lunedì 25 aprile 2011

IL BLOG DI CINZIA – NON SEMPRE LA RETE FA MALE….(A CACCIA DI AUTOSTIMA)

E’ il lunedì di Pasqua, mentre scorro le mail della posta, ne arriva una nuova. Si tratta di Cinzia. Finalmente si fa viva penso mentre apro il messaggio.


La lettera è chilometrica. Inizia con i suoi ringraziamenti per esserle stata “virtualmente” vicina in uno dei periodi più oscuri della sua vita. Sento che le frasi che scrive non sono di circostanza, cita il mio blog, il racconto che le ho dedicato, i messaggi lasciati sul suo, le mie mail; lo fa con il calore, la stima e l’affetto di una donna che ha sentito la solidarietà di un’altra donna.

La sorpresa della sua reazione mi commuove fino a farmi piangere. Ero convinta di non aver fatto nulla di speciale per lei, se non riflettere sulla sua storia e lasciarle qualche messaggio di sostegno, ma, da persona attenta qual è, ha catturato i sentimenti che volevo trasmettere…

Dal giorno in cui ha visto la mail del marito con scritto “ti amo” a un’altra donna, i colori della sua vita hanno assunto tonalità completamente diverse, al punto da mescolarsi tra loro fino a renderli indistinguibili.

In questi mesi racconta di aver vissuto tutti gli stati d’animo che si possono provare.

Le emozioni sono state e sono violente e vorticose, per rendere l’idea le descrive come trovarsi su di un seggiolino volante del calcinculo senza mai riuscire a prendere la coda…

L’inquietudine che la attanaglia la domina come può.

Prova a tuffarsi nel lavoro ma le ferite e l’umiliazione spesso la travolgono al punto da scoprire sulla sua pelle cosa significa soffrire di crisi d’ansia. I muscoli del torace si contraggono fino a provocare dolore allo sterno, poi l'irrigidimento si propaga, arriva ai bicipiti per scaricarsi sulle dita delle mani che improvvisamente s’indolenziscono. Nel frattempo, il respiro si accorcia il cuore inizia a pompare veloce, nel tentativo di ristabilire l’equilibrio.

Non ci sono campanelli d’allarme che la aiutano a prevenire questi attacchi, l’unica cosa che riesce a fare è assecondarli senza spaventarsi. Se le capita di giorno, fa due passi poi ritorna alle sue occupazioni.

Di notte, è costretta ad alzarsi, si siede al buio in salotto e aspetta, oppure anche quando questo non è sufficiente, infila la giacca, prende le chiavi dalla borsa, esce e si fa due giri a piedi dell’intero isolato.

Mi descrive una di queste sere. Sono le due di notte, il divano non l’ha aiutata e l’ansia batte i suoi colpi uno dietro l’altro. Decide di uscire. Il marito sente la porta che si apre, chiede dove sta andando.

Esco, dice lei. Inizia il giro dell’isolato, indossa una tuta, le ciabatte e un giaccone di lana. Questo giaccone non è suo, è di colui che un tempo era il suo uomo.

Nel suo girovagare notturno incrocia la macchina dei carabinieri che le si accosta.

Spera che non la fermino. Non saprebbe cosa raccontare del perché una cinquantenne sola è in giro a quell’ora di notte praticamente in pigiama! Fortunatamente i carabinieri quasi percependo i suoi pensieri accelerano e vanno via.

Per due volte passa davanti a casa sua. Le finestre sono tutte buie, nessuno in casa la sta aspettando. Alle tre e mezzo rincasa. Nessun rumore. Non sa se suo marito nel frattempo si è addormentato, sa solo che cinque minuti dopo che è rincasata lo sente russare.

Quella notte l’ansia la abbandona alle cinque del mattino.

E’ il momento in cui tutti i colori della sua vita si sono mescolati restituendo una tonalità indecifrabile.

Se la notte porta consiglio, in quelle ore comprende che non sta facendo nulla per modificare lo stato delle cose, se non aspettare che sia suo marito ad assumersi le sue responsabilità e di conseguenza fare le sue scelte (ma l’uomo persevera sulla strada del silenzio e del non agire).

L’unico risultato ottenuto è che durante quest’attesa l'autostima di Cinzia si è azzerata. Nelle discussioni avute, che sempre e solo lei ha cercato, mai una volta ha visto in lui un moto di apertura. Non vuole parlare di cosa sta facendo o di cosa prova. Il suo atteggiamento è quello delle tre scimmie: non vedo, non sento, non parlo.

