy mi sembra una vera e propria assurdità. I social network sono una mega piazza virtuale, non è posto per situazioni private.
La cosa stupefacente è che talvolta qualcuno non se ne rende conto e rimane intrappolato nelle sue stesse maglie.
Il caso di Bartolomeo che, mentre scrivo, mi chatta disperato perché qualcuno l’ha taggato in foto che non devono finire sotto gli occhi della moglie e mi chiede come cancellarle.
Questa richiesta mi stupisce, mi fa un po’ arrabbiare e un po’ sorridere.
Mi stupisce perché circa un anno fa diceva che con la moglie viveva un rapporto molto distaccato da ormai dieci anni; mi fa arrabbiare per il comportamento superficiale con cui una persona più che matura gioca ancora con i sentimenti e le situazioni come un quindicenne; mi fa sorridere perché se è così in apprensione nell’ipotesi che la compagna possa vedere quelle foto, significa che nonostante le sue tresche a sua moglie tiene eccome!
Istintivamente avrei voglia di dirgli di arrangiarsi, che le leggerezze alla fine devono essere pagate ma, nonostante ciò, non voglio che la consorte provi le stesse delusioni descritte nel “Blog di Cinzia” e decido di aiutarlo.
“Le foto in cui sei stato taggato non le puoi eliminare perché non pubblicate da te, puoi solo eliminare il tuo nome dal tag, oppure devi cambiare la password di facebook” rispondo.
“Non posso cambiare la password!!! Mia moglie ci entra sempre! Chi la sente dopo, cosa gli racconto?? Voglio cancellare la mia faccia!” mi scrive preoccupato.
Ahh ma allora tua moglie ti conosce bene e ti tiene sotto controllo, penso.
Mentre medito su come essere d’aiuto, non tanto a favore dell’amico libertino ma per evitare alla moglie una cocente delusione, non posso fare a meno di riflettere sull’universo amoroso degli umani, sempre volto a un unico chiodo fisso: l’incapacità di sottrarsi alle tentazioni, anche a scapito di scatenare tempeste inaudite nelle loro vite e di quelli che gli stanno accanto.
Se le foto sono nella sua bacheca, gli suggerisco almeno di eliminarle da lì, ricordando comunque che spariranno solo dalla bacheca ma non dal web o dal profilo del suo amico “idiota”, come lo definisce lui.
La sua risposta: “Ci provo, speriamo bene, se non ci riesco, posso solo spararmi!”.
Vorrei scrivergli: “Non è necessario che ti spari, bastava solo che avessi evitato situazioni imbarazzanti di cui vergognarti al cospetto della tua compagna” ma mi rendo conto che è una ramanzina inutile, perché ormai la cosa è fatta e poi ho la sensazione che questo non è un concetto che appartiene alla mente del maschio. Comincio a convincermi che i luoghi comuni contengono un fondo di verità, come a d esempio che l’uomo spesso viaggia su lunghezze d’onda che arrivano solo ed esclusivamente dal basso ventre e quando questo accade i neuroni cerebrali, automaticamente, si paralizzano per rianimarsi solo quando forse può essere tardi.
E’ sempre il solito girotondo di uomini e donne, ritrovato anche in molti dei testi delle canzoni presentate quest’anno a Sanremo.
In questa edizione ammetto di aver prestato particolare attenzione ai testi e tre di questi mi hanno colpito in particolar modo.
La Crus: io confesso.
Se Bartolomeo è terrorizzato che la compagna scopra le sue debolezze, il protagonista di questo testo non solo le confessa, le enfatizza, quasi fosse un fatto caratteristico come avere gli occhi verdi o azzurri.
Un fatto genetico.
Non chiede scusa, non si pente, non si dispera, anzi pretende.
Pretende di continuare a essere amato da lei tradita senza alcuna condizione.
Come sono lontani i messaggi che lasciavano canzoni come “tanta voglia di lei”, “Vendo casa”, “Una carezza in pugno” oppure “io non so parlar d’amore”.
Possibile che il nuovo modello maschile sia così gretto da voler vendere una debolezza come fosse una virtù?
Sarò di vedute giurassiche ma uomini come quelli descritti da questo testo hanno un solo nome: impostori.
Tutto sommato, credo di aver fatto bene a dare una mano al mio sconsiderato amico, che anche se in modo un po’ maldestro, sta tentando di salvaguardare il rapporto con la sua compagna.
Max Pezzali: il mio secondo tempo.
Racconta di chi osservando la propria carta d’identità si rende conto di aver già passato la metà del suo percorso. Spaventato dalla “falce nera” che si avvicina, si guarda alle spalle.
Nonostante l’età anagrafica della maturità, si sente un ragazzino e decide di liberarsi delle cose scomode credendo di avere tante carte ancora da giocare, con la speranza di un futuro ancora splendido, della serie “Cambio Vita, mi trasformo”.
Questo testo mi aiuta a capire cosa significa non crescere mai.
