Nonostante la scarsa frequentazione, la sensazione è che la loro affinità andasse oltre l’aspetto esteriore e, probabilmente per questo, ho sempre nutrito molta simpatia per Enryva.
Nella mia immaginazione Enryva è il protagonista dalla canzone di Vasco “una vita spericolata …di quelle che non dormi mai”…. ma paradossalmente vissuta con animo gentile, quasi puro.
La foto del suo profilo Facebook è significativa, lo ritrae mentre addestra un cavallo che s’impenna. Conoscendo un po’ i suoi trascorsi, mi piace pensare che il cavallo rappresenti la sua indole libera, un po’ selvaggia ma nobile.
In questi giorni sta divulgando attraverso Facebook l’indirizzo del suo blog, annunciando la pubblicazione di poesie inedite.
Le favole che ha pubblicato sono state una rivelazione e anche una piccola conferma delle mie intuizioni. Nonostante una vita forse vissuta con l’acceleratore schiacciato, non tradisce il fanciullo che alberga in tutti noi, lo fa attraverso un adesivo della pantera rosa che dal primo trabiccolo a traino all’ultima macchina che possiede, non manca mai di attaccare al vetro posteriore!
Nel racconto di Zuli, anch’io un po’ mi ci rivedo. Come Enryva trascorrevo i pomeriggi a giocare con le amiche. Al posto delle figurine dei calciatori, noi ritagliavamo dai giornali le foto dei cantanti per incollarle con l’albume d’uovo a un quaderno. La sera, quando mia madre si accorgeva che le uova erano sparite, eran dolori….
Anch’io avevo l’amichetta emancipata che viveva a Bologna e trascorreva il periodo estivo dalla nonna Ercolina. I giochi che si portava dalla città, per noi di “campagna”, erano delle vere e proprie rarità! Ne ricordo uno in particolare: un biberon per bambole, probabilmente costruito a doppia camera, che quando si rovesciava per nutrire la bambola, il liquido scendeva dando l’impressione che il pupazzo succhiasse.
Tra me e quell’oggetto fu amore a prima vista! Alla prima richiesta di scambiarlo con uno dei miei giochi, la “cittadina” rispose con un secco no.
Caparbia sin da piccola, decisi che anch’io dovevo avere quel biberon! Così un pomeriggio la “cittadina” bussa alla mia porta per giocare. Apro e prima di farla entrare le dico: “Se vuoi giocare ancora con me mi devi vendere il tuo biberon, te lo pago 250 lire (rubate dalle tasche di mio padre)".
La bimba mi guarda sbigottita ed esclama: “accetto!”.
Da quel giorno per tutta l’estate fummo inseparabili.
Le bambine non costruivano trabiccoli a spinta per fare le corse….spargevamo borotalco sul pavimento per scivolare con i cuscini di casa!!! Di questo gioco ricordo un epilogo poco simpatico: l’espressione e la mano pesante di mio padre che rincasando si ritrovò i mobili di casa bianchi dal borotalco versato …per non parlare del pavimento!
Ricordando questi episodi, mi collego al suo blog e mentre la clessidra gira, non posso fare a meno di sorridere e pensare che anche lui stia forse scoprendo il fascino di essere un blogger….
L’ultima poesia, in ordine di pubblicazione, è “Cosa è capitato a Tony”.
In una ventina di righe ha saputo esprimere la frustrazione che metaforicamente paragono a uno slogan di una vecchissima pubblicità di Ernesto Calindri… “lo stress della vita moderna”.
L’edonismo e la superficialità, che non ci fanno ascoltare, sentire, assaporare e vedere. Sono la voglia di esprimerci e la mancanza di essere ascoltati, a bruciare il tempo senza goderlo. Vorremmo sapere cosa è capitato a Tony ma siamo talmente presi da noi stessi che ci dimentichiamo di chiederlo…
Tuttavia, tra la raccolta dei suoi inediti due poesie mi hanno colpito più delle altre. “Uomini e donne” e “l’appuntamento”.
Leggere i versi di “uomini e donne” e stato come di sfiorare l’universo maschile e, perché no, per un attimo mi sono vista attraverso gli occhi di uomo.
E’ vero Enryva, la donna spesso uccide la femmina e viceversa; la madre, la donna, la femmina fanno girotondo, ma non è detto che non cadono, se succede, si rialzano continuano il loro girotondo ma zoppicando e attente se possibile a non ricadere.
Gli uomini che rinascono meno solidi forse è perché dimenticano di essere caduti nel loro girotondo..
L’appuntamento è un’istantanea d’incontro amoroso scattata da un uomo. Il cuore che batte a mille è una reazione comune che una donna descriverebbe come l’eccitazione, l’ansia e l’aspettativa del momento. L’appuntamento mancato di una donna è delusione, rabbia e rancore. Per Enryva invece no. La serata non è andata sprecata: il cuore ha continuato a battere a mille anche se solo per digerire pane e prosciutto!
Se per un attimo ho avuto la sensazione di entrare nell’universo maschile, l’attimo dopo mi sono persa.
Uomini e donne, continuamente attratti gli uni dagli altri, condividono storie, vite, creano altre vite ma restano sempre su universi paralleli che faticano a convergere.
http//blog.libero.it/ENRYVA ALCUNE POESIE INEDITE...
Ciao cognatina, (visto che il tuo lui è per me come un fratello, anche se ci si vede una volta a lustro) è più bello il tu commento delle mie poesie! Enrico Va va va...
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