Tuttavia, da quanto scrive Cinzia, l’interpretazione che lui da è quella omertosa del “Compare Turiddu”:
“Non vedo il male che sto facendo”, “non voglio sentire il male che provoco”, “non voglio parlare del male che faccio”. Per dare una nota umoristica a quest’atteggiamento, manca solo la quarta scimmia che come tutti i personaggi omertosi disegnerei con le mani congiunte: “Pronuncio due preghiere  per liberarmi dai peccati che regolarmente compio”.

In realtà, secondo quanto asserisce Wikipedia, bisognerebbe spiegare a questo signore che quest’icona ha un significato, un tantino più profondo:
Le tre scimmiette si tappano con le mani rispettivamente gli occhi, le orecchie e la bocca. I loro nomi sono “mizaru”, “kikazaru” e “iwazaru” e significano rispettivamente “non vedere il male”, “non sentire il male” e “non parlare del male”.

L’unica costante che ripete è quella di non essere innamorato di nessuna delle donne che frequenta, che lo sbandamento è dovuto al fatto di aver ritrovato quella fisicità che con Cinzia ha perso.
Dulcis in fundo, quando si sente braccato dalle insistenze di lei, trasforma in difetto anche l’intelligenza. La critica dicendo che vivere con persone intelligenti come lei è faticoso. Molto meglio e sicuramente meno impegnativo è avere a che fare con persone dotate di scarsa intelligenza, le possibilità di essere padrone "del palcoscenico" sono maggiori.

Leggendo questo passaggio della storia mi torna alla mente un commento che la mia amica Carla ha lasciato un po’ di tempo fa, che dedico volentieri a questo maschio:

aforisma del giorno... Le donne stupide sono la salvezza per quegli uomini che altrimenti non avrebbero nessuna possibilita'. :-)).

Così, oltre a sentirsi umiliata nella sua femminilità, Cinzia è colpita e affondata anche come donna, tanto che per un po’ di tempo effettivamente si sente completamente sbagliata, fuori posto, inadeguata, vecchia, misera, ma fortunatamente non è ancora masochista.

Per non soccombere a una latente depressione. prova ad alzare la testa. La molla che la spinge a risalire dal pozzo in cui il coniuge l’ha buttata e la ricerca di conferme sulla sua personalità.

Non è mai stata nella sua natura chiedere aiuto, preferisce darlo, ma in questo caso è consapevole che le sue forze non sono sufficienti, così si rivolge agli amici, quelli che, anche se non li frequenti sempre, inconsapevolmente credi che per te ci sono in qualsiasi istante della tua vita.

Con meraviglia e commozione, nessuno di loro la abbandona, anzi in questo periodo si sente custodita come non avveniva da tanto tempo, fino a percepirne un lieve imbarazzo.

Il timore di condizionare le vite altrui con le sue vicende le suggerisce di non essere pressante, anche se tutti quelli cui si è rivolta, le dimostrano affetto e cure continue.

Più del parere delle amiche, cerca un confronto e un punto di vista maschile. Ha bisogno di capire cosa sta succedendo al suo rapporto, se è davvero così sbagliata come la fa sentire il marito.

All’amico che lei vede come un fratello confessa che il marito, dopo aver trovato donne dell’età della figlia, non sente più per lei l’attrazione fisica di un tempo.

La sua considerazione aiuta Cinzia a iniziare a dividere tutti quei colori mescolati nella tavolozza delle sue emozioni:

Non so cosa stia vivendo tuo marito, ma un compagno non si cambia perché è diventato vecchio, come fosse una macchina, il tempo è passato per entrambi non solo per te. L’attrazione fisica, come tutte le cose si evolve e si trasforma. A questa considerazione tuo marito probabilmente non è ancora arrivato. Preferisce celare il capo sotto la sabbia, illudendosi che cambiando donna la sua sessualità ritorna a esser quella di un ventenne. Credimi, non è così. E’ lui che deve evolversi e modificarsi in funzione della sua età, non tu. Tu questo l’hai già fatto. “

Nel frattempo la sua femminilità deturpata comincia a ribellarsi. In cuor suo sa e percepisce di non aver mai perso il suo sex appeal, semplicemente l’ha solo lasciato nelle mani di una sola persona che anziché coltivarlo, l’ha scordato e poi calpestato.

Per riprendersi la sua autostima ha bisogno sentirsi ancora affascinante e attraente agli occhi di un uomo.
Cinzia abbandona il blog sereno e tranquillo di quando i colori della sua vita avevano i toni dell’arcobaleno e s’iscrive a un paio di siti che promettono l’anima gemella.