Anch’io sono al mio secondo tempo, come il protagonista della canzone sento che posso ancora fare tante nuove esperienze ma non ho mai pensato di svuotare l’armadio da ciò che fino ad oggi ho accumulato, caso mai vorrei aggiungere nuove consapevolezze. Non posso fare a meno del mio armadio, svuotarlo sarebbe come aver corso per cinquant’anni su di un tapi roulant. La vita credo sia un percorso di crescita, cambiare strada in continuazione, credo sia un buon modo per allontanarsi dalla meta. Una volta finito anche il secondo tempo della vita cosa resterà? Forse solo tanti armadi vuoti…
Ritengo che a metà del cammin di nostra vita, Il tempo per scrivere buone commedie non c’è più, al massimo può restare il tempo per un paio di spot pubblicitari.
Che tristezza per quei tanti uomini e donne che per paura di invecchiare rifiutano di vivere la loro età, dove potrebbero trovare consapevolezza e ricerca della giusta armonia.
Ad ascoltare questi Peter Pan pare che la vita sia solo luci psichedeliche, lustrini e paiettes.
Non riescono a cogliere quanto è sinuosa la seta, morbido il cachemire, il calore che dà la luce di un camino con la legna che arde o il fascino di una candela accesa.
Roberto Vecchioni: chiamami ancora amore.
Un altro ultra cinquantenne che parla del suo tempo ma che vuole lanciare un messaggio. Lo fa con passione e amore per il prossimo, per chi ha sogni che altri hanno infranto, per chi difende un’idea contro chi vuole uccidere il pensiero. Contro i signori della guerra, che stanno sempre al sole, contro chi nasconde il proprio cuore, contro chi rinnega la propria storia, usa lo scudo dell’amore, unica arma a difesa dell’umanità.
Finalmente!
Questo testo e il calore dell’interpretazione mi hanno riappacificato con i miei coetanei.
L’uomo è colui che sa piangere, che sa amare, che sa rinunciare a lustrini e paiettes per scoprire il fascino della seta, della lana o di una candela accesa, anche a costo di essere incompreso o deriso.
Non vuole essere a tutti i costi al centro della scena della vita, per lui è fondamentale essere il fulcro e la guida di lo chiama ancora “amore”, il resto non conta.
L’uomo è colui che alla fine del primo tempo vuole iniziare il secondo per concludere l’opera.
Londra, 15 marzo 2010 - Il giornale belga on line Dh riporta i risultati di uno studio britannico che dimostrerebbe come gli uomini più intelligenti sarebbero quelli fedeli alla loro partner, piuttosto che quelli dediti al tradimento della compagna. Secondo il dottor Satoshi Kanazawa, lo studio mostrerebbe un forte legame tra monogamia e intelletto.
RispondiEliminaLa ricerca si basa su inchieste effettuate negli Stati Uniti relative al quoziente intellettuale e all'attitudine sociale. "Le analisi empiriche mostrano che più gli uomini sono intelligenti e più rispettano la monogamia e l'esclusività sessuale, al contrario dei meno dotati" chiarisce il dottor Kanazawa.
Quindi l'esclusività sessuale è una sorta di evoluzione sociale che mostra così la sua intelligenza e la sua attitudine ad adattattarsi ai cambiamenti.
....cara Marisa, ho trovato questo articolo nel web e ho pensato che calzasse bene... fa riflettere e pensare, no?
Carla
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RispondiEliminaSei un mito!! Certo, il dott. Sathosi fa riflettere e una domanda mi sorge spontanea: la nostra società sta evolvendo o involvendo?
RispondiEliminaGrazie per lo spunto nuovo che mi hai dato. Cercherò di approfondire l'argomento, visto che questo signore ha dato un senso scientifico alle mie considerazioni.
Grazie e un bacione!
accidenti.... anche per me la navigazione nel web a volte è una droga.....leggi qui...è un post ad un blog risalente al 2009 prima della ricerca del dott satoshi.. non so chis ia l'autore ma mi piace tanto...
RispondiElimina"Credo sia la differenza organica (neuroendocrina) nonche ' sociale /culturale nonche' le esperienze di vita (lutti sofferenza e nascite affetti) che modula i comportamenti umani . Molti sono istintivi ossia per assetto neuroendocrino seguono piu' l'istintivita' perche' forse pèoco modulati dall'esperienza i vita , altri piu' sensibili alle esperienze di vita invece seguono una certa etica anche in contrasto ai media che sospingono per un omogeinizzazzione di massa dei consumi e comportamenti. Cio' piace agli americani (industriali imprenditori e consumisti) perche' spinge il mercato eppoi in genere e' piu' facile che la gente nasca e sia stupida non esisterebbe altrimenti la moda questultima e' infatti inversamente proporzionale non allo sviluppo di una paese ma allastupidita' ed istintualita ' di un popolo. Saluti.La fedelta' , la serieta' comportamentale, la maturita di un popolo dipende dall'intelligenza cio' ci differfenzia dagli animali. I governi permeano i media solo di consumismo su tutti i versanti, piu' si consuma , piu' si spende, piu' si distrugge
carla
Questa considerazione fa ancora più riflettere dell'altra. L'umanità divisa su assetti neuroendocrini: l'istinto e la mancanza di sensibilità nelle esperienze di vita, dove c'è sempre qualcuno che tenta di manipolare e sfruttare le diverse inclinazioni. Abbiamo trovato il diavolo? Che dici?
RispondiEliminaBacioni!
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