venerdì 3 dicembre 2010

PARCO MASSARI E I SUOI CEDRI DEL LIBANO

Attraverso la sveglia dell’oracolo “Google Alert”, da quasi sette mesi scruto le notizie riguardanti Parco Massari e i suoi cedri. Il racconto del povero albero in catene che rischia di strozzare, trovato su “Estense.com” di Aprile, i suggerimenti dei botanici, i commenti sfociati poi negli usuali malcontenti politici, mi ha turbato e indispettito, al punto che da allora non ho mai smesso di pensare a quella meravigliosa pianta monumentale che rischia di soccombere. Ogni volta che controllo la posta, le mail di Google Alert hanno la precedenza sulle altre. Da quella data a oggi, “la sveglia” è suonata una trentina di volte.


Google Alert seleziona tutte le notizie relative alla voce “Parco Massari”.
Così, in questi mesi ho seguito cronache sul traffico di Parco Massari, gli appartamenti in affitto della zona, gli eventi estivi, il cornicione della villa che frana in strada, gli incidenti nell’area limitrofa, le pubblicità delle attività commerciali della zona, l’apertura dei cantieri per i percorsi dedicati a pedoni e biciclette, comprese le lamentele sui servizi cimiteriali cittadini troppo costosi per lo stato in cui versano i camposanti. Accusano che con quello che costano, dovrebbero essere tenuti meglio di Parco Massari.

Mai nessuna notizia sulla pianta che tanto mi sta a cuore; così ogni volta che leggo questi messaggi, non posso fare a meno di pensare che il povero cedro del libano in catene, dopo il servizio di Aprile, sia stato dimenticato. I Ferraresi hanno trascorso l’estate cercando sollievo sotto le sue lunghe e ampie fronde, senza curarsi di quell’anello, utile a sostenerlo, ma ormai troppo stretto che scarnifica la sua corteccia.

Nessun accenno nemmeno sulla pagina facebook, solo post di persone affezionate al luogo e nostalgiche delle mattine trascorse vagabondando lungo i viali del parco invece di andare a scuola.

L’unica consolazione in questo periodo è stata scoprire che, nonostante il silenzio di notizie, il post dedicato a questo luogo e al suo splendido cedro in catene, è sempre stato tra i primi dieci più visualizzati.

Nonostante ciò, a parte i commenti di alcuni amici che hanno condiviso con me le giornate trascorse al Parco in gioventù, nessuno, in tutto questo tempo, ha lasciato un commento in merito alla tutela della pianta.

Mi è capitato spesso di essere colta da un pensiero stizzito: “Se succede qualcosa a quell’albero, sicuramente si scateneranno le solite polemiche italiane: è colpa della destra che non ha sensibilità sui temi della tutela ambientale e storica del territorio e di rimando "no è colpa della sinistra che brontola, brontola ma non fa mai niente" o addirittura “l’albero è caduto perché è un comunista!”

Nonostante ciò, da metà Ottobre il post dedicato al cedro in catene aumenta le visualizzazioni.

Tutti i giorni almeno 3 o 4 visualizzazioni, che, per una storia scritta più di sette mesi fa, ho scoperto sia inusuale. Solitamente, fatta eccezione per “la Zingara”, i racconti più letti del momento corrispondono sempre agli ultimi pubblicati.

Nel giro di una ventina di giorni il post arriva al terzo posto dei più visualizzati. Seppur con piacere, non posso fare a meno di chiedermi la ragione di questa improvvisa crescita d’interesse al tema trattato. Nonostante la sveglia di Google sia sempre attiva, non ricevo segnalazioni sull’argomento, così mi metto a cercare nuove notizie nel web.

Ne trovo una pubblicata dal quotidiano “Nuova Ferrara” datato 7 Ottobre: “Il ceppo dell’antico cedro malauguratamente caduto sotto il peso della nevicata di Marzo scorso, sostituito con una nuova pianta, rivivrà sottoforma di scultura. Grazie alla passione e all’amorevole cura di studenti e volenterosi, l’enorme radice è stata ripulita e trattata in modo da resistere alle muffe e alle ingiurie del tempo per trasformarsi in opera d’arte a ricordo di chi lo amò e volle tale essenza in Ferrara oltre 160 anni fa.”.