L’esperimento funziona. Nel mucchio degli uomini spudoratamente materialisti, conosce un paio di persone con cui sente una certa affinità. Iniziano a scriversi: il primo ha una storia pressoché identica a quella di Cinzia, palesemente in cerca di una compagna; l’altro un po’ più discreto, sposato alla professione di psicoterapeuta, si accontenta anche dell’amicizia.

A loro insaputa queste due persone sono state la giusta medicina per lenire l’umiliazione inferta alla femminilità di Cinzia.
Dopo tanto tempo si è sentita di nuovo corteggiata, apprezzata e anche desiderata.
Acquisisce così la consapevolezza che il sex appeal non è un dono a scadenza con l’età, tipo lo yogurt. Le persone che ne sono dotate se lo portano sempre con sé.

Con un pizzico di malignità, si collega al social network, dove due delle amanti di suo marito sono iscritte. Le guarda con la tentazione di lasciare un messaggio ma evita, non vuole mescolarsi in quel fango.
Tuttavia, da quanto scrive il messaggio potrebbe pressappoco suonare così:

E’ facile far girare la testa a un nonno quando si hanno tra 34 e 42 anni. Mettete  alla prova la Vs. fisicità  con i vostri mariti oppure, ancora meglio, provate quando avrete cinquant'anni. Vi accorgerete che la vostra appena sufficiente fisicità non basterà. Avrete bisogno di personalità…questa non si compra, è un dono che deve essere coltivato nel tempo. Da quanto ho avuto modo di leggere nei messaggi che entrambe mandate a mio marito, voi due di strada da fare ne avete ancora tanta. Mia nipote di tre anni in questo già vi batte !”

E’ il momento di fare delle scelte. Cinzia capisce che non vuole vivere accanto ad un uomo che non la desidera, lo invita ad andarsene. Lui in un primo momento appare sconcertato, non vuole lasciare le sue cose e la sua casa, le propone di vivere sotto lo stesso tetto, facendo ognuno la propria vita. Cinzia non ci sta, insiste fino quando lui fa le valige.

E’ difficile, deludente e triste rientrare senza nessuno che ti aspetta, ma sempre meno umiliante che vivere in tre o quattro (dipende dai momenti).
Le lacrime continuano a scendere, ma le crisi d’ansia un po’ si attenuano. Cinzia non ha paura della solitudine, è nella sua casa, tra le sue cose, i suoi affetti più cari sono vicino a lei. Sa che la aspetta uno stile di vita più sobrio ma questo pensiero non le pesa soprattutto se questo è il prezzo per una dignità ritrovata.

Le lacrime scendono perché lei, a differenza di lui, sa dare il giusto valore e peso ai sentimenti.

Il marito decide comunque di mantenere i suoi compiti materiali anche stando fuori di casa, tipo la cura del giardino. Lei non si oppone, quando lui arriva, lei fa in modo di essere fuori di casa per non incontrarlo.

Passa così una settimana, poi un lunedì mattina il telefono di Cinzia squilla.
E’ il marito. Dal tono di voce non è felice. Confessa che la vita da “zingaro” che sognava non è quello che vuole, le dice che trantasei anni di convivenza hanno un valore e che dovrebbero sforzarsi di preservarli. La apostrofa con tutti i nomignoli che per lei ha sempre utilizzato nei momenti di tenerezza.

Le propone di incontrarla perché si sente pronto ad aprirsi e raccontarle cosa sta succedendo al loro rapporto, aggiunge che solo se si è insieme, si può salvare.
Queste parole Cinzia le aspettava da mesi, ha la sensazione che suo marito finalmente voglia veramente impegnarsi a superare questo brutto momento.

Arriva il fine settimana, mentre la macchina di lui parcheggia davanti alla loro casa, lei sta strofinando le scale esterne. Lui entra la saluta, la bacia tre volte, le scosta con una carezza i capelli dalla fronte e la guarda negli occhi. E’ lo sguardo che voleva vedere Cinzia, ma dura un attimo, un lampo d’imbarazzo,  poi diventa l’espressione di sempre. Escono a cena. Lui per tutto il tempo parla del suo lavoro, poi finito di mangiare, si siedono fuori dal ristorante e iniziano a parlare delle loro vite. Le ripete le stesse cose dette al telefono, ma con meno trasporto.
Arrivati a casa, Cinzia fa un tentativo e chiede: “In che letto vuoi che dorma questa notte?”. Lui: “In quello in cui ti senti più comoda.”

