La pagina Facebook non offre grossi spunti. Su un centinaio di amici, di collegati ne trovo solo cinque o 6. Le uniche notifiche che sto ricevendo riguardano inviti ai giochi Zynga o regali Farmville.
La fattoria, ha riproposto l’albero di Natale con i pacchi regalo, un’officina natalizia da costruire con i mattoni, chiodi e assi che i vicini regalano assieme alle luminarie.
L’officina l’ho costruita, ma devo ancora capire come funziona. Quando nella scatola dei regali trovo delle luminarie, invece di disporsi da qualche parte nella fattoria, spariscono e non so dove vanno a finire.
Mi collego alle statistiche blog e anche qui il movimento è molto scarso. Le visualizzazioni oggi sono state solamente cinque.
Delusa, realizzo che forse avrei dovuto fare come tutti: uscire e fare shopping, comprare i regali di Natale per amici e parenti, invece di ridurmi sempre e immancabilmente a farlo la vigilia della festa.
Per ristabilire l’umore chiedo a Google di mostrarmi cosa offre il web sul Natale.
In 0,13 secondi mi propone quasi trentatré milioni di risultati.
Ne seleziono uno: “Natale Italiano.it". E’ uno store Natalizio virtuale, spazia dalla storia del Natale, ai regali da fare, a come addobbare l’albero, le canzoni, Babbo Natale e persino i menù suggeriti per questa Festività.
Alla sezione storia, pensavo di trovare qualcosa in più della semplice citazione alla commemorazione religiosa della nascita di Gesù, come ad esempio che non ci sono prove che il Cristo sia nato il 25 Dicembre, ma fonda le radici in una festa pagana, la celebrazione della nascita del sole (l’attuale solstizio d’inverno), che il cattolicesimo ha fatto sua.
Mi dirigo al segmento idee regalo. Si possono fare acquisti online. I prodotti sono suddivisi per fasce di prezzo da 5 a 90 Euro e oltre.
Diamo un’occhiata mi dico, magari trovo spunti per i regali che ancora devo comprare.
Inizia così il tour tra gli oggetti completamente inutili: Un portaocchiali a forma di naso di plastica; Un grattaschiena di acciaio; Un asciuga smalto a raggi UV; una clessidra e, dulcis in fundo, un bel succhiotto rinfresca sapori. La descrizione merita essere citata:
“Il succhiotto di acciaio inox rinfresca l'alito e neutralizza i sapori sul palato, nel consumo di salse al sapore d'aglio, cipolla,bevande alcoliche o di sigarette, mantenendo l'alito fresco. Testato su sostanze alimentari. Non contiene additivi chimici. Il succhiotto zilopop ® va utilizzato come un vero e proprio succhiotto. gia dopo 2-4 minuti, questo speciale prodotto in acciaio avrà eliminato i cattivi odori del cavo orale. Zilopop® va lavato occasionalmente con del detersivo sgrassante e risciacquato sotto l'acqua corrente.”
Costo della ciucio per adulti: € 13,50.
Meritano di essere citati anche: il telefono rosa in peluche a € 29,50, il taglia torrone a € 60,00 e coltellino svizzero larghezza cm 8,5, lunghezza cm 24 con 87 lame e 141 funzioni alla modica cifra di € 910,00 (quasi un milione delle vecchie lire per un coltellino multiuso da boyscout).
Devo dire che non c’è limite alla vergogna per chi presenta articoli di questo tipo e voglio ben sperare che, soprattutto in momenti di recessione come questi, le persone non spendano le loro esigue tredicesime in oggetti così inutili. Molto meglio un vasetto di marmellata o un pezzo di formaggio!
Auspico che questo sito non sia tradotto anche in altre lingue. Già ci vedono come un fenomeno “curioso” sul piano politico-sociale, se scoprono questa pagina, hanno la conferma che da popolo di artisti e geni quali siamo stati, siamo diventati una massa di beoti.
Amareggiata dall’esito di questa ricerca, chiudo il browser e comincio a fissare le luci intermittenti del mio albero di Natale.
E’ un albero tradizionale, rigorosamente ecologico, con palline dorate e rosse, luci intermittenti come lucciole. In cima la classica punta e appena sotto, la scopa della befana che spazza via le difficoltà dell’anno.
Di fianco il camino acceso, sul basamento un piccolo presepe di vetro con, ai lati, due minuscoli angioletti Thun.
Un po’ ipnotizzata dalle luci, mi ritornano alla mente i preparativi del Natale a Fondo Lughetto di Casumaro, dove sono nata.
Primi di Dicembre: il maialino accudito e sfamato per un anno lasciava la fattoria. Il mattino fatidico, controllata a vista dalla nonna Ermelinda, avevo il divieto tassativo di uscire o guardare fuori dalla finestra. Mio padre in compagnia di alcuni uomini si aggirava nei paraggi del porcile, un po’ di trambusto, poi un grido lacerante e il povero maialino non c’era più.