Da pianta monumentale qual è, anche le sue radici non sono da meno. E’ un ceppo enorme con ramificazioni non lunghissime ma del diametro di un tronco di pioppo. La torsione di queste radici è particolare, si snodano come petali con al centro un enorme pistillo. A ben guardare, mi ricorda un’enorme camelia. L’enorme ceppo di oltre tre tonnellate, potrà essere ammirato presso il Parco campagna creato dall'Associazione Nuova Terraviva via delle Erbe, e, garantisce l’articolo, profumerà di cedro ancora a lungo!

Ahh, meno male uno spiraglio di poesia e gratitudine per chi per tanti anni ha allietato le giornate dei visitatori di Parco Massari!

Però, del cedro in catene….nessuna notizia. Finirà che un giorno passando in auto da quelle parti, anziché una folta chioma di fronde che deborda dai cancelli del parco, ci sarà il vuoto…..

24 Novembre ore 22,35: mail di Google Alert – Parco Massari (a ben guardare tutti i messaggi sono trasmessi a quest’ora).

Saranno le solite notizie commerciali o di cronaca spicciola, penso mentre apro il messaggio.

Invece no.

Titolo: Il cedro del libano di Parco Massari, l’ufficio verde del comune…..da cronache del Comune di Ferrara.

Oh mamma mia, vuoi vedere che qualcuno si degna di parlare del il mio cedro perché sta male?

Mentre la clessidra del PC gira, in attesa di collegarmi alle cronache del comune, immagino una serie di eventi catastrofici: si sono spezzati tutti i rami, il tronco si è tranciato sotto la morsa dell’anello di ferro…poi finalmente il testo del comunicato:

Con riferimento all’articolo dal titolo “Cedro del Libano nella morsa d’acciaio” pubblicato il 22 novembre scorso da Il Resto del Carlino, l’Ufficio Verde del Comune di Ferrara puntualizza che la condizione vegetativa dei cedri del Libano di parco Massari è oggetto di un costante monitoraggio da parte dei tecnici comunali e di consulenti esterni, italiani e stranieri.
Per quanto riguarda in particolare la pianta a cui si fa riferimento nell'articolo, si sta finalizzando in questi giorni un progetto per rimuovere la vecchia struttura in ferro e per garantire la stabilità dell'albero con una struttura più rispettosa della sua fisiologia. Il progetto verrà realizzato entro la prossima primavera.

Finalmente una buona notizia, mi dico. Rinfranca lo spirito sapere che non sono la sola a essere una sentimentale che si affeziona a cose e paesaggi che mi circondano, che vorrei preservare affinchè generazioni future  possano provare le mie stesse emozioni.

Incuriosita, inizio a cercare l’articolo pubblicato da Il Resto del Carlino ma, purtroppo, tutte le mie ricerche non hanno dato esito. Mando messaggi a parenti e amici in cerca dell’edizione del 22 Novembre, senza esito. Vorrei tanto leggere quell’articolo, con quel titolo tanto simile al mio post di Aprile e tanto cliccato nei quindici giorni prima del 22 Novembre!

A questo punto non so se riuscirò mai a leggerlo tuttavia, mi piace credere che il mio blog abbia ispirato l’articolo.

Caro Cedro del Libano, viste le promesse del tuo Comune, questa è l’ultima stagione che trascorrerai incatenato a una morsa asfissiante. A tuo vantaggio questa è la stagione del riposo, quindi non sforzarti ad allargare il tuo fusto, ma sii forte e resisti anche quest’anno al peso di eventuali nevicate. A primavera, al tuo risveglio, quando i primi germogli diventeranno nuove foglie, il collare da deportato che ti sta soffocando ti sarà tolto, avrai un “tutore” più rispettoso della tua possente struttura che ti consentirà di respirare ed espanderti come meriti. Mi raccomando caro cedro, non mollare, tieni duro!




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