Questa risposta è stata la prima stazione della Via Crucis di Cinzia in questa Pasqua.

Il giorno seguente, la convivenza non cambia rispetto a prima. Cortesia, gentilezza, resoconto sulla giornata lavorativa, pennichella sul divano prima di coricarsi.

Arriva il sabato, tutto esattamente come prima che Cinzia lo spingesse fuori di casa. Esasperata lei glielo rinfaccia.  Dalla discussione esce che lui rinnega tutto quello che aveva detto il lunedì scorso, che continua a frequentare le sue amanti, che Cinzia come solito non ha capito niente.

Lui pensava che dopotutto fosse accettabile continuare a vivere con una persona che rispetti, apprezzi e stimi, anche se non si prova più attrazione fisica. Se le convivenze si basano su questi quattro valori a Cinzia ne manca poi solo uno (cosa sarà mai dopotutto!), in più…c’è il fatto economico, due case da mantenere richiedono un grosso sforzo!

Cara Marisa, mi scrive, questo è quello che mio marito mi ha fatto trovare nell’uovo di questa Pasqua 2011.
Oggi lunedì dell’Angelo, prima di andare via per lavoro (dice lui) mio marito ha detto una cosa che in parte condivido: “Questa storia è come un cancro che logora il nostro rapporto. Ti avevo chiesto tempo ma tu non me né dai e si rischia che dall’umiliazione si passi al rancore, sentimento dal quale è difficile uscirne ”. E’ vero, risponde Cinzia, ma avevamo deciso di curarlo questo tumore. Nonostante ciò, sei tornato senza medicine, così io dopo tutti questi mesi rischio di ritornare allo stadio iniziale della malattia se ti seguo. Io, il mio impegno l’ho messo tutto ma tu, ancora una volta, non hai fatto nulla. L’unica cosa che vuoi è vivere con me concedendoti di fare sesso con altre.

Il messaggio di Cinzia termina qui.

Le rispondo e nel tentativo di alleviare la sua pena, le ricordo che oggi è si il Lunedì dell’Angelo ma è anche il giorno della liberazione.
“L’avvenenza riesce. Essa rasserena ed è bella, ma spesso rimane solo ornamento esteriore. Va bene per piccole imprese. Per decidere su grandi questioni occorrono tutt’altre forze, tutt’altra serietà! Cinzia tuo marito da maschio si deve trasformare in uomo!

Non ripetere l’errore di calpestare la tua dignità per i capricci altrui. Come ha scritto qualcuno che non ricordo:
Non cercare ciò che hai perso. Le cose perdute , bisogna solo smettere di cercarle, se vorranno essere ritrovate lo faranno. A quel punto starà nella scelta del giusto raccoglierle o lasciarle ad altri. ”

1 commento:

  1. cara Marisa
    non conosco Cinzia, quindi non posso rivolgermi a lei direttamente per dirle che la puo' consolare l'idea che quello che le è successo (purtroppo classico "deja vu'" ma fenomeno decisamente acutizzato in questi anni di crisi economica direttamente collegata alla dilagante crisi di valori) è colpa di una malattia....gia', la sindrome di peter pan
    Ho trovato, grazie al tuo amico Google, diverse cose interessanti sull'argomento. mi permetto di incollarti uno "cortino" ma potrai consigliare Cinzia di fare la mia stessa ricerca.
    % Per Sindrome di Peter Pan si intende quella condizione psicologica in cui si trova chi rifiuta di crescere e diventare adulto. I soggetti affetti da questo disturbo, sono prevalentemente uomini di età compresa fra i 30 e i 45 anni, che rifiutano l'idea di maturare e assumono atteggiamenti tipicamente adolescenziali.


    Queste persone risultano spesso particolarmente euforiche ed egocentriche, in quanto vivono in un mondo ideale privo delle regole e dei doveri del mondo adulto, che viene visto come troppo ostile e problematico. La cosa che più importa è stare bene, pensando innanzi tutto al proprio benessere personale, senza affrontare le innumerevoli difficoltà che possono derivare dallo sviluppo di relazioni interpersonali più profonde.


    Gli atteggiamenti che derivano da questo stato mentale sono di totale immaturità, rifiuto di assumersi ogni responsabilità e incapacità di impegnarsi seriamente, in qualsiasi cosa che sia minimamente di intralcio alla propria spensieratezza e serenità

    un bacio
    Carla

    RispondiElimina