Lo sventurato animale squartato in due, veniva appeso a una croce per un po’ di giorni a dissanguare. Nel frattempo, le viscere venivano lavate e rilavate, un grosso paiolo in mezzo all’aia bolliva le frattaglie per i ciccioli e la coppa di testa. Poi, improvvisamente la cucina si trasformava in una macelleria, dove si macinava la carne, la si condiva e insaccava nei budelli per salami e cotechini. A parte si tenevano le costolette, il filone per le bistecche e un certo quantitativo di macinato per il ragù. Si preparava la colla, fatta di farina, vino bianco e sale per stagionare i prosciutti e trasferirli poi in solaio a essiccare. I salami invece asciugavano nella stanza da letto del capofamiglia, mio nonno. Finita la macellazione del maiale, alle donne, mia madre e mia nonna, occorreva una settimana di lavoro per ripulire casa da tutto il grasso sparso in quei giorni.
Dieci giorni prima del Natale, iniziavano i preparativi dei dolci: i pani di Natale, una sorta di pan pepato emiliano (fatto di cioccolato e canditi) e le raviole, paste ripiene di marmellata di mele (savòr), cioccolato, uvette e arachidi. Tradizione richiedeva che questi dolci, fatti solo ed esclusivamente per questa ricorrenza, dovevano bastare per tutte le feste natalizie.
Così mia madre ne preparava una quantità industriale: una decina di pani di Natale (di oltre mezzo kilo l’uno) e una cinquantina di raviole. Per garantirne la riuscita non si cuocevano nel forno della stufa di casa, troppo piccola per contenere tutto quel materiale e incapace di mantenere una temperatura adeguata e costante; si andava dal fornaio, Cenci, e lui cuoceva tutti questi dolci su appuntamento. Come per il pane, il compenso del fornaio non era saldato al momento. Si annotava sul classico libretto del pane. Un libricino di una ventina di pagine, con le righe per i bimbi di prima elementare, dove si annotava la spesa fatta. Il conto si saldava con cadenza periodica, in funzione della vendita del raccolto, del latte o delle mucche.
Una volta cotti, tutti questi dolci venivano messi su di un tagliere nel corridoio delle camere da letto o nella classica spartora (il mobile che serviva a contenere la farina e a preparare gli impasti).
Da metà Dicembre a metà Gennaio in quella casa mi svegliavo con il profumo di quei dolci, che spesso mangiavo di nascosto sotto le coperte.
Mentre le donne facevano i tortellini, piatto del 25 Dicembre, mio padre preparava le lumache per la vigilia. Le sgusciava con l’uncinetto, le lavava e rilavava innumerevoli volte. Cosi il giorno della vigilia era caratterizzato dalle lumache che cuocevano a fuoco lento in un tegame rigorosamente di coccio fino a sera, mentre mia madre, fuori in cortile a fare il bucato con un paiolo di acqua bollente, una catinella, una spazzola e un asse (niente lavatrice). La notte di Natale era d'obbligo coricarsi fra lenzuola fresche di bucato!
Io, in competizione con mia sorella, cercavo di addobbare l’albero di Natale. Era un albero ecologico con tante palline e campanelle di vetro multicolore spesso ricoperte di polvere d’oro, i fili d’argento, la scopetta e la ciabatta portafortuna della befana. Completava l'addobbo, un filo di luci a intermittenza multicolore a forma di lampioncini.
I regali che ci si ricevevano in realtà erano delle necessità. Un vestito nuovo che sostituiva quello ormai logoro o diventato troppo piccolo, un paio di fazzoletti per il naso (i Kleenex non esistevano), un paio di scarpe o un paio di calze di lana per proteggersi dal freddo quando, nelle gelide mattine, si andava a scuola in bicicletta.
Ora, dolci come i Pani di Natale e le raviole si trovano in quasi tutti i supermercati e in molti forni artigianali; le lumache sono un piatto per ristoranti d’èlite, volendo si possono trovare tutto il tempo dell’anno.
Eppure, se qualcuno mi chiedesse di evocare il Natale attraverso un aroma, il mio profumo non è quello del vischio e del muschio del Presepe; è e resterà sempre quello delle raviole, dei Pani di Natale e delle lumache cotte alla Casumarese .
Le luci dell’albero lampeggiando festose, mi suggeriscono di esprimere un desiderio: vorrei tanto che mia nipote, da adulta, abbia in serbo una fragranza tutta sua che le rievochi il Natale e il calore della famiglia, come quello che si porta dentro sua nonna.
leggendo e ricordando mi son commossa anche nella mia infanzia il natale era cosi, tra raviole salami e il bucato con l asse e la mastellina.....spiegazione perfetta come sempre brava marisa.......
RispondiEliminaSono cntenta Paola di averti emozionato..e grazie per l'apprezzamento.
RispondiEliminaUn abbraccio
è un racconto semplicemente meraviglioso , è chiaro che sono di parte , ma cerco di essere obbiettivo per non essere spudorato . una favola ben raccontata con all'interno tutti i sapori di vita vissuta fatta di cose semplici e assolutamente vere. brava Bimba ...sei veramente uno spettacolo !!!
RispondiEliminaAhhh quest'anonimo lo conosco!!!! Un complimento così da chi non ama la lettura, ma scopro che legge il mio blog, che dopo trentacinque anni mi dice che sono uno spettaccolo...Behh questo è uno dei più bei regali che abbia mai ricevuto! Anche tu sei un spettacolo!!!
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