venerdì 24 dicembre 2010

E…BABBO NATALE?

Può il web ignorare Babbo Natale?  Assolutamente no.  Da personaggio leggendario, che la notte di Natale vola nel cielo sulla sua slitta trainata dalle renne, grazie alla rete ora, oltre a vederlo, e possibile dialogare, scrivergli, visitare la sua casa, il paese in cui vive e addirittura conoscere i suoi amici elfi.
In poche parole una persona comune con la differenza che fa una professione un po’ particolare..
Non è un più il personaggio ultraterreno che si credeva un tempo. I bambini della mia generazione che volevano scrivergli, imbucavano la lettera nella cassetta postale e lui magicamente la riceveva.
Oggi Internet fornisce il suo indirizzo:

SANTA CLAUS post office at Santa Claus Village
96930 Napapiiri - Artic Circle
FINLAND

Per i ritardatari timorosi che la loro missiva non arrivi in tempo, niente paura! Babbo Natale, non solo vola nel cielo sulla sua slitta ma è anche informatizzato,  dotato di PC e posta elettronica, ovviamente con estensione .com (data l’internazionalità): info@santaclauslive.com.
Non è più necessario immaginare con la fantasia come sia il paese di Babbo Natale e come vive durante l’anno.
Basta collegarsi al suo sito web per vedere splendide immagini della sua cittadina finlandese; Rovaniemi.  Un fiabesco villaggio del polo nord, nel bel mezzo di un bosco di abeti imbiancato da fitti strati di candida neve.  Le casette  di legno, con i tetti a punta, rispecchiano i disegni delle vecchie cartoline natalizie o le illustrazioni dei vecchi libri per l’infanzia.
Nonostante sia un personaggio assolutamente fuori dal tempo e poco attento al look, scopro che anche lui nel corso dei secoli ha rinnovato il guardaroba, cedendo ai suggerimenti di uno stilista d’eccezione: la Coca Cola.
Storia narra che il vestito di Babbo Natale sia sempre stato verde, fino a quando, nella prima metà del secolo scorso, accettò di diventare uomo immagine e abbandonò il verde per indossare i colori del marchio Coca Cola: il bianco e il rosso. Rinunciò così al significato di quell’abito verde: simbolo di speranza e rinascita e un Babbo dalla cui bocca uscivano piante e fiori in regalo all’umanità, che vuole nei giorni del solstizio d’inverno l’inizio del risveglio, con il sole che riprende il suo cammino allungando le giornate.
Una considerazione mi sorge spontanea: persino Babbo Natale non ha resistito alle lusinghe delle multinazionali…

Scopro così che chi, a un certo punto della mia infanzia, mi ha detto che Babbo Natale non esiste mi ha raccontato una colossale bugia e mi chiedo perché mai l’avrà fatto.
Buffa la vita, scoprire a oltre cinquant’anni che Babbo Natale c’è!

Tuttavia, in tutta sincerità da piccola non avevo molta simpatia per questo personaggio. Ne sentivo parlare dai miei cugini e compagni di scuola, ma a casa mia non passava mai.
Riaffiora il ricordo di una vigilia di Natale a fondo Lughetto. Vidi questo simpatico vecchietto entrare nella cucina dei miei parenti, così  attraversai il corridoio tutta emozionata e curiosa di vedere cosa aveva dentro all’enorme sacco che portava con sé, sicura di ricevere da lui un dono.
Apro la porta e Babbo Natale sta estraendo dal sacco dei pacchi per i miei cugini, mi vede e mentre nasconde il sacco dietro la schiena, chiama i miei genitori che mi ordinano di rientrare in casa mia.
Ma no, dico, aspettate un attimo c’è Babbo Natale, lo voglio conoscere, ha un sacco con tanti pacchi, ne ha dati alcuni ai miei cugini, anch’io devo avere il mio.
Niente da fare, mia madre mi afferra per un braccio e mi trascina via.
Sono scioccata. Perché non posso vedere Babbo Natale e farmi dare un regalo come i miei cugini?
Babbo Natale non ha un regalo per te, mi sento rispondere?
Sconvolta dalla notizia, non posso fare a meno di chiedere: Non sono stata più cattiva dei miei cugini, perché loro hanno il regalo ed io no?

           
La risposta di mia madre: “ Babbo Natale non va a casa da tutti i bambini. Non riuscirebbe a far visita a tutti in una notte sola.  Si dividono il compito con Gesù Bambino e la Befana. Ogni volta che un bambino nasce, si mettono d’accordo per chi dovrà andare a trovarlo. Da te vengono Gesù Bambino e la Befana, se ti comporti bene.”.
Accettai la risposta nonostante la delusione e la stizza con Babbo Natale per avermi escluso dalla sua lista.
Tradizione esigeva che negli anni delle scuole elementari per meritare il dono di Gesù Bambino, con l’aiuto della maestra, si preparava la letterina per i genitori.
Si strappavano le 4 facciate centrali del quaderno (per farne un mini foglio protocollo). La prima facciata era dedicata a un disegno natalizio fatto da me, colorato con i colori a matita e spruzzato di polvere argentata. Quanta attenzione e impegno per quel disegno, che soddisfazione alla fine poterlo ricoprire di colla affinché i magici brillantini si fissassero nelle parti desiderate!
In questa lettera si elencavano le richieste d’indulgenza per le marachelle fatte, con la promessa di non ripeterle e, soprattutto, si esprimeva l’affetto per i propri genitori.
Completata la lettera, si chiudeva in una busta indirizzata a “ai miei cari genitori”. La sera della vigilia si nascondeva sotto il piatto del papà. Così a fine cena, il genitore stupito per la sorpresa l’apriva e leggeva ad alta voce. Il mattino successivo, di fianco la stufa (non avevamo il camino) trovavo il regalo di Gesù Bambino.
           

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